Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Sottovalutazione delle Mafie - Pagina stampabile - lo Stato del meridione - Fulmini e Saette


Sottovalutazione delle Mafie

Data Tue 10 May 2011 6:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Non sappiamo se nel corso della campagna elettorale per il rinnovo delle amministrazioni locali del 15 e 16 maggio le forze politiche abbiano dedicato uno spazio adeguato alle questioni riguardanti la presenza delle organizzazioni mafiose nelle loro città. In particolare, nel capoluogo lombardo, su cui sono puntati gli occhi dell’intero mondo politico nazionale. A giudicare dagli interventi dei maggiori esponenti, non pare che il problema sia emerso con il dovuto risalto.

Leggendo il libro pubblicato dall’editore “Melampo”, con il titolo “Mafia a Milano”- Sessant’anni di affari e delitti - con l’introduzione di Nando dalla Chiesa e scritto da tre giornalisti d’inchiesta esperti in materia: Mario Portanova, Giampiero Rossi e Francesco Stefanoni, la sottovalutazione del fenomeno mafioso da parte dei politici dovrebbe preoccupare i cittadini che sono chiamati a dare il loro consenso e la loro fiducia.

Una situazione del genere deve allarmare ancora di più se si tiene conto che “nonostante negli ultimi tempi si parli con maggiore insistenza di “Mafia del Nord”, i governanti padani, come i loro colleghi del Sud nel secolo scorso, dicono che essa non esiste”. Con l’aggravante che anche le associazioni imprenditoriali, a differenza, questa volta, dei rappresentanti della confindustria siciliana e di alcune altre regioni del Mezzogiorno e di qualche coraggioso commerciante, sono restii nell’ammettere il diffondersi di intrecci tra criminalità, mondo degli affari e amministratori pubblici. Ormai tutti concordano, tranne coloro che in qualche modo sono coinvolti, che a Milano e in Lombardia la mafia è ben radicata da oltre mezzo secolo. Con dati alla mano, gli autori del libro raccontano, in maniera organica e completa, una storia di violenza, successo, arricchimento, emancipazione dei clan trapiantati nel Settentrione iniziata con la stagione dei sequestri di persona, la finanza nera di Sindona e Calvi, l’arresto di Liggio, i colletti bianchi del narcotraffico che facevano riferimento allo “stalliere” di Berlusconi e di Dell’Utri.
Nel nuovo millennio i quartieri di periferia delle città sono controllati e militarizzati e le cosche dettano legge nei cantieri, accumulano enormi patrimoni immobiliari, guidano holding familiari. Complici il silenzio che li circonda, i clan trapiantati al nord, a Milano e d’intorni, si sono organizzati e rafforzati per dare l’assalto all’economia e alla politica. La ‘ndrangheta del ventunesimo secolo non è più un insieme di cosche autonome fra loro. Come un tempo Cosa nostra, la criminalità calabrese si è data una cupola, detta “Provincia”o “Crimine” retta da un capo supremo (la Provincia della Lombardia si conferma la più importante e potente colonia della ‘ndrangheta fuori dalla Calabria).
E mentre tutti tacciano o escludono che la malavita organizzata stia penetrando nei gangli vitali delle zone più ricche del Paese, la Procura di Milano e quella di Reggio Calabria danno il via alla più grande operazione anti ‘ndrangheta della storia d’Italia. Di oltre trecento arresti più della metà sono in Lombardia: da Milano a Legnano, da Pavia a Seregno. Vengono scoperti e smantellati 16 “locali” di basi avanzate della criminalità calabrese. I magistrati che hanno coordinato le indagini sono Ida Boccassini, Nicola Gratteri e Michele Prestipino, Giuseppe Pignatone, il capo della procura milanese, Edmondo Bruti Liberai e Pietro Grasso, il procuratore nazionale antimafia. Essi rappresentano “Il Quarto Stato” della lotta alla mafia.

Come si spiega allora che da parte dei palazzi delle istituzioni la presenza della criminalità organizzata viene puntualmente rimossa? E’ difficile negare che in questo atteggiamento vi è un misto di inadeguatezza, di imbarazzo, di opportunismo, di cattiva coscienza, di complicità. Un atteggiamento che Barbara Spinelli ha definito con la locuzione “ignoranza militante”, ovvero l’indisponibilità di principio a vedere, a sapere, a capire. Si potrebbe affermare che si tratti di una versione aggiornata, sebbene con il medesimo nefasto risultato, del linguaggio delle tre scimmiette che rispettivamente mostrano di non vedere, di non sentire, di non parlare. Sono quelle statuette vendute ai turisti stranieri che chiedono di sapere qualcosa di mafia.

Manca in questa campagna elettorale una presa di posizione netta e chiara. Un sussulto di coraggio. Il che, allo stato delle cose, sembra impossibile. E’ troppo ambizioso pretendere un mutamento repentino delle priorità del governo, delle gerarchie degli enti pubblici, dei confini di ciò che è lecito e illecito politicamente fare e intellettualmente dire.

A Milano la ‘ndrangheta ha più amici di prima. Cresce e prospera nella culla della Lega nord, nei comuni e nelle province dove il Carroccio miete consensi e conquista posti di governo. Dall’altro lato tuttavia si fa sempre più fitta la schiera di coloro che la combattono.
Lo stesso intervento di Roberto Saviano nella trasmissione di Fabio Fazio, “in vieni via con me” - nel quale denunciava davanti a nove milioni di spettatori che parte degli uomini della ‘ndrangheta interloquisce con il partito di Bossi - si inserisce in un discorso più ampio. Nel senso che la lotta alle mafie, sia al sud che al nord, non si conduce più “fra guardie contro ladri” ma attraverso un aspro, decisivo, conflitto sociale: ambienti sociali contro ambienti sociali. E nonostante l’indifferenza, complice la “politica”, la zona della “neutralità” o “zona grigia”, è meno ampia di una volta. Potrebbe essere una premessa questa per dare qualche speranza in più a tutti coloro che vogliono sconfiggere la criminalità organizzata e i poteri sempre più forti e penetranti del “Contro Stato”.

Filippo Piccione






La fonte di questa news è Fulmini e Saette
http://www.fulminiesaette.it

L'indirizzo di questa news è:
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=2150