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Fine dell’egemonia USA?

Data Wed 1 October 2008 8:00 | Categoria: il crogiolo

L’analisi di questa crisi finanziaria, che ha come epicentro gli USA, vede ormai tutti concordi nell’individuare nella eccessiva deregolamentazione dei mercati finanziari una delle cause fondamentali. Ma come si uscirà da questa crisi? Si lascerà ancora al mercato il ruolo centrale di allocazione ottimale delle risorse accentuando solo regolamentazione e controlli? oppure si stabiliranno nuove regole nel rapporto tra Stato e mercato e gli USA si porranno al centro di un nuovo sistema finanziario internazionale creando nuovi organismi internazionali in sostituzione di quelli obsoleti costituiti nel 1944 a Bretton Woods?
La crisi nasce dalle banche d’investimento, cioè da quelle banche che non raccolgono depositi presso il pubblico ma si finanziano emettendo prestiti a breve dando a garanzia il proprio capitale. Queste banche d’affari, non soggette ad alcuna regolamentazione, hanno emesso prestiti anche trenta volte superiori al proprio capitale. Inoltre hanno costituito altre società, le cosiddette società veicolo utilizzate nelle operazioni di cartolarizzazione. La cartolarizzazione (securitisation) rappresenta la possibilità di trasformare ogni tipo di operazione finanziaria (esempio mutui) in uno strumento cartolare negoziabile sul mercato.
Iniziano a crescere i prodotti finanziari sul mercato. Nell’agosto del 1971 si verifica un cambiamento epocale sul mercato finanziario. Richard Nixon dichiara la inconvertibilità del dollaro in oro. Cade l’architettura finanziaria costruita a Bretton Woods nel 1944. I cambi da fissi diventano fluttuanti, di conseguenza si eliminano le barriere valutarie, il mercato finanziario si liberalizza diventando globale. La regolamentazione pubblica del sistema finanziario internazionale passa progressivamente la mano agli operatori privati. Siamo in piena egemonia della cultura economica liberista.
Si estende l’offerta sul mercato di prodotti finanziari. Notevole rilevanza vengono a ricoprire i prodotti derivati cioè quegli strumenti che consentono la gestione separata dei rischi connessi all’attività finanziaria: il rischio di tasso d’interesse, il rischio di cambio, il rischio di credito.
Progressivamente perdono ruolo nell’intermediazione le tradizionali banche commerciali a vantaggio di operatori non bancari non soggetti a regolamentazione e controllo pubblico. Prendono allora importanza le società di rating che valutano affidabilità delle società e redditività dei prodotti.
Conseguentemente la gestione del risparmio privato viene progressivamente spostato verso banche d’affari, compagnie di assicurazioni, fondi pensione. Si scatena una campagna contro la pensione pubblica a favore delle pensioni integrative gestite col sistema della capitalizzazione. La valorizzazione del risparmio dipende dall’andamento di indici di mercato. La volatilità aumenta così pure la probabilità di vedere azzerati o drasticamente ridotti il valore reale dei propri risparmi. Il valore delle attività a copertura delle pensioni integrative stanno diminuendo rapidamente.
Si assiste a livello internazionale ad una concentrazione degli intermediari finanziari e bancari a seguito di fusioni ed acquisizioni. Il numero delle società diminuisce mentre aumentano le loro dimensione e la loro capacità operativa.
Questo sistema è crollato. Il Governo americano, in questi ultimi giorni, è arrivato finalmente alla determinazione, invece di affrontare i problemi uno alla volta, di impostare un piano di intervento generale che serva a ricostruire il patrimonio di fiducia sul quale si basa un sistema finanziario.
Le teorie liberiste hanno fallito nelle analisi e nelle proposte dimostrando di possedere un impianto ideologico e non scientifico. Lo Stato federale sta intervenendo per evitare una crisi sistemica dimostrando una cultura pragmatica che storicamente gli ha permesso di superare i periodi di crisi.

Analizzeremo nei prossimi articoli le soluzioni che verranno proposte dalle autorità americane. Intanto i finanziamenti erogati dal Governo Repubblicano, liberista teoricamente, interventista pragmaticamente ammontano complessivamente:
(valori in miliardi di dollari)
- Salvataggio Bear Stearns 29
Nazionalizzazioni Fannie Mae e Freddie Mac 200
- AIG 85
- FED liquidità immessa sul mercato 1.200
- FED altri Fondi 500
- Piano Paulson 700
- Totale 2.700
- Il Pil USA ammonta a 14.000 miliardi pertanto l’incidenza dei finanziamenti pubblici rappresentano il 19,3% del Prodotto interno lordo.
I dati riportati contengono i 700 miliardi del pacchetto di salvataggio del Governo anche se la Camera americana il 29 settembre lo ha bocciato. La soluzione della crisi non può prescindere da questi finanziamenti pubblici e crediamo da altri ancora che dovranno essere erogati. Infatti se gli USA vorranno restare il paese egemone non potranno scaricare gran parte della crisi sulle altre aree regionali come Europa, Asia, America latina, metodo seguito nell’ultimo secolo. Oggi sarebbe rischioso. Questo potrebbe spostare, infatti il centro dello sviluppo economico e finanziario su altre aree determinando nuove alleanze economiche, ad esempio tra Asia ed Europa, confinando in un ruolo marginale gli USA.




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