L’assessore dei picchiatelli

Data Wed 3 December 2008 7:00 | Categoria: sociografie

Ero Assessore della provincia di Viterbo ai Servizi Sociali e, dunque, mi occupavo anche della “malattia mentale”. Nel corso di una visita a quelli che il personale della casa di cura privata specializzata chiamava “picchiatelli” notai con sorpresa, sui volti di molti malati, un’espressione sofferente ma tranquilla; potrei anche dire “normale”. I loro occhi invocavano atteggiamenti rispettosi da parte dell’interlocutore, non compassionevoli o esclusivamente “terapeutici”. Chiesi ad un Dottore in che modo potevo rendermi utile attraverso il lavoro che facevo. Mi rispose: organizzare una giornata esterna all’Istituzione Sanitaria, una vacanza per i pazienti. La stagione primaverile incoraggiava questo tipo di iniziative e io non mi tirai indietro.
Fu così che organizzammo una gita sul lago di Bolsena; di mattina presto due autobus prelevarono molti “malati” scortati da una folta schiera di medici, infermieri e assistenti sociali dall’aria particolarmente preoccupata ed eccitata. Salimmo tutti su due battelli e ci avviammo a visitare le Isole del Lago. Fu un’esperienza bellissima; man mano che passava il tempo, in quella rara atmosfera di serenità, notai che i lineamenti dei “picchiatelli”, contratti ed impauriti alla partenza, si distendevano sempre di più; i loro volti, ammorbiditi dalla fiducia che stavano assorbendo come la migliore delle medicine. Anche quella ragazza, che era ricoverata nella casa di cura in quanto afflitta da “manie omicide e suicide”, era serena e tranquilla al punto da far allentare l’intensa vigilanza di cui era stata fin lì oggetto.

Dopo alcune ore spensierate tornammo a riva per partecipare ad un pranzo in un ristorante accogliente e familiare. Alcuni avventori si accorsero della originalità festosa di quella comitiva e sorrisero compiaciuti, contribuendo, in tal modo, alla normalizzazione dell’evento. Soltanto Luciano, un “picchiatello” dall’aria accigliata, stava creando qualche problema alla circolazione delle auto sulla provinciale, attraversando continuamente le strisce pedonali avanti e indietro. “ Non fare il pazzo - gli gridai - vieni a pranzo.” E il problema si risolse.

Quella giornata terminò troppo presto. Mentre varcavano di nuovo il cancello dell’Istituto, in molti dei pazienti sopravvenne una espressione di grande tristezza. Ci salutammo, promisi che avremmo organizzato ancora altre iniziative di quel genere, e mantenni la promessa. I “picchiatelli” sorrisero molte altre volte al mio fianco.



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