Apologia di Ugo Rapiti

Data Sat 25 December 2010 5:00 | Categoria: sociografie

Ugo Rapiti ha 85 anni ed è una bella persona; ha vissuto una vita intensa: Sindaco di un piccolo centro dei Cimini per ben 22 anni, da sempre attivista di quello che un tempo, ormai lontano, era considerato il Partito della speranza, dell’uguaglianza e del futuro: il P.C.I.

Da quando questo Partito è stato sciolto vive come un orfano, avendo perduto le sue radici e le sue motivazioni originarie; ha girovagato tra il Pds e i Ds, il Pd, R.c. il Pdci e, da ultimo, Sel; non riesce a capacitarsi di quello che chiama: “tutto questo casino” e vive questa situazione da profugo della politica.

L’altra sera lo abbiamo festeggiato, ricordando le sue gesta, come quella volta che, in un incontro al Cremino, si lanciò in una esaltazione incondizionata di Stalin, provocando le reazioni sbigottite e indignate dei gerontocrati del periodo post krusceviano, o quell’altra volta che fu arrestato e imprigionato per tre mesi per aver difeso gli occupanti delle terre incolte.

Ugo Rapiti stava bene nelle Feste dell’Unità, quando incontrava in una atmosfera di Festa e di semplicità i suoi concittadini, il “popolo lavoratore”.

Nella gestione del suo mandato di Sindaco – ripeto per ben 22 anni – non è stato mai toccato da un sia pur minimo scandalo o sospetto; ed infatti non ha messo da parte nulla, se non la sua piccola casetta, che tra l’altro ha ricevuto in eredità.

Ha sempre fatto il bracciante agricolo e/o l’operaio edile; ma nell’esercizio del suo mandato di Sindaco aveva la capacità di parlare da pari a pari con i più autorevoli intellettuali della sua epoca, come Libero Bigiaretti e Pier Paolo Pasolini.

In questo periodo che anticipa le feste di Natale, mi piace pensare a Ugo Rapiti, ricordandolo con commozione e affetto, augurando a me stesso e a tutti noi che anche in un prossimo, ravvicinato futuro, nascano altre persone come lui, con la sua freschezza e il suo entusiasmo, per uscire dal pantano nel quale ci troviamo da ormai troppo tempo, e guardare con fiducia al futuro.

Pietro Pacelli





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