Riorganizzazione delle Mafie

Data Tue 19 July 2011 8:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Spetta, come si dice in questi casi, alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria stabilire l’origine, la natura e la collocazione che deve essere assegnata all’esecuzione del trentetreenne Flavio Simmi, avvenuta il 5 luglio scorso in pieno giorno nel quartiere Prati a Roma, con nove colpi di pistola. L’ipotesi che si sta facendo strada è che i killer appartengano alla “Banda della Magliana”. Qualche mese prima era stato gambizzato davanti alla gioielleria di suo padre, Tiberio, finito alla sbarra nell’ultimo maxi processo (e poi assolto). L’episodio ha molte analogie con i fatti di sangue provocati e messi a segno dalle storiche organizzazioni criminali, come Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra. Fra gli esperti della materia i pareri non sono però molto concordi nell’annoverare la Banda della Magliana fra le associazioni di stampo mafioso. Il procuratore della direzione nazionale antimafia, Pietro Grasso, pur manifestando preoccupazione per la crescente ondata criminosa, non ritiene che l’assassinio del Simmi possa rientrare nell’ambito di una qualsiasi organizzazione criminale fra quelle appena citate.

Giancarlo Capaldo, procuratore distrettuale antimafia di Roma, sostiene tuttavia che l’omicidio di Simmi significa senz’altro una cosa: che si stanno ridisegnando gli equilibri e i poteri della criminalità organizzata, oggi sempre più diffusi e penetranti. E cita due situazioni: la presenza della ‘Ndrangheta, in Lombardia, in special modo a Milano e nella Brianza e l’”occupazione” del litorale laziale attraverso il controllo del mercato ortofrutticolo di Fondi e il giro d’affari sempre più invasivo e allarmante nella capitale.

Secondo la sua tesi, le sparatorie e i fatti di sangue (sono stati 21 dal 2008 ad oggi gli omicidi) che recentemente si sono verificati a Roma, non sono soltanto “un regolamento di conti”, soprattutto per l’aggressività con cui sono stati eseguiti. Questa modalità rivela la volontà dei capi di impadronirsi del territorio con traffici illeciti sempre più remunerativi che sono in primo luogo la droga e il riciclaggio di denaro. In una intercettazione giudiziaria, un boss della “Nuova camorra romana” diffondeva ai suoi uomini la seguente parola d’ordine: “Pijamose Roma”. La banda è stata sgominata dai carabinieri del Ros un paio di mesi fa. Questo dimostra quanto sia sbagliato e dannoso affermare da parte della maggioranza e dell’attuale governo che bisogna diminuire le intercettazioni o addirittura abolirle in nome della privacy, dietro la quale sarebbero, come in questo caso, i criminali o la gente del malaffare ad essere lasciati indisturbati di “pijasse commodamente Roma”.
Nessuno ormai mette in dubbio che la “Banda della Magliana” sia legata a vicende oscure ed incoffessabili che hanno caratterizzato la storia criminale degli anni passati e anche di quelli più vicini ai giorni nostri. Per i suoi misfatti è stata denominata “Agenzia del crimine” e la “Holding politico-criminale”. I suoi componenti sono stati sempre rinviati a giudizio con l’accusa di associazione mafiosa e hanno avuto sempre rapporti in affari negli anni a diversi livelli, non soltanto con la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra, ma anche con i servizi segreti deviati, i terroristi neri, gli imprenditori d’assalto, i riciclatori di denaro sporco e persino con gli uomini della chiesa agendo dietro lo scudo che ne protegge e ne alimenta di volta in volta la temibile ed inquietante esistenza.

Vale la pena riassumere i fatti che hanno portato all’agguato mortale del luglio nel quartiere del centro della capitale, già teatro tre mesi or sono di un altro clamoroso delitto, quello di Roberto Ceccarelli, faccendiere con precedenti per truffa, riciclaggio e anche lui in rapporti con alcuni esponenti storici della famigerata gang. Un delitto avvenuto tre anni dopo l’omicidio di Umberto Morzilli, detto il “Meccanico”, sospettato di traffico di droga e collegato al “banchiere” Enrico Nicoletti.

Secondo il pentito storico, Maurizio Abbatino, il negozio del Simmi, che tuttora si trova in piazza del Monte della Pietà - nei pressi di Campo de Fiori - in passato veniva utilizzato dal fondatore della banda, Franco Giuseppucci, per ricettazione di preziosi. In particolare sono stati documentati rapporti con i camorristi di Michele Senese, il boss di Afragola che, da sempre, aveva tenuto stretti legami con la banda della Magliana.

Alcuni pentiti indicano in Tiberio Simmi il prestanome di Giuseppe De Tomasi, riciclatore di assegni per conto di De Pedis (Enrichetto), coinvolto, come noto, nell’ultima indagine sul sequestro di Emanuela Orlandi. Risulta, dagli atti della Direzione distrettuale antimafia, che i Simmi siano stati di recente in affari con la mafia siciliana e in particolare con Francesco D’Agati, già uomo di Pippo Calò, il celebre cassiere di Cosa Nostra, molto vicino a Bernardo Provenzano e all’altro importante boss della Magliana Giorgio Paradisi, morto in carcere mentre scontava una pena.

Un altro pentito siciliano, certo Dario Marsiglia, ha raccontato che i Simmi erano sottoposti agli ordini del mafioso d’Agati, cui corrispondevano una sorta di pizzo. Secondo Marsiglia, negli ultimi tempi, i rapporti si erano incrinati: “o perché i Simmi non pagavano o perché non si mettevano più a disposizione”. Fatto sta che Flavio Simmi è stato freddato dai colpi micidiali della calibro 22 e sotto gli occhi terrorizzati della moglie, e lasciato per qualche ora sugli asfalti di una strada della “Roma bene”. Si è certi che ad ucciderlo, direttamente o per interposta persona, sia stata la mano della mafia.

Per questo intreccio di rapporti e alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno insanguinato Roma, non è impellente stabilire se la “Banda della Magliana” faccia o abbia fatto parte, sia o sia stata, con tutti i crismi, una vera e propria organizzazione criminale. Il fatto preoccupante è che le loro azioni creano e continuano a creare allarme fra i cittadini. Perché questo allarme non si tramuti in impotenza o in rassegnazione, come è capitato nelle zone in cui la mafia è nata e si è sviluppata, è più che mai necessario mobilitarsi per contrastare ed impedire che un altro pezzo di “Antistato”, come la “Banda della Magliana”, possa agire indisturbato impossessandosi dei gangli vitali, economici e sociali, della comunità capitolina.

Giusto e sacrosanto è l’appello lanciato dal presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, che invita ad una fiaccolata “antimafia” il 19 luglio per le strade di Roma - in coincidenza con l’anniversario dell’uccisione del giudice Borsellino - di tutte le associazioni, di giovani e di cittadini, delle forze politiche e sindacali, di imprenditori e dei commercianti per difendere la capitale che rischia di diventare terreno di conquista della criminalità organizzata, come purtroppo accade ancora nelle città del Sud.

Filippo Piccione




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