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Eyes Wide Open: Lucignolo, Walter e il paese dei babalocchi

Data Sun 26 October 2008 7:10 | Categoria: eyes wide open

Uno degli episodi che mi ha fatto comprendere meglio i meccanismi della televisione avvenne anni fa al Maurizio Costanzo Show. Alla trasmissione era invitato il vecchio Biagi, già considerato una specie di monumento e trattato dall’untuoso Costanzo come fosse la reliquia di San Gennaro. Alla fine della trasmissione, Biagi proclamò che non avrebbe camminato sulla passerella del teatro per salutare il pubblico, perché «quelle cose» «ai suoi tempi» le facevano solo «le soubrettine» (come dire le mignotte), e invece lui era un canuto decano del giornalismo. Costanzo finse ipocritamente di acconsentire con rispetto. Il risultato fu questo: il regista inquadrava Biagi in vari dettagli, primo piano, piano americano, figura intera e intanto suonava in sottofondo «Ma ‘ndo vai se la banana nun ce l’hai».
Risultato: Biagi fece la passerella esattamente come tutti gli altri, pur rimanendo seduto. I programmi TV sono un tritacarne narrativo ed è un’utopia quella di potervi sfuggire. Mi sono ricordato di questo episodio leggendo, il 20 ottobre, un articolo di Guia Soncini sulla prima pagina del rinnovato Riformista. La Soncini, col suo solito stile spumeggiante, rimproverava a Veltroni di essere andato a farsi intervistare nel programma di Fabio Fazio, invece di partecipare a qualche programma più «nazionalpopolare» tipo Lucignolo o Secondo Voi, durante il quale Paolo Del Debbio intervista i passanti chiedendo: «Che ne pensa della bestiale violenza dei rumeni?» L’opinione pubblica si forma lì, argomenta la Soncini, non nel pastone del telegiornale o nel salotto beneducato di Fazio. La giornalista arriva a tirare in ballo Gramsci nel commentare la scelta di Fassino di intervenire a C’è posta per te cantando Morandi. Basta con questa sinistra che si vergogna del varietà, insomma. Mi sono stupito che non fosse chiamato in causa anche Pasolini, che andò a scrivere sul Tempo di Roma per portare le sue idee incontro alla piccola borghesia retriva.
A prescindere da Gramsci e Pasolini si dimentica che i programmi TV sono strutture narrative, come i film e i telefilm. Esattamente come i film e i telefilm hanno il loro genere, western, fantascienza, poliziesco, anche le altre trasmissioni hanno un genere e un pubblico. Il personaggio che viene inserito nella struttura finirà per essere narrato in una certa maniera, e recepito dal pubblico sempre allo stesso modo. Il Fassino che partecipa a C’è posta per te viene percepito dal pubblico come intercambiabile con i cento altri personaggi che partecipano alla trasmissione. A parte la sua faccia, i suoi tic, i suoi atteggiamenti, nessun altro messaggio può passare, e se la faccia e gli atteggiamenti non sono quelli di un divo carismatico vengono ben presto dimenticati. Se Veltroni andasse a Lucignolo verrebbe inesorabilmente lucignolizzato, il pubblico lo troverebbe esattamente uguale agli altri ospiti come Aida Yespica o Alba Parietti, magari un po’ meno sexy e quindi un po’ meno memorabile.
È evidente che il problema di un effettivo contatto fra i leader del PD e l’opinione pubblica si pone. Ma ricondurre tutto all’elitarismo della sinistra che «odia» la TV-spazzatura e non percepisce «la panza» del paese è, come dire, un po’ troppo spumeggiante come analisi. Veltroni ha fatto bene ad andare da Fazio perché il PD alle europee perderà voti proprio a sinistra e quindi fra quelli che ascoltano Che tempo fa. Al tempo stesso sono convinto che non è partecipando a precotti televisivi che si conquista l’elettorato. Né di destra né di sinistra. Voi che ne dite?



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