Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 109 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 La bomba e la bombola del Contro-Stato - Pagina stampabile - lo Stato del meridione - Fulmini e Saette


La bomba e la bombola del Contro-Stato

Data Sun 10 January 2010 5:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Con l’attentato di Reggio Calabria lo scontro fra lo Stato legittimo e le forze del contro-Stato, che operano in una parte importante del Meridione, sta assumendo dimensioni e caratteristiche inedite. Le Forze dell’ordine e la magistratura, dopo aver assestato durissimi colpi all’organizzazione malavitosa che fa capo alle cosche della ‘Ndrangheta (nel 2009 sono stati arrestati quarantanove latitanti, sequestrati ottocento milioni di euro e confiscati beni di enorme valore anche fuori dalla Calabria), devono ora fare i conti con la nuova strategia che sta dietro la bomba al tritolo e alla bombola di gas fatte esplodere il 3 gennaio all’ingresso del palazzo che ospita gli uffici giudiziari.

“Si tratta di un atto intimidatorio alla Procura reggina che sta portando avanti una forte repressione nei confronti della criminalità organizzata” (Pietro Grasso- Procuratore Nazionale Antimafia). In quelle stanze attendono di essere esaminati - in grado di appello - procedimenti delicatissimi che riguardano sequestri e confische di patrimoni della ‘Ndrangheta per decine e decine di milioni di euro. Altri processi importanti stanno per aprirsi a carico delle diverse famiglie. L’ipotesi prevalente è che l’attentato nasca da un patto tra le varie ‘ndrine.

L’attacco, secondo la Procura distrettuale antimafia, è stato pensato ed eseguito da quel che resta della vecchia guardia e dal vertice della nuova generazione (giovani preparati, dinamici, che parlano le lingue e che si muovono da un continente all’altro, per concludere affari milionari, senza difficoltà alcuna). Un’azione eclatante che ricorda lo stile corleonese dell’inizio degli anni 90.
Per gli ‘ndranghetisti, come per gli appartenenti a Cosa nostra e alla Camorra, essere catturati e messi in galera per scontare un po’ della pena, non viene considerato un affronto così grave alla loro “onorabilità”. Ma se vengono sottoposti a confisca e sequestrati i loro patrimoni acquisiti tramite traffici di droga ed armi, estorsioni, intimidazioni, uccisioni e stragi e poi gli stessi vengono assegnati ad enti pubblici od associazioni di volontari, tutto questo non riescono, in nessun modo, a tollerarlo.

Finora gli strumenti più efficaci di repressione sono stati il carcere duro con l’applicazione del 41 bis e la confisca dei beni. Con il primo è cresciuto il numero dei “pentiti” che ha aiutato notevolmente il lavoro della magistratura inquirente e giudicante. Con il secondo l’azione dello Stato sta ottenendo risultati significativi nel contrastare la malavita organizzata.

Ed è proprio su questo fronte che si sta ora giocando la partita, forse decisiva nella lotta alle mafie. Il conflitto fra lo Stato e il contro Stato si sta acutizzando soprattutto nella zona che va dalla Piana di Gioia Tauro fino alla costa jonica. Qui le famiglie dei Piromalli, dei Molè, dei Crea, degli Alvaro e la famiglia Pesce, la più temibile di Rosarno – che, in certo senso, rappresentano l’”aristocrazia” della ‘Ndrangheta - dettano legge. Negli ultimi anni il controllo del territorio, a causa anche delle lacerazioni interne agli uffici della Procura, si è esteso e rafforzato a dismisura. La ‘Ndrangheta, a differenza delle altre organizzazioni criminali, ha una capacità di “immersione” che le consente di stabilire forme e comportamenti che imprenditori, commercianti e professionisti devono tenere; di interloquire agevolmente con le istituzioni ai vari livelli decisionali; di avere propri uomini negli organismi elettivi ed esecutivi, in quasi tutti i settori e in ogni segmento e piega della vita pubblica e privata.

Con l’arrivo del procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone, del procuratore aggiunto, Nicola Gratteri, del presidente del Tribunale, di tre nuovi sostituti procuratori della Repubblica e di due aggiunti procuratori generali, nonché la designazione del nuovo Procuratore generale, la situazione è cambiata radicalmente e gli uomini dell’illegalità e del malaffare sono alla ricerca di nuove strategie per continuare ad imporre la loro supremazia.

Sebbene la situazione mostri alcuni segnali di cambiamento, la strada da compiere è ancora lunga e tortuosa. Prima che si possa dire che i colpi inflitti alle organizzazioni criminali siano andati a segno resta una enorme “zona grigia” da investigare. Il procuratore aggiunto Gratteri, in merito alla questione, è il primo a porsi la seguente domanda: perché i mafiosi e gli affiliati alla ‘Ndrangheta oggi, rispetto a cinque anni fa, sono aumentati e la criminalità organizzata nello stesso periodo è diventata più ricca e potente?

Dalle analisi condotte da importanti istituti di ricerca (Eurispes e SoS Impresa - la struttura antiracket di Confesercenti) risulta che mafia, ‘ndrangheta e camorra hanno sviluppato un giro d’affari che oscilla fra i 120 ai 160 miliardi di euro nel solo 2009. Il primato è detenuto dalle organizzazioni che si richiamano alla ‘Ndrangheta che gestisce un fiume in piena di denaro che si guarda bene però dallo spendere e impiegare nell’economia calabrese. Questi soldi e questi beni vengono investiti nelle regioni del centro nord, ma soprattutto all’estero, in Europa e in tutti e cinque i continenti, anche attraverso operazioni finanziarie ad alto livello.

Si tratta di una massa di denaro che si dirama e si infiltra nell’economia legale facendo crescere quella “zona grigia” che si alimenta e si espande senza tregua grazie alla persistenza di collusioni, di gestione illegale di denaro pubblico, di emergenza morale, di rapporti tra massonerie deviate e politica e, persino, di non sempre limpide “incrostazioni giudiziarie”.

Dai 90 a 110 miliardi del 2008 si passa da 120 a 160 miliardi di euro del 2009. E’ l’equivalente dell’apporto dato dai tre milioni e mezzo dei nostri lavoratori immigrati.

Con differenti finalità e destinazione, ovviamente: quelli della malavita organizzata sono esentasse e vengono utilizzati per nuove speculazioni e/o per condizionare l’economia reale; quelli “guadagnati” dai lavoratori immigrati per contribuire, nella misura del 9,5%, ad incrementare il nostro reddito nazionale, a mantenere in attivo le casse dell’Inps, a versare circa sette miliardi all’anno di tasse nel bilancio dello Stato.

PS: In questi giorni nei pressi di Reggio Calabria, a Rosarno, un paio di migliaia di immigrati, soprattutto africani, si è trovato al centro di uno scontro con gli abitanti locali con feriti gravi e interventi delle forze dell’ordine che in parte sono riuscite a sedare la rivolta. Il consiglio comunale di Rosarno è stato sciolto nell’ottobre del 2008 per sospette infiltrazioni mafiose. Nei suoi d’intorni, in casali e fabbriche dismessi e in edifici diroccati e fatiscenti vivono, in condizioni igieniche inimmaginabili, gli immigrati stagionali per la raccolta degli agrumi. Per ogni giornata lavorativa di 12-14 ore la loro paga non supera 25 euro. La maggior parte di quei terreni appartiene alle ‘ndrine che succhiano il sangue degli “ultimi”. I “neri” sono attesi dopo Natale quando si maturano arance e clementine per essere reclutati e trasportati tutte le mattine nei campi stipati nei furgoni guidati dai caporali della zona ai quali versano un quinto del loro “salario”. Gli “ultimi”, gli immigrati, e i “penultimi”, i cittadini di Rosarno, sono costretti, senza alcuna ragione, a farsi la guerra fra di loro. Mentre il ministro dell’Interno concentra i suoi interventi prendendo di mira l’immigrato “clandestino”, nei cui confronti vede in giro troppa tolleranza, la ‘Ndrangheta se ne sta tranquilla, può continuare la sua escalation indisturbata e proseguire la schiavizzazione e lo sfruttamento del lavoro degli immigrati, poco importa se poi sono regolari o meno.

Ma a volte può capitare che a tutto ciò si aggiungono altre violenze e aggressioni, magari volute dalle stesse cosche, che provocano ulteriore rabbia e disperazione. E nella ribellione, secondo Roberto Saviano - come è accaduto a Castelvolturno dove furono massacrate e uccise sei persone extracomunitarie dagli uomini armati dai Casalesi – ci può essere un atto di coraggio e di sfida frontale che potrebbe impensierire la malavita organizzata ovunque tenga sotto controllo il territorio e la popolazione delle varie Rosarno e Castelvolturno d’Italia.





La fonte di questa news Fulmini e Saette
http://www.fulminiesaette.it

L'indirizzo di questa news :
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=1759