| Critica della Repubblica : Texas: democrazia addio? |
| di orlandolentini , Mon 24 May 2010 7:00 |
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L’articolo di Zucconi del 23 maggio 2010, Il Texas riscrive i libri di storia. Le Nazioni Unite sono anti-americane, suona come un campanello d’allarme per le visioni unomondiste e per la prospettiva liberal a scala mondiale. Vi si parla di libri di testo dello stato del Texas che riscrivono la storia americana e insieme quella mondiale, tornando a visioni isolazioniste di stampo repubblicano e alla riabilitazione delle visioni in auge durante la guerra fredda e il maccartismo.
I corporate liberal avevano superato già negli anni cinquanta queste visioni decisamente ademocratiche, ritenendo la democrazia repubblicana USA un modello per il mondo, e considerando l’ONU, da loro creata, la casa comune dei democratici di tutto il mondo. La scelta dei responsabili dell’istruzione dello stato del Texas indica che ormai quello stato non si considera più parte dell’eccezionalismo democratico americano, non si considera più parte del progetto di democratizzazione fondamentale creato dagli ‘stati uniti’ nel settecento, e inoltre si considera uno stato in procinto di avviare la disunione degli Stati Uniti. La riscrittura della storia è sempre un primo passo verso la presa di distanza dai valori fondanti di una repubblica, e poi prepara il terreno per una separazione. Potremmo presto assistere ad una più o meno cruenta nuova guerra civile, combattuta questa volta sul terreno della democrazia.
La scelta del Texas però è anche sintomo della fine dell’egemonia americana e del suo progetto mondiale; di qui l’accusa all’ONU di essere un organismo antiamericano. E in effetti l’ONU non è più un organismo sovranazionale nella disponibilità del Dipartimento di Stato. Questa era anche la fobia del cirrotico fascista che ha creato il maccartismo e che nostro signore si è ripreso con adeguata tempestività. Tornare a Mc Carthy è davvero incredibile, ma per i rozzi texani a quanto pare non c’è di meglio.
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| Critica della Repubblica : L'uomo-mondo |
| di orlandolentini , Sat 13 February 2010 4:00 |
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L’inchiesta di Federico Rampini su L’uomo globale, [ La Repubblica, 12 febbraio 2010] merita un commento critico nella rubrica. Rampini scrive: ‘Multiculturale, poliglotta, senza più radici, con genitori di diverse etnie: così sta crescendo sul pianeta un nuovo cittadino’. Poi ancora : ‘E’ nato un nuovo cittadino: nomade di professione. Senza più radici, multiculturale, figlio della globalizzazione, con valori che vanno oltre la nazionalità e il colore della pelle’.
Poi Rampini passa ad occuparsi di un caso che considera paradigmatico: una famiglia di Soho, a Manhattan, che indubbiamente, a leggere l’articolo, è insieme meticciato biologico e meticciato culturale. Unione di una tedesca con un giapponese, influenze asiatiche, vivere a New York etc. un classico caso di : non si sa di che etnia, razza, cultura siamo. Rampini e credo con lui anche La Repubblica, sembra ritenere che questo fenomeno sia il frutto della ‘globalizzazione’.
In realtà, l’inizio del processo di ibridazione dell’umanità può farsi risalire all’avvio della formazione della divisione europea del lavoro, che molti fanno decorrere dalla ‘scoperta dell’America’, ma che di fatto è il frutto dell’espansione dell’iniziativa commerciale in senso più lato dei capitali europei. Da questa espansione derivano le forme più impensabili di meticciato biologico e culturale, che hanno segnato negli ultimi cinquecento anni le diverse parti del mondo. |
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| Critica della Repubblica : L'Illuminismo della Repubblica |
| di orlandolentini , Wed 3 February 2010 4:00 |
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{Orlando Lentini coautore di questo sito-rivista – vedi specialmente la rubrica ‘saperi sociali’ - propone la creazione di una nuova rubrica dal titolo ‘Critica della Repubblica’ “in cui, a corrente alternata io ed altri lettori critici possiamo di volta in volta 'criticare' articoli di rilevanza 'culturale'”, sulla scia di un post che ho pubblicato un paio di settimane fa e nel quale dicevo che ‘la Repubblica’ non è soltanto un giornale ma anche una associazione intellettuale e morale. Detto, fatto. Andiamo a incominciare con la sua prima fresca nota. Pasquale Misuraca}
La Repubblica neoilluminista
L’articolo di Nadia Urbinati su ‘la Repubblica’ del 28 gennaio 2010, dal titolo: Il dispotismo all’italiana, è un esempio tipico della tendenza neoilluministica del quotidiano più amato dagli italiani. Il neoilluminismo nasce dal lavoro intellettuale di studiosi come Norberto Bobbio, che dopo la guerra tentarono di andare oltre l’egemonia culturale di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile, risalendo ad un’epoca ideologica pre-idealistica, come allora era inteso l’illuminismo.
L’illuminismo è stato in realtà un movimento ideologico epocale, fondato per lo più in Francia e nelle sue appendici europee in ritardo rispetto all’ascesa egemonica della Gran Bretagna. Si trattava di una strategia di recupero e di eliminazione del divario rispetto al paese più avanzato del XVIII secolo, che coinvolse anche la famosa filosofia classica tedesca, anch’essa ideologia di eliminazione del divario per second comers. Il caso di Montesquieu è emblematico di tutta una corrente anglofila, che annoverava Voltaire, Diderot e numerosi altri studiosi. Fare come gli inglesi era la parola d’ordine. Tuttavia, nel rincorrere la Gran Bretagna, che non è mai stata ‘illuminista’, si potevano correre dei rischi, che l’illuminismo continentale ha più volte corso. E inoltre, l’arretratezza economica, ma soprattutto politica, induceva a leggere l’empirismo politico degli inglesi con le lenti del razionalismo più speculativo.
Adam Smith mise in guardia contro questa tendenza, denunciando, a proposito della Rivoluzione fancese, la manipolazione razionalistica della politica, nella parte finale della sua Teoria dei sentimenti morali. Tuttavia dobbiamo riconoscere che lo sviluppo politico continentale ha sempre mostrato una notevole propensione all’approccio illuministico, cioè razionalistico. Tutti i paesi arrivati ‘in ritardo’ mostrano questa propensione.
L’articolo sul dispotismo all’italiana sottolinea l’affinità fra un saggio di Condorcet sul ‘dispotismo indiretto’, cioè fondato non sulla volontà di una sola persona ma su una rete di connivenze, e l’attuale situazione italiana.
In effetti qualche affinità c’è, ma non si fonda certo sulla rete di connivenze a livello di élites. In Italia la cultura politica, come testimoniano i politologi a partire da Turiello, Mosca, Pareto e Michels, è sempre stata dominata da un latente ademocratismo (di cui ho parlato nel mio Una prospettiva liberal per il mondo ) che deriva in gran parte dal modo illiberale con qui il paese è stato unificato da una monarchia semiperiferica priva di qualsiasi slancio ideale. |
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