Per una nuova civiltà (5)

Data Wed 27 July 2011 6:00 | Categoria: economia di solidarietà

{Da mercoledì 29 giugno, in questo spazio 'mercuriale', vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (V)


(Traduzione italiana)

(Dove si comincia a spiegare il significato della autonomia necessaria e si mostra che non è facile raggiungerla.)

Abbiamo affermato che gli attori e protagonisti della creazione di una nuova civiltà sono persone creative, autonome e solidali: tre termini con i quali abbiamo caratterizzato il ‘tipo umano’ distintivo di una civiltà superiore. Dobbiamo precisare il significato e le implicazioni di ciascuna di queste connotazioni.

Cominciamo con l’autonomia, condizione necessaria per i soggetti che iniziano una nuova civiltà, dal momento che chi sia dipendente o subordinato o in qualche modo intrappolato nella civiltà data, non potrà essere attivo nella creazione di una nuova.

In prima approssimazione diremo che per essere autonomi bisogna pensare con la propria testa e decidere con la propria volontà, e non delegare le decisioni relative agli aspetti più importanti che influiscono sulla nostra vita. Autonomi sono i soggetti che hanno deciso di recuperare per sé il controllo sulle proprie condizioni di vita.

Attingere l’autonomia, pensare con la propria testa, decidere da se stessi, recuperare il controllo delle proprie condizioni di vita, non è facile né ovvio. Molte persone credono di essere autonome poiché sentono che vivono come vogliono vivere e tengono la propria vita sotto controllo; però in effetti si comportano come indica loro il gruppo di appartenenza. Le loro aspirazioni non differiscono da quelle della maggioranza; aderiscono alla maggior parte delle idee che offrono loro i mezzi di comunicazione di massa; consumano ciò che raccomanda loro la pubblicità; seguono le mode nel vestirsi e nel provvedersi delle varie mercanzie; desiderano abitare nei luoghi che tutti credono essere più prestigiosi; cercano di studiare nei centri di educazione che appaiono nelle classifiche come i migliori; si indebitano nelle banche del sistema; si divertono nei centri di intrattenimento nei quali trovano grande affluenza di pubblico; vanno in vacanza dove i pubblicisti assicurano loro che saranno adeguatamente intrattenuti; attendono ai propri lavori come qualsiasi vicino o compagno di lavoro; agiscono come è stato insegnato loro di fare per non perdere il lavoro, il prestigio, il gruppo di appartenenza; leggono i libri raccomandati dai critici affermati, o che sono primi nelle classifiche di vendita; vedono i film che vanno per la maggiore.

Chi abbia debiti nel circuito commerciale o crediti di consumo nel sistema finanziario, si trova molto lontano dall’autonomia, tanto lontano quanto il tempo che necessiterà per restare libero dall’intero indebitamento in cui è incorso seguendo i modelli di consumo e spesa che il ‘sistema’ vuole che segua, e che lo obbligano a perseguire come obiettivo permanente i guadagni indispensabili per coprire le quote che scadono mensilmente: obiettivo che senza dubbio gli hanno fissato i creditori, ossia gli stessi che lo hanno indotto a indebitarsi adottando i modelli di consumo e il modo di vivere predominanti.
Sulla dipendenza economica e politica e sui possibili modi per superarla, tratteremo più avanti. È importante partire dalla questione primaria, che è la più difficile e anche la più importante, e cioè la autonomia culturale, che inizia col pensare con la propria testa.

Antonio Gramsci, pensatore italiano che considero precursore e per certi aspetti iniziatore della scienza della storia e della politica orientata a porre le fondamenta di una nuova civiltà, affermava che per arrivare a pensare autonomamente, occorre prima di tutto acquisire coscienza che ciò che abitualmente facciamo è partecipare meccanicamente delle concezioni del mondo che abbiamo acquisito passivamente, o appreso a scuola, in Chiesa, nel partito, nei mezzi di comunicazione di massa, nel mercato. Diceva che normalmente adottiamo idee e modi di pensare e sentire in forma acritica, “naturalmente”, assumendola dai gruppi sociali nei quali nasciamo o di quelli dei quali entriamo a far parte in diversi momenti della nostra vita, e che vanno impregnando la nostra coscienza senza dargli molta considerazione. Così accettiamo un ‘senso comune’ conforme al quale siamo parte di determinati gruppi, di determinate culture, di una certa civiltà data. Per esempio, ci concepiamo integrati in una nazione, crediamo in uno Stato dal quale aspettiamo soluzioni a molti problemi, aderiamo a certe ideologie politiche, adottiamo certe credenze religiose, etiche, filosofiche, che non abbiamo elaborato personalmente, e che non abbiamo sottoposto a riflessione e critica.

Questo non vuol dire che queste idee e credenze siano tutte false né erronee e negative, ma soltanto che non le abbiamo elaborato personalmente, che le assumiamo passivamente, che le adottiamo come ci furono presentate. Il problema è che configurandosi la nostra coscienza in questo modo acquisiamo un pensiero eterogeneo e confuso, dal momento che le idee che andiamo adottando ci sono giunte e continuano a giungere da fonti molto diverse.

Per giungere a pensare da se stessi, al livello di autonomia richiesto per essere creatori di una nuova civiltà, lo stesso Gramsci indica un requisito essenziale: è necessario sottoporre a critica tutte le nostre credenze, fino alle più fondamentali.

Sottoporle a critica non significa scartarle, negarle, abbandonarle. Si tratta invece di lavorare su di esse e portarle a un livello di elaborazione superiore, integrarle in una concezione unitaria, pervenire a un punto di vista più elevato, dal quale possiamo comprendere il significato storico delle diverse teorie, ideologie, credenze.

Ha scritto Gramsci: “Criticare la propria concezione del mondo significa dunque renderla unitaria e coerente e innalzarla fino al punto cui è giunto il pensiero mondiale più progredito.” Ed ha aggiunto: “L’inizio dell’elaborazione critica è la coscienza di quello che è realmente, cioè un ‘conosci te stesso’ come prodotto del processo storico finora svoltosi che ha lasciato in te stesso un’infinità di tracce accolte senza beneficio d’inventario.” Si tratta proprio di questo, riconoscere l’origine delle nostre credenze e delle idee che abbiamo adottato, e dunque, considerato l’appreso e l’assunto come soltanto un punto di partenza, creare, innovare, sviluppare un pensiero proprio.

Certo, questo appare molto difficile, molto complesso, irraggiungibile. Ma nessuno ha detto che iniziare la creazione di una civiltà sia qualcosa di facile. D'altronde, evidentemente, nessuno potrà realizzarlo da solo. Da qui l’importanza già dagli inizi della creazione di una nuova civiltà, per coloro che se la pongano come obiettivo, per coloro che desiderano collaborare a un così grande progetto, per coloro che aspirano all’autonomia, si relazionano, si associano, dialogano, si criticano reciprocamente, collaborano nel processo per accedere a questo punto di vista superiore. Il passaggio verso l'autonomia è anche, contemporaneamente, un itinerario di crescente solidarietà.

V.

(En éste se comienza a explicar el significado de la autonomía necesaria y se muestra que no es fácil alcanzarla.)

Afirmamos que los actores y protagonistas de la creación de una nueva civilización son personas creativas, autónomas y solidarias: tres términos con que caracterizamos al ‘tipo humano’ distintivo de una civilización superior. Debemos precisar el significado y las implicaciones de cada una de estas connotaciones.

Empecemos por la autonomía, condición necesaria que han de tener los sujetos que inicien una nueva civilización, porque quien sea dependiente o subordinado o se encuentre de algún modo atrapado en la civilización dada, no podrá ser activo en la creación de una nueva.

En una primera aproximación diremos que para ser autónomos hay que pensar con la propia cabeza y decidir con la propia voluntad, y no delegar las decisiones respecto a los aspectos más importantes que afectan a nuestra vida. Autónomos son sujetos que han decidido recuperar para sí el control sobre sus propias condiciones de vida.

Alcanzar la autonomía, pensar con la propia cabeza, decidir por sí mismo, recuperar el control de nuestras condiciones de vida, no es algo fácil ni obvio. Muchas personas creen que son autónomas pues sienten que viven como quieren vivir y que tienen sus vidas bajo control; pero en los hechos se comportan como les indica su grupo de pertenencia. Sus aspiraciones no difieren de las que tiene la mayoría; adhieren a la mayor parte de las ideas que les ofrecen los medios; consumen lo que les recomienda la publicidad; siguen las modas al vestirse y proveerse de diferentes mercancías; desean tener sus viviendas en los lugares que todos creen que son los más prestigiosos; intentan estudiar en los centros educacionales que aparecen en los rankings como los mejores; se endeudan en los bancos del sistema; se divierten en los centros de diversión donde encontrarán buenas afluencias de público; vacacionan donde los publicistas les aseguran que tendrán adecuadas entretenciones; cuidan sus empleos como cualquier vecino y compañero de trabajo; actúan como se les ha enseñado que deben hacerlo para no perder el empleo, el prestigio, los grupos de pertenencia; leen los libros que aparecen recomendados por los críticos habituales, o que tienen records de ventas; ven los films que concitan las más altas taquillas.

Quien mantenga deudas en tarjetas comerciales, o créditos de consumo en el sistema financiero, está muy lejos de la autonomía, al menos tan lejos como el tiempo que necesitará para quedar libre de todo endeudamiento en que haya incurrido siguiendo las pautas de consumo y gasto que el “sistema” quiere que siga, y que lo obligan a perseguir como objetivo permanente los ingresos indispensables para cubrir las cuotas que vencen mensualmente: objetivo que sin duda le han fijado los acreedores, o sea, los mismos que lo indujeron a endeudarse adoptando las pautas de consumo y el modo de vida predominantes.

Sobre la dependencia en lo económico y en lo político y sobre los posibles modos de superarla, nos detendremos más adelante. Es preciso partir de lo primero, que es lo más difícil y también lo más importante, esto es, la autonomía cultural, que comienza con pensar con la propia cabeza.

Antonio Gramsci, pensador italiano a quien considero precursor y en ciertos aspectos el iniciador de la ciencia de la historia y de la política orientada a poner los fundamentos de una nueva civilización, afirmaba que para llegar a pensar autónomamente, es preciso ante todo adquirir conciencia de que habitualmente lo que hacemos es participar mecánicamente de concepciones del mundo que hemos adquirido pasivamente, o aprendido en la escuela, en la Iglesia, en el partido, en los medios de comunicación, en el mercado. Decía que normalmente adoptamos ideas y modos de pensar y de sentir en forma acrítica, “naturalmente”, tomándolas de los grupos sociales en que nacemos o a los que nos integramos en distintos momentos de nuestra vida, y que van impregnando nuestra conciencia sin darnos mucha cuenta de ello. Así, aceptamos un “sentido común” conforme al cual somos parte de determinados grupos, de determinadas culturas, de una cierta civilización dada. Por ejemplo, nos concebimos integrados en una nación, creemos en un Estado del que esperamos soluciones a muchos problemas, adherimos a algunas ideologías políticas, adoptamos ciertas creencias religiosas, éticas, filosóficas, que no hemos elaborado personalmente, y que no hemos sometido a reflexión y crítica.

Esto no quiere decir que dichas ideas y creencias sean todas falsas ni erróneas o negativas, sino solamente que no las hemos elaborado personalmente, que las asumimos pasivamente, que las adoptamos tal como nos fueron presentadas. El problema es que al configurarse nuestra conciencia de esta manera, adquirimos un pensamiento heterogéneo y confuso, pues las ideas que vamos adoptando nos han llegado y continúan llegándonos desde fuentes muy diversas.

Para lograr pensar por sí mismos, al nivel de autonomía requerido para ser creadores de una civilización nueva, el mismo Gramsci indica un requisito esencial: es necesario someter a crítica todas nuestras creencias, hasta las más fundamentales.

Someterlas a crítica no significa desecharlas, negarlas, abandonarlas. Se trata en cambio de trabajar sobre ellas y llevarlas a un nivel de elaboración superior, integrarlas en una concepción unitaria, acceder a un punto de vista más elevado, desde el cual podamos comprender el significado histórico de las diferentes teorías, ideologías, creencias.
Escribió Gramsci: “Criticar la propia concepción del mundo es tornarla consciente y homogénea, y elevarla hasta el punto al que ha llegado el pensamiento mundial más avanzado”. Y agregó: “El comienzo de la elaboración crítica es la conciencia de lo que realmente se es, es decir, un "conócete a ti mismo" como producto del proceso histórico desarrollado hasta ahora y que ha dejado en ti mismo una infinidad de huellas recibidas sin beneficio de inventario. Hay que comenzar por hacer ese inventario.” Esto es, reconocer el origen de nuestras creencias y de las ideas que hemos adoptado, y entonces, considerando lo aprendido y asumido como solamente un punto de partida, crear, innovar, desarrollar un pensamiento propio.
Claro, esto parece demasiado difícil, muy complejo, casi inalcanzable. Pero nadie ha dicho que iniciar la creación de una nueva civilización sea algo fácil. Además, evidentemente, nadie podrá lograrlo por sí solo. De ahí la importancia de que ya desde los inicios de la creación de la nueva civilización, quienes se lo propongan como objetivo, quienes deseen colaborar en tan magno proyecto, quienes aspiran a la autonomía, se relacionen, se asocien, dialoguen, se critiquen recíprocamente, colaboren en el proceso de acceder a dicho punto de vista superior. El avance hacia la autonomía es también, simultáneamente, un camino de creciente solidaridad.






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