fiori-poesie: Trilussa

Data Sun 2 March 2008 8:00 | Categoria: Eftimios

Per il prato della poesia italiana di tutti i tempi che vado componendo in ricordo di Eftimios - il ragazzo dagli occhi lucenti - ho scelto un fiore-poesia di Trilussa. Un poeta che non è un grande poeta, lo so, e allora perché l’ho scelto? Per la ragione generale che per fare un prato servono fiori di diverse dimensioni, grandi e medie e piccole, come nella ideazione-composizione-esecuzione di una sinfonia. Osservate, ammira un prato fiorito e vedrete, vedrai ciò di cui parlo.

Secondo poi c’è una ragione particolare: racconta una forma d’amore, l’amore coniugale, che Eftimios non ha fatto in tempo e non ha avuto modo di conoscere se non indirettamente, o attraverso opere, e operine come questa.

Lo scialletto

Cor venticello che scartoccia l'arberi
entra una foja in cammera da letto.
È l'inverno che ariva e, come ar solito,
quanno passa de qua, lascia un bijetto.
Jole, infatti, me dice: - Stammatina
me vojo mette quarche cosa addosso;
nun hai sentito ch'aria frizzantina? -
E cava fôri lo scialletto rosso,
che sta riposto fra la naftalina.

- M'hai conosciuto proprio co' 'sto scialle:
te ricordi? - me chiede: e, mentre parla,
se l'intorcina stretto su le spalle -
S'è conservato sempre d'un colore:
nun c'è nemmeno l'ombra d'una tarla!
Bisognerebbe ritrovà un sistema,
pe' conservà così pure l'amore... -
E Jole ride, fa l'indiferente:
ma se sente la voce che je trema.



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