Vita di un uomo intero

Data Sat 22 October 2011 7:00 | Categoria: apologetica

Di cosa siamo fatti, tu che leggi, io che scrivo, e gli esseri umani intorno a noi? Leggendo l’autobiografia di Filippo Piccione (Il bracciante di Berbaro di Marsala, Albatros, 2011, pagine 191, euro 14,90) diventa chiaro che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti gli eroi. Non gli eroi del mondo antico, che erano immutabilmente armati, ma gli eroi del mondo moderno, che sono “immutabilmente concentrati” (Charles Baudelaire).

Chi più e chi meno, certo. Ma tutti. Eroi non si nasce, si diventa. Nella precisa misura in cui si diventa concentrati. In cosa, concentrati? Nel “mestiere di uomo” (Roberto Rossellini).

Filippo lavora da cinquanta anni. Ha cominciato facendo il bracciante (a Berbaro di Marsala), poi il trasportatore di rifiuti urbani e tufo e sabbia, il bagnino, quindi il fattorino telegrafico e il commesso postale, e infine il dirigente dello Stato – dirigente dell’Ufficio Centrale della Giustizia Minorile di Roma.

Filippo studia da cinquanta anni. Fino a venti aveva la sola licenza elementare. Poi ha seguito un corso di recitazione per corrispondenza, ha conseguito privatamente la licenza media, privatamente si diploma ragioniere, e si è laureato infine, nell’Università pubblica, la ‘Sapienza’, in Economia e Commercio prima, in Giurisprudenza poi.

Oggi fa parte della redazione del settimanale online Pontediferro e collabora, con la rubrica ‘lo Stato del Meridione’, con il sito-rivista Fulmini e saette.

Ci sono scrittori di parole e scrittori di cose. Se preferite gli scrittori di parole questo libro non fa per voi, leggetevi Baricco. Ma se amate gli scrittori di cose procuratevelo, tenetelo stretto, fatelo leggere ai vostri figli svogliati, ai vostri amici disperati. Fa bene alla salute intellettuale e morale di coloro che non hanno ancora trovato la bussola, e a coloro che l’hanno persa.

Certo Filippo non ha fatto tutto da solo. È stato anche “il frutto della fecondità incontaminata dell’ambiente” (p. 115). La famiglia, il parentado, la contrada d’origine. Non solo: “Scuola, lavoro, sindacato, partito.” (p. 130) Senza il sindacato (la Cgil), senza il partito (il Pci), Filippo non sarebbe diventato, da quadruplice provinciale, cittadino del mondo. E tanto deve a Lea, la donna della sua vita, (volitiva almeno quanto lui), che lo tramortì “in un giorno di gennaio” col suo “volto radioso”, la “dentatura bianchissima”, “la dimensione del seno” e “il capolavoro dell’arcata sopraccigliare” (pp. 151-3).

Ma molto è dipeso da lui, dalla sua forza di volontà, dalla sua perseverante determinazione, dalla sua inesausta curiosità intellettuale e tensione morale. Negli ultimi anni difficili il concetto di eroe è stato usato per designare la figura di Vittorio Mangano criminale stalliere mafioso, e le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino magistrati campioni nella lotta alla mafia. In mezzo, tra questi estremi, non c’è soltanto la “zona grigia”, la massa distratta dei cittadini a metà. Ci sono anche i Filippo Piccione, immutabilmente concentrati.

Pasquale Misuraca




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