Maria la pelosa

Data Fri 6 March 2009 6:50 | Categoria: sociografie

Maria “la pelosa” era la più celebre Signora della notte che diversi anni or sono batteva le strade della mia piccola città.
Doveva il suo soprannome ad una foltissima peluria che aveva un po’ ovunque nel corpo.

Pur avendo superato da un pezzo la cinquantina le sue performance sembravano riscuotere notevoli successi; amava la vita ma un po’ meno l’igiene che curava solo quando poteva, cioè raramente; per questo, ma anche per la sua vita raminga, da quasi barbona, il suo “appeal” stava pericolosamente franando; fino a quando, un bel giorno - o meglio, un brutto giorno- ricevette anche lo sfratto, per morosità, dal piccolo monolocale nel quale abitava.
Maria “la pelosa” era a terra. Non sapeva a che santo votarsi.
Decise, così, di venirmi a trovare- ero assessore ai servizi sociali-, nella speranza che, almeno io, la potessi aiutare. Lei, che aveva sempre, onestamente, fatto il suo lavoro e che “non aveva mai rubato” non poteva finire così male.
Segnalai il caso alle assistenti sociali che, però, reagirono inorridite. “Non sia mai”, esclamarono all’unisono e si rifiutarono di proporre una qualsiasi soluzione per aiutarla, anche provvisoriamente.
Decisi, così, di agire direttamente ed urgentemente; avrei voluto sistemarla in una pensioncina o in un alberghetto, anche solo per pochi giorni; ma non riuscii a trovare alcunché.
L’unica disponibilità che trovai fu presso un hotel a quattro stelle superiori che aveva a disposizione una bellissima camera dal costo piuttosto salato.

Decisi senza pensarci oltre. Prenotai quella camera per quella che- dissi alla reception- era una mia ospite.
Maria fu così sistemata in una dimensione degna di una vera Regina quale essa in fondo era.
Visse quei pochi giorni di lussuosa novità, felice come una bimba.
Qualche giorno dopo fui da Lei invitato a visitarla nella hall dell’hotel, perché – mi disse – voleva offrirmi un tè al garden del piano terra.
La trovai che mi attendeva impaziente davanti al portone dell’hotel; mi accolse con uno smagliante sorriso.
Notai la sua signorilità nell’ordinare quel tè al cameriere e la sua grande beatitudine mentre lo beveva, insieme a me, dimentica di ogni suo guaio.
Ricordo ancora quel momento come uno dei migliori della mia vita.





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