Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Scalzo alla meta - Pagina stampabile - punti di fuga - Fulmini e Saette


Scalzo alla meta

Data Sat 1 December 2007 8:00 | Categoria: punti di fuga



Andrea Rizo da Candia, Madonna della Passione tra S. Giovanni Teologo e S. Nicola (tempera su tavola, XV secolo), Bari, Basilica di S. Nicola
La tavola centrale di un trittico quattrocentesco conservato nella basilica di S. Nicola a Bari raffigura un soggetto assai caro a quella "maniera greca" che ebbe lunga vita nel Sud dell'Italia, restando familiare e irrinunciabile anche in tempi in cui altrove il Rinascimento premeva alle porte della modernità. Si tratta di una Madonna con Bambino, rappresentata come "Madonna della Passione" secondo il tipo iconografico già diffuso a Creta in affreschi del XII secolo. L'autore, non per niente, è correntemente identificato in Andrea Rizo da Candia, artista cretese impegnatissimo all'epoca in area adriatica tra la Dalmazia e Venezia.

La Madonna regge sul braccio sinistro il Bambino rivolto verso l'arcangelo Gabriele che gli mostra gli strumenti della Passione (croce e corona di spine), mentre dal lato opposto l'arcangelo Michele reca la lancia, la spugna e l'aceto. Il tutto appare al primo sguardo così "familiare" da non vederci altro che la ripetizione di un soggetto mille volte riproposto, sebbene il pieno Quattrocento porti con sé – rispetto ai prototipi bizantini e bizantineggianti – una maggiore freschezza, la perfezione della tecnica pittorica, certa morbidezza nei passaggi chiaroscurali degli incarnati color terracotta e nelle lumeggiature finissime, la fermezza del disegno, il colore vivo e metallico, la straordinaria cura delle sottilissime crisografie e delle aureole bulinate. Non più solo Bisanzio, insomma, ma tanto Occidente.

Perché pensando alle icone ci viene in mente un altro universo, come se le sole parole adatte alla loro misura fossero ieraticità, distanza, fissità. È vero che esse nacquero e si moltiplicarono fedeli all'archetipo, senza indulgenze, senza un tempo cui appartenere che non fosse quello della fede. Ad un certo punto, però, accade qualcosa. Le difese si allentano, la crosta si fa più sottile. Qualcosa fa breccia nel rigore del canone e spezza gli equilibri, tenta di valicare l'insormontabile, stempera la distanza che ci separa quell'universo sospeso sull'impermeabilità alle passioni insinuandosi con un sentire più comprensibile all'uomo spaesato di fronte al suo Dio.



Mi piace pensare, insomma, che in quel Bambino – che stringe forte con ambedue le manine la destra della Madre cercando rifugio come qualsiasi altro cucciolo d'uomo di ogni luogo e di ogni tempo – che in quel Bambino divino che si ritrae impercettibilmente di fronte all'angelo che gli mostra i segni della sua fine, si insinui un'umanità che si tocca con mano. Accade qualcosa: il Bambino ha un fremito, si agita, si divincola. E in quel brusco movimento il piedino lascia cadere il sandalo, spezzando il canone con tutto il terrore e la paura umanissima della notte mortale.



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