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economia di solidarietà : Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (III)
di luisrazeto , Sat 10 January 2009 6:10
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo (lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto) - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione.

Dove si approfondisce l’essenziale distinzione fra antagonismo e autonomia, e si spiega il passaggio da compiersi dall’atteggiamento di scissione (uscire e restare fuori) allo spirito critico (lottare e porsi contro) e alla conquista dell’autonomia (innalzarsi fino ad un vertice inaccessibile al campo avversario).

Come risposta ad un commento di Ethos al precedente post di questa rubrica, nel quale mettevo in rapporto la mia proposta sulla creazione di una nuova superiore civiltà con il pensiero di Marcuse, mi sono riferito alla necessità di andare oltre le concezioni controculturali e le ideologie e politiche antagoniste nei confronti del "sistema" capitalistico. Dicevo che Marcuse "ha fatto una profonda e in tanti aspetti ancora valida critica del capitalismo avanzato, individuando la sua capacità di assorbire ogni movimento antagonista, in quanto ha penetrato e feticizzato la coscienza degli individui e dei gruppi in generale, determinando che le stesse necessità umane (inclusa quella fondamentale della libertà) siano assunte dal mercato e quindi ricondotte e dominate all'interno del sistema. Marcuse fa la critica, ma non riesce a intravedere la possibilità del superamento attraverso l'avviamento della creazione di una nuova civiltà". Indicavo poi che "I limiti di Marcuse sono, a mio avviso, due fondamentali: da un lato, rimanere all'interno di un pensiero di sinistra (neo-marxista) il quale pensa che il superamento del capitalismo accadrebbe come risultato di una lotta contro di esso, e che perciò esige l’esistenza di soggetti antisistemici, antagonistici, rivoluzionari; e dall'altro, non comprendere le potenzialità della autonomia intellettuale e morale che possono raggiungere individui e gruppi auto-organizzati, e che a partire da quella autonomia raggiunta, senza bisogno di prima distruggere il mercato capitalistico, possono iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà".

In questo terzo post sulla questione mi propongo di approfondire l’essenziale distinzione fra antagonismo e autonomia, importante da comprendere precisamente perché la maggior parte delle proposte di cambiamento sociale, politico ed economico vengono attualmente intese nel senso di una lotta contro il sistema, e cioè di antagonismo e non di autonomia, e perché in tal modo si diventa sterili o non si contribuisce – anzi, spesso si ostacola - la creazione di una nuova civiltà. Lo esamineremmo nuovamente "a partire" da Gramsci.

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economia di solidarietà : Per una nuova superiore civiltà (II)
di luisrazeto , Sat 3 January 2009 6:20
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto.

COME INIZIARE LA CREAZIONE DI UNA NUOVA SUPERIORE CIVILTÁ ? (II)

Nel quale si spiega che partecipare alla creazione di una nuova civiltà comporta pensare con la propria testa, decidere per se stessi, recuperare il controllo delle proprie condizioni di vita, mostrando quanto ciò sia difficile, e come sia necessario lavorare contemporaneamente alla creazione e alla diffusione di una nuova, autonoma, superiore coscienza e cultura.

Riprendo la questione dove l’abbiamo lasciata nel post precedente: "Il nuovo tipo di organizzazione politica corrispondente a una nuova civiltà, lo possiamo definire come autopoietico e reticolare. In entrambi i sensi, suppone individui autonomi, che pensino con la propria testa, che decidano con la propria volontà, che non deleghino le decisioni riguardanti gli aspetti più importanti che investono la loro vita e il loro ambiente, vale a dire soggetti che hanno deciso di recuperare, attraverso organizzazioni e reti orizzontali, il controllo delle proprie condizioni di vita.”

Sembra semplice, ma non lo è. Raggiungere l’autonomia, pensare con la propria testa, decidere per se stessi, recuperare il controllo delle nostre condizioni di vita, è molto più difficile di quanto crediamo. In effetti, molte persone credono di essere autonome, perché ritengono intimamente che tengono le proprie vite sotto controllo, ma in realtà si comportano come indicato dai propri gruppi di appartenenza, le loro aspirazioni non sono diverse da quelle della maggioranza, aderiscono a gran parte delle idee che gli viene offerta dai mezzi di comunicazione di massa, consumano ciò che viene consigliato dalla pubblicità, indossano i vestiti alla moda, desiderano possedere abitazioni nei luoghi comunemente considerati più prestigiosi, cercano di studiare presso gli istituti e le universitá che appaiono nelle classifiche come migliori, mantengono i propri conti bancari e si indebitano nelle banche del sistema, si divertono nei centri di intrattenimento dove possano trovare un grande pubblico, fanno le vacanze dove i pubblicisti assicurano loro che godranno adeguate soddisfazioni, cercano il posto nello stesso modo in cui fanno tutti, agiscono come è stato insegnato loro che si deve fare per non perdere il lavoro, il prestigio, i gruppi di appartenenza, leggono gli stessi libri che sono raccomandati dalla solita critica o che detengono il record di vendita, vedono i films scegliendoli secondo la scelta della maggioranza ecc. ecc. ecc.

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economia di solidarietà : Per una nuova superiore civiltà
di luisrazeto , Sat 27 December 2008 8:10
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto.

COME INIZIARE LA CREAZIONE DI UNA NUOVA SUPERIORE CIVILTA’? (I)

Nel quale si imposta la necessità di costruire una nuova civiltà, poiché sono in crisi la civiltà moderna ed i suoi fondamenti: lo Stato nazionale ed i partiti, l’industrialismo e il capitalismo, le ideologie e lo scientismo positivista, e si afferma che una nuova superiore civiltà già esiste in nuce, invitando a riconoscerla ed a partecipare al suo sviluppo.

La necessità di costruire una nuova civiltà è sentita da molti, con vari gradi di consapevolezza di cosa ciò significhi. È stata sollevata da molti intellettuali, da diversi decenni, e il concetto è stato adottato come proprio da vari gruppi e organizzazioni. In questo sito-rivista è stata esaminata in diverse occasioni e abbiamo presentato alcuni importanti concetti in questo senso.

In un recente commento al post di Fulmini intitolato Gramsci: la crisi dei partiti viene da lontano, che introduce il testo della Introduzione a un libro che abbiamo scritto Pasquale Misuraca ed io 28 anni fa, ho impostato la questione come segue: "La attuale civiltà moderna è in crisi organica, e sono in crisi i tre pilastri o fondamenti che la sostengono (a livello politico, lo Stato nazionale ed i partiti; a livello economico, l'industrialismo e il capitalismo; a livello culturale, le ideologie e lo scientismo positivista). Questa crisi, poiché organica, non può risolversi che mediante una nuova organicità, e come ogni organismo i cui fondamenti vitali entrano in grande crisi, la civiltà moderna e suoi pilastri sono destinati a deperire. Questo deperimento però, è lentissimo, e il processo può estendersi ancora per alcuni decenni.
In questo nostro tempo abbiamo due possibilità (se vogliamo fare qualcosa di socialmente utile): l'una, è di tentare di sostenere e rafforzare e migliorare i pilastri della civiltà in crisi dimodoché il crollo sia posposto un po', riducendosi in questo modo le sofferenze che comporta la crisi e che comporterà il crollo stesso. L'altra possibilità è di avviare la costruzione dei fondamenti di una nuova superiore civiltà.
La questione della riforma dei partiti, della creazioni di nuovi e migliori partiti, ecc. si pone nella prima prospettiva. Se invece ci poniamo nella seconda prospettiva, le questioni essenziali sono: la creazione di una nuova politica (non partitica, non statale), di una nuova economia (non capitalista, non industrialista), e di nuove strutture della conoscenze (non ideologiche, non positivistiche)”.


Ma, come avviare la costruzione di questi pilastri/fondamenti della nuova civiltà? E come si può partecipare a questo grande progetto?
Rispondere a queste domande esige affrontare una vasta gamma di questioni, che abbiamo intenzione di impostare progressivamente. In questa occasione vorrei soltanto fare una dichiarazione che considero come il cruciale punto di partenza. La dichiarazione è la seguente:

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economia di solidarietà : Esiste una via di uscita da questa grande crisi?
di luisrazeto , Mon 17 November 2008 6:00
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto. Mi permetto di consigliarne la lettura ascoltando il primo movimento della Sonata ‘Chiaro di Luna’ di Beethoven come suonata da Kempff: dura 5 minuti, ed è pervaso dalla medesima spietata serenità.

*

Si parla e scrive con molta facilità sulla "uscita dalla crisi". E' stato annunciato che durerà due o tre semestri, o un anno, e alcuni dicono fino a due anni completi. Quest’ultimo è lo scenario che descrive la crisi con una forma di U, immagine con la quale si indica che una rapida discesa sarà seguita da una situazione depressa relativamente prolungata, dopo di che inevitabilmente verrà la salita, che dovrebbe essere tanto veloce quanto lo sia stata la discesa. Nessuno, infatti, dubita che si uscirà da questa crisi, e che l'economia recupererà presto la crescita, tornando alla normalità, e inizierà un nuovo ciclo di espansione.

Si pensa e ragiona in questo modo, perché si ha l'impressione che questa crisi sia una fra le tante crisi cicliche che di solito succedono sul mercato.

Io non lo credo. Quando affermo che questa crisi sarà prolungata, non penso per due o tre anni, ma per tanti anni quanti necessitano per soddisfare le condizioni di uscita da questa crisi. A queste condizioni ho fatto riferimento nel precedente post, e possiamo sistetizzarle così: una nuova valuta internazionale, un nuovo ordine finanziario, un nuovo assetto istituzionale, giuridico e politico di dimensioni globali, e una nuova cultura che comporti una profonda trasformazione dei comportamenti economici degli individui, dei gruppi e delle società. Così, la crisi può durare tre anni, cinque anni, dieci anni, venti anni o più. Più o meno, a seconda di quanto ritarderemo nella creazione di queste nuove condizioni.

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economia di solidarietà : Tre sono le vie d'uscita dalla crisi
di luisrazeto , Mon 3 November 2008 7:00
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto, ed è nato come risposta alla domanda di un coautore.

La domanda che mi pone Fulmini in un commento al mio precedente post è tanto importante quanto difficile da affrontare. Di fronte a questa crisi del 2008, quali sono le opzioni in campo? Questo post vuole avviare una ricerca di risposta.

Ad un primo livello di analisi, si presenta una questione fondamentale dalla quale dipendono molte altre - è perciò opportuno riferirsi ad essa in primo luogo. È la questione delle possibili "dimensioni" geo-politico-economiche del nuovo ordine mondiale.

Una prima opzione potremmo chiamarla "mondializzazione economica e politica", che implica andare avanti nella direzione di una globalizzazione forte e accentuata, che potrebbe manifestarsi in una serie di processi dei quali i più rilevanti sarebbero:

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