Dualità Fides et Ratio

Data Sat 13 December 2008 7:00 | Categoria: zona di sovrapposizione

L’idea di scrivere questo post è del 18 ottobre quando su la Repubblica, nella stessa pagina, ho letto il resoconto del discorso fatto dal papa ai partecipanti al Congresso Internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense nel X anniversario dell’Enciclica “Fides et Ratio” ed i commenti di Margherita Hack, astrofisica e Carlo Bernardini, professore di fisica a La Sapienza di Roma.
Entrambi contestavano duramente il Pontefice.
La prima per l’asserzione: “la scienza, d'altronde, non è in grado di elaborare principi etici; essa può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie”.
Il secondo, invece, prendeva spunto dalla frase “Avviene, tuttavia, che non sempre gli scienziati indirizzino le loro ricerche verso questi scopi (il benessere dell’umanità, ndr). Il facile guadagno o, peggio ancora, l'arroganza di sostituirsi al Creatore svolgono, a volte, un ruolo determinante” (per chi lo desiderasse dispongo del ritaglio di giornale).
Ebbi l’impressione che, per quanto le opinioni dei due avessero un loro fondamento, non fossero sulla stessa lunghezza d’onda dell’intervento papale, del quale, perciò, mi procurai il testo originale per farmi una mia opinione.
Che cosa aveva detto Benedetto XVI?

Il punto attorno al quale svolge il suo ragionamento è quello di considerare Fides e Ratio come due forme di conoscenza entrambe in grado di raggiungere la verità.
Alla Fides, a me sembra, venga attribuita un specie di superiorità, ed io aggiungerei di primogenitura nel senso che viene prima. Essa “provoca” la ragione a non prefiggersi mete modeste ed a volare alto.
La Ratio si manifesta come Filosofia e Scienza e può tendere alla verità solo nella sua unitarietà, e cioè né solo come Filosofia né solo come Scienza.
Una scienza che, continua il papa, non tenga conto del contributo che i grandi sistemi filosofici hanno dato e danno all’autoconsapevolezza dell’uomo ed alla ricerca della verità degenera in un Hybris, cioè rottura dell’armonia (ovvero Ingiustizia, Prevaricazione, Rottura dell’Unità: concetto già presente nei presocratici).
Il ragionamento del Pontefice mi suggerisce il seguente schema:
Fides e Ratio sono due modi di procedere verso la verità, la Ratio, cioè Filosofia e Scienza, comunica con la Fides attraverso la Filosofia; la Fides “provoca la ragione a uscire da ogni isolamento ed a rischiare volentieri per tutto ciò che è bello, buono, vero” e questa provocazione nei confronti della scienza passa attraverso la filosofia.
La rottura di questo schema genera una Hybris.
Ne discende che se la scienza, anziché dedicarsi prevalentemente alla scoperta delle leggi della natura ed a riprodurle avendo come obiettivo il bene dell’umanità, si dedica prevalentemente alla riproduzione della natura avendo come obiettivo il denaro, si rompe l’equilibrio di giustizia.
Ne discende ancora, come ovvietà, che “la scienza, d’altronde, non è in grado di elaborare principi etici”.
Ancora, dopo aver fatto delle considerazioni sull’intelligibilità della creazione (ma questo è uno dei due punti di partenza della filosofia greca, l’altro è che l’osservatore non è oggetto della speculazione), il papa dice che ci sono verità che la ragione non potrà mai scoprire, ma che ci vengono svelate dalla Rivelazione, oggetto, appunto della Fides.
Non mi pare che il papa abbia detto cose originali o non condivisibili.
Originali no davvero. Di non condivisibile ci può essere la forma non la sostanza.
In altri termini se io, da non credente, dicessi che oggi siamo arrivanti al punto che si da molta più importanza alle invenzioni che alle scoperte, anzi che le due cose vengono confuse, direi una delle cose dette dal pontefice.
Le invenzioni, salvo poche eccezioni, hanno la caratteristica prevalente di dover essere sfruttate commercialmente; le scoperte, invece, sono contemplative e ci avvicinano alla verità.
Le invenzioni riproducono approssimativamente le leggi naturali, non potendo farlo alla perfezione. Un loro utilizzo massivo ed estensivo porta alla distruzione di un equilibrio costituitosi in miliardi di anni: la pretesa da parte della tecnica di poter fare tutto (sostituirsi al Creatore, nel linguaggio papale), fa solo danni e ne abbiamo le prove.
Le scoperte richiedono comunione con la natura, in altri termini amore, Agostino appunto: “Ciò che si possiede con la mente si ha conoscendolo, ma nessun bene è conosciuto perfettamente se non si ama perfettamente” (De diversis quaestionibus 35,2).
Che Fides e Ratio siano due vie per arrivare alla verità è una cosa che vado sostenendo dal mio primo post, con la differenza che mentre, da non credente, sostengo che rispondere a qualsiasi tipo di quesito, anche a quelli che riguardano il fine ultimo dell’uomo, è una questione di tempo ed umiltà, la fede propone, senza umiltà, la Verità Rivelata.
Mentre, cioè, un non credente va avanti con dubbi e fatica, umiltà e gioia della conquista delle sue verità, sicuro di una certezza progressiva della quale non conosce i tempi, la fede va avanti con la Certezza adesso e subito.
Ciò detto, a me pare, che, mentre il discorso del papa si svolge solitamente ad un livello degno degli argomenti che affronta, la risposta che spesso viene dai non credenti sia del tipo, semplificando: senti da che pulpito ecc.
Secondo me così non sta bene.
Come non credenti siamo liberi di rinfacciare tutto quello che vogliamo ad un potere che usa con sapienza e spregiudicatezza questioni che interessano tutti, credenti e non credenti, ma non dobbiamo lasciare ad esso il monopolio di quelle tematiche. Dobbiamo misurarci con esse, fornire le nostre risposte, quelle che fino a quel momento siamo riusciti a conquistarci, altrimenti si genera un Hybris, perché uno dei due giocatori, la Ratio, si chiama fuori dalla ricerca delle risposte.
Non dimentichiamo, inoltre, che, originariamente, l’uomo si è avvicinato alla scienza partendo dal linguaggio della religione e che, ancora oggi, è quello il punto da cui partire per avvicinare, senza sufficienza e supponenza, la gran massa dei cittadini alle verità della ragione.
Ed ancora, non dimentichiamo che lo sviluppo scientifico è intriso di filosofia, è nato come filosofia e che alla base dei momenti di svolta ci sono considerazioni etico-filosofiche.

Nel caso specifico, secondo me, si sarebbe dovuti stare sullo stesso terreno, chiedendo a sua santità di essere più originale, di non dirci come nuove cose che conosciamo da migliaia di anni e che sono proprietà di tutti. Poi, su determinati punti, si sarebbe potuti passare al “senti da che pulpito…”

P.S.: avevo quasi finito di scrivere questo Post, che leggevo sul giornale della richiesta delle scuole cattoliche di non essere coinvolte nei tagli (150 milioni) derivanti dalla crisi economica, tagli che colpiscono ampiamente e pretestuosamente la scuola pubblica, e dell’immediata marcia indietro del ministro Tremonti. Nella stessa pagina leggo della protesta del prof. Bernardini. Grazie, professore, capisco che lei e la prof. Hack dopo tanti anni ne avete ormai piene le tasche e non vi va più di andare tanto per il sottile.
In compenso non ho letto nulla circa una eventuale posizione del PD, le poche voci non ufficiali da lì giunte plaudivano alla retromarcia: non è bastato perdere il comune di Roma per aver candidato Rutelli. Il tafazzismo deve essere una malattia senza speranza.





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