Scienza della storia e della politica (3)

Data Mon 3 October 2011 6:00 | Categoria: Gramsci

{Ri-pubblico per i lettori del sito-rivista il 'fulmine' uscito su ALIAS (supplemento culturale del quotidiano 'il manifesto' - dove tengo la rubrica mensile 'Fulmini e Saette') il 1 ottobre 2011.}

Scienza della storia e della politica (3)

Il marxismo è in crisi, vabbene, ma non è questo il problema. Il problema è che Antonio Gramsci, dal 1929 al 1935, pensando e scrivendo i Quaderni del carcere, è andato oltre il marxismo, ma i marxisti non lo sanno. Gramsci critica radicalmente il marxismo da Bucharin a Marx e la sociologia da Comte a Weber, e avvia una nuova scienza: la scienza della storia e della politica.

Abbiamo detto nelle precedenti puntate che la scienza della storia e della politica parte dall’esperienza e procede attraverso la filologia vivente. Facciamo ora un altro passo e individuiamo la necessità della nascita di una vera e propria scienza.

“La filologia è una struttura conoscitiva che non raggiunge da sé il livello della conoscenza scientifica. È un’organizzazione dell’esperienza che può attingere un alto grado di precisione nell’accertamento empirico dei fatti storico-sociali, che produce consapevolezza pratica dei processi collettivi immediati; non elabora però concetti e teorie scientifiche, e perciò non giunge alla spiegazione dei processi che constata. Per giungere a questo serve la scienza della storia e della politica.

Questa nuova scienza non prende le mosse da categorie filosofiche generali (il materialismo storico o dialettico che sia), e neppure direttamente dai ‘dati empirici’ (psicologici o sociologici che siano), ma dall’esperienza storica stessa. Quando nei processi storici concreti si manifestano situazioni problematiche, cioè determinate difficoltà storicamente decisive la cui soluzione non può emergere dallo sviluppo lineare degli automatismi economici-sociali-politici dominanti, ma richiede la creazione di una razionalità storica nuova, matura la necessità di una nuova scienza. Non solo: queste situazioni problematiche esigono la formazione di una nuova scienza in quanto fuoriescono dall’ambito teorico delle scienze date, vale a dire in quanto l’irresoluzione dei nuovi problemi denuncia l’insufficienza delle risposte che si possono ottenere attraverso l’analisi di essi con gli strumenti teorici di cui dispongono le scienze date. Insufficienza delle risposte nel senso che l’azione organizzabile mediante i concetti propri delle scienze date non permette di risolvere praticamente le difficoltà concentrate e annodate in situazioni di crisi strutturali.

Da questo punto di vista l’affermazione marxiana che “l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione” {K. Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica} va “svolta criticamente” (Q, 1774). Se è vero che un problema diviene reale e attuale quando esistono le forze sociali che possono affrontarlo, ciò non vuol dire che queste siano da sé in condizione di risolverlo, poiché per ciò è necessario costruire anche una nuova struttura conoscitiva in grado di organizzarne la soluzione intellettuale e morale.”

Pasquale Misuraca – Luis Razeto Migliaro, La Traversata. Libro Primo - Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una nuova scienza della storia e della politica.





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