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apologetica : Apologia di Peter Norman
di fulmini , Wed 2 September 2015 4:00
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Grazie a un post che Franca Romano ha pubblicato nella sua pagina FB sono venuto a conoscenza della storia coraggiosa di Peter Norman.

Peter Norman


L'UOMO BIANCO IN QUELLA FOTO

Le fotografie, a volte, ingannano.
Prendete questa immagine, per esempio.
Racconta il gesto di ribellione di Tommie Smith e John Carlos il giorno della premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico e mi ha ingannato un sacco di volte.
L’ho sempre guardata concentrandomi sui due uomini neri scalzi, con il capo chino e il pugno guantato di nero verso il cielo, mentre suona l’inno americano. Un gesto simbolico fortissimo, per rivendicare la tutela dei diritti delle popolazioni afroamericane in un anno di tragedie come la morte di Martin Luther King e Bob Kennedy.
È la foto del gesto storico di due uomini di colore. Per questo non ho mai osservato troppo quell’uomo, bianco come me, immobile sul secondo gradino.
L’ho considerato una presenza casuale, una comparsa, una specie di intruso. Anzi, ho perfino creduto che quel tizio – doveva essere un inglese smorfioso – rappresentasse, nella sua glaciale immobilità, la volontà di resistenza al cambiamento che Smith e Carlos invocavano con il loro grido silenzioso.
Invece sono stato ingannato.
Grazie a un vecchio articolo di Gianni Mura, oggi ho scoperto la verità: l’uomo bianco nella foto è, forse, l’eroe più grande emerso da quella notte del 1968.
Si chiamava Peter Norman, era australiano e arrivò alla finale dei 200 metri dopo aver corso un fantastico 20.22 in semifinale. Solo i due americani Tommie “The Jet” Smith e John Carlos avevano fatto meglio: 20.14 il primo e 20.12 il secondo.
La vittoria si sarebbe decisa tra loro due, Norman era uno sconosciuto cui giravano bene le cose. John Carlos, anni dopo, disse di essersi chiesto da dove fosse uscito quel piccoletto bianco. Un uomo di un metro settantotto che correva veloce come lui e Smith, che superavano entrambi il metro e novanta.
Arrivò la finale e l’outsider Peter Norman corse la gara della vita, migliorandosi ancora. Chiuse in 20.06, sua prestazione migliore di sempre e record australiano ancora oggi imbattuto, a 47 anni di distanza.

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apologetica : Le padelle di Peppe
di fulmini , Fri 17 July 2015 4:00
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Tra le padelle appese sul camino di Peppe fratello mio, nella casa che condivide con Rossella e le loro figlie Linda e Mara nel rione San Pellegrino, nella città di Viterbo, nella regione Etruria, nella nazione Italia, nel pianeta Terra, nella costellazione Via Lattea, si trovano tre padelle di ferro.
Forse perché le meteoriti cadono dal cielo, e sono piene di ferro, e i greci antichi chiamarono sider, che viene dal latino e vuol dire stella, il ferro, e Peppe è nato a Siderno, nella Calabria greca, e non vuole dimenticarlo.
O forse perché (oltre che grande intenditore di vini) è un cuoco sopraffino, e il ferro è un catalizzatore della Reazione di Maillard, cioè la trasformazione dello zucchero presente negli strati superficiali della carne rossa in caramello, e con la padella di ferro si rosolano al meglio anche i pesci, e si tostano più saporitamente le verdure.
Ecco perché le padelle di ferro sono tre, una per la carne, una per le verdure, una per il pesce, che Peppe giustamente non lava mai. Le padelle di ferro, infatti, si strofinano forte con sale grosso e fine e si mettono via, senza mai usare acqua. Ogni tanto si ungono con olio di semi e si mettono sul fuoco finché non smettono di fumare.

(Ante Scriptum. Il pezzo è su commissione, di Antonio Italiano amico della Banda del Nespolo. In cambio ha promesso un pezzo sul pinguino inteso come elettrodomestico.)

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apologetica : Samantha Cristoforetti
di Tania , Mon 29 December 2014 4:00
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apologetica : Vita mitologica di Buddha
di fulmini , Tue 4 February 2014 4:00
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La vita di Buddha tra storia e mito

Un buddhista racconta Buddha, sorridendo della biografia religiosa di Buddha in quanto racconto mitico di una vita storica – comportamento impensabile in un musulmano, raro in un cristiano.

Buddha nella Treccani

Buddha in Wikipedia

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apologetica : Vita di un uomo intero
di fulmini , Sat 22 October 2011 5:00
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Di cosa siamo fatti, tu che leggi, io che scrivo, e gli esseri umani intorno a noi? Leggendo l’autobiografia di Filippo Piccione (Il bracciante di Berbaro di Marsala, Albatros, 2011, pagine 191, euro 14,90) diventa chiaro che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti gli eroi. Non gli eroi del mondo antico, che erano immutabilmente armati, ma gli eroi del mondo moderno, che sono “immutabilmente concentrati” (Charles Baudelaire).

Chi più e chi meno, certo. Ma tutti. Eroi non si nasce, si diventa. Nella precisa misura in cui si diventa concentrati. In cosa, concentrati? Nel “mestiere di uomo” (Roberto Rossellini).

Filippo lavora da cinquanta anni. Ha cominciato facendo il bracciante (a Berbaro di Marsala), poi il trasportatore di rifiuti urbani e tufo e sabbia, il bagnino, quindi il fattorino telegrafico e il commesso postale, e infine il dirigente dello Stato – dirigente dell’Ufficio Centrale della Giustizia Minorile di Roma.

Filippo studia da cinquanta anni. Fino a venti aveva la sola licenza elementare. Poi ha seguito un corso di recitazione per corrispondenza, ha conseguito privatamente la licenza media, privatamente si diploma ragioniere, e si è laureato infine, nell’Università pubblica, la ‘Sapienza’, in Economia e Commercio prima, in Giurisprudenza poi.

Oggi fa parte della redazione del settimanale online Pontediferro e collabora, con la rubrica ‘lo Stato del Meridione’, con il sito-rivista Fulmini e saette.

Ci sono scrittori di parole e scrittori di cose. Se preferite gli scrittori di parole questo libro non fa per voi, leggetevi Baricco. Ma se amate gli scrittori di cose procuratevelo, tenetelo stretto, fatelo leggere ai vostri figli svogliati, ai vostri amici disperati. Fa bene alla salute intellettuale e morale di coloro che non hanno ancora trovato la bussola, e a coloro che l’hanno persa.

Certo Filippo non ha fatto tutto da solo. È stato anche “il frutto della fecondità incontaminata dell’ambiente” (p. 115). La famiglia, il parentado, la contrada d’origine. Non solo: “Scuola, lavoro, sindacato, partito.” (p. 130) Senza il sindacato (la Cgil), senza il partito (il Pci), Filippo non sarebbe diventato, da quadruplice provinciale, cittadino del mondo. E tanto deve a Lea, la donna della sua vita, (volitiva almeno quanto lui), che lo tramortì “in un giorno di gennaio” col suo “volto radioso”, la “dentatura bianchissima”, “la dimensione del seno” e “il capolavoro dell’arcata sopraccigliare” (pp. 151-3).

Ma molto è dipeso da lui, dalla sua forza di volontà, dalla sua perseverante determinazione, dalla sua inesausta curiosità intellettuale e tensione morale. Negli ultimi anni difficili il concetto di eroe è stato usato per designare la figura di Vittorio Mangano criminale stalliere mafioso, e le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino magistrati campioni nella lotta alla mafia. In mezzo, tra questi estremi, non c’è soltanto la “zona grigia”, la massa distratta dei cittadini a metà. Ci sono anche i Filippo Piccione, immutabilmente concentrati.

Pasquale Misuraca

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