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Sovraffollamento delle carceri

Data Thu 1 October 2009 6:00 | Categoria: vademecum per nuovi giunti


{Pubblico con due giorni di ritardo il post mensile di ‘Tonio’ – ero in viaggio il 29 settembre. Chiedo venia a lui, agli altri coautori, ai lettori... e auguro buona giornata ottobrina a tutti. Pasquale Misuraca}

Il sovraffollamento delle carceri è una forma di tortura

Ho letto un articolo sulle direttive europee relative all’allevamento dei polli: stabiliscono che non bisogna far vivere nello spazio di un foglio protocollo cinque, sei, sette polli in batteria. Anche perché si ammalano o si ammazzano fra loro. Non ho potuto fare a meno di pensare alle nostre carceri – di cui sono “ospite” da 18 anni.

Qui a Pescara non possiamo lamentarci, ma ho notizia di molte situazioni invivibili, di un sovraffollamento che costringe i detenuti ad una promiscuità indegna di esseri umani. Non a caso ci sono centinaia di suicidi e di morti evitabili, quest’anno, fra queste mura.
Il problema è che i posti sono trenta-quarantamila e noi veleggiamo oltre i sessantamila. Non solo: le statistiche parlano di un incremento intorno ai duemila detenuti al mese. Situazioni di sovraffollamento come questa attuale delle carceri italiane significano non solo violenza psicologica e fisica, significano tortura.

Ascoltare le varie interviste in Tv e sulla carta stampata sul problema carceri è per me assistere alla fiera dell’ipocrisia. Si fanno discorsi penosi tipo che la Francia o l’Inghilterra ci dovrebbero dare i soldi per fare nuove carceri, oppure che si stanno ricavando nuovi posti carcere costruendo in tutta fretta padiglioni all’interno delle carceri già esistenti. Secondo me, soluzioni improbabili, e demagogiche. Nuove carceri richiederebbero nuove assunzioni di personale di Polizia Penitenziaria, educatori, psicologi, criminologi, e tutte le figure necessarie dedite alla ‘rieducazione’ del soggetto.

Ma che significa rieducare? Come può un numero così limitato di educatori educare un così gran numero di detenuti? Come si può educare una persona costretta a vivere 20 ore chiusa in cella ad oziare?

Il problema del sovraffollamento non è un accidente piovuto dal cielo, è frutto di una dissennata politica securitaria. Si è inventata un’emergenza. Per motivi elettoralistici molti politici si sono messi a parlare di una immaginaria Italia in mano ai criminali. E siccome le statistiche non aiutavano, si è inventata la “sicurezza percepita”. Cioè, anche se i delitti diminuiscono costantemente da anni e siamo al disotto della media di quasi tutti i paesi dell’Occidente, si è detto e si ripete che la “gente” non si sente sicura. La soluzione: catene a volontà a più “delinquenti” possibile. E siccome i delinquenti non è detto che sia facile arrestarli, vanno bene pure i pazzi, gli ignoranti, i drogati, gli stranieri e i poveri.

Concludo questo post raccontandovi una mia esperienza personale.

Negli anni scorsi mi sono trovato nella condizione di dover dividere la cella con 32 persone. Il vecchio carcere di Lecce aveva dei cameroni che potevano ospitare al massimo 8 persone - se si tiene conto che per un detenuto è stato stabilito uno spazio minimo di 7 metri quadri. Invece riuscivano a metterne 32. Immaginate cosa significa dover vivere 24 ore al giorno in tale condizione.

Quella condizione è stata per me la scuola del crimine. Era la prima volta che entravo in carcere e, considerata la mia giovane età, avrebbero dovuto destinarmi in una sezione di giovani adulti – così vengono definite le sezioni per gli inferiori ai 21 anni. Invece, mi sono ritrovato in una cella occupata da persone che avevano alle loro spalle un’intera vita criminale. I discorsi che si facevano erano sempre gli stessi, un bombardamento continuo di lezioni del crimine. Anche se avessi voluto sottrarmi a quella cacofonia non avrei potuto fare niente altro. Trovare qualche minuto di tranquillità per poter leggere significava essere fortunati. Ecco perché dopo 18 anni di galera esprimo considerazioni forti nei confronti di chi amministra la Giustizia.

Provate ad immaginare come possono organizzarsi 32 persone anche e solo per andare in bagno al mattino. Si faceva la fila e spesso fin dalle prime ore nascevano discussioni.
Non parliamo poi quando si dovevano consumare i pasti o quando qualcuno voleva vedere una trasmissione televisiva anziché un’altra. Discussioni si innescavano per un non niente. Eppure le leggi dello Stato italiano non prevedono questo tipo di trattamento. Nessuno si aspetta che il carcere sia un albergo a cinque stelle, ma neanche un luogo di tortura.

Molte volte ho ascoltato discorsi come: “Ci trattano come cani e quando esco...”

Se invece al detenuto venisse data la possibilità di rendersi utile, di imparare, di lavorare, di occupare il tempo in attività scolastiche, sportive, culturali, ecc. quei discorsi non ci sarebbero, quella rabbia sarebbe meno accesa. In 18 anni di carcere ne ho viste troppe e posso dire che anziché andare avanti si sta tornando indietro. Erano anni che non si assisteva più ad aggressioni nei confronti degli agenti, oggi sta succedendo di nuovo. Il sovraffollamento sembra che non interessi a nessuno, e i detenuti che sono costretti a vivere in queste condizioni non ce la fanno più. I più deboli tolgono il disturbo chiedendo al nodo della corda di porre fine alle loro sofferenze.

Una persona che sconta tutta la pena in queste condizioni cosa può aver imparato? Se per anni ti senti trattato come un lebbroso, anche fuori ti sentirai nella stessa maniera. È pur vero che non tutte le carceri vivono questa drammatica situazione, ma risento parlare di letti a castello a quattro piani e con la mente non posso non ritornare indietro negli anni e non ricordare quando nel pieno della notte qualcuno cadeva a terra dal quattro piano. Io non posso non ricordarlo, voi provate a immaginarlo.






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