Torquato Tasso

Data Mon 1 March 2010 5:00 | Categoria: Eftimios

Per l’antologia della poesia italiana dedicata ad Eftimios, per questo mese di marzo dell’anno dimezzato ho scelto un sonetto di Torquato Tasso:

Vissi: e la prima etate Amore e Speme
mi facean via più bella e più fiorita;
or la speranza manca, anzi la vita
che di lei si nudría, s’estingue insieme.

Né quel desio che si nasconde e teme
può dar conforto a la virtù smarrita;
e toccherei di morte a me gradita,
se non posso d’amor, le mete estreme.

O Morte, o posa in ogni stato umano,
secca pianta son io, che fronda a’ venti
più non dispiega, e pur m’irrigo in vano.

Deh, vien, Morte soave, a’ miei lamenti
vieni, o pietosa, e con pietosa mano
copri questi occhi e queste membra algenti.

L’ho scelto in primo luogo per la sua musicalità, una caratteristica propria di Eftimios nella sua vita intera, dal principio alla fine, dalle attività creative alle minuzie quotidiane.
[‘Musica’ vuol dire ‘arte delle Muse’, e per ‘musicalità’ intendo l’espressione ad arte dei sentimenti e dei pensieri mediante suoni (e gesti, e segni) modulati.]

In secondo luogo, l’ho scelto per per radicale opposizione. Eftimios non si è lamentato, mai.




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