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WikiLeaks e Gesù

Data Thu 9 December 2010 5:00 | Categoria: Gesù

quadro di Duccio

Duccio, Disputa di Gesù con i Dottori del Tempio, Museo dell'Opera del Duomo di Siena.

Ieri, ricercando sulla Rete informazioni-e-analisi-e-pensamenti intorno al caso WikiLeaks-Poteri-Cittadini, ho trovato e letto l’articolo Il potere digitale di Stefano Rodotà (repubblica.it).
Ne riporto un brano, per poi aggiungere due parole pertinenti di Luis Razeto e mie. Ecco il brano di Rodotà: “Lo scandalo è WikiLeaks o l'incomprensione e l'inconsapevolezza degli Stati nell'affrontare lo "tsunami digitale" che già caratterizza il tempo presente e sempre più disegnerà il futuro? È stata colta l'opportunità tecnologica per far crescere quasi senza limiti la raccolta delle informazioni e la loro conservazione in banche dati sempre più gigantesche. Ma questo mondo è troppo spesso governato da una cultura assai simile a quella degli antichi archivi, protetti dalle loro stesse caratteristiche fisiche - carta, schede, dischi - che rendevano difficile l'accesso e la circolazione delle informazioni raccolte.”
Ebbene, il libro Il progetto di Gesù, scritto dieci anni fa con Luis - edito in spagnolo nel maggio 2008 (Centro Ecuménico Diego de Medellín), in italiano nel giugno 2010 (ilmiolibro.it), e che puoi trovare anche in Rete nei siti www.luisrazeto.net e www.pasqualemisuraca.com - inizia affrontando 'il problema degli archivi' come problema intellettuale-e-morale fondamentale, e più precisamente come il primo problema che Gesù affronta pubblicamente. Ecco l'incipit del nostro romanzo filosofico:

*

IL TEMPIO.

In occasione della Grande Festa, non importa di quale religione né di quale epoca, Gesù adolescente giunge nella Città Santa e varca la porta del Tempio.

Dove sono? Perché questo silenzio improvviso? Cos'è questo spazio smisurato? Sto rimpicciolendo. Cammino a stento, come in sogno. Respiro appena. Sono nel Tempio?
Un odore mi circonda, mi assale, mi stordisce, come di fiori marciti... campi di grano bruciati... una stanza dimenticata dal sole... Mi manca l'aria, e l'eco dei miei passi mi insegue, ingigantendo. Sono nel Tempio?
Penombre intorno, mi sposto... cadono intorno fasci di colori attutiti, avanzo... di fronte, dall'alto, mi scrutano, m'incantano statue di vetro. Da ogni lato pilastri che s'incurvano in catene di archi immensi. Mi sovrasta un cielo di pietra. La casa di un gigante! E' il Tempio? Questo è il Tempio? Mi gira la testa...


L’adolescente s'accosta ad un albero-pilastro, vi si appoggia, scivola sul suo fianco, si siede ai suoi piedi, riprende fiato, e riflette.

Ma il Tempio, non è la casa di Dio? Non dovrebbe essere pieno della sua presenza? Non dovrebbe essere colmo di vita? Invece ho smesso di sentire la sua compagnia. Com'è che lo sentivo vicino quando ero fuori, e mi si nasconde ora che sono qui? Mi parlava nel mondo e tace nella sua casa?

Eppure, mio padre Giuseppe... Ah! quel pomeriggio sotto il fico ricolmo di fichi maturi, col venticello leggero che gli muoveva piano i capelli, e i suoi occhi luccicavano dalla gioia di stare con me!

- Ecco, Gesù, esattamente come noi stiamo insieme qui, tu starai con il Signore nel Tempio, e sentirai la sua voce, e gli parlerai e ti ascolterà!

- Ma, Giuseppe, Dio non è dappertutto? Io lo sento davvero qui con noi.

- Certo, Gesù. Ma nel Tempio ci si avvicina ancora di più. Il Tempio è un posto speciale, come la casa, no?, come... come la montagna di Mosè, ti ricordi? Ti ricordi di quel giorno in cui Mosè, non sentendo più distintamente la voce di Dio in mezzo al popolo che si disperava e si rotolava in mille distrazioni, salì sulla montagna per ritrovarlo? E il Signore era lì che lo aspettava, e gli parlò con voce tonante, e gli ordinò di costruire un Tempio, e gli promise che lì lo avrebbe ritrovato sempre, ogni volta che gli bisognava.

E adesso che mi bisogni, Dio, e che sono nel tuo Tempio, dove sei? Perché non ti sento? Ma è proprio vero che sei qui? Se ci sei, dove? Stai rintanato da qualche parte e ti nascondi per un gioco crudele? Ti vengo a cercare.


L’adolescente si alza e continua a cercare Dio nel Tempio.

Cerca Dio e trova l'arte, e cioè quello che tutti troviamo nei templi: straordinarie strutture, meravigliose macchine, spettacolari scenari, costruiti per stupire intimorire commuovere trascinare zittire sconvolgere abbagliare smarrire rapire...

Trova l'architettura con i suoi gradoni e piattaforme, le sue colonne e trabeazioni, archi e volte, vetrate e cupole, spazi infiniti e sublimi proporzioni. Le sculture, di legno, di marmo, avorio, stucco, oro, che rappresentano corpi straziati e scattanti, e la pittura di volti e paesaggi, di inferni e paradisi.

Trova le rappresentazioni di Dio e degli uomini, del cielo e della terra... Cercando la voce di Dio trova le opere degli uomini che cercano di comunicare con Dio. Dalle epoche più remote questo hanno desiderato gli uomini. I petroglifi, quei disegni immensi distesi sulla Cordigliera e nei deserti, erano modi di dire a Dio "ecco, qui ci siamo noi, ci vedi?"

Cosa sono queste opere? Che ci fanno nella casa di Dio? Chi le ha fatte? Sembrano qualcosa di diverso da un dialogo con Dio... No, queste non sono parole di Dio, non esprimono lui, come si manifesta nei movimenti delle volte stellate, negli ondeggiamenti dei mari infiniti, nell'avvicendarsi delle stagioni, nell'attorcigliarsi dei serpenti.

Queste sono opere degli uomini, impressionanti, incantevoli, ma perché risuonano qui nel Tempio le parole degli uomini e non quelle di Dio? È come se attraverso queste opere quelli che le hanno fatte cercassero di parlargli, in ogni modo, a voce bassa, in tono agitato, a fior di labbra, mille e mille cose dicendo, esprimendo desideri, mostrando bravure, manifestando emozioni, personificando sentimenti, articolando pensieri, svelando segreti e confessando speranze, sussurrando dubbi, ponendo domande. Ma la risposta di Dio?

Voglio uscire da questo tempio.


Cigolano le porte del Tempio, s'infiltrano le voci di fuori... motori... grida di ragazzi... offerte di venditori...

Gesù si volta e si dirige verso l'uscita.

Ma cosa sono quelle ombre che camminano? Chi sono quegli uomini in nero? Sono i sacerdoti del Tempio. S'inchinano e si rialzano guardando fisso l'altare. Avanzano in processione, quando mi scoprono, mi puntano, mi scrutano, ma io resisto ai loro sguardi da padroni di casa.

Non devo aver paura - mi dico, vai a parlare con loro.


E Gesù li segue fino ai gradini che sollevano a una piattaforma, alle pareti della quale una imponente scaffalatura racchiude i Libri Sacri. Al centro della piattaforma, con i libri alle spalle e l’adolescente in basso, i sacerdoti si sistemano accuratamente in grandi sedie. Quando hanno finito di disporsi di fronte a lui, Gesù rivolge loro la parola.

- Potete darmi una risposta? Sono inquieto e voglio farvi una domanda.

È il sacerdote che occupa il centro della fila a rispondergli.

- Chi sei tu?

- Sono un adolescente che cerca Dio.

- Bene. Questa è la Casa di Dio.

- L'ho cercato, ma non ho sentito la sua voce. Ho sentito invece le voci degli uomini.

- Di quali voci parli?

Compiendo un giro intorno a se stesso e indicando con un ampio movimento del braccio e della mano ciò che lo circonda, Gesù risponde:

- Ecco, tutto quello che vedo nel Tempio sono opere degli uomini. Ma non ho visto un'opera di Dio. Ho sentito cantare gli uomini, e, in risposta, il silenzio di Dio.

I sacerdoti si scambiano sguardi sorridenti, e indicano i Libri Sacri disposti ordinatamente alle loro spalle.

Il capo dei sacerdoti, a Gesù:

- Quella è la parola di Dio.

Gesù, imperterrito:

- I Libri Sacri li conosco. Li ho letti insieme a mio padre.

- E non vi hai trovato la parola di Dio?

- Certo. Ma io cerco il Dio vivente qui nel Tempio.

- Non hai letto nei Libri Sacri che proprio nel Tempio Dio si fa vivo, e che noi sacerdoti lo rappresentiamo fra gli uomini?

- E Dio vi ha detto di tenerli chiusi negli scaffali, i suoi libri? Perché non lasciate che tutti possano leggerli liberamente?

- Siamo noi sacerdoti gli incaricati di insegnare la parola di Dio, senza equivoci né errori.

Gesù aggrotta la fronte e riflette andando su e giù davanti a loro. Si ferma, li guarda e riprende ad interrogarli:

- Se siamo tutti uguali davanti a Dio, perché vi ponete sopra gli altri uomini?

Sui visi degli uomini in nero si spengono gli ultimi sorrisi di sufficienza, e il capo seccamente risponde:

- Noi siamo i Dottori della Legge.

- Voi che conoscete bene i Libri e la Legge, spiegatemi: perché questi dipinti e queste sculture nella Casa di Dio?

Il capo dei sacerdoti guarda un sacerdote che lo affianca, e questo risponde a Gesù:

- Figliolo, l'arte eleva lo spirito. Attraverso l'arte vengono rappresentati i grandi misteri che gli uomini semplici non riescono a comprendere.

- Ma ho visto alcune immagini terribili che incutono timore.

Il capo dei sacerdoti, riprendendo la parola:

Come no? Bisogna intimorire gli uomini, e soprattutto le donne, che altrimenti non si contengono, e manifestano senza limite e senza freno le passioni più torbide. L'essere umano incolto è pericoloso, preda dei suoi istinti bestiali, come un cavallo senza cavaliere e senza briglie che scalcia l'aria scavalca il recinto si perde nell'intrico dei boschi nella polvere dei deserti nei gorghi dei mari.

- Ho capito. Ma queste sono opere fatte da spiriti liberi che aprono territori sconosciuti, che inventano mondi di colori e forme sconvolgenti.

- Bravo ragazzo. È vero, gli artisti sono esseri scatenati, che non riusciamo a controllare; ma abbiamo capito che le loro opere sovversive producono sul resto degli uomini un effetto psicologico positivo. Infatti gli artisti sublimano i propri istinti e le proprie passioni facendone rappresentazioni, e gli spettatori si contentano di assistere agli spettacoli di quella libertà, senza azzardare la propria, se non di nascosto, di notte, quando appartati, innocui, soli, sognano di essere cavallo e cavaliere, cacciatore e preda, artista e spettatore insieme.

- Ma allora, questa religione della quale voi siete i signori, non è la religione che avvicina a Dio e rende liberi, ma è una religione che mantiene le distanze e sottomette, che crea donne e uomini buoni ma intimoriti.

Un sacerdote anziano:

- Che? Come? Ho capito bene?

Un altro sacerdote, facendo segno all'anziano di stare calmo, interviene:

- E cos'altro si può fare? Non hai letto che l'uomo è peccatore?

- E voi non avete letto che Dio lo ha fatto a sua immagine e somiglianza?

Il capo sacerdote, riprendendo la parola:

- Senti un po’ ragazzo, come si chiama tuo padre?

- Che c'entra mio padre? Stiamo parlando del Padre nostro che è nei cieli!

I sacerdoti ammutoliscono.

Gesù sale gli scalini che lo dividevano dalla piattaforma, si dirige deciso verso gli scaffali, li spalanca, cerca fra i libri finché trova quello che cerca, e passeggiando in circolo intorno alla fila dei sacerdoti legge ad alta voce:

“Io sono giovane d'età e voi siete vecchi;
per questo ho esitato, per rispetto,
a manifestare il mio pensiero.
Dicevo: ‘Parlerà l’età
e il gran numero degli anni insegnerà la sapienza.’
Ma, nell’uomo, quel che lo rende intelligente
è lo spirito, è il soffio dell’Onnipotente.
Non sono i lunghi anni a dare la sapienza,
né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto.
Perciò dico: ‘Ascoltatemi;
vi esporrò anch’io il mio pensiero’.
Ecco, ho atteso le vostre parole,
ho ascoltato i vostri argomenti,
finché andavate in cerca di argomenti.
Vi ho seguito attentamente,
ed ecco, nessuno di voi ha convinto Giobbe,
nessuno tra voi ha risposto alle sue parole.
Non dite dunque: ‘Abbiamo trovato la sapienza,
soltanto Dio lo farà cedere; non l’uomo!’
Egli non mi ha rivolto parole,
e io non gli risponderò con le vostre parole.
Sono sconcertati! Non rispondono più,
non trovano più parole.
Ho atteso, ma poiché non parlano più,
poiché stanno lì senza risposta,
parlerò per mio conto,
esporrò il mio pensiero.
Perché sono pieno di parole,
e lo spirito che è dentro di me mi stimola.
Ecco, dentro di me c’è come vino senza sfogo,
come vino che squarcia gli otri nuovi.”

(Libro di Giobbe)

Finito di leggere il brano, Gesù consegna il libro al sacerdote più vicino, volta le spalle a tutti e lascia il Tempio.

Come un marinaio si allontana sulla sua barca dal porto e le terre e le città retrocedono, Gesù abbandona il luogo dove ha sentito per la prima volta nella vita l'assenza di Dio, mentre i sacerdoti indietreggiano impietriti, inchiodati alle proprie sedie,

"stupefatti dalla sua intelligenza e le sue risposte".

(Vangelo secondo Luca)





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