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Che fare?

Data Sat 3 October 2009 6:00 | Categoria: sociografie


Oggi l’Italia sta vivendo un periodo decisamente buio, uno dei periodi più negativi della sua storia; infatti dal punto di vista economico ci troviamo nel pieno di una fase recessiva, senza precedenti e senza apparenti prospettive di ripresa; dal punto di vista morale e della credibilità dello Stato siamo certamente al livello più basso mai raggiunto; l’oppressione fiscale è in crescita, come la disoccupazione e l’indebitamento pubblico; le condizioni generali di vita delle persone stanno peggiorando, i giovani, salvo poche eccezioni, vivono una situazione frustrante, priva di speranze, di slanci, di progetti. Persino la Chiesa sta prendendo le distanze dall’attuale Governo per le ben note miserabili vicende, ma non solo per quelle.

In una situazione come questa, qualsiasi opposizione avrebbe buon gioco a fare con successo la propria parte; invece si sta verificando che proprio nel momento della sua massima potenzialità politica, l’attuale opposizione di centrosinistra (che poi è rimasta anche l’unica opposizione, essendo sparita quella di destra) è paralizzata dalle sue incertezze interne e dalle sue guerre intestine per la leadership. Per questo sta permanendo un paradosso assoluto: infatti, nonostante tutto, il consenso degli Italiani per Berlusconi resta molto alto, mentre la fiducia per una alternativa politica e per le forze di opposizione continua ad essere tristemente minoritaria.
Dunque occorre fare qualcosa, fornire una risposta adeguata; ogni tanto, infatti, la Storia ripropone in modo energico ai popoli il dilemma del “che fare”. Quando si presenta questo dilemma, il futuro di una nazione dipende dalla risposta che viene data dalla sua parte migliore; se questa risposta ritarda o, peggio, non viene fornita, allora le cose possono peggiorare ancora, da tutti i punti di vista. Perché, in ogni campo – è bene ricordarlo, senza tirare in ballo Gramsci - al peggio non vi è mai fine.
Perciò è necessario che ognuno faccia la sua parte e che si inizi, per molti di noi, la stagione di un impegno rinnovato, soprattutto per quanto riguarda l’analisi teorica e politica sul che fare, attraverso quali strumenti e in quali modi.

Allora mi sento di fare una proposta precisa al fondatore di questa Rivista web e a tutti i coautori che la fanno vivere e circolare: perché non ci occupiamo seriamente di questo problema? Perché non torniamo – o ritorniamo - all’impegno politico che, come sappiamo, continua ad essere la più alta delle attività umane? Perché non ci sforziamo, da intellettuali quali siamo, di dare un contributo che potrebbe essere anche decisivo per il nostro Paese, la nostra Gente e, anche, per la Sinistra?






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