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apologetica : Apologia di Aracne
di fulmini , Sun 12 December 2010 5:00
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dipinto di Veronese

Paolo Veronese, Aracne, Palazzo Ducale di Venezia.

Visitando la casa viterbese di Svetlana e Pietro ho scoperto che ospita, come la casa romana di Alexandra e mia, un ragnetto completo di ragnatela.

Vorrei pregare i coautori, le coautrici, le lettrici, i lettori, di fare come noi – per due buone ragioni.

La prima ragione è che, avendo sotto gli occhi un amico ragnetto, possiamo ricordarci sempre dell’ingiustizia degli dei. Dovete sapere che Aracne era una magnifica donna che viveva a Colofone, ed era abilissima tessitrice. Sicura di sé, sfidò la dea Atena, scelse come tema della tessitura gli amori degli dei e realizzò un lavoro perfetto. Mossa dall'invidia, la dea della Giustizia distrusse la sua tela e la insultò. Non sopportando l’affronto, Aracne tentò il suicidio, ma Atena la metamorfizzò in ragno – da quel giorno Aracne fila e tesse usando il filo che le esce dalla bocca, la bocca che aveva sfidato vittoriosamente una dea. (Dante condanna al Purgatorio Aracne per la sua superbia – ma, come la maggioranza dei cristiani, ha confuso il vizio con la virtù.)

La seconda ragione è che l’animaletto cattura e divora mosche e vespe – insetti portatori di sporcizia e infezioni, fastidio e dolori.

Pasquale Misuraca


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apologetica : Amore della verità e della deità
di fulmini , Sun 17 October 2010 6:00
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{Sulle pagine di Alias, dove tengo una rubrica mensile, è uscita il 2 ottobre 2010 questa ‘saetta’ che ri-pubblico qui per le lettrici ed i lettori tutte e tutti, e specialmente per i blogger e i facebooker.}

Apologia dei blog e dei social network

Perché tutti si confessano con tutti, sui blog e sui social network? Per amore della verità, dice Maurizio Ferraris. Per amore della deità, aggiungerei io.

Il filosofo-giornalista torinese ha scritto recentemente sulla rivista ‘Wired’: “A un certo punto delle Confessioni Agostino si pone una domanda semplice e cruciale: ‘Perché mi confesso a Dio, che sa tutto?’ Ed ha una risposta bellissima: si confessa per fare la verità non solo nel suo cuore, ma anche con la penna, e di fronte a molti testimoni. Come se la verità non esistesse se non viene esposta e scritta, messa in piazza o almeno su una piazza virtuale. È questa la ragione profonda di tutte le confessioni sul web che ingorgano i social network e i blog? A mio parere, sì.”

Se le cose stanno così, i fedeli che si confessano ai sacerdoti e gli autori che si confessano ai lettori di blog e gli amici agli amici di Facebook, lo fanno, sulle orme di Agostino, “per fare la verità”. Ciò che li muove è il desiderio di verità. Idea magnanima, questa di Ferraris, e tanto interessante quanto nobilmente controcorrente. La condivido in buona misura. Senza per ciò attribuire ad Agostino il pensiero (secondo Ferraris) implicito ‘la verità non esiste se non viene detta e scritta’. Anche perché il filosofo-telogo ipponense, ne La vera religione, esplicitamente ha scritto: “Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell'uomo interiore abita la verità.” Piuttosto, pensando “la verità”, metterei l’accento filologico e filosofico sul “fare” la verità. La verità non solo come scoperta ma anche come costruzione.

Veniamo ora alla ragione profonda delle confessioni di tutti con tutti sui blog e sui social network secondo me. Per amore di deità, dicevo, e mi dispiego: per regalarsi reciprocamente un’esperienza propriamente divina nel nostro mondo secolarizzato e disincantato dalla morte degli dèi. Mondo moderno in cui gli immortali più non giocano, non guerreggiano, non parlano con noi mortali - come invece amavano fare nel mondo antico: “Detto cosí, se ne andò Atena occhio azzurro, / simile a un’aquila: e tutti, a vederla, prese stupore.” (Odissea, Libro Terzo, 371-2)

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apologetica : Saviano prima di Saviano
di fulmini , Sun 25 October 2009 5:00
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Era il 27 giugno del 2003. Era notte, a Napoli, ed è mancata improvvisamente la luce elettrica. Black out, nero fuori. Mi trovavo al fianco di Agata Fuso, giovane donna napoletana ricca di giovani amici intellettuali, in un buio metropolitano rotto soltanto dai fari delle automobili e dagli accendini, quando ho incontrato Saviano prima di Saviano.

Era un giovane spiritato, facondo, febbricitante e luminoso - mi raccontò la sua ricerca in corso sulla Camorra.

Agata mi presentò quella notte altri suoi giovani amici, spiritati e facondi quanto lui - altre storie, altri progetti ho ascoltato. Ma l’unico che vedeva nero fuori e bianco dentro era lui, febbricitante e luminoso. Solo lui tra tutti era posseduto dalla speranza di cambiare la propria vita e dalla determinazione a cambiare la vita del mondo.

Gli altri erano disperati, nero dentro e nero fuori, come i compagni del viaggio di ritorno in Italia di Nino Manfredi alla fine di Pane e cioccolata. Lui non era disperato, no, Saviano prima di Saviano: aveva già deciso di scendere dal treno di coloro che cantano “chi ha avuto ha avuto ha avuto / chi ha dato ha dato ha dato / scurdammoce o passato simmo nate per cantà / simmo e Napule paisà”. A costo di emigrare definitivamente. Infatti, il film finisce con Nino che scende dal treno dei cantori disperati, non torna in Italia, no. Fuori nero, ma dentro bianco.

Commenti?
apologetica : Caro D(i)ario
di giuseppenenna , Wed 20 May 2009 7:30
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In serata ospite all’'Infedele', di Gad Lerner, Dario Franceschini è sempre stato il migliore: della sua generazione di giovani dc della sinistra del partito. Quella che nel 1984 lo cooptava nella direzione nazionale, in congressi pagati dal segretario amministrativo in amene località ed alberghi a più stelle. Lanciano, quell’anno. Nella sua scia c’erano Enrico Letta, Lapo Pistelli, più giovani di lui. E Renzo Lusetti, scelto da un Mastella dominus per procura demitiana a sbrigare le faccende dei giovani che non riuscivano a trovare un delegato nazionale, epigono minore del segretario nazionale. Ovviamente Dario era una spanna sopra Renzo. Ed i congressi erano feroci. Angelo Belmonte - oggi vicedirettore del tg3, seguì proprio quello, da inviato rai.

Certo i ricordi possono caricarsi di impressioni sopraggiunte, ma essendoci a quel congresso ed a svariati successivi, ricevevo la netta sensazione di un ragazzo appassionato e colto. Cresciuto nell’Emilia che più rossa non si poteva. Quindi all’opposizione, in un partito che si confondeva con lo Stato, oltre che con lo status quo.

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apologetica : Un'opera teatrale di Alexandra Zambà
di giuseppenenna , Sat 18 April 2009 6:30
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attrice recitante

Luigi Russo, Christina Papadopoullou in La Vita della Morte di Alexandra Zambà, Roma - Teatro 'La Comunità' - 4 aprile 2009

Un lungo intervallo a separare una storia familiare. Non banalmente perché la vita della morte sia carta conosciuta, almeno ipoteticamente: l’unico evento certo alla nascita di ognuno. Quanto perché da tempo ne osservo i contorni sociologici. Un amico mi aveva parlato di un suo esame di questo tipo; oggi insegna a Roma 3. E tra ironie e lazzi riprendevamo spesso il filo del discorso. Invariabilmente interrotto, per frugalità dell’altro convitato, di pietre: il tempo. Il tempo che fugge ed è sterile. Fugge forse per colmare il vuoto della propria sterilità. Sociologia della morte.

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