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iLibrieleNotti : Committenti - Nefeli e Sofia
di fulmini , Tue 23 May 2017 4:00
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iLibrieleNotti : Committenti - Sofia
di fulmini , Mon 22 May 2017 4:00
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iLibrieleNotti : Almanacco della Crisi
di fulmini , Wed 5 April 2017 4:00
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Mimmo Pesce - fotogramma del film Il Negozio

Fotogramma del film 'Il Negozio' - che conclude il libro multimediale

Ho pubblicato l'Almanacco della Crisi. Un libro multimediale.
Lo propongo ai lettori e spettatori del sito-rivista, che nel corso di questi anni hanno visto e letto in anteprima le mie ricerche e opere su questo tema cruciale.
http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/essays/180-dizionario-della-crisi.html

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iLibrieleNotti : viacrucis terraterra
di fulmini , Mon 3 April 2017 4:00
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Angiuli, Caravaggio, Pasolini, Gramsci

Il libro viacrucis terraterra di Lino Angiuli (Edizioni di Pagina, 2007) riscrive la Via Crucis in soggettiva: doppia: come vista da un popolano e come vissuta da Gesù. I monologhi interiori del popolano, l’uomo-del-mondo-come-è, sono in prosa, quelli di Gesù, l’uomo-del-mondo-come-può-essere, in poesia.
Libro molto originale, rustico-e-nobile, che rifonda una grande tradizione. Come Borges sapeva, ogni autore crea i suoi precursori.

Caravaggio. Il popolano che accompagna incuriosito e stupito il viaggio ultimo di Gesù è uno dei ‘semplici’ che popolano i quadri di vita e di morte del Merisi come protagonisti degli accadimenti: con le piante sporche dei piedi e le mani callose e i volti scavati dalla fatica in primo piano. (L’immagine di copertina, e le illustrazioni di Luigi Fabii vanno in questa direzione.)

Pasolini. La riscrittura della Via Crucis di Angiuli è ‘terraterra’, dal punto di vista dal basso del popolano, e anche ‘cielocielo’, il punto di vista dall’alto del profeta. Viene in mente il progetto pasoliniano di riscrittura della Commedia di Dante nella Divina Mimesis: “rifare questo viaggio consiste nell’alzarsi, e vedere insieme tutto da lontano, ma anche nell’abbassarsi e vedere tutto da vicino”.

Gramsci. Nei Quaderni si tengono insieme, come nel libro di Angiuli, il semplice e il complesso, l’esperienza e la teoria, la valorizzazione dello spirito popolare creativo e la costruzione continua di un nuovo sapere. “Passaggio dal sapere al comprendere, al sentire, e viceversa, dal sentire, al comprendere, al sapere. L’elemento popolare «sente», ma non sempre comprende o sa; l’elemento intellettuale «sa», ma non sempre comprende e specialmente «sente».”

Ed ecco, quasi la sfogliaste in libreria, due brani dell’opera bella e commovente.

Incipit, prosaico: “Ma dov’è che se ne va, a quest’ora di notte, ‘sto cristiano che gli dicono ‘il maestro’, con i suoi compagni appresso? Che razza di compagnia!” (“…’sto cristiano…” – Gesù cristiano prima del cristianesimo! Realismo-e-Surrealismo.)

Explicit, poetico: “Sulla mia tomba spunteranno lotte / senza quartiere che non ho voluto / e giostre sanguisughe ininterrotte / l’amore non sarà sopravvissuto / se con la croce ci si fa una spada / e il mio calvario è male interpretato / chi vorrà mettersi per la mia strada / deve sapere che si vince nulla / ma la speranza gli sarà rugiada.”

Pasquale Misuraca

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iLibrieleNotti : Come sono diventato liberal
di orlandolentini , Sat 1 April 2017 4:00
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Autobiografia parziale & provvisoria

Orlando Lentini

COME SONO DIVENTATO LIBERAL

Le mie prime quattro conversioni

[Breve e scherzosa autobiografia politico culturale –Roma, Gennaio 2017]

Credo di aver raggiunto l’età in cui si può pensare di ricostruire, per quel che vale, il profilo di una storia di formazione; di formazione solo intellettuale e politica. Si possono raggiungere in mille modi certi stili di vita che possiamo considerare personali, anche se sappiamo bene che questi stili sono in gran parte il prodotto sociale di appartenenze ben identificabili. Sono convinto di essere il prodotto sociale di un sistema storico che, da un paesino infimo della Sardegna centrale, mi ha portato ad essere parte della realtà virtuale di un sistema mondiale. Ci si arriva comunque attraverso vere e proprie odissee. Ognuno di noi può raccontare la sua.
Sono nato nel 1941 per caso a Bauladu, un piccolo paese che allora aveva poche case di paglia e fango, posato su non strade che con le piogge divenivano torrenti, senza fognature né acqua corrente né elettricità. Nei pressi di Oristano, perso nella campagna brulla e scura del Campidano, con qualche nuraghe sparso, e sfiorato da un piccolo rio, poteva essere benissimo un villaggio egiziano di prima del mille o un pueblo messicano immerso in enormi filari di fichi d’india. Per un antropologo sarebbe stato un caso da manuale di comunità ‘pre-moderna’. Mio padre era rimasto prima orfano di madre e poi anche di padre a 13 anni. Suo padre, che lavorava nelle ferrovie a Sampierdarena, di simpatie socialiste, sembra sia morto per le percosse ricevute da una squadraccia fascista intorno al 1928. I figli spediti in Sardegna da parenti si sono poi dispersi.
Di mio padre so che divenne fascista, si arruolò volontario nella guerra di Spagna, fu ferito ad un braccio e tornò in paese, dove lavorò prima di essere assunto come agente di custodia e di trasferirsi in una colonia penale, Mamone, dove ho trascorso parte dell’infanzia lontano dalla seconda guerra mondiale, fino alla prima elementare multi-classe. Le poche volte che abbiamo sfiorato il tema politico, mio padre mi ha detto che in Spagna ‘abbiamo salvato l’Europa dal pericolo rosso’. Come agente era piuttosto abile. Ricordo che per ben due volte, presa la pistola si era messo a caccia di evasi, riportandoli in prigione.
Mia madre, figlia di contadini piccoli allevatori molto poveri, tolta dalla scuola in prima elementare, da ragazza ha lavorato presso una famiglia di medici fino al matrimonio. Solo da nonna, mio figlio quando aveva dieci anni le ha insegnato a leggere e a fare la sua firma. Ha avuto tredici gravidanze, ma sono sopravvissuti solo sette figli. Io ero il primo. Col trasferimento a Tempio Pausania, il paradiso della colonia penale divenne un ricordo, la vita costava e i figli erano tanti. Così abbiamo vissuto fra difficoltà e stenti, prima in un alloggio della benthamiana Rotonda, poi in affitto. Tempio per gli standard sardi era una cittadina abbastanza civilizzata, con scuole, carcere, tribunale e altri servizi da centro amministrativo della Gallura. La scuola media a Tempio mi ha lasciato il ricordo di un professore di italiano che parlava quasi sempre della sua prigionia in Grecia e delle bretelle legate col fil di ferro. Erano per lo più insegnanti qualunquisti, con una cultura politica appresa durante il fascismo.
Alla fine della scuola media ho frequentato un circolo della gioventù di azione cattolica e già a 15 anni ero diventato ‘delegato’, una specie di piccolo capo responsabile. Il prete che se ne occupava era un mezzo scienziato, con mille interessi, tranne quelli per la cultura umanistica e per la politica. L’entrata nella sfera di influenza della realtà virtuale cattolica, ha un potere formativo ben noto a tutti gli ordini religiosi, e io credo di essere stato inserito in un percorso ammodernato di gesuitica e tridentina ratio studiorum. Comunque, nell’ambiente della gioventù cattolica ho incominciato a prendere sul serio la scuola, e quindi nel ginnasio ho scoperto come le difficoltà e le miserie della vita quotidiana potessero essere, almeno in parte, superate dall’immersione nella cultura.
A quell’età vivevo almeno tre vite separate, quella della famiglia, quella della scuola e quella dei rapporti quotidiani con gli amici. La cittadina vivacchiava, ma immersa comunque nel brulichio di ogni provincia. C’era anche un cinema-teatro, dove durante il periodo della festa di carnevale le donne provenienti da diverse parti della Sardegna potevano mascherarsi e ballare con gli sconosciuti. In questo, Tempio poteva rivaleggiare con i disinvolti costumi toscani. Non erano il mio tipo. Comunque intorno ai sedici anni, insieme ad amici, ho incominciato ad ascoltare alla radio Elvis Presley, Little Richard e Pat Boone. C’era una stazione inglese, Radio Luxemburg, che da una zona franca trasmetteva rock. Probabilmente, attraverso questa radio ho incominciato a divenire un ‘uomo massa’.

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