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Pietro Aglieri e Mario Frittitta

Data Sun 10 April 2011 6:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Mentre sappiamo che le organizzazioni criminali, il contro-Stato, estendono il loro potere di penetrazione e controllo in vasti settori dell’economia nelle regioni ricche del Nord Italia e, in special modo, in Lombardia, non abbiamo più notizie di alcuni boss che hanno avuto, e forse continuano ad avere, rapporti con esponenti della chiesa, o meglio con il Vangelo, “che invita a stare in mezzo a chi soffre”.

In un’intervista rilasciata ad un giornalista di Repubblica - edizione Palermo- il 14 marzo 2004, Pietro Aglieri, ritenuto uno dei più spietati membri del clan dei Corleonesi, rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia, sente il bisogno di soffermarsi sui suoi pensieri, dove si trova molto più a suo agio a parlare con Dio. Quando Mario Frittitta, padre spirituale e assiduo frequentatore delle dimore del mafioso, viene arrestato, si è avuta una duplice reazione, l’una contrastante con l’altra: chi lo ha considerato vittima del dovere apostolico di andare a cercare la pecorella smarrita (come sostenevano la quasi totalità dei parrocchiani) e chi, come i pubblici ministeri, un complice che fa da tramite fra il suo illustre assistito e Cosa nostra. Fatto sta che i giudici sono stati conseguenti nel rappresentare le due diverse opinioni: quelli di primo grado lo condannano e quelli d’Appello lo assolvono.

La questione poteva o avrebbe potuto chiudersi qui se non fosse intervenuto il cardinale Salvatore De Giorgi che convoca una commissione di teologi per stabilire i criteri per il futuro che sono i seguenti. Se un latitante chiama, il prete deve avvertire il proprio arcivescovo; deve andare una sola volta per chiedere che la conversione religiosa coincida con la consegna di se stesso alle autorità giudiziarie; a questa resa personale deve conseguire una fattiva collaborazione per smantellare l’organizzazione mafiosa, riparare per quanto si può ai danni provocati e impedire che altri delinquenti continuino a seminare terrore e morte. Una decisione equilibrata che dovrebbe conciliare i canoni della chiesa con i principi e le norme dell’ordinamento giuridico dello Stato.
Ma non è di questo avviso padre Frittitta. Contesta che la “conversione” debba passare dalla “collaborazione” con la giustizia. “Quale collaborazione? Loro collaborino con la giustizia accusando se stessi, non gli altri! “, afferma in un’intervista rilasciata ad una ricercatrice di psicologia. E’ un fiume in piena il parroco spirituale dei mafiosi. Accusa la chiesa la quale è apparsa in un certo momento come soggiogata dalla giustizia. “Caselli faccia il giudice. Ma noi dobbiamo seguire il nostro dovere, abbiamo il Vangelo, abbiamo il diritto canonico…e andiamo avanti”, è il monito di Mario Frittitta. Come appaiono stridenti le sue parole con il grido di condanna lanciato quasi vent’anni prima da Giovanni Paolo II nella Valle di Agrigento contro i mafiosi che li invitava a pentirsi perché un giorno arriverà il giudizio di Dio.

Vediamo qual è invece il pensiero in proposito di Pietro Aglieri: “…Niente di polemico, per carità. Anzi, comprendo, anche se non lo condivido, il disinteresse, almeno apparente, di quella parte della gerarchia ecclesiastica intenta a salvaguardarsi da ipotetiche accuse di favoreggiamento facendosi in tal senso condizionare nelle scelte pastorali da seguire”. E di fronte al diktat che la conversione deve passare anche dalla collaborazione con la giustizia, afferma “che certe conclusioni affrettate siano più dei riflessi condizionati che il risultato di un ragionamento approfondito nelle sue diverse varianti”. In ogni caso “rimango del parere, in questo supportato dall’esperienza, che sia meglio e più producente continuare a stare, con l’aiuto della Grazia divina, nel contesto in cui mi trovo”.

Si ha l’impressione che la presenza sempre più diffusa ed invasiva della criminalità organizzata nei gangli vitali della società e dello Stato è anche il frutto del comportamento assunto da uomini come Pietro Aglieri e Mario Frittitta.

Filippo Piccione






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