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Critica della Repubblica : La Repubblica è provinciale
di fulmini , Fri 19 March 2010 5:00
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{Quinto dialogo tra Gennariello e Fulmini.}

Gennariello
Pronto? Fulmini?

Fulmini
Eccomi, Gennariello. Come stai? E dove stai?

Gennariello
A Parigi. Studio storia e politica all’università Panthéon-Sorbonne.

Fulmini
E perché non a Genova, Urbino, Palermo? L'Italia ti stava stretta?

Gennariello
L’Italia mi è parsa un albero non potato... soffocato dai polloni e dai rami secchi... Tu come ci stai?

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Critica della Repubblica : L'uomo-mondo
di orlandolentini , Sat 13 February 2010 5:00
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L’inchiesta di Federico Rampini su L’uomo globale, [ La Repubblica, 12 febbraio 2010] merita un commento critico nella rubrica. Rampini scrive: ‘Multiculturale, poliglotta, senza più radici, con genitori di diverse etnie: così sta crescendo sul pianeta un nuovo cittadino’. Poi ancora : ‘E’ nato un nuovo cittadino: nomade di professione. Senza più radici, multiculturale, figlio della globalizzazione, con valori che vanno oltre la nazionalità e il colore della pelle’.

Poi Rampini passa ad occuparsi di un caso che considera paradigmatico: una famiglia di Soho, a Manhattan, che indubbiamente, a leggere l’articolo, è insieme meticciato biologico e meticciato culturale. Unione di una tedesca con un giapponese, influenze asiatiche, vivere a New York etc. un classico caso di : non si sa di che etnia, razza, cultura siamo. Rampini e credo con lui anche La Repubblica, sembra ritenere che questo fenomeno sia il frutto della ‘globalizzazione’.

In realtà, l’inizio del processo di ibridazione dell’umanità può farsi risalire all’avvio della formazione della divisione europea del lavoro, che molti fanno decorrere dalla ‘scoperta dell’America’, ma che di fatto è il frutto dell’espansione dell’iniziativa commerciale in senso più lato dei capitali europei. Da questa espansione derivano le forme più impensabili di meticciato biologico e culturale, che hanno segnato negli ultimi cinquecento anni le diverse parti del mondo.

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Critica della Repubblica : L'Illuminismo della Repubblica
di orlandolentini , Wed 3 February 2010 5:00
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{Orlando Lentini coautore di questo sito-rivista – vedi specialmente la rubrica ‘saperi sociali’ - propone la creazione di una nuova rubrica dal titolo ‘Critica della Repubblica’ “in cui, a corrente alternata io ed altri lettori critici possiamo di volta in volta 'criticare' articoli di rilevanza 'culturale'”, sulla scia di un post che ho pubblicato un paio di settimane fa e nel quale dicevo che ‘la Repubblica’ non è soltanto un giornale ma anche una associazione intellettuale e morale. Detto, fatto. Andiamo a incominciare con la sua prima fresca nota. Pasquale Misuraca}

La Repubblica neoilluminista

L’articolo di Nadia Urbinati su ‘la Repubblica’ del 28 gennaio 2010, dal titolo: Il dispotismo all’italiana, è un esempio tipico della tendenza neoilluministica del quotidiano più amato dagli italiani. Il neoilluminismo nasce dal lavoro intellettuale di studiosi come Norberto Bobbio, che dopo la guerra tentarono di andare oltre l’egemonia culturale di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile, risalendo ad un’epoca ideologica pre-idealistica, come allora era inteso l’illuminismo.

L’illuminismo è stato in realtà un movimento ideologico epocale, fondato per lo più in Francia e nelle sue appendici europee in ritardo rispetto all’ascesa egemonica della Gran Bretagna. Si trattava di una strategia di recupero e di eliminazione del divario rispetto al paese più avanzato del XVIII secolo, che coinvolse anche la famosa filosofia classica tedesca, anch’essa ideologia di eliminazione del divario per second comers. Il caso di Montesquieu è emblematico di tutta una corrente anglofila, che annoverava Voltaire, Diderot e numerosi altri studiosi. Fare come gli inglesi era la parola d’ordine. Tuttavia, nel rincorrere la Gran Bretagna, che non è mai stata ‘illuminista’, si potevano correre dei rischi, che l’illuminismo continentale ha più volte corso. E inoltre, l’arretratezza economica, ma soprattutto politica, induceva a leggere l’empirismo politico degli inglesi con le lenti del razionalismo più speculativo.

Adam Smith mise in guardia contro questa tendenza, denunciando, a proposito della Rivoluzione fancese, la manipolazione razionalistica della politica, nella parte finale della sua Teoria dei sentimenti morali. Tuttavia dobbiamo riconoscere che lo sviluppo politico continentale ha sempre mostrato una notevole propensione all’approccio illuministico, cioè razionalistico. Tutti i paesi arrivati ‘in ritardo’ mostrano questa propensione.

L’articolo sul dispotismo all’italiana sottolinea l’affinità fra un saggio di Condorcet sul ‘dispotismo indiretto’, cioè fondato non sulla volontà di una sola persona ma su una rete di connivenze, e l’attuale situazione italiana.

In effetti qualche affinità c’è, ma non si fonda certo sulla rete di connivenze a livello di élites. In Italia la cultura politica, come testimoniano i politologi a partire da Turiello, Mosca, Pareto e Michels, è sempre stata dominata da un latente ademocratismo (di cui ho parlato nel mio Una prospettiva liberal per il mondo ) che deriva in gran parte dal modo illiberale con qui il paese è stato unificato da una monarchia semiperiferica priva di qualsiasi slancio ideale.

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