Sognando la Sugar

Data Tue 4 November 2008 7:00 | Categoria: vita di imprenditore

La Comunità Europea aveva recepito l’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa la ricomparsa di malattie nel vecchio continente ed aveva disposto che, nei locali esposti al pubblico, tutti i prodotti alimentari fossero protetti da una barriera atta ad impedire contaminazioni tramite contatto di liquidi organici ed il tatto.
Tradotto nel nostro linguaggio commerciale questo significava la sparizione delle vecchie zuccheriere aperte sul banco dei bar e l’introduzione obbligatoria della bustina monodose di zucchero. Si era aperto un grande mercato e non avevo nessuna intenzione di lasciare il campo alle torrefazioni. Ma come fare? Confezionavo per loro (come tutti gli altri confezionatori, del resto) a margini ridotti, il grosso margine lo avevano le torrefazioni. Dovevo fare attenzione a non fare la fine dell’Uomo Ragno, a non fare sgarri all’industria del caffè: io ero un microbo.
L’elegante bustina dell’Hotel Romazzino del Consorzio Costa Smeralda era sulla mia scrivania. Avevo appena chiamato l’Hotel per fissare la spedizione della merce appena prodotta.
Ecco, mi dicevo: - Questi hanno soldi da spendere, hanno comperato 300 kg. di carta stampata e me l’hanno mandata da confezionare. Un bar normale non ce la farebbe mai: 300 Kg. di bobine di carta equivalgono a seicentomila bustine: quanto tempo gli ci vorrebbe per consumarle?
300 Kg. è il minimo di quantità che una qualsiasi cartotecnica chiede per stampare. Equivalgono ad un controvalore di 1.200.000 di vecchie lire. Impensabile!

Però mi dicevo nel contempo: - Se solo si potesse fare!
Scavalcherei le torrefazioni, fidelizzerei i bar e dal punto di vista economico realizzerei il massimo: la catena di vendita più corta, dal produttore al consumatore con il massimo del guadagno.
Ci pensavo e ripensavo e, più ci pensavo più mi rendevo conto che la chiave di tutto era la macchina da stampa.
E qui mi si presentava un altro grosso problema: il fatto era che le macchine che stampavano bobine di carta erano progettate per stampare grosse quantità di un UNICO soggetto ed il tutto con velocità impressionanti di 60 metri ed oltre di stampa al minuto: erano dei mostri di 8/10 metri di lunghezza, con luci stroboscopiche e telecamere per la centratura della stampa ed il relativo passo di stampa e, cosa non trascurabile, costavano sul mezzo miliardo, sempre di vecchie lire, mediamente.
Impossibile - mi dicevo.
A me invece serviva, per realizzare il mio progetto della bustina personalizzata in piccoli quantitativi, una macchina esattamente contraria, che stampasse piccoli quantitativi di molti soggetti: 350 metri a soggetto. Questo significava che una macchina da stampa tradizionale si doveva fermare ogni 5 minuti.
Impossibile - riconcludevo.

Sul muro di una delle casermette dell’8° RGT Bersaglieri della Caserma Martelli di Pordenone, c’era scritto: “FIDUCIA IN SE STESSI FINO ALLA PRESUNZIONE”.
L’ho letto per 15 mesi ogni mattina all’alzabandiera. Alla fine era diventato il mio mantra, un meme che mi era entrato nella testa, mi ci sono sempre attenuto ed adesso, con il senno di poi, posso dire di aver fatto bene a crederci.
Impossibile quindi ma, ciò nonostante, non ero disposto ad arrendermi.
Sul come riuscii a farmi costruire il prototipo, la macchina su misura per me, considerando il fatto che dovevo mantenere il massimo riserbo per non insospettire la concorrenza, ci sarebbe da scrivere un libro - tanto la vicenda è ricca di aneddoti ed avventure. Vedremo cosa viene fuori nel seguito di questa ‘vita di un imprenditore’.




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