Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (VII)

Data Sat 7 February 2009 7:00 | Categoria: economia di solidarietà

Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo (lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto) - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione.

Dove si spiega lo scarso successo di tante esperienze economiche “non-capitalistiche” ed “alternative”, e si espone perché la creazione di una nuova superiore economia possa prendere le mosse da una nuova forma di comprensione e realizzazione del consumo, sulla base di un modo nuovo di concepire i bisogni umani.

Una nuova superiore civiltà richiede di creare e sviluppare una nuova economia. La ricerca di una nuova economia, diversa da e alternativa a quella capitalistica e industrialista propria della moderna ma vecchia civiltà in crisi, viene ricercata da molti decenni. Infatti, i tentativi di creare una nuova economia sono stati diversi, fra i quali possiamo elencare il cooperativismo, l’autogestione, l’economia comunitaria, l’economia di comunione, il commercio equo, la finanza etica, il consumo responsabile, ecc.

Questi tentativi hanno raggiunto certi livelli di sviluppo interessanti, sono preziose come testimonianza della possibilità di un’altra economia, eticamente superiori all’economia capitalistica. Ma non hanno potuto finora convincere che siano anche più efficienti dal punto di vista strettamente economico, e cioè che realizzino un uso più produttivo delle risorse, comportino una migliore retribuzione ai fattori, specialmente alla forza lavoro, e raggiungano condizioni di prezzi e qualità dei beni e servizi più convenienti per i consumatori. Per spiegare (giustificare) ciò si è soliti fare il ragionamento che “bisogna sacrificare un po’ l’efficienza economica a favore di una economia socialmente più giusta ed eticamente più umana e con valori più elevati”.
Il problema è che una economia poco efficiente non può estendersi e crescere adeguatamente, perché la maggior parte delle persone (imprenditori, lavoratori, consumatori, risparmiatori, ecc.) non sono disponibili a sacrificare la propria utilità solo sulla base di una richiesta etica o ideologica. Il discorso abituale dei promotori di queste economie “alternative” include difatto sempre una richiesta di sacrificio: bisogna sacrificarsi per la cooperativa, per il sostenimento del progetto “sociale”, bisogna essere disposti a pagare di più per prodotti “etici”, ecc. Ma l’economia per definizione è tesa a produrre benefici, nel senso che i benefici siano sempre superiori ai sacrifici, e quanto più elevati siano i primi e più ridotti i secondi, meglio è, più la economia è efficiente. Perciò, non si potrà creare ed estendere socialmente una nuova superiore economia fino al punto di prevalere, se non si riesce a fare che sia contemporaneamente più etica (giusta, solidale, libera) e più efficiente.

Ho scritto un intero libro (Empresas de Trabajadores y Economía de Mercado, che ciascuno può leggere cliccando www.economiasolidaria.net ) per comprendere le ragioni del mancato successo storico dei progetti economici “alternativi”. Mi limito qui a indicare gli elementi più importanti che lo spiegano:

1. Il fondarsi su concezioni irrealistiche della “natura umana”. (Questione che abbiamo accennato nei commenti al post precedente - VI - di questa serie).

2. La mancanza di una elaborazione teorico-scientifica che comprenda, potenzi e guidi l’organizzazione e lo sviluppo dell’economia. Di fatto, il cooperativismo, l’autogestione, l’economia comunitaria, il commercio equo, la finanza etica, il consumo responsabile, ecc. hanno concezioni e pensieri che le guidano, ma questi sono di natura (che possiamo qualificare come) dottrinaria e/o ideologica, normative ed etiche, e non propriamente di scienza economica, e nemmeno corrispondenti a quella nuova struttura della conoscenza che abbiamo spiegato sia necessaria per iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà. (Queste iniziative e processi “alternativi”, avendo tuttavia un grande valore morale e culturale, spesso si presentano come processi essenzialmente “pratici”, ed enunziano persino la loro diffidenza rispetto alla teoria).

3. Il rimanere legati ai livelli e momenti “primitivi” della scissione (stare fuori) e dell’antagonismo (porsi contro) nei confronti delle teorie e le pratiche economiche capitalistiche, senza innalzarsi fino al necessario livello dell’autonomia. Conseguenza di ciò è il definirsi solitamente in termini di negazione anziché di affermazione, come si vede nelle espressioni “senza fini di profitto”, “non-profit”, “non-capitalistico”, e nel fatto di non riconoscere il mercato come luogho socialmente necessario nel quale confrontarsi con le altre forme di organizzazione economica.

4. Infine, una questione particolare che finora ha limitato e reso difficile la creazione di iniziative economiche solidali (nella quale anche io sono caduto agli inizi), è stato il far prevalere i processi di produzione su quelli della distribuzione e del consumo. Di fatto, i principali processi tendenti a creare una nuova economia incominciano solitamente con iniziative di produzione. Questo probabilmente è una eredità ideologica di matrice marxista, pensiero che rileva e fa prevalere nella propria concezione economica la produzione ed i rapporti sociali di produzione, sul consumo e il soddisfacimento dei bisogni umani. Legato teoricamente al pensiero economico classico (che critica), il marxismo ha sempre privilegiato la produzione e poco si è interessato alla questione dei bisogni umani. (Agnes Heller è una notevole eccezione).

Noi invece, con la Teoria Economica Comprensiva, ponendo l’uomo come il principio e il fine dell’economia, e il soddisfacimento dei bisogni delle persone e dei gruppi come l’obbiettivo principale al quale mira (deve mirare) tutta l’organizzazione ed il lavoro economico, scopriamo che la creazione di una nuova superiore economia - centrata sull’uomo, fondata su una comprensione realistica della “natura umana”, eticamente superiore ed economicamente efficiente - deve partire impostando ed affrontando la questione dei bisogni, aspirazioni e desideri individuali e sociali, ed i processi di consumo attraverso i quali vengano ottimamente soddisfatti. La produzione, poi, si occuperà di organizzare le condizioni ed i mezzi per realizzare questo fine.

Ma con questi importanti ragionamenti introduttivi abbiamo esaurito lo spazio di questo post, di modo che entreremo nel merito della questione del consumo nel prossimo.

panetteria ferrarese


Ferrara, ‘La Bottega del Pane’ di Marco Musacci, 12 marzo 2008


DONDE SE EXPLICA EL ESCASO ÉXITO DE TANTAS EXPERIENCIAS ECONÓMICAS “NO-CAPITALISTAS” Y “ALTERNATIVAS”, Y SE EXPONE PORQUÉ LA CREACIÓN DE UNA NUEVA SUPERIOR ECONOMÍA PUEDA TOMAR IMPULSO DESDE UNA NUEVA FORMA DE COMPRENDER Y REALIZAR EL CONSUMO, EN BASE A UN NUEVO MODO DE CONCEBIR LAS NECESIDADES HUMANAS.


Una nueva y superior civilización requiere crear y desarrollar una nueva economía. La búsqueda de una nueva economía, diversa y alternativa respecto a la capitalista e industrialista que caracteriza a la moderna pero vieja civilización en crisis, está siendo perseguida desde hace muchas décadas. En efecto, los intentos de crear una nueva economía han sido variados, entre los cuales podemos enumerar el cooperativismo, la autogestión, la economía comunitaria, la economía de comunión, el comercio justo, la finanza ética, el consumo responsable, etc.

Estos intentos han alcanzado ciertos niveles de desarrollo interesantes, son preciosos en cuanto testimonio de la posibilidad de otra economía, éticamente superior a la economía capitalista. Pero no han podido hasta ahora convencer de que sean también más eficientes desde el punto de vista económico, es decir, que realicen un uso más productivo de los recursos, que proporcionen una mejor retribución a los factores, especialmente al trabajo, y que alcancen condiciones de precio y calidad de los bienes y servicios más convenientes para los consumidores. Para explicar (justificar) esto a menudo se hace el razonamiento de que “es preciso sacrificar un poco la eficiencia económica en orden a lograr una economía socialmente justa y éticamente más humana y con valores más elevados”.

El problema es que una economía poco eficiente no puede extenderse y crecer adecuadamente, porque la mayor parte de las personas (emprendedores, trabajadores, consumidores, ahorristas, etc.) no están dispustos a sacrificar su propia utilidad en base a una pura exigencia ética o ideológica. El discurso habitual de los promotores de estas economías “alternativas” incluye, de hecho, siempre un llamado al sacrificio: hay que sacrificarse por la cooperativa, para sostener el proyecto “social”, es preciso estar dispuestos a pagar más por productos “éticos”, etc. Pero la economía, por definición, está orientada a producir beneficios, en el sentido de que los beneficios sean siempre superiores a los sacrificios, y cuanto más elevados sean los primeros y más reducidos los segundos, será mejor, y más la economía será eficiente. Por ello, no se podrá crear y expandir socialmente una nueva superior economía hasta el punto en que pueda prevalecer, si no se logra que sea simultáneamente más ética (justa, solidaria, libre) y más eficiente.

Escribí todo un libro (“Empresas de Trabajadores y Economía de Mercado”, que puede leerse clicando www.economiasolidaria.net) para comprender las razones del escaso éxito histórico de los proyectos económicos “alternativos”. Me limito aquí a indicar los elementos explicativos más importantes:

1. Fundarse en concepciones no realistas sobre la “naturaleza humana”. (Cuestión que hemos mencionado en los comentarios al anterior Post -VI- de esta serie).
2. La carencia de una elaboración teórico-científica que comprenda, potencie y guíe la organización y el desarrollo de la economía. En efecto, el cooperativismo, la autogestión, la economía comunitaria, el comercio justo, la finanza ética, el consumo responsable, etc. tienen concepciones y pensamiento que los guían, pero estos son de naturaleza (que podemos calificar como) doctrinaria y/o ideológica, normativa y ética, y no propiamente de ciencia económica, y menos aún que correspondan a aquella nueva estructura del conocimiento que hemos explicado que es necesaria para iniciar la creación de una nueva y superior civilización. (Estas iniciativas y procesos “alternativos”, teniendo un gran valor moral y cultural, sin embargo se presentan a menudo como procesos esencialmente “prácticos”, y enuncian incluso su desconfianza con respecto a la teoría.)
3. Permanecer atrapadas en los niveles “primitivos” de la ruptura (estar fuera) y del antagonismo (ponerse contra) respecto a las teorías y prácticas económicas capitalistas, sin elevarse hasta el indispensable nivel de la autonomía. Consecuencia de ello es que habitualmente se definan en términos negativos en vez de afirmativos, como se aprecia en las expresiones “sin fines de lucro”, “non-profit”, “no-capitalista”, y en el hecho de no reconocer el mercado como el lugar socialmente necesario en el cual hay que confrontarse con las otras formas de organización económica.
4. En fin, una cuestión particular que hasta ahora ha limitado y dificultado la creación de iniciativas económicas solidarias (en la que también yo inicialmente he caído), ha sido el hacer predominar los procesos de producción sobre los de distribución y consumo. De hecho, los principales procesos tendientes a crear una nueva economía comienzan habitualmente con iniciativas de producción. Esto probablemente sea una herencia ideológica de matriz marxista, pensamiento que resalta y hace prevalecer en su concepción económica la producción y las relaciones sociales de producción, por sobre el consumo y la satisfacción de las necesidades humanas. Vinculado teóricamente al pensamiento económico clásico (al que critica), el marxismo siempre privilegió la producción y se interesó muy poco en la cuestión de las necesidades humanas. (Agnes Heller es una notable excepción).

Nosotros en cambio, con la Teoría Económica Comprensiva, poniendo al hombre como el principio y el fin de la economía, y la satisfacción de las necesidades de las personas y de los grupos como el objetivo principal al que se orienta (debe orientarse) toda la organización y el trabajo económico, descubrimos que la creación de una nueva y superior economía –centrada en la persona, fundada en una concepción realista de la “naturaleza humana”, éticamente superior y económicamente eficiente – debe partir planteando y enfrentando la cuestión de las necesidades, aspiraciones y deseos individuales y sociales, y los procesos de consumo a través de los cuales puedan ser óptimamente satisfechos. La producción, después, se ocupará de organizar las condiciones y los medios para cumplir este fin.

Pero con estos importantes razonamientos introductorios hemos agotado el espacio de este post, de manera que entraremos en el mérito de la cuestión del consumo en el próximo.



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