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Solo l’Unione Europea può salvarci da Mafia+‘Ndranheta+Camorra

Data Thu 10 July 2008 8:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Impressiona il fatto che, in una fase in cui lo Stato Italiano assesta duri colpi ai vertici del Contro-Stato (Mafia+‘Ndranheta+Camorra), i più autorevoli protagonisti che l’hanno per lunghi anni combattuto ed i più attenti analisti del fenomeno ritengono che abbia vinto.

Mafia+‘Ndranheta+Camorra, pur mantenendo un radicamento localistico, conducono ormai attività illecite in una dimensione globale e reticolare, “costituendo una vera e propria impresa multinazionale, che produce ricchezza attraverso mille traffici e affari, a cui si affiancano imprese legali di copertura o di riciclaggio”. (Gian Carlo Caselli)

LA MAFIA IN PARTICOLARE

Dopo la strategia d’attacco frontale allo Stato, culminata con le stragi del 1992, la Mafia, subita un’efficace reazione dello Stato - latitanti arrestati, beni mafiosi sequestrati, arsenali di armi requisite, la stagione dei processi conclusa con pesantissime condanne per gli affiliati, nascita (per la prima volta nella storia nazionale) di un’opinione pubblica democratica accompagnata da una forte ribellione morale – sceglie una strategia della tregua finalizzata a far dimenticare la sua pericolosità.
È Bernardo Provenzano il regista di questa nuova stagione, contrassegnata dalla cosiddetta tecnica del “cono d’ombra”, rendere cioè invisibile l’organizzazione inabissandola. La Mafia diventa sempre più una mafia degli affari, introducendosi in tutti gli appalti di un certo rilievo, “dissimulando il suo volto più feroce, per sviluppare spazi di intervento e rafforzare meccanismi di accumulazione di capitale di dubbia provenienza, e proponendosi, secondo tradizione, come soggetto politico-sociale capace di controllare l’economia e di esercitare una funzione di sviluppo, anche sostituendo o integrando le competenze pubbliche.” (Nicola Tranfaglia)

Questa nuova strategia offre alla Mafia la possibilità di infiltrarsi nel tessuto economico-sociale e intrecciare nuove relazioni, anche sul versante dell’intermediazione fra popolazione meridionale e luoghi decisionali della cosa pubblica, finendo in tal modo per influenzare gli orientamenti politici ed elettorali nelle zone sottoposte al suo controllo.
Si tratta di province deturpate da secoli di lontananza dal mercato. “Tra le istituzioni e la criminalità organizzata esiste da tempo e si allarga sempre più un’ampia zona grigia, un impasto di indifferenza, contiguità e tolleranza, collusione. Il confine tra la zona grigia e i mercati illegali non è affatto blindato, anzi è largamente permeabile”. (Eugenio Scalari)

Se sul piano militare l’apparato investigativo-giudiziario dello Stato Nazionale Italiano sta mostrando livelli di efficienza e continuità rilevanti, su quello delle cosiddette “relazioni esterne”, che rappresentano la vera spina dorsale dello strapotere mafioso, si registrano preoccupanti passi indietro. La Mafia non è soltanto un problema di ordine pubblico, e senza la collaborazione dei cittadini è difficile raggiungere gli obiettivi stabiliti.

“Il lassismo o, peggio, la collusione tra politica e mafia sono particolarmente vergognosi perché impiombano l’economia del Sud e di riflesso tutta l’economia del Paese. Il Sud non riesce a decollare perché strangolato dal “pizzo”. La malavita organizzata sta sconfiggendo lo Stato in metà dello Stato”. (Giorgio Bocca)

“Mentre negli altri Paesi europei la criminalità ‘non fa storia’, in Italia la storia nazionale è inestricabilmente intrecciata con quella della criminalità di settori significativi della classe dirigente, tanto che in taluni tornanti essenziali non è dato comprendere l’evoluzione dell’una senza comprendere i nessi con la seconda. Il declino dell’Italia sembra divenire ogni giorno di più un destino che attende solo di compiersi”. (Roberto Scarpinato)

“La qualità della spesa pubblica e dei servizi che essa finanzia è centrale per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia: perché l’incidenza della spesa sul prodotto è in quelle regioni più elevata; perché l’utilizzo inefficiente delle risorse pubbliche - troppo spesso distolte verso interessi particolari o preda della criminalità organizzata - contribuisce a mantenere il Mezzogiorno nella sua condizione di arretratezza e di dipendenza economica”. (Mario Draghi)

Gli spazi di crescita sono più ampi al Sud che al Nord. Azioni volte a sfruttarli possono dare un contributo decisivo al rilancio di tutta l’economia italiana. Ma se nei periodi di trend economici positivi, i guasti prodotti dalla criminalità dei potenti e della classe dirigente vengono metabolizzati e riassorbiti, nel periodo attuale, segnato da un trend negativo, l’operare di tale criminalità comporta costi complessivi talmente onerosi da non essere più sopportabili alla lunga dal Paese. Quando verranno meno i trasferimenti netti dello Stato e si sarà esaurito il fiume, tra mille sprechi e rapine, dei contributi europei, il Meridione sarà abbandonato al proprio destino e vinceranno le Mafie.

Di fronte ad un quadro così disperato e disperante, l’unica via d’uscita può essere trovata nel vincolo esterno con l’Europa. L’Italia da sola, secondo le opinioni raccolte, non è geneticamente capace di scrollarsi di dosso la malavita tollerata, protetta, generata dalle proprie classi dirigenti in questi lunghissimi anni di battaglie perse.




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