Claudio Monteverdi

Data Thu 11 June 2009 11:00 | Categoria: briciole musicali



Claudio Monteverdi (1567-1643)
1.Si dolce tormento - - - - - 2.Ohimé, ch'io cado


Ascoltate due brani del modernissimo Claudio Monteverdi, della musica 'programmatica' di prima classe:
1. un brano dolcissimo;
2. seguito [inizia a 4:30] da un brano pressoché jazz, che "descrive" la perdita d'ogni equilibrio.


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L'Angolo dei Recidivi

Coloro che insistono nel ritenere Monteverdi un autore barboso e vecchio (pre-barocco, figuriamoci) si "becchino" questo brano:






Claudio Monteverdi (1567-1643) : Deus, in Adjutorium
dal Vespro della Beata Vergine

Sostiene Wikipedia: "Si può sostenere che il lavoro principale di Monteverdi rimane il Vespro della Beata Vergine del 1610. Questo è uno dei suoi pochi lavori sacri, ma rimane ancor oggi uno dei più grandi esempi di musica sacra, importanti nella storia della musica quanto Messiah di Handel e la Passione secondo Matteo di J. S. Bach."


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L'Angolo dei Curiosi

Lo strano strumento che vedete al centro (suonato da Margit Ubellacker) in tutte queste esecuzioni d'epoca del gruppo L'Arpeggiata (fondato e diretto da Christina Pluhar, alla tiorba) si chiama salterio ('psalterion' in inglese)



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Si dolce è'l tormento
Ch'in seno mi sta,
Ch'io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S'accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Che sempre qual scoglio
All'onda d'orgoglio
Mia fede sarà.

La speme fallace
Rivolgam' il piè.
Diletto né pace
Non scendano a me.
E l'empia ch'adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè.

Per foco e per gelo
Riposo non hò.
Nel porto del Cielo
Riposo haverò.
Se colpo mortale
Con rigido strale
Il cor m'impiagò,
Cangiando mia sorte
Col dardo di morte
Il cor sanerò.

Se fiamma d'amore
Già mai non sentì
Quel riggido core
Ch'il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l'alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.

Ohimé, ch'io cado, ohimé!
ch'inciampo ancora il piè
pur come pria
e la sfiorita mia caduta spene
pur di novo rigar
con fresco lagrimar
hor mi conviene!

Lasso, del vecchio ardor
conosco l'orme ancor
dentro nel petto.
Ch'ha rotto il vago aspetto
e i sguardi amati?
Lo smalto adamantin
ond'armaro il meschin
pensier gelati.

Folle! Credev'io pur
d'aver schermo sicur
da un nudo arciero,
e pur io, sì guerriero,
or son codardo,
né voglio sostener
il colpo lusinghier
d'un solo sguardo.

O, campion immortal,
sdegno! Come sì fral
hor fuggi indietro:
a sottarmi di vetro,
incauto, errante,
m'hai condotto, infedel,
contro spada crudel
daspro diamante!

Oh, come sa punir
tiranno Amor l'ardir
d'alma rubella!
Una dolce favella,
un seren volto,
un vezzoso mirar
sogliono rilegar
un cor disciolto.

Occhi belli, ah, se fu
sempre bella virtù
giusta pietate,
deh, voi non mi negate
il guardo e 'l riso:
che mi sia la prigion
per sì bella cagion
il paradiso!


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Claudio Monteverdi (1567-1643): Ohimé, ch'io cado
esecuzione gruppo L'Arpeggiata con Philippe Jaroussky


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Claudio Monteverdi (1567-1643): Damigella tutta bella (1607)
dagli Scherzi Musicali a tre voci, no. 6
testo di Gabriello Chiabrera (1552-1638)
(esecuzione gruppo L'Arpeggiata)



Damigella tutta bella

Damigella
tutta bella
versa versa quel bel vino,
fa che cada
la rugiada
distillata di rubino.

Ho nel seno
rio veneno
che vi sparse Amor profondo
ma gittarlo
e lasciarlo
vo' sommerso in questo fondo.

Damigella
tutta bella
di quel vin tu non mi satii
fa che cada
la rugiada
distillata da topatii.

Nova fiamma
più m'infiamma
arde il cor foco novello
se mia vita
non s'aita
ah ch'io vengo un Mongibello!

Ma più fresca
ogn' hor cresca
dentro me sì fatta arsura
consumarmi
e disfarmi
per tal modo ho per ventura



Claudio Monteverdi (1567-1643): Pur ti miro, pur ti godo
dall’ultima sua opera L’Incoronazione di Poppea (1642)
libretto di Giovanni Busenello (1598-1659)
o forse di Benedetto Ferrari (1597-1681)
Per la storia di questo duetto leggi qui



Pur ti miro, pur ti godo

Nerone e Poppea
Pur ti miro, pur ti godo,
Pur ti stringo, pur t’annodo.
Più non peno, più non moro,
O mia vita, o mio tesoro.

Poppea
Io son tua

Nerone
Tuo son io,

Poppea e Nerone
Speme mia, dillo, dì.
Tu sei pur l’idol mio.
Sì, mio ben, sì mio cor, mia vita, sì.



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Aggiungiamo una curiosità sul Vespro della Beata Vergine di Monteverdi.
Il nostro, soffocato dalle bassezze e dagli intrighi della corte dei Gonzaga e desideroso di fuggire da Mantova, fa domanda per il posto di maestro di cappella a San Marco a Venezia. I procuratori veneziani lo sottopongono ad un esame durissimo (vogliono scegliere un compositore all’altezza di musiche polifoniche solenni degne della basilica veneziana) e lui offre loro il capolavoro che aveva messo insieme nel corso dell’ultimo periodo, composto sognando Venezia. Viene eseguito per la festa dell’Assunta, il 15 agosto del 1613 (per l’occasione vengono scritturati 20 cantori in più rispetto all’organico dei 30 musicisti in servizio alla basilica). Solo quattro giorni dopo, il 19 agosto, Monteverdi ottiene la nomina all’unanimità (“delle qualità e virtù si sonno Sue Signorie Illustrissime maggiormente confirmate in questa opinione così delle sue opere che si trovano alla stampa come di quelle che hoggidì Sue Signorie Illustrissime hanno ricercatto di sentir per total loro soddisfattione in Chiesa di Santo Marco con li Musichi di quella” – citazione di John Eliot Gardiner dall’Archivio di Stato di Venezia, Procuratia de Supra). Non si pentirà della sua fuga, il Monteverdi; del suo soggiorno a Venezia dirà: “il servitio qui è dolcissimo”.

Osserviamo da vicino il primo movimento (Deus in Adiutorium).
Il movimento s’apre con l’invocazione del celebrante, alla quale risponde il coro con impeto crescente: “Signore, affrettati a soccorrermi”. A questo punto irrompe in scena, sorprendentemente, una fanfara che…. Altro non è che la Toccata che apre l’opera di Monteverdi L’Orfeo del 1607!
Ovviamente, la rielaborazione monteverdiana non si ferma qui: aggiunge una nuovo dialogo domanda-risposta affidato al cornetto e violino, quindi ritornelli in ritmo ternario di danza fra i versetti, per poi chiudere in un Alleluia affidato al coro.


Claudio Monteverdi (1567-1643): L’Orfeo: Toccata
(esecuzione di Sir John Eliot Gardiner)


Trovate l’intera opera, L’Orfeo di Monteverdi nella direzione di Jordi Savall, in Videoteca (se non siete iscritti, iscrivetevi, cosa aspettate?).






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