Post n. 11

Data Sun 13 July 2008 8:00 | Categoria: zona di sovrapposizione

Dove si prova a sostenere che l’eternità esiste.

Ognuno può immaginarla come vuole e dargli i contenuti che desidera.
Non sono in questione qui i contenuti, che neanche so immaginare, quanto dimostrare secondo ragione che l’eternità esiste e portare i pochi esempi ad oggi disponibili.
Non è poco se si pensa che fino a qualche decennio fa non lo si poteva dimostrare per nessuna cosa.
Per eternità si intende la durata (nel tempo) di un qualche cosa senza che ne venga mai la fine.
La si intende in entrambe le direzioni, senza inizio e senza fine, ma anche con una origine e senza fine: è il caso dell’uomo per le religioni.
Ho messo fra parentesi “tempo” perché nel post precedente si è visto che il tempo non è sempre necessario per sviluppare alcuni aspetti del nostro rapporto con gli oggetti e perciò siamo autorizzati a trattarlo come qualcosa di non indispensabile.
Einstein, inoltre, prendendo atto del fatto che alla velocità della luce non si possono applicare le leggi sulla composizione delle velocità, valide nella meccanica classica, ne trae le conseguenze; una di queste è che lo scorrere del tempo è funzione della velocità: più elevata è la velocità più lento ne è lo scorrere, fino a concludere che alla velocità della luce il tempo non scorre.
Conseguenza: per un fotone (particella di luce) generatosi nel big bang 13,7 miliardi di anni fa (200 milioni in più o in meno) non è trascorso nemmeno un attimo, né mai trascorrerà: è eterno.
È dura ammetterlo per il nostro senso comune, ma cerchiamo di farcene una ragione.
L’uomo ha impiegato circa 40.000 anni per passare dall’immaginazione dell’eternità alla conclusione che qualcosa di fisico senza tempo esiste sul serio.
L’intuizione religiosa ha preceduto la scoperta scientifica, poi è arrivata questa.
Non traggo da ciò chissà quali conclusioni, figuriamoci! Credo però che alcune considerazioni che seguono possano esserne confortate.
Torna comodo a questo punto richiamare la definizione di religione data nel Post n. 5: “La religione è una felice e potente teoria corale umana che supplisce alla conoscenza mediante intuizioni al momento non dimostrabili, e quindi da accettare per fede, in attesa che la ragione faccia il suo corso e si sostituisca ad essa.”
L’immortalità, attributo per eccellenza di dio, l’uomo la desidera così tanto da stabilire che la divinità ve lo ha reso partecipe a vario titolo. Ogni religione ha il suo di titolo.
Il cristianesimo ha spinto a tal punto la contiguità tra uomo e dio al punto da fare incarnare quest’ultimo.
Ma anche altre religioni hanno sentito il bisogno di stabilire questa continuità: Enea, Ercole ed Achille erano figli di matrimoni misti uomo-divinità.
Non so se l’immortalità per l’uomo esista, so però che l’uomo riesce a concepirla e perciò non è giusto cestinarla con sufficienza.
Mi piace, quindi, immaginare le cose come segue:
Penso che bisogna avere in grande considerazione aspirazioni desideri angosce ed interrogativi che popolano da sempre la mente umana in attesa di risposte, che la religione riesce a dare.
Mi viene impossibile (irrazionale) credere in un dio per trovare risposte. Trovo altrettanto irrazionale dichiararsi a-tei (si veda il Post n. 6) per principio.
Condivido il postulato di partenza che ha consentito ai greci, a cominciare da Talete, di dare origine alla scienza come noi la intendiamo: la realtà che ci circonda può essere investigata ed è comprensibile. È questione di tempo.
Trovo ragionevole e sostenibile pensare che la risposta principe (sia) consista nella consapevolezza, che ci viene dalla storia umana, che le risposte stanno nella nostra speculazione filosofica e scientifica: l’attività speculativa so dove collocarla senza dovermi inventare nulla al di fuori di…
Trovo ragionevole pensare che ciascuno di noi sia una tessera, secondo me indispensabile, di quel processo di avanzamento e di conquista della conoscenza, che porta a traghettare la soluzione dei problemi dalla faccia religiosa della medaglia a quella scientifica passando attraverso la scomoda zona del bordo (Post n. 4). Insomma bisogna dargli sotto.
Penso che la storia umana ci autorizzi ad ipotizzare che al cambio di facciata prima o poi si arriverà, è solo questione di qualche centinaio di migliaia di anni: l’importante è esserne consapevoli e dare il proprio contributo.
Insomma penso che c’è di che appassionarsi e quindi di lavorare.
E c’è di che essere confidenti che siamo eterni.
Per quanto ne sappiamo, dobbiamo pazientare 2, 3, 100 centomila anni.
Non importa siamo fatti anche di luce, no?
Pensiamo piuttosto ad usare la testa:
«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro…. Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E' questo il motto dell'Illuminismo » (grazie a Kant, Clelia e Venises).




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