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Poltergeist : Le lesbiche tradizionaliste
di nefeli , Wed 2 March 2016 4:00
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Poltergeist : Razzismo in sordina
di nefeli , Fri 8 January 2016 4:00
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Poltergeist : Attesa e Ascesa
di nefeli , Wed 30 December 2015 3:00
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Un sentimento ha forza in virtù del vuoto che ha alle spalle, più grande e più lungo, infatti, è il tempo di attesa, maggiore è l’emozione. Questo principio, espresso in termini semplici e indimenticabili da Alfred Hitchcock (non c’è spavento senza suspense) è il fondamento di tutta l’arte che si dispiega nel tempo – la scrittura, la danza, e la musica, sopra tutte. In fondo, del resto, la musica può considerarsi come una serie di rincorse, di preparazioni che portano a un momento preciso di rivelazione, sebbene gli appassionati di musica barocca e contemporanea non saranno necessariamente d’accordo. È tuttavia difficile negare che la musica che chiamiamo moderna, cioè quella che segue e comprende Mozart, sia costruita attorno a una serie di strutture, di moduli che sorreggono la salita o la discesa verso un punto. All’interno di una sinfonia questo punto può occorrere varie volte e presentarsi in varie forme – sebbene tutte obbediscano a una struttura melodica dichiarata in anticipo. La musica contemporanea si è staccata da questi stilemi, considerati restrittivi, ripetitivi e prevedibili, ma la rapida decadenza di tanti nuovi tentativi di sostituirli sono la prova della profonda presa che hanno sull’essere umano. L’ascesa in arte è torsione e trazione, desiderio insoddisfatto, speranza disattesa, attimo che scompare come una scintilla. I musicisti che indugiano su una cifra melodica particolarmente riuscita in questo senso fanno un’operazione più commerciale, rivolta a compiacere il pubblico e si allontanano dai veri bisogni dell’opera che stanno componendo.
C’è un brano alla fine di una delle più belle arie del Flauto Magico che è tutto uno straziante crescendo costruito sulla ripetizione di un piccolissimo modulo di quattro note – due note armonizzate in due modi – ed è irresistibile perché ai violini si aggiungono le viole e via via i violoncelli fino a rendere quelle quattro note l’espressione più perfetta del vuoto interiore.

L’approccio finalistico alla vita ha determinato la costruzione di una serie di stilemi ben riconoscibili nell’arte: il climax nella scrittura (i termini si susseguono in un’escalation di importanza fino a raggiungere la vetta, quello più significativo), la guglia in architettura (nel gotico, per esempio, tutte le linee tendono irresistibilmente verso l’alto fino a trovare un culmine, una sospirata fine spesso finemente decorata a segnalarne la preziosità) e il crescendo in musica. Lasciando per un momento da parte gli artisti che hanno fatto del crescendo un fine e non un mezzo di espressione, come Rossini, e coloro che hanno utilizzato in modo simile la melodia, gli Strauss, a ben guardare la produzione musicale che è rimasta ancora oggi uno dei pilastri della memoria collettiva (anche quando non si conosce direttamente, una sinfonia di Čajkovskij difficilmente provoca una reazione di indifferenza, specie in alcune sue parti) è stata quella che ha saputo utilizzare al meglio questi moduli finalistici tanto vicini all’animo umano.

I moduli stabiliti tra il settecento e l’ottocento sono infatti tanto profondamente radicati al modo in cui esprimiamo e sentiamo i sentimenti che anche la musica leggera continua a utilizzarli, più o meno consapevolmente. Le canzoni, si potrebbe dire, sono una forma compressa di una sinfonia, una sua semplificazione ed esasperazione nei suoi tratti più basilari, ed è forse per questo che hanno tanta immediatezza e costruiscono spesso dei motivi che restano in testa anche intere giornate.
A ventidue anni dalla composizione del suo primo concerto per pianoforte, Brahms compone il secondo, uno struggente anelito che non trova mai una vera catarsi e culmina in un travolgente terzo movimento il cui crescendo iniziale resta una delle melodie più indimenticabili della musica classica.
Il brano è tagliato proprio al climax della scala crescente perché Brahms non la completa in modo prevedibile (con una grande fanfara –tecnica molto usata da Beethoven e Čajkovskij, tanto per fare due nomi) facendola invece seguire da una scala discendente. È questa una scelta che reitera nell’ascoltatore un sentimento di frustrazione, un continuo cercare di afferrare qualcosa con tutte le proprie forze e trovarsi costretti a ricominciare da capo, senza una vera catarsi.
Questa tecnica è magistralmente esemplificata nell’inizio del secondo concerto per pianoforte:






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Poltergeist : Il male e lo schermo
di nefeli , Sun 25 October 2015 5:00
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Poltergeist : Le parole delle serie
di nefeli , Sun 4 October 2015 4:00
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