Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Ancora sulla guida in istato d’ebbrezza - Pagina stampabile - diritto e rovescio - Fulmini e Saette


Ancora sulla guida in istato d’ebbrezza

Data Mon 8 December 2008 7:00 | Categoria: diritto e rovescio

Proseguiamo i ragionamenti intorno alla fattispecie di cui allo scorso messaggio per aggiungere altre riflessioni forse un po’ scomode ma che lo statuto che ci siamo dati impone di fare. Oramai siamo lanciati e non ci ferma più nessuno. Vorrei in particolare considerar vosco l’altro aspetto che colpisce, o sia che l’investitore dopo il misfatto si dia alla fuga. In questi casi i p.m. son lesti nel contestare, oltre all’omicidio colposo, l’omissione di soccorso. Vediamo se hanno ragione.

Le norme di riferimento si trovano nel 189 (Comportamento in caso di incidente), sempre del c.d. “Codice della strada” (d. lgs. 30 aprile 1992, n. 285), e sono in particolare i commi I e VI di codesto articolo. Asserisce il I che «L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona». Il VI aggiunge la previsione di pene per colui che, «nelle condizioni di cui al comma 1, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi».
Ora, vero è che persino il buon senso comune, prima ancora che il buon senso giuridico (il quale spesso e nolentieri dal primo si discosta), vuole che – caso mai capitasse di stirare qualcuno – ci si fermi a prestare assistenza. Ma è anche vero che il Codice penale al 54 decreta la non punibilità di colui che commette il fatto (nella specie, ometta di prestare soccorso) per la necessità di «salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo». Due sono gli elementi che ai nostri fini rilevano: l’attualità del danno grave alla persona e la proporzionalità del fatto al pericolo.

Di solito cosa succede? Che parenti, amici, passanti tutti quanti si accaniscano sull’investitore coll’intenzione di lapidarlo. Quindi vi è attualità del pericolo d’un danno grave alla persona, attualità che riscontrerei già a partire dal momento degl’insulti: prima ancora delle minacce e dell’inverarsi delle stesse occorre sempre che qualcuno “dia il la”. Per cui – anticipo l’obiezione – non si potrebbe nemmeno dire all’omicida “lei è fuggito mentre la stavano solo insultando, non c’era pericolo alcuno”. Del resto, il pericolo necessariamente precede l’evento drammatico. E sussiste anche la proporzionalità del fatto, cioè dell’omissione di soccorso (che colui che fugge non può certo prestare), perché se nella migliore delle ipotesi l’investito rimane ferito – gravemente o meno – all’investitore si prospetta morte sicura.

Si potrebbe forse argomentare che il pericolo sia stato “volontariamente causato”, come infatti spesso si fa – ma in altre fattispecie, pure riguardanti l’infortunistica stradale – per ragioni più che comprensibili; ma la lettera della norma non ci dice questo. Chi si mette alla guida di un’automobile di solito lo fa con ben altri progetti che andare a travolgere alcuno e suscitare l’ira funesta della folla. Ne abbiamo già parlato. Ciò che possiamo fare noi, ora, è discutere codesti temi, nella speranza che un legislatore davvero troppo distante dai problemi della modernità decida presto di prendere in mano le redini della situazione, senza costringere giurisprudenza e dottrina a pericolose acrobazie.



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