Beethoven - Piano Concerto n.2

Data Fri 19 December 2008 6:00 | Categoria: briciole musicali


Tutti sappiamo che Beethoven compose 5 Concerti per Pianoforte (ahimè, è già questo non è proprio vero – è una semplificazione, che tralascia il Concerto in E flat, Op. WoO4 del 1784, del quale ci è giunta unicamente una riduzione con l’orchestra sostituita da un secondo pianoforte. Una composizione in ogni caso non interessante, modellata in modo scolastico sull’esempio di Johann Christian Bach).




Oggi vorremmo parlarvi del Primo Concerto per Pianoforte ed Orchestra scritto da Beethoven, ovvero il Piano Concerto n. 2 in B flat major Op. 19 (e non il Piano Concerto no. 1 in C major Op. 15, che fu scritto successivamente 1).



Tutto chiaro, fin qui? Procediamo2.

È il 1795 e il ventiquattrenne ed affermato pianista Beethoven riceve la commissione per un concerto per pianoforte da eseguire in occasione di una manifestazione di solidarietà. È l’opportunità attesa per affermarsi come compositore. Solo che, come succedeva spesso, il tempo a disposizione è strettissimo. Ludwig non si scoraggia e si getta a capofitto nel lavoro, attingendo a piene mani da Mozart. Mancano due soli giorni alla sera del concerto e il finale non c’è ancora.
È a questo punto che il giovane Beethoven impara la lezione che una vita vissuta senza margini assomiglia ad un'agonia. Viene colpito da violenti dolori addominali ed è costretto a letto.
Continua a lavorare con furia al concerto e compone l’ultimo movimento in due(!) giorni3, col dottore accanto al letto e mentre nella stanza accanto quattro copisti generano le copie per i diversi strumentisti dell’orchestra, man a mano che i fogli freschi d’inchiostro arrivano, uno dopo l’altro, dalla stanza accanto.
Ma si può essere più sfortunati? Sì, lo si può essere.
Infatti la mattina del concerto – che esiste integralmente solo da qualche ora – Beethoven si reca alle prove con l’orchestra (un solo giorno di prove! Il solista al pianoforte è Beethoven stesso) e scopre con orrore che il pianoforte è accordato male, mezzo tono in basso. Impossibile eseguire il concerto come scritto, nella chiave di B flat major , impossibile accordare i fiati mezzo tono più in basso; e così finisce che il pianista Beethoven quella sera suonerà trasponendo mentalmente all’impronta la parte del pianoforte da B flat a B major (e tanti saluti al fingering immaginato componendo4).

Che peccato che nessun pittore fosse lì a ritrarre la furia del compositore, che peccato che nessuno scrittore fosse lì per narrarci come la maestria dell’Esecutore quadrò il cerchio!
Ludwig, con questo concerto, cercava un'affermazione quale compositore ma quella sera il Compositore fu umiliato dalla grandezza dell'Esecutore. La sfida fra i due titani continuerà, concerto dopo concerto.
E la rivincita del Compositore dovrà attendere.





Beethoven - Piano Concerto n.2 B flat major Op. 19 (Brendel)
01. Allegro con brio



Beethoven - Piano Concerto n.2 B flat major Op. 19 (Brendel)
02. Adagio



Beethoven - Piano Concerto n.2 B flat major Op. 19 (Brendel)
03. Rondò (Molto allegro)





NOTE :
1 A volerla ascoltare per davvero la musica, è chiarissimo che il Piano Concerto no. 1 in C major Op. 15 è artisticamente e logicamente successivo al Concerto no. 2. Non c’è bisogno che ci venga spiegato dagli storici.

2 Gli aneddoti raccontati in questo post sono tratti dal libro di Antony Hopkins, The Seven Concertos of Beethoven, Ashgate, 1996, ISBN 0754600033

3 A coloro i quali, con aria di sufficienza, ascoltando il Rondò l’hanno bollato come “non un granchè”, viene ora data facoltà di fare ammenda.

4 Per farci un’idea di quale cataclisma Beethoven stesse fronteggiando, pensate che – dopo un lungo preludio orchestrale nel quale un tema complesso è sviluppato dalla sola orchestra, quindi un secondo tema è introdotto (a 1:10) nuovamente affidato alla sola orchestra – finalmente il pianoforte fa il suo ingresso (a 2:30). Dopo un simile sviluppo puramente orchestrale e così complesso il pianoforte non può provare a rivaleggiare con l’orchestra ma deve necessariamente entrare con un nuovo tema: ora, questa tecnica è tipicamente mozartiana (tra l’altro, Mozart compose ben cinque concerti per piano nella stessa chiave) – e Ludwig s’ispira passo passo a Wolfgang in questo primo concerto. A non essere mozartiana è la scelta della chiave d’ingresso per il piano: F sharp, la nota più alta possible (un contrasto eccessivo per il gusto di Mozart); solo che, quella sera, quella nota……. non c’era sulla tastiera!
Cosa avrà fatto, Ludwig? Sarà entrato un’ottava più in basso? O solo mezzo tono? Ah, saperlo!



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