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Agli atei non manca niente

Data Sun 7 February 2010 5:00 | Categoria: leOpereeiGiorni

{Ri-pubblico qui il 'fulmine' uscito ieri sabato 6 febbraio 2010 sulle pagine di Alias, supplemento culturale de 'il manifesto', nella rubrica mensile 'fulmini e saette'. Pasquale Misuraca}


Nell’omelia del 6 gennaio, Joseph Ratzinger papa della Chiesa Cattolica con il nuovo nome Benedetto XVI, ha osservato (1): “i credenti in Gesù Cristo sembrano essere sempre pochi”; si è domandato (2): “ qual è la ragione per cui alcuni vedono e trovano e altri no? Che cosa apre gli occhi e il cuore? Che cosa manca a coloro che restano indifferenti, a coloro che indicano la strada ma non si muovono?”; si è risposto (3): “la troppa sicurezza in se stessi, la pretesa di conoscere perfettamente la realtà, la presunzione di avere già formulato un giudizio definitivo sulle cose rendono chiusi ed insensibili i loro cuori alla novità di Dio.”

A mio modo di pensare, Ratzinger ha in parte ragione e in parte torto:
(1) su questo punto ha ragione: sono pochi i credenti cristiani, e molti meno dei due miliardi che si dichiarano tali – per ipocrisia o conformismo nei confronti degli altri e persino di se stessi;
(2) su questo punto ha torto: gli atei, gli agnostici, gli areligiosi, non hanno gli occhi e i cuori chiusi, non “mancano” di qualcosa di essenziale, non indicano agli altri e loro stessi restando fermi sulla strada della vita e della morte – no. La credenza in Gesù Cristo non è un “dono” del quale essi sono disgraziatamente privi, è una possibilità tra altre possibilità tutte egualmente degne di essere colte entusiasticamente e vissute allegramente;
(3) su questo punto ha torto: i non cristiani non sono necessariamente “troppo” sicuri, e non tutti fra loro “pretendono” di conoscere “perfettamente” la realtà, né “presumono” di avere già formulato un giudizio “definitivo” sulle cose del mondo. Ce ne sono di questo genere, lo so, ma... “Chi è senza peccato scagli la prima pietra contro di loro.” (Gv 8,7)

Le virtù proprie del laico – insegnava Norberto Bobbio - sono il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il rispetto delle idee altrui. Prova all’incontrario: sono proprio i peccatori lanciatori di pietre, sono i cristiani alla Ratzinger, ad essere troppo sicuri, e pretensiosi, e presuntuosi. Alla Ratzinger ed alla Savonarola. Che c’entra Girolamo Savonarola? Che c'entra il riformatore sconfitto con il controriformatore trionfante? Che c’entra il frate scomunicato, processato, torturato, lapidato, impiccato e arso a 46 anni col sacerdote che a 82 anni è vescovo di Roma, primate d’Italia, capo del collegio episcopale e sovrano dello Stato del vaticano? C’entra, ed è il problema dei religiosi nel loro insieme.
Rendo testimonianza. La stessa sera dell’Epifania di quest’anno ho scelto di non vedere la televisione, di non sentire la radio, niente DVD, niente Internet eccetera: ho scelto di leggere un libro. L’ho aperto e mi sono trovato di fronte ad una predica di Girolamo Savonarola, quella tenuta il 6 novembre 1494, nella quale il domenicano afferma: “E filosofi cercorno solo col lume naturale le cose che loro andarono meditando; al vero cristiano appartiene cercare di empiersi del lume sopranaturale, e della grazia di Dio.” (Traduzione: I filosofi antichi cercarono soltanto con la ragione la verità; ma la ragione umana è imperfetta se non è illuminata dalla rivelazione e dalla grazia.)






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