Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (IX)

Data Sat 21 February 2009 7:00 | Categoria: economia di solidarietà

Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo - lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione.

Dove si mostra come ogni modo di organizzazione economica si fonda su una determinata concezione dei bisogni umani, e tende a creare negli individui e nei gruppi quella struttura di bisogni che gli serve. Su questa base si descrive e si spiega il consumatore moderno.

La prima cosa che deve esaminare una teoria del consumo sono i bisogni umani. E appena si entra nel merito della questione diviene evidente il fatto che ogni concezione dei bisogni si fonda su una determinata filosofia o modo di intendere la "natura umana". Per ciò, se osserviamo la struttura reale dei bisogni umani tali e quali si presentano in, e vengono trattati da, ogni "sistema" o modo di organizzazione economica, ci accorgiamo facilmente che soggiace sotto ognuno di essi sia una concezione dell'uomo che una modo di concepire i suoi bisogni. Questo, come fatto reale, anche se non sia stata elaborata esplicitamente la teoria dei bisogni né la concezione antropologica di cui si tratta.

Così è osservabile che l’economia moderna, specialmente nel suo modo di organizzazione capitalistica e nella sua formulazione liberale - classica e neoclassica -, ha alla base un modo positivista di concepire gli essere umani. Secondo questa concezione non esiste realmente una essenza o natura umana comune a tutti gli uomini, ma soltanto individui che sono tali e quali si comportano e si mostrano empiricamente, con tutta la loro diversità e differenziazioni, ognuno provvisto di quegli interessi, aspirazioni, bisogni, desideri e caratteristiche che pongono in evidenza nelle loro azioni e nelle loro reciproche relazioni. La società come tale neanche esisterebbe quale un tutto organico, essendo non altra cosa che l'insieme degli individui, inter-relazionati ed inter-agenti concretamente su territori determinati, realizzando gli uni con gli altri scambi e contratti che conformano i mercati, e dando luogo ad un ordine politico basato su rapporti di forza e accordi sociali.
D'accordo con questa concezione, i bisogni sono individuali e si manifestano direttamente attraverso ciò che gli individui domandano ed acquistano sul mercato. Ogni individuo ha bisogni differenti, che rispondono alla sua età, alle sue caratteristiche personali, ai suoi piaceri, al proprio grado di sviluppo, alle sue condizioni corporali, al suo intelletto, al proprio livello di reddito. Tutti gli individui sono diversi, e sebbene condividono certi bisogni (tutti abbiamo bisogno di mangiare), i bisogni si vivono individualmente (e ognuno determina cosa mangiare, quando mangiare, dove mangiare ecc.) I bisogni devono essere espressi dagli individui, partendo dalla base che tutti siamo differenti e che facciamo scelte libere. Perciò, non occorre che nessuno ci dica di cosa abbisogniamo, poiché ognuno lo sa e lo può esprimere.

Inoltre, i bisogni sarebbero ricorrenti, vale a dire, si soddisfano ogni volta ma tornano in breve a presentarsi insoddisfatti, poiché vengono concepiti come carenze, come vuoti che vanno costantemente riempiendosi, cioè soddisfacendosi, e tornando presto a svuotarsi, e quindi starebbero sempre domandando i beni e servizi che li riempiono e completano nel momento dato ma che poi - quando il bene o servizio smette di prestare loro utilità -, tornano a presentarsi insoddisfatti.

Oltre ad essere ricorrenti, si concepisce che i bisogni sono crescenti. Gli esseri umani, quando soddisfiamo certi bisogni, vogliamo sempre soddisfarne altri, nuovi, più estesi e raffinati bisogni. E rimaniamo sempre in certo modo, con qualche livello di insoddisfazione. Gli esseri umani soddisfano in un momento alcuni bisogni, e poi vogliono di più. Non siamo come gli animali che vivono in uno stato stazionario di bisogni, ma andiamo allargando, moltiplicando, diversificando, raffinando i nostri bisogni. Può dirsi in tale senso che gli esseri umani sarebbero insaziabili.

Così intesi, i bisogni vengono soddisfatti con i prodotti. I bisogni sono quelle carenze e quei vuoti che trovano appagamento o soddisfazione attraverso beni e servizi che li riempono quando vengono consumati dagli individui. Perciò, vi è una sorta di corrispondenza bi-univoca fra bisogni e prodotti. Ad ogni bisogno corrisponde un bene o servizio, o una gamma di prodotti fra i quali ogni individuo può scegliere. E ad ogni prodotto corrisponde un bisogno, poiché ogni bene o servizio è stato fatto, elaborato, predisposto in funzione di soddisfare un bisogno determinato. Come i bisogni vanno espandendosi, moltiplicandosi, diversificandosi, anche l’economia va moltiplicando e diversificando i prodotti che offre. E stanno sorgendo costantemente nell’economia più beni e più servizi per soddisfare più bisogni e più desideri che compaiono nelle persone.

Questo sarebbe tutto ciò che dice il pensiero economico neoclassico sui bisogni, ed è sufficiente per il suo obiettivo, che non è altro che giustificare la convenienza del libero mercato, dove ogni consumatore possa domandare e acquistare ciò che desidera, ed ogni produttore possa anche liberamente offrire i beni e servizi che voglia vendere.

Altra concezione sui bisogni che fa parte anche della civiltà e dell’economia moderna (che come abbiamo visto nei post precedenti è capitalista e statalista insieme), e che si elabora anche essa in dipendenza dello scientismo positivista - sebbene si presenti come opposta o decisamente differente della concezione del libero mercato – è quella che corrisponde all'approccio della pianificazione centralizzata e all'organizzazione economica statalista. La concezione dell'uomo soggiacente a questa concezione è quella postulata inizialmente da Ludwig Feuerbach e sviluppata da Marx ed Engels nel materialismo storico, e secondo la quale la "natura umana" non ha niente che somigli a una essenza costitutiva presente in ogni persona, ma si identifica direttamente con la specie umana, o con la società intesa come specie naturale.

Anche in questa concezione i bisogni vengono concepiti come carenze, come vuoti ricorrenti che si soddisfano con prodotti. Ma si distingue dalla precedentemente esposta, in quanto fa una distinzione netta fra quelli che sarebbero i veri bisogni umani – quelli che sono propri della specie - e quelli che sarebbero soltanto desideri, aspirazioni e capricci individuali. I veri bisogni sono chiaramente identificabili e sono praticamente uguali per tutti. Sono bisogni comuni a tutti gli uomini: tutti abbiamo più o meno le stesse necessità: nutrirci, vestirci, avere un alloggio, acquisire certe conoscenze indispensabili, disporre di servizi di salute ecc. Per ciò ogni società può definire i bisogni in quanto collettività; è la società che può determinare i bisogni che in ogni circostanza storica ha e deve soddisfare. Non compete ad ogni individuo determinare i propri bisogni, poichè ogni individuo è parte della collettività, e quando si distacca da questa e agisce come individuo, esprime suoi capricci e desideri individualistici che lo pongono contro il bene collettivo, separandolo dalla specie umana o società.

Secondo questo approccio, i bisogni sono pochi, chiaramente delimitati, e perfettamente gerarchizzabili, a partire dai bisogni più basilari fino a quelli più raffinati, di modo che si può pianificare il loro soddisfacimento mediante l'azione dello Stato. Da questa ottica i bisogni non vanno rilevati o manifestati sul mercato da ogni individuo, bensì vengono tecnicamente ed autoritariamente definiti da decisioni statali corrispondenti alle condizioni storiche date. E' la collettività che determina via via i bisogni che nella dinamica di espansione dell'economia possono o meno venir soddisfatti. Ma, siccome la società si trova divisa in classi sociali, la specie umana viene rappresentata in ogni epoca storica dalla classe progressiva, e fino a che non si raggiunga la piena integrazione della specie, è compito dello Stato (controllato dalla classe progressiva) rappresentare la collettività. In una versione meno radicale e attualmente più difusa, corrisponde semplicemente alla maggioranza sociale che si esprime attraverso i meccanismi democratici, controllare lo Stato e determinare i bisogni comuni che lo Stato deve garantire.

Di conseguenza, è necessario pianificare l’economia, regolarla rigorosamente, e si devono ridurre gli spazi di libertà nei quali gli individui esprimano i loro bisogni, poiché se ogni individuo persiste nell’esprimere liberamente le proprie domande, non vi è pianificazione che possa realizzarsi in modo coerente. Per ciò, bisogna ridurre i bisogni individuali e stabilire chiaramente quelli che sarebbero legittimi ed accettabili, poiché gli esseri umani devono esprimerli socialmente ed in modo razionale, nel quadro di un piano o programma coerente di soddisfazione di bisogni.

Vi è una relativa corrispondenza fra queste due concezioni dell'uomo e dei bisogni e ciò che postulano ed applicano i principali progetti politici che si confrontano nella società e civiltà moderna, che inducono e tendono a strutturare i processi di consumo principali. Ma ciò che tende a predominare, e di fatto succede nella pratica, è che si viene riconoscendo un certo grado di validità a entrambe le concezioni.

Da un lato si riconosce sempre più che gli individui hanno bisogni legittimi, che possono esprimere liberamente e cercarne il soddisfacimento con i mezzi che ognuno riesca ad avere. Pertanto, esiste una legittimazione del mercato come strumento di accesso ai beni e servizi per soddisfare i bisogni individuali e come luogo nel quale possano manifestarsi. Oggi nessuno discute che le persone possono acquistare col proprio denaro ciò che viene offerto loro nel mercato e domandare altri beni - se non sono offerti – a qualcuno che li voglia produrre.

Ma contemporaneamente vi è consenso, un certo accordo sociale, che c'è un livello basilare di bisogni che è comune a tutte le persone, che tutti dobbiamo soddisfare, non subordinatamente alle dinamiche del mercato. Così si riconosce la legittimità di un certo ordine di bisogni che sia regolato e offerto loro soddisfacimento dallo Stato attraverso un'azione pianificata, con leggi che stabiliscano minimi di benessere per tutti, che stabiliscano livelli di accesso a certi beni e servizi che è indispensabile soddisfare. Il soddisfacimento di questi bisogni viene inteso come diritti, che i cittadini possono esigere dallo Stato.

Orbene, questo riconoscimento sociale di entrambe le logiche dà luogo ad una struttura dei bisogni ed a un tipo di consumatore – lo chiameremo il consumatore moderno – molto complesso, che genera un problema economico tendenzialmente insolubile e che, come andremo comprendendo via via meglio, ha portato alla grande crisi organica che investe l'attuale vecchia civiltà moderna.

Infatti, da entrambe le razionalità (quella del mercato capitalistico e quella dello Stato del benessere), i bisogni stanno crescendo, moltiplicandosi e diversificandosi, e di conseguenza l’economia risulta fortemente spinta a crescere, a moltiplicare l'offerta di beni e servizi per soddisfare sia i bisogni collettivi che quelli individuali, vale a dire, sia quelli che si esprimono di fronte allo Stato come diritti e domanda comune a tutti, sia quelli che si esprimono nel mercato attraverso la libera azione individuale. Da entrambe le prospettive, da entrambe le logiche, si sta sperimentando un innalzamento della soglia di ciò che si domanda e del livello al quale si aspira.

Da un lato opera la logica del mercato, che è fondamentalmente una logica di individualizzazione, una logica di differenziazione, dove ognuno cerca di distinguersi, di accrescere il proprio prestigio, di concorrere con gli altri, di accedere a più e migliori beni e servizi. Si genera così una competizione fra gli individui che fa sì che tutti coloro che hanno potere d’acquisto e capacità di accedere a certi nuovi prodotti sul mercato, domandino beni e servizi sempre più raffinati, sofisticati, sempre più complessi, più estesi, migliori e in maggior quantità. Ma al contempo si genera socialmente anche un innalzamento consistente e persistente della soglia minima considerata sia dovere dello Stato soddisfare per tutti. Infatti, si genera una sorta di inseguimento da parte della collettività, che tende a rendere accessibile a tutti (attraverso lo Stato) ciò che prima era accessibile soltanto a pochi (attraverso il mercato). Di modo che, ad ogni giro lo Stato e la società vengono richiesti di offrire ai propri componenti livelli crescenti di soddisfazione dei bisogni; migliore alimentazione, migliori condizioni di alloggio, migliori mezzi di trasporto comuni a tutti, migliori livelli di salute, accesso a livelli di educazione più elevati ecc. L'innalzamento del livello individuale genera un inseguimento di tipo collettivo per "effetto dimostrazione", per effetto di imitazione, nel senso di pensare che "beh, perché ciò che hanno alcuni non possiamo averlo tutti?" Ma di seguito, l'innalzamento di ciò che è comune a tutti genera una pressione sul mercato nel senso della differenziazione, poiché se, ad esempio, tutti già avessero accesso ad una educazione universitaria, il mercato dovrà generare le opportunità per coloro che vogliano avere più istruzione che la media, e che perciò premono per livelli di insegnamento più elevati per i loro figli. E in simile modo riguardo tutti i bisogni.

Il consumatore moderno, oltre che insaziabile, è fortemente domandante ed esigente nei confronti dello Stato, poiché ritiene di avere diritto a che lo Stato lo provveda di tutto ciò che gli abbisogna per raggiungere il livello sociale medio, e inoltre, ha diritto a esigere che il mercato gli offra tutto ciò che desidera e possa pagare. E se non lo può pagare, ritiene di avere il diritto che gli sia concesso il credito necessario per acquistarlo.

Tutto questo dà luogo a un processo sorprendente di accelerazione delle domande, sia individuali che collettive. È ciò che stiamo sperimentando attualmente. E questa espansione ed esplosione dei bisogni e delle domande dirette verso entrambi i sistemi attraverso i quali si cerca il soddisfacimento, genera una esigenza enorme sul sistema produttivo. Una pressione ed esigenza per la crescita, vale a dire, per incrementare il processo di produzione di beni e servizi insieme alla espansione dei bisogni.

(Continueremo sabato prossimo).

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Lido Marini (Salento, Puglia, Italia, Europa, Africa, Mondo), 21 luglio 2006


DONDE SE MUESTRA CÓMO CADA MODO DE ORGANIZACIÓN ECONÓMICA SE FUNDAMENTA SOBRE UNA DETERMINADA CONCEPCIÓN DE LAS NECESIDADES HUMANAS, Y SE ENCARGA DE CREAR EN LOS INDIVIDUOS Y GRUPOS AQUELLA ESTRUCTURA DE NECESIDADES QUE LE SIRVE. EN BASE A ELLO, SE DESCRIBE Y SE EXPLICA AL CONSUMIDOR MODERNO.


En una teoría económica del consumo lo primero que hay que examinar son las necesidades humanas. Y apenas se entra en el tema se hace presente el hecho que cualquier concepción de las necesidades se fundamenta en alguna filosofía o manera de entender la "naturaleza humana". Por ello, observando la estructura real de las necesidades humanas tal como se hacen presentes en, y como son tratadas por, cada "sistema" o tipo de organización económica, nos percatamos fácilmente que subyace bajo cada uno de ellos, tanto una concepción del hombre como una manera de concebir sus necesidades. Esto, como hecho real, aún cuando no se haya formulado esplícitamente la teoría de las necesidades ni la concepción antropológica de que se trate.

Así, es observable que la economía moderna, especialmente en su modo de organización capitalista y en su formulación liberal - clásica y neoclásica -, se fundamenta en una manera positivista de comprender a los seres humanos. Según dicha concepción, no existiría en realidad una esencia o naturaleza humana común a todos los hombres, sino solamente individuos que son como se comportan y muestran empíricamente, con toda su diversidad y diferenciación, cada uno provisto de aquellos intereses, aspiraciones, necesidades, deseos y características que ponen de manifiesto en sus actuaciones y en sus mutuas relaciones. La sociedad como tal tampoco existiría como un todo orgánico, siendo no otra cosa que el conjunto de los individuos, interrelacionados e interactuando concretamente en territorios determinados, efectuando unos con otros intercambios y contratos que configuran los mercados, y dando lugar a un orden político en base a relaciones de fuerza y a acuerdos sociales.

Según esta concepción, las necesidades son individuales y se manifiestan directamente en aquello que los individuos demandan y compran en el mercado. Cada individuo tiene necesidades distintas, que responden a su edad, a sus características personales, a sus gustos, a su grado de desarrollo, a sus condiciones propias corporales, a su intelecto, a sus niveles de ingreso. Todos los individuos son distintos, y aunque compartan algunas necesidades (todos tenemos necesidad de comer), las necesidades se experimentan individualmente y será cada uno quien determina qué comer, cuándo comer, donde comer, etc. Las necesidades deben ser expresadas por los individuos, partiendo de la base que somos todos distintos y que hacemos opciones libres. Por ello, no corresponde que nadie nos diga que necesitamos, pues cada uno lo sabe y lo puede expresar.

Además, las necesidades serían recurrentes, es decir, se satisfacen cada vez, pero vuelven al poco tiempo a presentarse insatisfechas, porque se las concibe como carencias, como vacíos que están permanentemente llenándose, o sea, satisfaciéndose, y volviendo luego a vaciarse, y por lo tanto estarían siempre demandando los bienes y servicios que los llenan o completan en el momento, pero que luego -cuando el bien o servicio termina de prestar su utilidad -, vuelven a presentarse insatisfechas.

Junto con ser recurrentes, se concibe que las necesidades son crecientes. Los seres humanos, una vez que satisfacemos ciertas necesidades, queremos siempre satisfacer otras, nuevas, más amplias y más sofisticadas necesidades. Y estamos siempre de alguna manera en un grado de insatisfacción. Los seres humanos satisfacen en determinado momento unas necesidades, y después quieren más. No somos como los animales que nos mantenemos en un estado estacionario de necesidades, sino que vamos ampliando, multiplicando, diversificando, sofisticando nuestras necesidades. Puede decirse en tal sentido, que los seres humanos serían insaciables.

Las necesidades – así entendidas - se satisfacen con productos y servicios. Las necesidades son esas carencias o vacíos que encuentran apagamiento o satisfacción a través de bienes y servicios que los llenan cuando son consumidos por cada individuo. Por lo tanto, hay una suerte de correspondencia biunívoca entre necesidades y productos y servicios. A cada necesidad corresponde un producto y servicio o una gama de productos y servicios entre los cuales cada individuo puede optar. Y a cada producto y servicio corresponde una necesidad, puesto que cada producto o servicio está hecho, elaborado, predispuesto en función de satisfacer necesidades determinadas. Como las necesidades van expandiéndose, multiplicádose, diversificándose, también la economía va multiplicando y diversificando los productos y servicios que ofrece. Y están surgiendo constantemente en la economía más bienes y más servicios para satisfacer más necesidades y más deseos que aparecen en las personas.

Esto sería todo lo que dice el pensamiento económico neo-clásico sobre las necesidades. Y es suficiente para su propósito, que no es otro que justificar la conveniencia del libre mercado, donde cada consumidor pueda demandar y comprar lo que desee, y cada productor pueda también libremente ofrecer los bienes y servicios que quiera vender.

Otra concepción de las necesidades que es también parte de la civilización y economía moderna (que como hemos visto es capitalista y estatista a la vez), y que también se formula en dependencia del cientismo positivista -aunque se presenta como opuesta o diametralmente distinta a la concepción del libre mercado -, es la que corresponde al enfoque de la planificación centralizada y de la organización económica estatista. La concepción del hombre subyacente es aquella postulada inicialmente por Ludwig Feuerbach y desarrollada por Marx y Engels en el denominado materialismo histórico, según la cual la "naturaleza humana" no tiene nada que se parezca a una esencia constitutiva presente en cada persona, sino que se identifica directamente con la especie humana, o con la sociedad entendida como especie natural.

Esta concepción de las necesidades también las concibe como carencias, como vacíos recurrentes que se satisfacen con productos. Pero se diferencia de la anteriormente expuesta, en que hace una neta distinción entre las que serían las verdaderas necesidades humanas –aquellas propias de la especie -, y las que serían solamente deseos, aspiraciones y caprichos individuales. Las verdaderas necesidades serían claramente identificables y son prácticamente iguales para todos. Son necesidades comunes a todos los hombres: todos tenemos más o menos las mismas necesidades: alimentarnos, vestirnos, habitar una vivienda, adquirir conocimientos indispensables, disponer de cuidados de salud, etc. Por lo tanto cada sociedad puede definir sus necesidades como colectivo; es la sociedad la que puede determinar las necesidades que en cada momento tiene y debe satisfacer. No le corresponde a cada individuo determinar sus necesidades, porque cada individuo es parte de una colectividad, y cuando se separa de la colectividad y actúa como individuo, expresa sus caprichos y deseos individualistas que lo ponen en contra del bien colectivo, separándolo de la especie humana o sociedad.

Según este enfoque, las necesidades son pocas, son determinables claramente, y son perfectamente jerarquizables, desde las necesidades más básicas a las más sofisticadas, de tal manera que se puede planificar su satisfacción a través de la acción del Estado.

Las necesidades desde esa óptica no son relevadas o puestas de manifiesto en el mercado por cada individuo, sino que son técnica y autoritariamente definidas, por acción de la autoridad, para cada momento histórico. Es la colectividad la que va determinando las necesidades que en la dinámica expansiva de la economía pueden o no ir siendo satisfechas. Pero como la sociedad se encuentra dividida en clases sociales, la especie humana es representada en cada época histórica por la clase progresista, y hasta que no se cumpla la plena integración de la especie, corresponderá al Estado (controlado por la clase progresiva) representar a la colectividad. En una versión menos radical y actualmente más aceptada, corresponde simplemente a la mayoría social expresada a través de los mecanismos de representación democrática, controlar el Estado y determinar las necesidades comunes que el Estado debe garantizar.

Por lo tanto, hay que planificar la economía, regularla estrictamente, y hay que reducir los espacios de libertad en que los individuos expresen sus necesidades, porque si cada individuo persistiera en expresar libremente sus demandas, no hay planificación que se pueda realizar de manera coherente. Por lo tanto, hay que aplacar las necesidades individuales, regularlas estableciendo nítidamente aquellas que serían legítimas o aceptables, reprimirlas si es necesario e impedir que se manifiesten individualmente, puesto que los seres humanos deben expresarlas socialmente y de manera racional, en el marco de un plan o programa coherente de satisfacción de necesidades.

Hay una relativamente estrecha correspondencia entre estas dos concepciones del hombre y de las necesidades que hemos resumido, y lo que postulan y aplican los principales proyectos políticos que se confrontan en la sociedad y civilización moderna, que inducen y tienden a estructurar los procesos de consumo prevalecientes. Pero lo que ha tendido a predominar y de hecho ocurre en la práctica, es que se ha ido reconociendo algún grado de validez a ambas concepciones.

Por un lado hay un reconocimiento creciente de que los individuos tienen necesidades legítimas, que pueden expresar con libertad y buscar su satisfacción con los medios que cada uno pueda lograr. Por lo tanto, existe una legitimación del mercado como instrumento de acceso a los bienes y servicios para satisfacer las necesidades y como lugar donde éstas pueden manifestarse. Hoy día nadie discutiría que las personas pueden comprar con su dinero lo que se les ofrezca en el mercado y demandar otros bienes - si no les son ofrecidos - a alguien que se los pueda elaborar.

Pero al mismo tiempo hay consenso, cierto acuerdo social, de que existe un nivel básico de necesidades que es común a todas las personas, que todos tenemos que satisfacer, y que está no queda subordinado a la dinámica del mercado. Entonces se reconoce la legitimidad de que un orden de necesidades sea regulado, y sea ofrecida su satisfacción por el Estado mediante una acción planificada, con leyes que establecen mínimos de bienestar para todos, que establecen niveles de acceso a ciertos bienes y servicios que es indispensable satisfacer. La satisfacción de estas necesidades generales es concebida como derechos que los ciudadanos pueden exigir al Estado.

Ahora, este reconocimiento de ambas lógicas como legítimas da lugar a una estructura de las necesidades, y a un tipo de consumidor -lo llamaremos el consumidor moderno – muy complicado, que genera un problema económico tendencialmente insoluble, y que como lo iremos comprendiendo cada vez mejor, es lo que origina la gran crisis orgánica que afecta a la actual vieja civilización moderna.

En efecto, desde ambas racionalidades (la del mercado capitalista y la del Estado proveedor), las necesidades están creciendo, multiplicándose y diversificándose, y en consecuencia la economía está fuertemente presionada a crecer, a multiplicar su oferta de bienes y servicios para satisfacer tanto las necesidades colectivas como las individuales, o sea, tanto las necesidades expresadas ante el Estado como demanda común para todos, como aquellas que se expresan ante el mercado con libre acceso individual. Desde ambas perspectivas, desde ambas lógicas, se está viviendo un elevamiento del umbral de lo que se demanda, y del nivel al cual se aspira.

Por un lado está la lógica del mercado, que es fundamentalmente una lógica de individuación, una lógica de diferenciación, donde cada cual trata de diferenciarse, de prestigiarse, de competir con el otro, de tener por lo tanto más acceso a bienes y servicios. Entonces se produce una competencia entre los individuos que hace que quienes tienen poder de compra, quienes tienen capacidad de acceso a ciertos bienes en el mercado, demanden productos, bienes y servicios cada vez más sofisticados, cada vez más complejos, más amplios o en cantidades mayores. Pero al mismo tiempo se genera socialmente también un elevamiento consistente y persistente del nivel mínimo considerado socialmente aceptable. De tal manera, que cada vez el Estado o la sociedad, cualquiera sea el organismo que la dirija, es exigida a ofrecerle a sus integrantes niveles crecientes de satisfacción de sus necesidades; mejor alimentación, mejores condiciones de habitabilidad mínima, mejores medios de transporte común para todos, mejores sistemas educativos, mejores sistemas de salud, niveles de acceso a la educación cada vez más elevados, etc.

El elevamiento del nivel individual genera un elevamiento del nivel colectivo, por efecto demostración, por efecto de imitación, por efecto de que "bueno, lo que otros tienen por qué no lo podemos tener todos". A su vez, el elevamiento del nivel de lo que es común para todos, genera una presión hacia el mercado para diferenciarse, porque si, por ejemplo, ya todos tuvieran educación universitaria, el mercado generaría las instancias para todos aquellos que quieran ser más que el común, y que por lo tanto presionan por niveles de enseñanza más elevados para sus hijos. Y así en todos los ámbitos de necesidades.

El consumidor moderno, además de ser insaciable, es tremendamente demandante y exigente frente al Estado, pues considera que tiene derecho a que el Estado le provea de todo lo que se necesita para alcanzar el nivel social medio, y además, que tiene derecho a que el mercado le proporcione todo lo que desee y pueda pagar. Y si no lo puede pagar, considera que tiene derecho a que le den el crédito necesario para comprarlo.

Todo esto da lugar a un proceso de aceleración impresionante de las demandas, tanto individuales como sociales. Es lo que estamos viviendo en la actualidad. Y esa expansión y esa explosión de las necesidades y de las demandas hacia ambos sistemas a través de los cuales se busca satisfacción, genera una presión enorme sobre el sistema productivo. Una presión para crecer, es decir, para aumentar el proceso de producción de bienes y servicios junto con la expansión de las necesidades.

(Continuaremos el próximo sábado).





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