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saperi sociali : Una prospettiva liberal per il mondo
di orlandolentini , Thu 15 October 2009 4:00
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{Pubblichiamo la relazione che Orlando Lentini leggerà e discuterà oggi al Convegno Internazionale “Pensare la società nel XXI secolo” (VI Edizione della Conferenza Italo-Americana ) organizzato dal 15 al 17 ottobre 2009 dall'Università di Pisa, per mettere in condizione i lettori del sito-rivista di partecipare all’ascolto e alla discussione.}

Una prospettiva liberal per il mondo.

Orlando Lentini (Università di Napoli)


Nonostante il suo successo, il termine liberal appare ancora piuttosto ambiguo. Nella tradizione politica americana da cui proviene, liberal è considerato chi sulla base dei Federalist Papers, della Costituzione americana e del Bill of Rights, ha adottato una prospettiva di liberalismo sociale che si sovrappone senza grandi difficoltà alla prospettiva socialdemocratica.

Se dalla storia delle dottrine o del pensiero politico ci spostiamo verso la storia della produzione di sistemi di norme e valori e di aspettative condivise, possiamo osservare come questa prospettiva liberal si sia definita attraverso l’elaborazione politologica della complessiva esperienza del New Deal. Il New Deal, muovendo da una crisi epocale, produce un modello di intervento sociale e una mentalità, definita liberal, che porta ad una nuova sintesi il tipo di uomo che dovrebbe operare in una società capitalista temperata da solidarietà e welfare. Il liberal è, o dovebbe essere, il cittadino attivo di un ordine politico democratico.

La parola tuttavia assume il suo valore soltanto se connessa all’esperienza che l’ha prodotta e utilizzata. Così liberal si connette a liberalism e American liberalism, cioè ad una tradizione che ha un corrispettivo europeo, ma che negli Stati Uniti specie dopo la Grande guerra ha subito una radicale trasformazione, a causa di quella che possiamo chiamare una metamorfosi corporata del capitalismo americano, cioè la sua trasformazione in un capitalismo dominato dalle società per azioni giganti (giant corporations).

La metamorfosi corporata del capitalismo americano, che avrebbe poi plasmato a sua immagine il capitalismo mondiale del XX secolo, produsse anche il suo liberalismo, che la storiografia progressista ha denominato liberalismo corporato (corporate liberalism). Il corporate liberalism ha convissuto col liberalismo progressista, ed ha combattuto insieme ad esso e a tutte le forze democratiche la guerra contro il nazifascismo, per poi mostrare apertamente il suo volto ‘corporate’ dando vita alla guerra fredda e alla costruzione del mondo secondo i bisogni del sistema delle giant corporations.

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saperi sociali : opinioni pubbliche & eroi politici liberal
di orlandolentini , Sat 19 April 2008 12:10
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L’analisi del voto di aprile in Italia deve partire dal vantaggio mediatico del piazzista politico meglio noto come Silvio Berlusconi. Qualsiasi debolezza in materia porta a fare considerazioni del tutto staccate dalla realtà. Quindi conflitto di interessi e proprietà illiberale di mezzi di comunicazione di massa sono alla base dell’orientamento politico della maggioranza dell’opinione pubblica italiana.

Di fatto, dovremmo parlare di due ben distinte opinioni pubbliche, quella liberal e quella qualunquista. Le valutazioni della situazione avvengono all’interno della divisione principale fra liberal e qualunquisti (anche se questi ultimi ospitano un numero consistente di darwinisti sociali assai consapevoli dei loro interessi).

La politologia razionalista supponeva una minima prevalenza dell’approccio liberal, ma non aveva previsto gli effetti del lavoro ai fianchi della incessante e ossessiva campagna elettorale rilanciata da Berlusconi con i suoi media a partire dal 2006. Si trattava di grida incessanti di ‘al lupo al lupo’, di messaggi e immagini quotidiane di paura, di discredito gratuito gettato ogni giorno come fango sui liberal, in pieno stile maccartista.

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saperi sociali : Gabriel Kolko
di orlandolentini , Fri 21 March 2008 7:00
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Ci si può chiedere che cosa è realmente accaduto nel XX secolo.

Gli storici e in genere gli scienziati sociali tendono ad interpretare il secolo appena passato con paradigmi e strumenti analitici formatisi nel corso del processo costitutivo del cosiddetto sistema mondiale moderno. Si tratta della forma assunta della costituzione della divisione europea del lavoro a partire dal XV secolo circa. Il modello vincente della definizione della divisione europea del lavoro è il complesso teorico che da Adam Smith giunge fino a Marx, per comodità denominato 'liberal-marxismo'.

Questo modello, denominato anche ‘concezione materialistica della storia’, attribuisce ai modi di produzione e al loro funzionamento un ruolo esplicativo dei principali processi organizzativi. L’economicismo, un pregiudizio positivo nei confronti della cosiddetta economia, ha dominato i modi di pensare il mondo del XX secolo. In questa ottica le grandi crisi economiche, i cicli, le recessioni etc., sono chiamati a spiegare i processi complessivi che segnano l’esistenza dei diversi gruppi umani. Insieme alle interpretazioni politiche della storia, quelle economiche continuano ad essere privilegiate ancora oggi.

Di fronte a questa diffusa, e sana, tendenza economicista, il processo costitutivo appare come un conflitto incessante fra operatori economici, in una sorta di concezione ultrasocializzata dell’agire, che finisce per ignorare o trascurare processi oggettivi fuori della portata dell’agire consapevole e volontario. Il XX secolo può e deve essere utilmente ‘spiegato’ in termini di storia economica e politica, ma vi sono altre variabili che non solo intervengono, ma addirittura possono segnare il processo in modo determinante. È questa la tesi centrale del libro di Gabriel Kolko, Il libro nero della guerra. Politica, conflitti e società dal 1914 al nuovo millennio, Roma, Fazi 2005.

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