La giornata degli esami

Data Mon 29 December 2008 7:00 | Categoria: vademecum per nuovi giunti

La giornata degli esami all’università è per me una giornata diversa. In quella giornata devo affrontare un viaggio infernale. Mi riferisco alla traduzione, che avviene con mezzi blindati dentro ai quali vi sono delle piccolissime celle in cui vengo rinchiuso fino a destinazione. Purtroppo, questa è la parte più brutta di quella giornata, il viaggio.
Ogni volta arrivo stordito in quanto sono stato al buio per diverse ore e in un ridottissimo spazio e a volte pure ammanettato.
Arrivati al carcere di Rebibbia – premetto che l’esame non vado a darlo alla Sapienza ma all’interno del carcere di Rebibbia – attendo l’arrivo dei docenti e l’esame ha inizio.

Mi interrogano in una stanza tre professori dietro ad una scrivania. Si instaura subito un rapporto docente-studente, ognuno di loro mi fa una domanda sull’argomento dell’esame e non ho mai avuto l’impressione che mi facessero sconti. Ricordo ancora il primo esame che fu imbarazzante. Appena entrato nella stanza salutai con un buongiorno e un sottile sorriso sulle labbra. Dall’altra parte vidi volti seri e molta freddezza, dentro di me dissi: iniziamo bene! Sicché arrivato vicino al tavolo, detti loro la mano presentandomi, cercando di rompere il ghiaccio.
Fui invitato a sedermi e, al contrario di quanto pensassi, l’esame ebbe subito inizio, senza tanti preamboli.
Non so descrivere a parole ciò che provo in quei momenti, posso dire che l’ansia mi assale, la preoccupazione di non superare l’esame quasi mi blocca il respiro, mi trovo a tu per tu per la prima volta con persone mai viste e con le quali devo sostenere un esame, vi assicuro che non è semplice, specie per me che credo molto in quello che faccio.

Inoltre, vi è il fatto che non avendo la possibilità di interagire con la società esterna da tanto tempo, quando esco dal carcere per quelle occasioni ho anche un senso di disorientamento, è come togliere le bende ad un cieco che è stato operato e che per la prima volta vede la luce.

È una grande soddisfazione quando mi accorgo di riuscire a rispondere bene alle domande e solo in quel momento l’atmosfera si fa più distesa.
Man mano che il tempo passa e mi rendo conto che l’esame sta andando bene provo sollievo, è un po’ come se fossi stato in apnea e stessi risalendo verso la superficie, ogni secondo che passa sono più vicino a respirare.
Quando poi l’esame finisce e mi comunicano che è stato superato, lì iniziano a esplodere le sensazioni belle, piacevoli, in quel momento mi sento soddisfatto e orgoglioso del lavoro fatto.

Fino ad oggi ho sostenuto molti esami e tutti sono stati superati. Questo mese dovrei sostenere un nuovo esame al quale mi sto preparando.



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