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Vito Mancuso fraintende Gesù

Data Tue 12 January 2010 5:00 | Categoria: Gesù

{Ri-pubblico qui il 'fulmine' uscito su Alias il 9 gennaio 2010. Pasquale Misuraca}

Un Gesù di seconda mano.

C’è voluta la fine del comunismo perché Marx fosse liberato dalla camicia di forza ideologica nella quale i marxisti l’hanno costretto per più di cento anni – Marx è morto nel 1883, il comunismo nel 1989.

Quanto ci vorrà per Gesù? Quanto tempo ancora sarà costretto nella camicia di forza ideologica dei cristiani? Tutti i cristiani in quanto cristiani, compresi quelli più simpatici, come Vito Mancuso: La vita autentica, Mondadori, 2008.

Questo libro è da leggere, ma fa torto a Gesù (come torto gli faceva il precedente: L’anima e il suo destino - vedi il ‘fulmine’ del 20 dicembre 2008). Leggiamo: “La versione della CEI traduce le parole di Gesù in Marco 8, 34 in questo modo: ‘Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso’, mentre sarebbe meglio rendere il verbo greco aparnéomai con ‘negare’ nel senso di ‘vincere’, ‘superare’: se qualcuno vuol venire dietro di me, si deve negare, si deve superare. Non si tratta di rinnegare se stessi quasi in odio a se stessi, ma si tratta di superare i propri interessi particolari per realizzarsi veramente nell’adesione a qualcosa di più grande.”

Ben detto: “rinnegare se stessi quasi in odio a se stessi” non è farina del sacco di Gesù. È farina del sacco della CEI, e di Agostino di Ippona, e di Paolo di Tarso.

Ma allora perché Vito afferma che “il sospetto verso se stessi fa parte dell’insegnamento di Gesù”? Secondo me perché sente, comprende, capisce e spiega Gesù attraverso Agostino e Paolo.

Infatti, dopo aver criticato l’esclusiva fedeltà a se stessi (come teorizzata da Martin Heidegger), scrive “Rispetto al proprio sé, la diffidenza è altrettanto indispensabile della fedeltà.” E considera in sequenza (1) la “spietata autoanalisi” di Agostino (Confessioni), (2) il “severo giudizio sulla propria interiorità” di Paolo (Lettera ai Romani), e (3) Gesù: “Il sospetto verso se stessi fa parte dell’insegnamento dello stesso Gesù nella sua polemica contro una religiosità solo esteriore: ‘Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male.” (Marco 7, 20-21). ‘Dal di dentro’, nell’originale ésothen, è un avverbio che ricorre altre volte nei Vangeli con il medesimo cupo significato.”

Sospetto. Verso di sé. Verso gli altri. Parola appropriata se riferita alla visione dell’uomo propria dei cristiani, di Agostino, di Paolo (e, in varia misura, degli evangelisti). Ma Gesù non era cristiano (come Marx non era marxista). Gesù alla critica e all’autocritica spingeva, non al sospetto. Vito invece sospetta. Di sé, e dei fratelli che pensano la vita e il mondo diversamente da lui: “Io sospetto che il problema di Callicle e Nietzsche sia quello di non stare bene con se stessi e che sia questo malessere interiore a condurli a esprimere la loro instabilità e la loro rabbia in un pensiero destabilizzante e rabbioso.”

Calma e gesso, Vito. Diamo a Friedrich ciò che è di Friedrich: “Ciò che manca nel cristianesimo è l’astenersi da tutto quello che Gesù ha ordinato di fare.” (Frammenti postumi) Ed a Gesù ciò che è di Gesù: “Perché mi chiamate: Signore, Signore – dice Gesù -, e poi non fate ciò che dico?” (Lc 6, 46)





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