Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Convivere con la Mafia? No grazie. - Pagina stampabile - lo Stato del meridione - Fulmini e Saette


Convivere con la Mafia? No grazie.

Data Tue 10 November 2009 5:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Emulando la Confindustria della Sicilia, la Confindustria della Calabria ha distribuito l’estate scorsa un questionario tra gli industriali di Catanzaro che è stato poi sottoposto a tutte le aziende della regione per appurare quante siano le vittime delle estorsioni e dell’usura. L’assedio della malavita organizzata copre tutta l’area produttiva colpendo indiscriminatamente industriali, imprenditori, piccoli esercenti, artigiani, semplici negozianti.

Il quadro che è venuto fuori dall’indagine è piuttosto preoccupante. Nella sola provincia di Catanzaro le imprese che hanno subito estorsioni nell’ultimo anno sono il 40% del totale di cui il 28% ha ammesso di aver pagato il pizzo, mentre solo il 49% ha sporto denuncia alle forze dell’ordine o alla magistratura. Soltanto il 18% di coloro i quali hanno denunciato il racket hanno ottenuto aiuto dalle autorità competenti. Questa situazione non fa altro che scoraggiare gli imprenditori ad intraprendere la strada della denuncia per il pericolo delle ritorsioni da parte della ‘ndrangheta le quali il più delle volte hanno esiti cruenti sia nei confronti del titolare dell’azienda, che delle maestranze e degli stessi familiari.
Ancora una volta ci troviamo di fronte al fatto che nella lotta fra le forze dello Stato legittimo e quelle del contro Stato finiscono per avere la meglio queste ultime. Stando così le cose non resta che soccombere o convivere con il sistema imposto dall’organizzazione mafiosa.

L’opinione di Ivan Lo Bello, presidente degli industriali siciliani e artefice della ribellione che ha portato gli imprenditori dell’isola a denunciare il pizzo, è completamente opposta ad un tale comportamento di assuefazione o di rinuncia. E non fa alcuno sconto nei confronti di chi fa un passo indietro adducendo di essere doppiamente disarmato: da un lato perché lo Stato non è sufficientemente in grado di proteggerlo o di aiutarlo e dall’altro perché le organizzazioni malavitose dispongono di mezzi di “persuasione” e di intimidazioni molto potenti ed efficaci. “La società meridionale - puntualizza Lo Bello - non può rimanere paralizzata davanti all’opinione che la vittima va capita, perché non si fa altro che guardare passivamente un problema in continuo aumento”.

Secondo il capo di Confindustria siciliana l’unico rimedio per bloccare o invertire la tendenza del fenomeno è l’espulsione dall’Associazione per chi paga il pizzo. La questione non è poi così pacifica. La soluzione avanzata da Lo Bello non persuade il suo omologo presidente degli industriali calabrese, Umberto De Rose, il quale la considera “una strategia che porta solo all’emarginazione dell’imprenditore”. Anche qui ci troviamo, a prima vista, di fronte ad una dialettica che tutto sommato fa parte della libertà di pensiero e della parola, ma nella sostanza crea un’incrinatura nei rapporti dell’ associazione confindustriale che, come in altre situazioni di scollamento e di inefficienza che si verificano nelle istituzioni, non fanno che giovare alle organizzazioni malavitose.

Stando alle reazioni si può però continuare ad aver fiducia nelle forze nuove che non intendono abdicare al proprio ruolo di cittadini e come tali fronteggiare il fenomeno mafioso. Infatti proprio i giovani industriali calabresi hanno contestato le posizioni del loro leader in un documento nel quale si afferma che “Pagare il pizzo significa rafforzare le organizzazioni criminali sotto il profilo economico, ma peggio, riconoscere loro il potere di soggetto legittimato a garantire la sicurezza”. E’ un fatto importante se accanto a questa presa di posizione viene evidenziata la necessità di fare qualcosa di più per conquistare maggiore autorevolezza e un’immagine più “decorosa” rispetto al passato.

Apprendiamo che a seguito di quell’appello Confindustria Calabria ha radiato 92 soci dalle varie associazioni territoriali perché collusi con organizzazioni criminali o condannati per reati di mafia. Pare di essere, anche se occorre farne molta, sulla buona strada pure in Calabria.






La fonte di questa news è Fulmini e Saette
http://www.fulminiesaette.it

L'indirizzo di questa news è:
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=1695