| saperi sociali : Francesco psichiatra a domicilio |
| di fulmini , Tue 27 October 2009 4:00 |
|
Nell’ottobre di quattro anni fa ho girato e montato un documentario dal titolo Francesco psichiatra a domicilio. Domani, mercoledì 28 ottobre 2009, dalle ore 12.00 alle ore 14.00, nell'Aula V della Facoltà di Lettere della Università degli Studi "La Sapienza", nell'ambito del corso di Antropologia di Franca Romano – il documentario sarà proiettato e discusso. Saranno presenti Franca Romano, i suoi studenti e le sue studentesse, Francesco Porseo protagonista del documentario, io, e forse tu. Ci vediamo, ci parliamo, ci ascoltiamo, facciamo un tratto di strada insieme. Pasquale Misuraca
|
|
| saperi sociali : La struttura intermedia e il disturbo psichico (2) |
| di fulmini , Fri 23 October 2009 4:00 |
|
{Ed ecco la seconda parte della tesi di RICCARDO PERRA su La struttura intermedia ed il disturbo psichico: Resoconto Clinico dell’attività di Tirocinio. La parte prima l’ho pubblicata ieri. Pasquale Misuraca}
1.4 L’affermazione delle strutture intermedie
Situate tra l’ospedale psichiatrico e l’ambulatorio, nell’ottica della continuità e della centralità territoriale dell’intervento, le strutture intermedie rappresentano una variegata realtà istituzionale comprendente strutture, anche molto diverse tra loro, la cui identità istituzionale si è definita in contrapposizione a quella dell’ospedale psichiatrico, rappresentando, progressivamente sia una fondamentale alternativa che il complemento delle strutture ospedaliere centralizzate. Frutto della sperimentazione e dalla ricerca psicologica, queste strutture costituiscono oggi uno strumento di lavoro in grado di soddisfare obiettivi molto diversificati in relazione alle esigenze dell’utenza psichiatrica. Singolarmente prese, non sono, tuttavia, una panacea nei confronti di ogni disturbo mentale in quanto le peculiarità degli orientamenti teorici e le loro caratteristiche strutturali ed organizzative rendono ciascuna comunità adatta a particolari tipologie di pazienti. Non risultano, infatti, pienamente compatibili i programmi terapeutici per pazienti acuti, di carattere intensivo e basati su psicoterapia individuale e di guppo, con quelli per pazienti cronici, non intensivi e orientati al sostegno. Come afferma Beigel, citato in Del Corno, Lang (1982), per i pazienti cronici “un programma di trattamento attivo viene avvertito come minaccia rispetto ai loro bisogni regressivi di permanenza a lungo termine. Non possono tollerare nessun tipo di pressione per un cambiamento psichico che sia rivolto ad abbandonare i loro problemi di dipendenza. I pazienti acuti avvertono il programma come supporto e non ce la fanno quando vengono messi davanti alla minaccia di separazione. Se si inseriscono questi due tipi di pazienti nello stesso programma di trattamento, il programma che è orientato ad aiutare il paziente acuto di certo non è di nessun aiuto per il paziente cronico”. Non esiste dunque un unico modello di struttura intermedia come non è possibile nutrire aspettative miracolistiche per i risultati a prescindere da un accurato lavoro diagnostico che consenta la messa a punto di un progetto terapeutico, concordato con il paziente, che risulti indicato per quel particolare individuo, in quella particolare fase della patologia al fine di identificare la particolare struttura, più idonea al percorso terapeutico scelto. Non è possibile, altresì, conferire a queste strutture una delega “in bianco” per la gestione del piano terapeutico che deve sempre prevedere una continuo colloquio con i servizi invianti, orientato alla verifica dei progressi fatti dal paziente. |
|
| saperi sociali : La struttura intermedia e il disturbo psichico ( 1) |
| di fulmini , Thu 22 October 2009 4:00 |
|
{Ho letto con crescente interesse la tesi di laurea di un amico sardo/italiano e mediterraneo/europeo che di professione fa l’ingegnere e per vocazione studia psicologia. Lo ritengo un lavoro socialmente utile, per coloro che si occupano di psicologia, certo, ma anche per coloro che desiderano conoscere meglio la struttura e il funzionamento della palletta che gira in uno dei bracci di spirale della Via Lattea e della psiche degli esseri umani che la popolano. Pasquale Misuraca}
RICCARDO PERRA La struttura intermedia ed il disturbo psichico: Resoconto Clinico dell’attività di Tirocinio. (parte prima)
Corso di Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche per l’Intervento Clinico per la Persona, il Gruppo e le Istituzioni dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ / Relatore: Prof. Laura Carla Galante / Anno accademico 2007/2008.
INDICE
INTRODUZIONE 4 1 L’EVOLUZIONE DEI SERVIZI DI SALUTE MENTALE DAL ‘900 AD OGGI. 6 1.1 Dalla segregazione alla reintegrazione 7 1.2 La ricerca delle alternative al manicomio. La sperimentazione delle strutture intermedie 8 1.2.1 Gran Bretagna 9 1.2.2 Stati Uniti 15 1.2.3 Argentina 20 1.2.4 Francia 27 1.2.5 Italia 35 1.3 La riforma in Italia 37 1.4 L’affermazione delle strutture intermedie 40 1.5 I Riferimenti normativi 42 1.6 Dipartimento di Salute Mentale (DSM) dell’ASL RMG 48 1.7 Organizzazione delle strutture del DSM della ASL RMG 50 1.8 Finalità ed Attività svolte del Centro di Salute Mentale (CSM) 51 1.9 Caratteristiche del bacino di utenza afferente al CSM di Monterotondo-Mentana. Alcuni dati statistici 52 2 I SERVIZI DI SALUTE MENTALE OSSERVATI. RESOCONTO CLINICO DELL’ATTIVITA’ DI TIROCINIO SVOLTA PRESSO IL C.S.M. DI MONTEROTONDO 54 2.1 Circa il resocontare 55 2.2 L’introduzione nel contesto 55 2.3 Le strutture intermedie 56 2.4 L’equipe curante e gli operatori 57 2.5 I pazienti e i loro bisogni 61 2.6 Dalla diagnosi all’intervento 62 2.7 La riabilitazione ed il reinserimento 64 2.8 Il ruolo dello Psicologo 65 CONCLUSIONI 75 BIBLIOGRAFIA 78
INTRODUZIONEPerché ho scelto il CSM come contesto per lo svolgimento del tirocinio pre-lauream? Trattandosi del mio primo approccio alla complessa realtà del disturbo mentale, ho desiderato privilegiare un contesto che mi permettesse di entrare in contatto con un ampio spettro di situazioni di domanda e che, al contempo, fosse rappresentativo delle possibilità di intervento offerte dai servizi di salute mentale ad una tipologia di utenza, tipicamente, assai variegata. Il Centro di Salute Mentale costituisce, infatti, la sede in cui vengono elaborati i progetti terapeutici individualizzati, erogate le relative prestazioni e/o gestito l’invio ad altre istituzioni terapeutico-riabilitative, tra le quali le cosiddette “strutture intermedie”, che presidiano l’area di intervento compresa tra l’ospedale e l’ambulatorio. Le complesse disquisizioni sulla trattabilità del paziente devono qui confrontarsi con la necessità urgente di fornire sempre e comunque delle risposte, spesso in tempi assai brevi, compatibilmente con le risorse assegnate a queste strutture dal Servizio Sanitario Nazionale. E’ in questo contesto che ho svolto la mia esperienza di tirocinio, cogliendo, da un lato, il potente stimolo, fornito dal contatto con alcuni casi clinici, all’approfondimento di aspetti teorici, talvolta appena sfiorati nel corso degli studi, e dall’altro, l’opportunità di sperimentarmi in un vissuto di interazione personale con lo staff dell’organizzazione dei servizi e, più occasionalmente, con alcuni pazienti. Per cogliere il significato ed il ruolo svolto da queste strutture nell’attuale contesto, ho trovato utile ripercorrere nella, 1° parte della tesi, la profonda trasformazione culturale avvenuta nell’ultimo secolo, attraverso la panoramica delle sperimentazioni, effettuate nei vari paesi, di modelli di cura alternativi e la rassegna dei provvedimenti legislativi che hanno punteggiato, nel corso dell’ultimo trentennio, l’evoluzione dei servizi psichiatrici in Italia. Riferisco quindi, nella 2° parte, la mia esperienza di tirocinio svolta nel Centro di Salute Mentale di Monterotondo, cimentandomi nella metodologia del resoconto clinico con il duplice obiettivo metodologico di sviluppare una capacità di osservazione della complessità delle relazioni dell’organizzazione con il contesto ed, al contempo, un’attenzione introspettiva per i miei vissuti emozionali. |
|
| saperi sociali : Una prospettiva liberal per il mondo |
| di orlandolentini , Thu 15 October 2009 4:00 |
|
{Pubblichiamo la relazione che Orlando Lentini leggerà e discuterà oggi al Convegno Internazionale “Pensare la società nel XXI secolo” (VI Edizione della Conferenza Italo-Americana ) organizzato dal 15 al 17 ottobre 2009 dall'Università di Pisa, per mettere in condizione i lettori del sito-rivista di partecipare all’ascolto e alla discussione.}
Una prospettiva liberal per il mondo.Orlando Lentini (Università di Napoli)Nonostante il suo successo, il termine liberal appare ancora piuttosto ambiguo. Nella tradizione politica americana da cui proviene, liberal è considerato chi sulla base dei Federalist Papers, della Costituzione americana e del Bill of Rights, ha adottato una prospettiva di liberalismo sociale che si sovrappone senza grandi difficoltà alla prospettiva socialdemocratica. Se dalla storia delle dottrine o del pensiero politico ci spostiamo verso la storia della produzione di sistemi di norme e valori e di aspettative condivise, possiamo osservare come questa prospettiva liberal si sia definita attraverso l’elaborazione politologica della complessiva esperienza del New Deal. Il New Deal, muovendo da una crisi epocale, produce un modello di intervento sociale e una mentalità, definita liberal, che porta ad una nuova sintesi il tipo di uomo che dovrebbe operare in una società capitalista temperata da solidarietà e welfare. Il liberal è, o dovebbe essere, il cittadino attivo di un ordine politico democratico. La parola tuttavia assume il suo valore soltanto se connessa all’esperienza che l’ha prodotta e utilizzata. Così liberal si connette a liberalism e American liberalism, cioè ad una tradizione che ha un corrispettivo europeo, ma che negli Stati Uniti specie dopo la Grande guerra ha subito una radicale trasformazione, a causa di quella che possiamo chiamare una metamorfosi corporata del capitalismo americano, cioè la sua trasformazione in un capitalismo dominato dalle società per azioni giganti ( giant corporations). La metamorfosi corporata del capitalismo americano, che avrebbe poi plasmato a sua immagine il capitalismo mondiale del XX secolo, produsse anche il suo liberalismo, che la storiografia progressista ha denominato liberalismo corporato ( corporate liberalism). Il corporate liberalism ha convissuto col liberalismo progressista, ed ha combattuto insieme ad esso e a tutte le forze democratiche la guerra contro il nazifascismo, per poi mostrare apertamente il suo volto ‘corporate’ dando vita alla guerra fredda e alla costruzione del mondo secondo i bisogni del sistema delle giant corporations. |
|
|