Che cos'è un haiku? (1)

Data Sun 14 June 2009 7:50 | Categoria: haiku rimati

Qualche giorno fa, era lunedì 11 maggio del 2009, a Benevento, in questa occasione, Luisa Piccolo così ha parlato di questo libro di poesie haiku.

L’haiku è una brevissima poesia. Solo tre versi. Rigide le sue regole. 17 sillabe, incasellate in un preciso schema: il primo verso consta di 5 sillabe, il secondo sette, il terzo cinque. È uno stile nato dalla tradizione nipponica, la quale è nota per l’amore delle cose compatte ed asciutte, la cura dei dettagli, la ricerca dell’essenzialità.

Queste sono caratteristiche inconfondibili di questo stile poetico, ove c’è poco spazio, poco tempo. Dinanzi ad un’infinità di parole il poeta di haiku ne sceglie una soltanto, quella giusta, quella in grado di racchiudere in se stessa un’intera immagine, in grado di tessere un percorso, una scala su cui il lettore possa divagare, raggiungendo mete che vanno anche al di là del messaggio che reca il singolo haiku sotto i suoi occhi.

L’estrema brevità di queste poesie poggia proprio su un’infinità d’immagini e di pensieri. C’è da stupirsi di fronte alla variegata ricchezza di contenuti che solo tre versi riescono ad evocare. È proprio il caso di dire: “Intender non la può chi non la prova”. In prima battuta, forse, soprattutto ai lettori abituati all’arte delle mille parole e dei barocchi modi di dire, questo tipo di linguaggio potrà apparire scarno, magari anche asettico. La parola potrà sembrare nuda, ed isolata, anche perché non ci sono congiunzioni; la punteggiatura è usata con parsimonia e con sapienza, per scandire le pause. La parola è il risultato di una profonda concentrazione e mira, da sola, senza alcun ausilio oltre la sua potenza evocatrice, a fotografare una parte di mondo. Si dice, infatti, che l’haiku sia una fotografia, un’istantanea del mondo; e proprio come una foto è di scatto veloce, ma di lettura infinita.
In questo libro di Pasquale Misuraca si legge, nel trafiletto posto nel retro della copertina, l’affermazione di Roland Barthes, secondo il quale “l’haiku ha una proprietà fantasmagorica, per cui s’immagina sempre di comporne da sé con facilità”. Questa è una affermazione che racchiude una cruciale caratteristica del poeta di haiku: l’umiltà. Di solito, i poeti, gelosi della propria arte, si ritengono un’élite, baciati dalla fortuna di avere un talento raro. Invece, poeti come Pasquale Misuraca incoraggiano il lettore alla scrittura. Ed è questo uno straordinario modo di vivere ed amare la poesia, perché è la chiave della sua diffusione.

C’è anche da dire, però, che scrivere haiku è difficile, molto più che scrivere una poesia in più strofe. Occorre guardare il mondo con occhi attenti, liberi da sovrastrutture, ricercando l’essenza delle cose da illustrare poi con poche e giuste parole. Lo scrittore di haiku è uno strumento, mentre l’oggetto che anima il componimento diviene soggetto. Il poeta deve essere ciò che descrive, integrandosi con l’ambiente che lo circonda. Del mondo intorno sceglierà un frammento, perché l’haiku non tocca le cose, ma carezzevolmente le sfiora, con delicata leggerezza.

Sorprendentemente questo tipo di poesia riesce ad operare una perfetta conciliazione tra due principi spesso in antitesi: la leggerezza e la precisione. Pasquale Misuraca scrive nella sua postfazione che la scelta degli haiku deriva dalla sua predilezione per la precisione, e per la brevità, e il suo mirare al passaggio dalla prosa distratta alla poesia concentrata. La precisione è l’arte di vivere la vita abbracciando ogni più piccolo dettaglio, perché solo la cura dei particolari è la strada per arrivare all’essenziale. L’haiku, però, rimane un mistero. Non si spiega, né vuole spiegare. Accarezza semplicemente la vita intorno, prestandosi ad infinite letture.

Gli haiku di Pasquale Misuraca hanno il mistico fascino delle carezze, dei veli setosi. Ad ogni lettura si coglie una nuova sfumatura. Impreziositi poi dalla rima, che conferisce a questi versi incanto e leggiadria, così da essere postille danzanti, capaci di evocare, con suggestione, preziosi segreti di vita, come “L’erba fiorita”, “Il tuffo svela”, oppure grandi emozioni come “Que bueno seria”, o ancora amabili esortazioni come “Per annegare”. Quando la profondità si sposa con la semplicità, come in questo libro, si è in presenza di un’amabile alchimia.

Sono rimasta senza fiato leggendo “Vivo sicuro”. Vivere sicuri del futuro, per me è utopia, e leggere di chi riesce, mi suscita profonda ammirazione, perché vuol dire avere una sana consapevolezza del dono di esserci, non affatto così scontato come il quotidiano indurrebbe a credere. Più di tutti mi è caro l’haiku ”Erba fiorita”, perché custodisce una verità a me molto cara: la bellezza di ciò che nasce nel buio, nel dolore, è pura e sempre giovane, perché forte, felice e grata di esser fiorita. Bellissimo “Que bueno seria”: haiku manifesto di un amore autentico, scrigno di parole e verità che pochi sanno, che pochi vogliono capire: che l’amore talvolta desidera dimenticare, ma per tornare a togliere i veli a quell’originante incanto, troppo bello perché sia svelato una sola volta.

Non si può non consigliar la viva lettura di questo libro di Pasquale Misuraca: racchiuse nei Suoi haiku, eccovi, accanto a riflessioni di una vita, fotografie di attimi.






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