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Cazzati: Sonata 'La Strozza'

Data Tue 18 September 2007 6:30 | Categoria: briciole musicali

Maurizio Cazzati (1620-1677): Sonata ‘La Strozza’, op.18, San Petronio, Bologna, 1659.

Due trombe, fra loro un sottile legame: il contrappunto.
Una sonata à la Cazzati, scritta nel momento in cui la forma-sonata si stava appunto definendo ad opera di molti; oltre a Maurizio, e fra coloro che poi avranno un ruolo decisivo, il giovane Arcangelo Corelli, allora studente alla vicina Accademia Filarmonica. Questa sonata deve il proprio nome al poeta veneziano Giulio Strozzi (o alla figlia-cantante Barbara Strozzi?), così come la composizione “Il Marescotto” era dedicata alla famiglia Marescotti, una delle più influenti di Bologna, che aveva appena perso la figlia Giacinta, già in odore di santità e poi beatificata nel XVIII secolo.
L’esecuzione che state ascoltando è un ‘montaggio’ fra due diverse esecuzioni, una con due trombe, l’altra con due violini al posto delle due trombe; le due diverse interpretazioni si alternano: vi lascio scegliere quella che preferite. La versione originale di Cazzati è quella con le trombe (in realtà era scritta per uno strumento oggi scomparso, la tromba barocca o tromba naturale, senza pistoni, il cui timbro era molto prossimo a quello della voce umana: ne parliamo un’altra volta).
Perché la tromba? La risposta è nell’acustica della chiesa di San Petronio, dove questa musica era pensata per essere eseguita.
Parliamo allora brevemente di com’è fatta, questa chiesa.

San Petronio è la Basilica della città di Bologna e si affaccia su Piazza Maggiore. Ideata da Antonio di Vincenzo la sua costruzione iniziò il 7 giugno 1390. Per la sua realizzazione furono demolite piccole chiese, torri, e molte case, ma i lavori, terminati nel 1659, rimasero incompiuti. Anche la maestosa facciata non è stata portata a compimento: la parte superiore è in mattoni ormai anneriti dal tempo e sono ancora ben evidenti i fori delle impalcature. La parte inferiore è invece rivestita in marmo. L'interno è imponente, e questa sua grandezza è esaltata dalla quasi totale mancanza di decorazioni. A tre navate sormontate da ampie arcate ogivali, presenta delle cappelle laterali chiuse da transenne marmoree e cancellate risalenti al XV-XVIII secolo. Nel presbiterio si trova la grandiosa tribuna, progettata dal Vignola, che sovrasta l'altare maggiore. Sopra l'altare, racchiusa in un prezioso reliquiario d'argento, si può venerare il capo di San Petronio. Il coro, del 1477, è intarsiato e sono presenti notevoli organi, fra cui uno risalente al 1470 (a destra) considerato il più antico d'Italia.
Sul pavimento della chiesa è tracciata la famosa meridiana, risalente a 1655: da un foro della volta penetra un raggio di sole che batte sulla linea marmorea della meridiana, sulla quale sono scolpiti i segni dei giorni, dei mesi e delle stagioni. È la meridiana più grande del mondo (sulla sua storia, un’altra volta).
In questa Basilica, il 24 Febbraio del 1530, Papa Clemente VII incoronò imperatore Carlo V. Se il progetto originale fosse stato portato a termine la chiesa di San Petronio sarebbe stata la più grande del mondo. La pianta era a croce latina e davanti ad ogni braccio sarebbe dovuta nascere una grande piazza, Sopra l'altare maggiore doveva sorgere una cupola alta 150 metri e larga 50, e i campanili dovevano essere 4. I lavori furono sospesi per le grosse difficoltà incontrate e la spesa eccessiva, provvedendo a terminare le parti già costruite. Le sue dimensioni finali (132 metri di lunghezza, 58 di larghezza e 42 in altezza, con una capacità di 28.000 persone) la rendono la quinta basilica al mondo per grandezza.
Veniamo alla sua acustica, ottima nell’abside dietro l’altare dove sedevano le autorità cittadine ed invece scadente nelle gigantesche navate dove la polifonia arrivava confusa. I musicisti di San Petronio (Cazzati, Viviani, Torelli, Franceschini) componevano avendo in mente le caratteristiche acustiche della chiesa ed in risposta a quelle rafforzavano le linee di basso, ricorrevano all’utilizzo di bassi e castrati e scrivevano per il suono penetrante della tromba (continua…)






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