Per una nuova civiltà (3)

Data Wed 13 July 2011 6:00 | Categoria: economia di solidarietà

{Da mercoledì 29 giugno, in questo spazio 'mercuriale', vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (1)


Traduzione italiana

(Qui si identifica il soggetto iniziatore della nuova civiltà, e si analizza il ‘feticismo’ delle organizzazioni.)

Che sia necessaria una nuova civiltà è qualcosa che si viene affermando da tempo. Ma poco si è detto su cosa occorra per arrivare a realizzarla. Se, come abbiamo argomentato prima, una nuova civiltà implica un nuovo modo di vivere, e la formazione di un nuovo ‘tipo umano’, bisogna rispondere a questa domanda: ¿come si può aprire la strada alla crescita di un nuovo modo di vivere, ed alla formazione di un nuovo ‘tipo umano’? Abbiamo anche affermato che una nuova civiltà implica la creazione e il dispiegamento di una nuova economia, una nuova politica e una nuova cultura. Dobbiamo dunque affrontare anche come possono essere create e dispiegate questa nuova economia, politica e cultura. Tutto questo lo esamineremo passo dopo passo in queste conversazioni.

La prima questione che nasce quando si pensa di avviare la creazione di una nuova civiltà si riferisce al soggetto, all’attore o protagonista di questo notevole progetto.
Nella sociologia e nella scienza politica e nelle ideologie riformiste e rivoluzionarie si sostiene di solito che il soggetto capace di attuare un processo di trasformazione sociale e politica è un attore collettivo, si chiami una classe sociale, un partito politico, un movimento o organizzazione sociale.

Contraddicendo questa idea, noi affermiamo che è l’individuo il soggetto primo; che l’inizio della creazione di una nuova civiltà non può essere altro che l’individuo, la persona umana che dovrà abitarla.

Affermare questo non vuol dire negare che le persone che facciano proprio il progetto di una nuova civiltà tenderanno ad associarsi, organizzarsi e interagire con altri dando luogo a vari tipi di soggetti collettivi (associazioni, comunità, reti eccetera), che potenzieranno l’azione e l’attività creativa degli stessi individui. Ma saranno sempre questi individui i soggetti originari. Per prima cosa occorre identificare gli individui, e soltanto dopo si potrà vedere quali e come debbano essere queste formazioni sociali, le quali ovviamente saranno distinte da quelle che caratterizzano l’attuale civiltà in crisi.

Identificare l’individuo come il soggetto dell’azione iniziatrice di una nuova civiltà ha una importanza fondamentale, ed è una novità significativa che presenta il progetto di creazione di una nuova civiltà, rispetto ai progetti di riforma politica o di trasformazione sociale inquadrati all’interno della civiltà che ci stiamo lasciando alle spalle. In effetti, la civiltà moderna è diventata una civiltà delle organizzazioni, una civiltà di innumerevoli lotte e conflitti, di grandi corporazioni, di partiti politici e movimenti sociali di massa.
Diciamo che così “è diventata” la civiltà moderna, perché in realtà alle sue origini anche essa è stata creata da un certo tipo di individuo, e precisamente da individui che considerarono se stessi come soggetti aventi diritti politici (cioè non più sudditi ma cittadini), come soggetti di interessi ed iniziative economiche (come imprenditori e impresari), come soggetti provvisti di libero pensiero e attività culturali (‘pensatori’, intellettuali, artisti, scienziati eccetera). In questo senso, anche all’origine della civiltà moderna si trovano gli individui, che hanno dato luogo ad una ‘società civile’ separata e indipendente dai poteri e dalle istituzioni tradizionali (di tipo feudale, monarchico, ecclesiastico, eccetera) propri della civiltà medioevale.

La civiltà moderna è stata una singolare e grandiosa creazione, che insieme alla nascita dell’individuo moderno rese possibili e fece dispiegare le libertà di iniziativa economica, di organizzazione sociale, di pensiero. Insomma, come abbiamo affermato e per ragioni che approfondiremo più avanti, ogni civiltà è stata avviata dalla nascita di un certo ‘tipo umano’ rappresentato inizialmente da pochi e che poi tende a generalizzarsi.

La società moderna si è basata a tal punto su grandi organizzazioni di massa che ci rende difficile pensare che il soggetto primo di una trasformazione così grande quale il passaggio ad una nuova civiltà può avere come protagonisti gli individui. Esiste attualmente ciò che possiamo definire come ‘feticismo’ delle organizzazioni, in quanto si attribuisce loro un valore mitico, e le si concepisce come entità sovraempiriche che attuano anche quando i propri membri siano passivi, che posseggono scienza e coscienza storica anche quando non abbiano scienziati e non svolgano attività di ricerca, che siano dotate di una cultura e di una ideologia anche quando i propri membri non dispieghino attività creative e non condividano le medesime convinzioni ideologiche. Si crede che le organizzazioni siano in condizione di intervenire efficacemente nella storia al di là delle attività teoriche e pratiche concrete dei propri membri.

Antonio Gramsci ha affermato su questo ‘feticismo’: “Un organismo collettivo è costituito di singoli individui, i quali formano l’organismo in quanto si sono dati e accettano attivamente una gerarchia e una direzione determinata. Se ognuno dei singoli componenti pensa l’organismo collettivo come un’entità estranea a se stessa, è evidente che questo organismo non esiste più di fatto, ma diventa un fantasma dell’intelletto, un feticcio. Esso è comune a una serie di organismi, come lo Stato, la nazione, i partiti politici, etc. Si è portati a pensare i rapporti tra il singolo e l’organismo come un dualismo, e ad un atteggiamento critico esteriore del singolo verso l’organismo (se l’atteggiamento non è di una ammirazione entusiastica acritica). In ogni caso un rapporto feticistico. Il singolo si aspetta che l’organismo faccia, anche se egli non opera e non riflette che appunto, essendo il suo atteggiamento molto diffuso, l’organismo è necessariamente inoperante.”

Ciò che sta rilevando Gramsci è che il soggetto di una azione è sempre l’individuo, anche quando di tratta di azione sociale, di azione storica. Le collettività sono composte da persone, che sono le uniche a poter agire, e il ‘soggetto collettivo’ agisce nella misura in cui si agiscono i soggetti individuali. La direzione che prende un movimento collettivo sarà sempre il risultato della combinazione delle azioni degli individui che lo compongono.

Ma ¿qual è la causa del ‘feticismo’ delle organizzazioni? In realtà, nella società moderna queste si basano su una netta separazione tra dirigenti e diretti, in modo che le organizzazioni generano centri di potere e strutture burocratiche, le quali di fatto operano in quanto i loro membri attuano. Ma la gran massa dei diretti rimane passiva, e su di essi ricade l’azione dei dirigenti. Dunque, come modo di nascondere la relazione di potere e di dominio così configurata, si attribuisce l’azione dei potenti alle istituzioni e alle organizzazioni, che risultano così ‘feticizzate’ dalla massa dei subordinati che si sottomettono ad esse, senza rendersi conto che si stanno subordinando a individui e gruppi particolari.

Naturalmente, questo ‘feticismo’ delle organizzazioni e delle istituzioni deve essere superato perché si possa dar luogo a una nuova civiltà, in quanto gli individui costruttori di essa possano recuperare per sé il protagonismo delle decisioni e delle azioni. Da questa affermazione dell’individuo come soggetto primo e produttivo di una nuova civiltà, affermazione che dobbiamo approfondire, ricaviamo una prima conclusione: ciascuno di noi può arrivare a essere protagonista di una civiltà nuova e superiore alla civiltà esistente.

*

(Aquí se identifica al sujeto iniciador de la nueva civilización, y se explica el "fetichismo" de las organizaciones.)

Que es necesaria una nueva civilización es algo que se viene afirmando desde hace tiempo. Pero poco se ha dicho sobre cómo lograr que ello ocurra realmente. Si, como explicamos antes, una nueva civilización implica un nuevo modo de vivir, y la formación de un nuevo ‘tipo humano’, hay que responder esta pregunta: ¿cómo se puede dar paso al surgimiento de un nuevo modo de vivir, y a la formación de un nuevo ‘tipo humano? Afirmamos también que una nueva civilización implica crear y desplegar una nueva economía, una nueva política y una nueva cultura. Tendremos que abordar entonces, también cuáles y cómo puedan ser y crearse esas nuevas economía, política y cultura. Todo esto lo iremos examinando paso a paso en estas charlas.
La primera cuestión que surge al pensar en iniciar la creación de una nueva civilización se refiere al sujeto, al actor o protagonista de tan notable proyecto.

En la sociología y en la ciencia política y en las ideologías reformistas y revolucionarias, suele sostenerse que el sujeto capaz de actuar un proceso de cambios sociales y políticos es un actor colectivo, llámese una clase social, un partido político, un movimiento u organización social.

Contradiciendo esa idea, cuando se trata de iniciar la creación de una civilización nueva, nosotros afirmamos que es el individuo el sujeto primero; que el inicio de la creación de una nueva civilización no puede ser otro que el individuo, la persona humana que ha de habitar en ella.

Afirmar esto no niega que las personas que asuman el proyecto de la nueva civilización tendrán que asociarse, organizarse e interactuar con otros dando lugar a variados tipos de sujetos colectivos (asociaciones, comunidades, redes, etc.), que potenciarán la acción y la actividad creadora de los individuos mismos. Pero serán siempre estos individuos los sujetos primordiales. Primero hay que identificar a los individuos, y sólo después podrá verse cuáles y cómo han ser esas formaciones sociales, las que obviamente serán distintas a las que caracterizan a la actual civilización en crisis.

Identificar el individuo como el sujeto de la acción iniciadora de una nueva civilización tiene una importancia fundamental, y es una significativa novedad que presenta el proyecto de creación de una nueva civilización, respecto a los proyectos de reforma política o de cambios sociales al interior de la civilización que estamos dejando atrás. En efecto, la civilización moderna ha llegado a ser una civilización de las organizaciones, una civilización de luchas y conflictos multitudinarios, de grandes corporaciones, de partidos políticos y de movimientos sociales de masas.

Decimos que así “ha llegado a ser” la civilización moderna, porque en realidad en sus orígenes ella fue creada también por un cierto tipo de individuos, y específicamente por individuos que se plantearon a sí mismos como sujetos con derechos políticos (o sea ya no súbditos sino ciudadanos), como sujetos con intereses e iniciativas económicas (como emprendedores y empresarios), como sujetos de libre pensamiento y actividad cultural (‘pensadores’, intelectuales, artistas, científicos, etc.). En tal sentido, también en el origen de la civilizaxión moderna se encontraron los individuos, que dieron lugar a una ‘sociedad civil’ separada e independiente de los poderes e instituciones tradicionales (de tipo feudal, monárquico, eclesial,etc.) propios de la civilización medieval.

La civilización moderna fue una grandiosa y singular creación histórica, en que junto con el surgimiento del individuo moderno fueron posibles y se desplegaron las libertades de iniciativa económica, de organización social, de pensamiento. Es que, como hemos afirmado y por razones que profundizaremos más adelante, toda civilización es iniciada por el surgimiento de algún ‘tipo humano’ representado inicialmente por pocos, y que luego tiende a generalizarse.

La sociedad moderna ha llegado a estar tan basada en grandes organizaciones masivas, que nos cuesta pensar que el sujeto primero de un cambio tan inmenso como sería el paso a una nueva civilización pueda ser protagonizado por individuos. Existe actualmente lo que podemos entender como un ‘fetichismo’ de las organizaciones, en cuanto se les atribuye un valor mítico, y se los concibe como entidades metaempíricas que actúan aún cuando sus miembros sean pasivos, que poseen ciencia y conciencia histórica aún cuando no tengan científicos y no realicen actividades de investigación, que están dotadas de una cultura e ideología aún si sus integrantes no desplieguen actividades creativas y no compartan las mismas convicciones ideológicas. Se cree que las organizaciones están en condiciones de intervenir eficazmente en la historia más allá de las actividades teóricas y prácticas concretas de sus miembros.

Antonio Gramsci afirmó sobre este ‘fetichismo: “Un organismo colectivo está constituido por individuos particulares, que forman el organismo en cuanto se han dado y aceptan activamente una jerarquía y una dirección determinada. Si cada uno de los individuos particulares piensa al organismo colectivo como una entidad externa a sí mismo, es evidente que este organismo de hecho no existe más, sino que se convierte en un fantasma del intelecto, en un fetiche. Ello es común a una serie de organismos, como el Estado, la nación, los partidos políticos, etc. Se tiende a pensar las relaciones entre el individuo y el organismo como un dualismo, y a tener una actitud crítica exterior del individuo hacia el organismo (si es que la actitud no es de admiración entusiasta y acrítica); pero en ambos casos es una relación fetichista. El individuo espera que el organismo actúe, aún cuando él no actúe, y no reflexiona que estando su actitud pasiva muy difundida, el organismo es inoperante”.

Lo que está observando Gramsci es que el sujeto de la acción es siempre el individuo, incluso cuando se trata de acción ‘social’, de acción histórica. Las colectividades están conformadas por personas, que son las únicas que pueden actuar, mientras que el ‘sujeto colectivo’ se mueve en la medida en que se muevan los sujetos individuales. La dirección que asuma un movimiento colectivo será siempre el resultado de la combinación de las acciones de los individuos que la conforman.

Pero ¿qué es lo que causa el ‘fetichismo’ de las organizaciones? En realidad, en la sociedad moderna éstas se basan en una neta separación entre dirigentes y dirigidos, de modo que las organizaciones generan centros de poder y estructuras burocráticas, las cuales de hecho operan porque sus miembros actúan; pero la gran masa de los dirigidos permanecen pasivos, y sobre ellos recae la acción de los de arriba. Entonces, como un modo de ocultar la relación de poder y dominio así configurada, se atribuye la acción de los poderosos a las instituciones y organizaciones, que resultan así ‘fetichizadas’ para la masa de los subordinados que se someten a ellas, sin percatarse que se están subordinando a individuos y grupos humanos particulares.

Naturalmente, este fetichismo de las organizaciones e instituciones debe ser superado para que pueda darse lugar a una nueva civilización, porque los individuos forjadores de ella deben recuperar para sí el protagonismo de las decisiones y de la acción. De esta afirmación del individuo como sujeto primero y originante de una nueva civilización, afirmación que tendremos que ahondar, extraemos una primera conclusión: cada uno de nosotros puede llegar a ser protagonista de la creación de una civilización nueva y superior a la existente.





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