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saperi sociali : Avviso ai naviganti
di fulmini , Mon 4 November 2013 4:00
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saperi sociali : Nation Building & Sistema Mondo
di orlandolentini , Mon 22 November 2010 4:00
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{Pubblichiamo il testo della relazione che Orlando Lentini coautore del sito-rivista ha letto all'Accademia delle Scienze della Moldavia il 2 giugno scorso.}

Conferinta Stiintifica Internationala
Republica Moldova in ‘sistemul-lume’ modern: evolutii si perspective
Chisinau , 02-06-2010


NATION BUILDING & SISTEMA MONDO
Orlando Lentini


1 - IDENTITÁ

Stati più o meno nuovi e potenze emergenti pongono sempre il problema di definire la loro identità come conseguenza del cambiamento di status, qualunque sia la loro collocazione nella scala della sovranità. I cosiddetti ‘stati nuovi’, nati dalla decolonizzazione, hanno subito posto il problema della definizione dei propri caratteri distintivi in funzione dell’unità statuale e dei suoi dichiarati interessi, generalmente determinati dalla forza politica al momento egemone nel paese.
Ogni progetto identitario mantiene comunque il vincolo della collocazione nella divisione mondiale del lavoro e nel sistema interstatale. Pertanto, l’identità degli stati nuovi, mentre sembra guardare al passato in cerca di caratteri distintivi, è destinata a forgiarsi piuttosto nelle scelte sul presente nel contesto regionale e mondiale.
Con effetti simili a quelli delle ex colonie, si sono formati i nuovi stati emersi dalla disgregazione del sistema del socialismo sovietico, che però non erano stati colonie ma regioni di un sistema, più o meno autonome dal potere centrale, unite da una lingua comune nel caso dell’ex impero sovietico, o da una comune appartenenza al campo socialista. In questo caso l’identità si ridefiniva a partire soprattutto dall’abbandono del sistema chiuso di divisione del lavoro, una sorta di neo-mercantilismo.
Il mutamento più vistoso tuttavia sarebbe sopraggiunto con l’entrata nel mercato mondiale di due superpotenze demografiche come la Cina e l’India, che non solo si pongono problemi di nuova identità al loro interno, ma stanno imponendo una ridefinizione di identità di tutti gli stati componenti il sistema mondiale ( che sono anche i paesi aderenti all’ONU).
I processi indicati per il periodo che ha seguito la seconda guerra mondiale, tuttavia, sono ricorrenti e si manifestano nel corso della storia in mille modi. Nessuno di questi processi deriva da particolari presunte matrici biologiche o antropologiche, dato che tutti i popoli sono composti di mescolanze sia biologiche che culturali . La condizione di meticciato è la condizione normale di qualsiasi popolo noi prendiamo in esame, quindi dobbiamo chiederci: che altro può definire l’identità di un popolo che si fa nazione e stato?
Quando un paese, o una collettività per le ragioni più diverse riesce a farsi stato, ci chiediamo: quali sono le basi strutturali della sua identità? L’identità è un costrutto, che guarda al passato ma si costruisce nel presente-futuro, e quindi ha la sua forza in una serie di misure politiche che determinano una sorta di trasformazione fondamentale delle forme della convivenza. Elencando sommariamente, possiamo dire che le basi o condizioni strutturali dell’identità di un paese sono:
1 - il sistema costituzionale
2 - il codice civile e penale
3 - organizzazione economica, divisione del lavoro e welfare
4 - sistema educativo
5 - politica estera e di difesa
6 - storiografia prevalente [potere di definizione della situazione]
7 - relazione con la divisione mondiale del lavoro.

L’interiorizzazione delle basi strutturali dell’identità nazionale, è il prerequisito della stabilità culturale nel funzionamento di un paese, o di uno stato nazione, come sistema di norme e valori e di aspettative condivise. Senza interiorizzazione diffusa delle basi strutturali, un paese è destinato a forme ricorrenti di ‘crisi di identità’ e di slealtà, che possono gravemente danneggiare le sue politiche.
Ciò naturalmente non deve far dimenticare che sia le basi strutturali che la conseguente identità sono in continuo aggiustamento, sono cioè costantemente soggette ad alterazioni e modifiche, sia dovute a scelte negoziate, sia a scelte dettate dalle condizioni esterne come effetti non voluti o effetti perversi. Bisogna quindi favorire l’interiorizzazione del sistema di norme e valori e di aspettative condivise non come dati rigidi e immodificabili, ma come ‘regole del gioco’ e modelli di funzionamento che possono essere adattati consensualmente in caso di necessità.

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saperi sociali : Francesco psichiatra a domicilio
di fulmini , Tue 27 October 2009 4:00
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Nell’ottobre di quattro anni fa ho girato e montato un documentario dal titolo Francesco psichiatra a domicilio. Domani, mercoledì 28 ottobre 2009, dalle ore 12.00 alle ore 14.00, nell'Aula V della Facoltà di Lettere della Università degli Studi "La Sapienza", nell'ambito del corso di Antropologia di Franca Romano – il documentario sarà proiettato e discusso. Saranno presenti Franca Romano, i suoi studenti e le sue studentesse, Francesco Porseo protagonista del documentario, io, e forse tu. Ci vediamo, ci parliamo, ci ascoltiamo, facciamo un tratto di strada insieme. Pasquale Misuraca

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saperi sociali : La struttura intermedia e il disturbo psichico (2)
di fulmini , Fri 23 October 2009 4:00
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{Ed ecco la seconda parte della tesi di RICCARDO PERRA su La struttura intermedia ed il disturbo psichico: Resoconto Clinico dell’attività di Tirocinio. La parte prima l’ho pubblicata ieri. Pasquale Misuraca}


1.4 L’affermazione delle strutture intermedie

Situate tra l’ospedale psichiatrico e l’ambulatorio, nell’ottica della continuità e della centralità territoriale dell’intervento, le strutture intermedie rappresentano una variegata realtà istituzionale comprendente strutture, anche molto diverse tra loro, la cui identità istituzionale si è definita in contrapposizione a quella dell’ospedale psichiatrico, rappresentando, progressivamente sia una fondamentale alternativa che il complemento delle strutture ospedaliere centralizzate.
Frutto della sperimentazione e dalla ricerca psicologica, queste strutture costituiscono oggi uno strumento di lavoro in grado di soddisfare obiettivi molto diversificati in relazione alle esigenze dell’utenza psichiatrica. Singolarmente prese, non sono, tuttavia, una panacea nei confronti di ogni disturbo mentale in quanto le peculiarità degli orientamenti teorici e le loro caratteristiche strutturali ed organizzative rendono ciascuna comunità adatta a particolari tipologie di pazienti. Non risultano, infatti, pienamente compatibili i programmi terapeutici per pazienti acuti, di carattere intensivo e basati su psicoterapia individuale e di guppo, con quelli per pazienti cronici, non intensivi e orientati al sostegno. Come afferma Beigel, citato in Del Corno, Lang (1982), per i pazienti cronici “un programma di trattamento attivo viene avvertito come minaccia rispetto ai loro bisogni regressivi di permanenza a lungo termine. Non possono tollerare nessun tipo di pressione per un cambiamento psichico che sia rivolto ad abbandonare i loro problemi di dipendenza. I pazienti acuti avvertono il programma come supporto e non ce la fanno quando vengono messi davanti alla minaccia di separazione. Se si inseriscono questi due tipi di pazienti nello stesso programma di trattamento, il programma che è orientato ad aiutare il paziente acuto di certo non è di nessun aiuto per il paziente cronico”.
Non esiste dunque un unico modello di struttura intermedia come non è possibile nutrire aspettative miracolistiche per i risultati a prescindere da un accurato lavoro diagnostico che consenta la messa a punto di un progetto terapeutico, concordato con il paziente, che risulti indicato per quel particolare individuo, in quella particolare fase della patologia al fine di identificare la particolare struttura, più idonea al percorso terapeutico scelto.
Non è possibile, altresì, conferire a queste strutture una delega “in bianco” per la gestione del piano terapeutico che deve sempre prevedere una continuo colloquio con i servizi invianti, orientato alla verifica dei progressi fatti dal paziente.

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saperi sociali : La struttura intermedia e il disturbo psichico ( 1)
di fulmini , Thu 22 October 2009 4:00
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{Ho letto con crescente interesse la tesi di laurea di un amico sardo/italiano e mediterraneo/europeo che di professione fa l’ingegnere e per vocazione studia psicologia. Lo ritengo un lavoro socialmente utile, per coloro che si occupano di psicologia, certo, ma anche per coloro che desiderano conoscere meglio la struttura e il funzionamento della palletta che gira in uno dei bracci di spirale della Via Lattea e della psiche degli esseri umani che la popolano. Pasquale Misuraca}

RICCARDO PERRA
La struttura intermedia ed il disturbo psichico: Resoconto Clinico dell’attività di Tirocinio. (parte prima)

Corso di Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche per l’Intervento Clinico per la Persona, il Gruppo e le Istituzioni dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ / Relatore: Prof. Laura Carla Galante / Anno accademico 2007/2008.

INDICE

INTRODUZIONE 4
1 L’EVOLUZIONE DEI SERVIZI DI SALUTE MENTALE DAL ‘900 AD OGGI. 6
1.1 Dalla segregazione alla reintegrazione 7
1.2 La ricerca delle alternative al manicomio. La sperimentazione delle strutture intermedie 8
1.2.1 Gran Bretagna 9
1.2.2 Stati Uniti 15
1.2.3 Argentina 20
1.2.4 Francia 27
1.2.5 Italia 35
1.3 La riforma in Italia 37
1.4 L’affermazione delle strutture intermedie 40
1.5 I Riferimenti normativi 42
1.6 Dipartimento di Salute Mentale (DSM) dell’ASL RMG 48
1.7 Organizzazione delle strutture del DSM della ASL RMG 50
1.8 Finalità ed Attività svolte del Centro di Salute Mentale (CSM) 51
1.9 Caratteristiche del bacino di utenza afferente al CSM di Monterotondo-Mentana. Alcuni dati statistici 52
2 I SERVIZI DI SALUTE MENTALE OSSERVATI. RESOCONTO CLINICO DELL’ATTIVITA’ DI TIROCINIO SVOLTA PRESSO IL C.S.M. DI MONTEROTONDO 54
2.1 Circa il resocontare 55
2.2 L’introduzione nel contesto 55
2.3 Le strutture intermedie 56
2.4 L’equipe curante e gli operatori 57
2.5 I pazienti e i loro bisogni 61
2.6 Dalla diagnosi all’intervento 62
2.7 La riabilitazione ed il reinserimento 64
2.8 Il ruolo dello Psicologo 65
CONCLUSIONI 75
BIBLIOGRAFIA 78


INTRODUZIONE

Perché ho scelto il CSM come contesto per lo svolgimento del tirocinio pre-lauream? Trattandosi del mio primo approccio alla complessa realtà del disturbo mentale, ho desiderato privilegiare un contesto che mi permettesse di entrare in contatto con un ampio spettro di situazioni di domanda e che, al contempo, fosse rappresentativo delle possibilità di intervento offerte dai servizi di salute mentale ad una tipologia di utenza, tipicamente, assai variegata. Il Centro di Salute Mentale costituisce, infatti, la sede in cui vengono elaborati i progetti terapeutici individualizzati, erogate le relative prestazioni e/o gestito l’invio ad altre istituzioni terapeutico-riabilitative, tra le quali le cosiddette “strutture intermedie”, che presidiano l’area di intervento compresa tra l’ospedale e l’ambulatorio.
Le complesse disquisizioni sulla trattabilità del paziente devono qui confrontarsi con la necessità urgente di fornire sempre e comunque delle risposte, spesso in tempi assai brevi, compatibilmente con le risorse assegnate a queste strutture dal Servizio Sanitario Nazionale. E’ in questo contesto che ho svolto la mia esperienza di tirocinio, cogliendo, da un lato, il potente stimolo, fornito dal contatto con alcuni casi clinici, all’approfondimento di aspetti teorici, talvolta appena sfiorati nel corso degli studi, e dall’altro, l’opportunità di sperimentarmi in un vissuto di interazione personale con lo staff dell’organizzazione dei servizi e, più occasionalmente, con alcuni pazienti. Per cogliere il significato ed il ruolo svolto da queste strutture nell’attuale contesto, ho trovato utile ripercorrere nella, 1° parte della tesi, la profonda trasformazione culturale avvenuta nell’ultimo secolo, attraverso la panoramica delle sperimentazioni, effettuate nei vari paesi, di modelli di cura alternativi e la rassegna dei provvedimenti legislativi che hanno punteggiato, nel corso dell’ultimo trentennio, l’evoluzione dei servizi psichiatrici in Italia. Riferisco quindi, nella 2° parte, la mia esperienza di tirocinio svolta nel Centro di Salute Mentale di Monterotondo, cimentandomi nella metodologia del resoconto clinico con il duplice obiettivo metodologico di sviluppare una capacità di osservazione della complessità delle relazioni dell’organizzazione con il contesto ed, al contempo, un’attenzione introspettiva per i miei vissuti emozionali.

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