Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Il nastro rosso - Pagina stampabile - fratelli alberi - Fulmini e Saette


Il nastro rosso

Data Thu 26 March 2009 7:00 | Categoria: fratelli alberi



albero fiorito

Roma, Piazza Vittorio, 21 marzo 2009


L’altro ieri, alla libreria Odradek di Roma, partecipando alla presentazione di Solo nel verso, ho fatto quel che avevo anticipato a S. amico letterato, e cioè ho rivelato urbi et orbi come costruisco i miei haiku rimati, intendo come li costruisco artigianalmente – essendo un artista prima di tutto un artigiano. Ora, essendo stato impossibilitato S. ad essere presente all’evento, per consolarlo della dolorosa perdita gli ho promesso che lo avrei recuperato, il numero artista = artigiano, per lui e per i curiosi coautori e lettori del sito-rivista, e siccome non amo ripetermi, evitando di trascrivere il già detto l'altro ieri su uno degli haiku stampati, sceglierò un haiku della seconda serie - non contenuto nel libro sopraddetto, e pubblicato sul sito-rivista poco tempo fa, questo: Plana lo storno / sul platano. Nel becco / un ramo secco. Scelta non casuale: questo haiku ha ricevuto da S. un raffinato commento ricostruttivo – l’artista costruisce, il critico ricostruisce.

Mi trovavo – nel bel mezzo d'un pomeriggio di prima primavera - all’incrocio di via Labicana con via Merulana, a Roma, aspettando un amico cineasta (PierL.) che ritardava (i miei haiku nascono di solito nei ‘ritagli di tempo’ – sono un tipo che non conosce i ‘tempi morti’), alzo gli occhi al cielo (cabrata) e vedo un uccello planare - plana, mi sono detto, è uno storno - lo seguo (panoramica combinata con zoom) fino a che si poggia sul ramo alto d’uno dei platani di via Merulana. Aguzzo gli occhi (piano a figura intera) e mi rendo conto che tiene stretto nel becco (dettaglio) un ramo secco. Una serie progressiva di commozioni – il cielo vasto singolarmente puntinato, la discesa dell'uccello-ali-alianti con qualcosa di costruttivo - parte per il tutto - stretto nel becco - il ramo secco seme-gemma-foglia dei nidi in formazione. a) Parto sempre da una commozione o una serie di commozioni per scrivere. b) Dopo la calda commozione ecco subentrare tosto il freddo lavoro dell’artigiano, che produce (a volte) una serie ritmata di parole in rima. Plana. Platano. Becco. Secco. Lavoro imperterrito fino a che si produce c) una nuova calda commozione, quella propria della fioritura delle cantilene, delle ninne nanne, dei giochi di parole infantili, una condizione che accomuno visceralmente alle parole risuonate ricordate dall'infanzia di figlio e dall'infanzia dei miei figli come padre. Com’è come non è compongo mentalmente l’haiku, lo ritengo a memoria, arriva l’amico cineasta.
No. Sto mentendo. Più precisamente, sto dicendo mezza verità. (Mezza verità è una menzogna.) C’era sì un uccello discendente su un platano, in quel pomeriggio, ma non era uno storno, era un merlo, e i merli non planano, volano come le upupe, a voli brevi, innalzanti, su, e cadenti, giù – e poi gli storni fanno il nido nelle cavità degli alberi, non adoperano rami secchi da intrecciare tra rami adatti al nido possibile. Però. Però mi sono improvvisamente ricordato, in quel frangente commovente, di un merlo maschio nero completo di becco giallo, visto qualche giorno prima a distanza ravvicinata, sul mio balcone, con nel becco stretto un ramo secco, raccolto dalla mia generosa pianta di rosmarino, ostentato, frullato via. Ho composto, combinato, insomma, componendo questo haiku, due diverse serie di commozioni e due diverse serie di parole rimate, intrecciate come un paniere di canne e ligustri. (Per la verità, al principio non mi ero reso conto della allitterazione plana - platano, l'ho costruita sovrappensiero, artigianalmente.) Ho mentito, dunque, al principio di questo disvelamento, ma solo per dire meglio, alla fine, che qualche volta, i poeti-artigiani, se ci riescono, dicendo una bugia dicono due verità. La verità poetica (quando si attinge e nella misura in cui si attinge) è sempre, difatti, ambigua. Cioè, alla fine, solo alla fine, la verità poetica è diversa dalla verità artigiana; se fossero identiche, la sedia ballerebbe, e il balcone in ferro battuto dondolerebbe. Ne convenite, sedenti, affaccianti?

‘Il nastro rosso’. Mi ricorda Cappuccetto Rosso. E il filo rosso. E un rivolo di sangue. Altre immagini annebbiate mi saltano in mente. È di cinque sillabe, ‘un nastro rosso’ – potrebbe diventare il primo verso, o l’ultimo, o i cinque settimi del verso centrale, di un nuovo haiku. Lavorando col cuore freddo fino ad una nuova commozione calda, forse.





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