Rimsky-Korsakov: La Città Invisibile

Data Sun 11 November 2007 4:00 | Categoria: briciole musicali

Questa musica è dedicata ad una persona speciale fra voi.
Oggi facciamo la conoscenza di Nicolai Rimsky-Korsakov (1844-1908). Non inizieremo né con Scheherazade né col Capriccio Spagnolo né col Gallo d’Oro (le sue opere più famose), non entreremo dalla porta di servizio solo perché è quella più usata. Entreremo nel suo mondo dalla porta principale, inizieremo con due brani da un’opera meno conosciuta, degli estratti - montati in successione - dai primi due movimenti “Preludio: Inno alla Natura” e “Processione matrimoniale” della Suite: “La Leggenda della Città Invisibile di Kitezh”.




Forse sulle prime vi sembrerà una musica da niente, “invisibile”, ma se l’osserverete con attenzione vi accorgerete che dal germoglio più minuscolo può a volte sbocciare il fiore più colorato.

Stavolta non vi parleremo né di lui né della sua opera (avremo occasione di farlo, non c’è fretta) lasceremo che sia la sua musica a farlo meglio delle nostre parole.
Piuttosto accompagneremo le sue note con queste altre note, scritte da Henry Miller:
“Un libro abbandonato su uno scaffale è una munizione sprecata. Un libro non è solo un amico, un libro ci procura nuovi amici. Possedere un libro con la mente e con lo spirito arricchisce. Ma quando lo si condivide con altri se ne è doppiamente arricchiti.
Un impulso irresistibile mi spinge ad offrirti questo consiglio non richiesto: leggi il meno possibile e non il più possibile!
Quando t’imbatti in un libro che vuoi o che devi leggere, mettilo da parte per qualche giorno. Ma pensaci il più intensamente possibile. Immagina cosa avresti scritto tu se fosse toccato a te di scriverlo. Quando finalmente lo aprirai, scoprirai che poco di quello che vi troverai scritto ti sarà nuovo”.


Questa musica è dedicata ad una persona speciale: quella persona sei tu.
Tu che passi di qui alla ricerca consapevole di qualcosa. Tu che hai ascoltato con attenzione, che magari l’hai trovata bella, questa musica evanescente, che stai cercando di spiegarti e di spiegare perché la trovi bella, che magari la condividerai, con i suoi pensieri e le sue emozioni; tu che oggi forse finirai (perché no?) col trovare la tua definizione personale di bellezza.
Dedicata a te, che forse sei giovane e stai scegliendo chi vuoi essere (a te sembra che lo dovresti già sapere mentre invece non lo si capisce mai!) e che t’interroghi sul come esserlo: a te che immagini che sia quest’ultima la domanda giusta.
A te, che senti d’esser niente e che finirai per essere tutto.





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“A book lying idle on a shelf is a wasted ammunition. A book is not only a friend, it makes friends for you. When you have possessed a book with mind and spirit, you are enriched. But when you pass it on, you are enriched threefold.
Here an irrepressible impulse seizes me to offer a piece of gratuitous advice. It is this: read as little as possible, not as much as possible!
When you stumble upon a book you would like to read or you ought to read, leave it alone for a few days. But think about it as intensely as you can. Think what you yourself might have written had the opportunity been yours. When you will finally open it, you will discover that very little of the book will be new to you.
(…) If Life and Death are very near together, so are success and failure. It is our great fortune sometimes to misinterpret our destiny when it is revealed to us. We often accomplish our ends despite ourselves. We try to avoid the swamps and jungles, we seek frantically to escape the wilderness or the desert (one and the same), we attach ourselves to leaders, we worship the gods instead of the One and Only, we lose ourselves in the labyrinth, we fly to distant shores and speak with other tongues, adopt other customs, manners, conventions, but ever and always we are driven towards our true ends, concealed from us till the last moment”

(Henry Miller, from “The books in my life”)


* * *


La storia della Città Invisibile:

Sulle sponde del lago di Svetloyar, 600 Km a est di Mosca, un gruppo di scienziati russi sta cercando la mitica città di Kitezh, sommersa dalle acque nel XIII° secolo. Di Kitezh, come dell’Avalon di Artù, si è persa ogni traccia. La leggenda narra che la città sarebbe sprofondata nel lago per sottrarsi all’invasione tartara del 1237 e sarebbe rimasta invisibile sino alla fine dei tempi. Sulle rive del lago Svetlojar dove, secondo la tradizione, era situata la città miracolosa, convenivano folle di devoti in preghiera. Essi speravano, con l’aiuto di Dio, di poter scorgere il riflesso di Kitezh nelle limpide acque del lago o di poter sentire il suono delle sue campane. Si diceva che taluni avrebbero addirittura soggiornato nella città invisibile. Circolavano lettere spedite da Kitezh da persone che si sarebbero introdotte in questo regno recondito. Il viaggio verso l’invisibile Kitezh, che Dio stesso aveva nascosto, era soggetto a severi obblighi e condizioni. Il pellegrino doveva giurare di essere pronto a sacrificare la vita, a morire di fame e affrontare altre prove per vedere questa città santa. Doveva anche intraprendere il viaggio nel più grande segreto: non doveva rivelare il suo proposito ad anima viva, neppure al padre, ai fratelli o alle sorelle. Se divulgava il segreto, non solo non avrebbe mai visto Kitezh, ma avrebbe subito il severo castigo di Dio. Ancora oggi molti credono, che a volte, col bel tempo, sia possibile sentire il suono delle campane e vedere riflesse sulla superficie del lago le cupole dell'oro della chiesa.
La storia di Kitezh sopravvive nell'opera del compositore russo Rimsky-Korsakov (1844-1908) che nel 1907 compose "La leggenda dell'invisibile città di Kitezh e della vergine Fevronija". La storia si svolge nel tredicesimo secolo, probabilmente il più terribile nell'intera storia russa, quando la Russia fu invasa da orde di Tartari. La resistenza eroica della gente agli invasori è lo sfondo dell'opera del Rimsky-Korsakov. La leggenda ha per protagonista una ragazza di nome Fevronia, emblema di tutto ciò che è giusto, naturale, saggio, leale. Nata nei boschi, la ragazza è circondata dalla Natura ed è lei stessa parte di questo ambiente naturale sempre presente. Fatta prigioniera dai Tartari, Fevronia rifiuta, persino sotto tortura, di mostrare al nemico la strada che conduce alla città capitale di Kitezh. Dopo 10 giorni e 10 notti di ricerche infine i Tartari raggiungono il lago sulle cui rive ritengono che si trovi la città. Ma la città non c’è più. Tutto ciò che i Tartari poterono vedere furono i riflessi delle cupole della chiesa ed i suoni smorzati di campane che sembravano rintoccare in qualche luogo in profondità sotto le onde. La città era scomparsa, ma questo fu l’unico modo che le rese possibile sopravvivere alla distruzione. Fevronia fu l'unica anima vivente che riuscì in qualche modo a restare là e a far sapere alla propria gente che la città di Kitezh era viva, ma si nascondeva agli occhi dei nemici.




“I attended the dress rehearsal and three successive performances of his Kitezh which had its premiere in the spring of 1907, and applauded until my hands ached.''
(Sergei Prokofiev)









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