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iLibrieleNotti : Vite brevi
di fulmini , Tue 24 November 2020 4:00
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Pasquale a cinque anni


Fotografo anonimo, Io a cinque anni, Siderno, maggio 1953


E' pubblicato, 'Vite brevi':
https://www.amazon.it/dp/B08P27KNNX/ref=sr_1_1?dchild=1&qid=1606159182&refinements=p_27%3APasquale+Misuraca&s=books&sr=1-1

Ecco la Prefazione:

Non so tu che mi stai leggendo, ma io non la faccio lunga, quando scrivo.

Scrivo di getto, trascrivendo quello che penso come se stessi parlando con una persona, e non scrivendo sotto gli occhi di un letterato. Poi, perfeziono il testo potandolo, levando l’inessenziale, dandogli forma seminale.

Non la faccio lunga, ridondante, ma non la faccio corta, monca. Cerco di farla breve, che è quanto basta e non di più ma è tutto quello che serve alla comunicazione e all’espressione.

Per scrivere breve bisogna avere tempo, e rispettare il tempo di chi ti sta leggendo. Rispettare il tempo e l’attività del lettore. Il lettore non è mai passivo, non è un recipiente, è attivo, è un collaboratore nella costruzione e nella vita dell’opera. “Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore.” Joseph Conrad

Ma perché questo accada occorre scrivere giusto, scrivere breve, altrimenti poi si deve chiedere scusa, come Voltaire dovette fare nei confronti di un suo amico: “Vi scrivo una lettera lunga perché non ho tempo di scriverne una breve.”

Questo libro raccoglie le mie prose brevi, e comprende un altro libro, ‘Storie di poche parole’. L’ho riletto e corretto, seguendo anche le osservazioni dei lettori che ha avuto e mi hanno parlato o scritto. Lo ripubblico non soltanto come libro elettronico, ma anche come libro di carta – assecondando le amichevoli richieste di molti. Questo libro è più vasto del precedente, contiene due nuove e ampie sezioni, Aforismi e Pensieri haiku.

Fammi sapere cosa ne senti e pensi, di questo paniere di ciliege. E mi raccomando, quando lo farai, non farla lunga né corta, bensì breve. Non è esclusiva della poesia l’arte della condensazione, è propria anche della prosa. Dimenticarlo vuol dire diventare prosaici, che non è una bella cosa.

Pasquale Misuraca
Via Labicana in Roma, domenica 22 novembre 2020, è una giornata di Sole.

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iLibrieleNotti : Un nuovo libro
di fulmini , Sun 22 November 2020 4:00
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interno casa


Pasquale Misuraca, Roma, Casa labicana, sabato 21 novembre 2020


Sto componendo per la stampa un nuovo libro, stavolta nella doppia versione ebook e libro di carta.

La complice, conoscendo bene il suo contenuto, me ne suggerisce il titolo - 'Vite brevi' -, sì, buono, commovente, con Alexandra ci faccio tutto, figli e film e libri.

Torno alla scrivania, sono alla sezione Aforismi, includo questo:

L'uomo è la misura di tutte le cose, la donna di tutte le rose.

Vagolo per la casa labicana alla ricerca di un'immagine che accompagni questo post e colgo questo scorcio floreale.

Buona giornata a tutti dai felici prigionieri labicani.

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iLibrieleNotti : Kafka e Ovidio (1)
di fulmini , Sun 15 November 2020 4:00
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Franz Kafka

Franz Kafka


(Pubblicato ieri, sabato 15 novembre 2020, su 'Alias', supplemento culturale del quotidiano 'il manifesto' - dove da 15 anni tengo una rubrica dal titolo 'Fulmini e Saette.)

Dialoghi impossibili. Kafka e Ovidio (1)

A Roma, in via Merulana, quella del libro barocco ‘Quer pasticciaccio brutto’ e del film surrealista ‘Il Negozio’, c’è anche la libreria mitologica ‘La Fenice’. Ieri l’altro ci sono entrato - mascherato - e vi ho trovato Kafka e Ovidio, entrambi mascherati anche se sono morti e non possono morire più.

Li ho individuati a colpo d’occhio perché Kafka, magrissimo, teneva in mano il poema mitologico 'Le metamorfosi' di Ovidio, e questo, cicciottello, da parte sua il racconto surreale 'La Metamorfosi' di quello – e si guardavano stupefatti e divertiti.

Facendo il vago mi sono avvicinato un po’ e ho colto il seguente breve dialogo.

O: Salve. Ho apprezzato molto la sua Metamorfosi.

K: Dank. Senza le sue Metamorfosi la mia non sarebbe mai nata.

O: Mi ha dato molto da pensare il suo racconto. Mi sono chiesto non cosa volesse dire veramente scrivendolo, perché questo un vero scrittore non lo sa mai esaurientemente, ma cosa lo ha innescato.

K: La mia malattia.

O: La tubercolosi? Ma le è stata diagnosticata nel 1917… il racconto lo ha pubblicato nel 1915…

K: La diagnosi medica è una cosa, altra cosa è la scoperta che gli altri ti guardano in una maniera nuova, strana, vagamente timorosa e guardinga… mantenendo la distanza sociale… Accadde dieci anni prima della sua scrittura.

O: Lo sguardo degli altri… certo… Lei ha curato da sempre il corpo, poca carne, niente alcool, digiuni, nuoto, ginnastica… – pensi che l’ho riconosciuto dalla leggendaria magrezza, prima ancora di intravvedere nelle sue mani le mie Metamorfosi.

K: Il corpo… i suoi organi intelligenti… A vent’anni ho orecchiato una trattativa tra il mio cervello e i miei polmoni. ‘Alleggeritemi del peso delle preoccupazioni che mi levano il sonno, così andremo avanti ancora un pochino – disse lui – La mia vita è tutta un dormiveglia…’ E i polmoni risposero ammalandosi.

O: Continuiamo i nostri dialoghi fuori, alla fuggevole luce di questa ottobrata romana?

K: Volentieri. Vorrei chiederle qualcosa sul suo racconto Ciparisso e il Cervo. Prego, La seguo.

Escono, poi esco anch’io, li vedo risalire via Merulana fino a Panella, il gran fornaio che fa i pani e i biscotti di fianco a ciò che resta degli Orti di Mecenate, sedersi a un tavolo. Vado ad occupare un tavolo a loro vicino.

Vi riferirò la prossima volta il seguito del loro dialogo impossibile.

http://www.pasqualemisuraca.com/sito/

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iLibrieleNotti : LUCE SENZ'OMBRA. Capitolo quarto.
di fulmini , Sun 25 October 2020 2:00
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finestra e foglio di plastica



Capitolo quarto


La prima inquadratura del film Luce senz’ombra è una panoramica, non esattamente questa che seguirà, ma qualcosa del genere: ciò che si vede dall’alto dei Monti Sabatini, che si trovano nella Tuscia, dalle parti di Bassano Romano e Sutri e Trevignano. Anzi che si vedeva nei primi Anni Novanta del Novecento, quando ho girato in quei luoghi il mio secondo film, Non ho parole:
https://www.youtube.com/watch?v=F0n7GzuFDA8

In quel film ho raccontato il mio sgomento per la morte di Eftimios adolescente e nello stesso tempo per la morte della vecchia civiltà moderna.

La vita e la morte e i miracoli di Eftimios li ho poi raccontati per esteso qui:
https://www.youtube.com/watch?v=e5hreaIQvy4&t=84s

La vita e la morte e i miracoli della civiltà moderna li ho raccontati (con Luis Razeto) nel libro multimediale in chiaro La Vita Nuova:
http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/196-la-vita-nuova-versione-multimediale.html

Dicevo: la prima scena di Luce senz’ombra è una panoramica sulla natura da una finestra, seguita da una serie di inquadrature all’interno di una casa tra gli alberi al lago, dove parlano e agiscono un figlio adolescente, Eftimios, e un padre, io.

La seconda scena è una ripresa cittadina da una finestra, seguita da una serie di inquadrature prima all’interno di un appartamento e poi all’esterno, per le vie notturne romane, dalle parti tuscolane, di tre giovani infelici.
Per capire cosa siano i ‘giovani infelici’ secondo Pasolini leggere questo saggio peripatetico: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=3026

Ma è venuto il momento di rivelare per intero il soggetto del film Luce senz’ombra. Cosa mette in scena e in immagine questo film?

Questo film racconta i figli del Sessantotto, nel momento in cui stanno passando dall’adolescenza alla giovinezza. I figli del Sessantotto si dividono grosso modo in due tipi fondamentali (mettendo subito bene in chiaro che i ‘tipi fondamentali’ sono generizzazioni sociologiche, e nella realtà esistono soltanto singoli individui tutti diversi tra loro): i ‘felici nonostante tutto’ e gli ‘infelici nonostante tutto’-

I ‘felici nonostante tutto’ sono rappresentati, personificati, da un figlio che vive in una casa tra gli alberi al lago, e scrive col padre la sceneggiatura per un film – siamo verso la fine degli Anni Ottanta del Novecento. Il figlio è malato, di un tumore maligno al cervello, tuttavia è sereno, e lavora con gioia col padre alla costruzione di un mondo nuovo.

Gli ‘infelici nonostante tutto’ sono rappresentati, personificati, da un gruppetto di giovanissimi, e precisamente da quei giovanissimi terroristi che verso la fine degli Anni Ottanta del Novecento hanno sequestrato, imprigionato una vigilante del carcere romano di Rebibbia, l’hanno interrogata, giudicata, ammazzata. Insomma lavorano infelicemente alla distruzione del vecchio mondo.

Il padre e il figlio sono persone storiche, realmente esistite. Il padre sono io e il figlio è Eftimios. I giovanissimi terroristi e la vigilatrice di Rebibbia sono anche loro persone storiche, sono realmente esistite, e la loro storia l’ho appresa dai giornali, dalle televisioni, dalle radio, dai libri.

Insomma (secondo me, si capisce) verso la fine del Novecento alcuni giovani hanno cominciato a costruire un mondo nuovo, e alcuni altri hanno cominciato a distruggere il mondo vecchio. Oggi si continua a fare questo, confusamente, contraddittoriamente, mentre la gran massa degli intellettuali, degli scienziati, degli artisti, si baloccano con problemi oziosi, e in dissolvenza incrociata sta continuando a morire la vecchia civiltà moderna e sta continuando a nascere la nuova civiltà degli umani creativi e autonomi e solidali.

Il film si concluderà con la morte di Eftimios così come è effettivamente avvenuta nella primavera del 1987. È triste, è atroce, morire adolescente in primavera, sì, intuendolo Eftimios e vedendolo coi miei occhi io suo padre, eppure, nonostante tutto, Eftimios è andato a morire serenamente, col sorriso sulle labbra, senza mai versare una lacrima, senza mai lamentarsi. Una vera ‘luce senz’ombra’, per me. Forse anche per voi.

Dovete sapere che vent’anni fa, quando era una bambina – ora è una dottoressa che cura le malattie -, Virginia, la figlia minore di Guido, un mio amico molto amico, sapendo che scrivevo poesie e racconti, un bel giorno mi ha scritto una email nella quale mi chiedeva di scrivere per lei un racconto su una statua di un bambino che sta al centro della piazza principale di una città. L’ho fatto, ispirandomi – pensate un po’ – al bambino, al ragazzo, all’adolescente dagli occhi lucenti, ad Eftimios:

“Nella piazza principale della nostra città c’è la statua di un bambino in cima ad una colonna. Bianca la colonna, bianco il bambino dal profilo antico, l’indice poggiato orizzontalmente alle labbra, lo sguardo volto all’infinito. Nessuno di noi ricorda da quanto tempo ci siano la colonna e la statua, ma tutti conosciamo la leggenda che c’erano da prima e la città venne dopo. C’era dunque un bambino molto bello che un giorno camminava tra le colline e il mare, fu preso da un grande pensiero e si fermò accanto ad un roveto. Le spine gli ferirono i piedi, che cominciarono a sanguinare. Il bambino più pensava e più imbiancava ma non si fece distrarre dal dolore. I pescatori e i contadini lo videro da lontano, un lampo fermo al centro di un lago che si muoveva, si avvicinarono e non smettevano di guardarlo tanto era bello. Finché una notte, spaventati dal fatto che non si corrompeva, scavarono una buca per seppellirlo. Ma vi trovarono dentro una colonna bianca. Allora la innalzarono sul posto, posero sopra il bambino, segnarono il perimetro del suo sangue e dentro costruirono la città. La colonna è di marmo, ma di che materia sia la statua non è certo, nessuno è mai voluto salire fin lassù. Gli abitanti delle città vicine dicono sia d’alabastro o di quarzo, ma quando la luce del sole e della luna la colpiscono in un certo modo noi leggiamo sotto l’epidermide le vene i muscoli le ossa il cuore i polmoni il cervello del nostro bambino immutabilmente concentrato.”

https://www.youtube.com/watch?v=Y4qeE9OfRpo&t=6s


***

L'insieme del libro multimediale, mano a mano che saranno resi pubblici i suoi singoli capitoli, andrà componendosi nel sito-rivista Fulmini e Saette e precisamente qui: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=5067

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iLibrieleNotti : LUCE SENZ'OMBRA. Capitolo terzo.
di fulmini , Sun 18 October 2020 4:00
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giovani in partenza



Capitolo terzo


Andiamo avanti nella trascrizione della sceneggiatura per un film dal titolo Luce senz’ombra.

Nella prima scena è entrato in campo, dentro e fuori una casa di campagna, un adolescente felice nonostante la malattia. Nella seconda scena entra in campo, dentro e fuori un appartamento di città, un giovane infelice nonostante la salute.

Scena seconda.

Un appartamento al primo piano della periferia romana dalle parti tuscolane. Esterno e Interno. (Le scene girate in campagna sono caratterizzate fotograficamente dalla luce senz’ombra, le scene girate in città da una luce e un’ombra in contrasto assoluto.)

Come visto da dietro il vetro di una finestra, un uomo scava nei grandi cassonetti disposti sul marciapiede che divide il viale e il controviale sottostanti. È alla ricerca di qualcosa di preciso, apre e rovista buste piene una dopo l’altra, si guarda ripetutamente intorno, trova fogli, li esamina, alcuni li infila nello zainetto che porta in spalla, infine si perde nella città, tra il flusso incessante delle automobili.
https://www.youtube.com/watch?v=4cW85uvs61Y

Stacco.

Adesso ci troviamo all’interno dell’appartamento, alle spalle di un giovane che, affacciato ad una finestra, sta registrando con una piccola videocamera ciò che abbiamo appena visto con i suoi occhi.

Il giovane segue finché possibile dalla finestra chiusa l’uomo che scompare nel traffico, spegne la videocamera, si gira e vede:

Un giovane e un adolescente, in piedi, uno a fianco dell’altra, sulla soglia della stanza, lo osservano – guardando in macchina: nel film tutti, sempre, si guardano negli occhi – le scene del film sono sempre viste dagli occhi di una persona o più - affiancate, è un film in soggettiva, è un cinema androgino:
https://www.youtube.com/watch?v=lPCBMZS-_Aw

Come visto dai due, il giovane, senza dire una parola, indossa un giubbotto che sta accanto a lui poggiato sulla spalliera di una sedia, ripone nella tasca del giubbotto la piccola videocamera, passa tra i due, percorre un corridoio, apra la porta d’ingresso dell’appartamento, esce, scende le scale – i due lo seguono, noi lo seguiamo con i loro occhi, sentiamo i passi dei tre, scendono le scale, scendono ancora, scendono senza fine.

Ora sono improvvisamente fuori dell’appartamento, è notte, sono in una macchina che percorre una lunga strada di periferia, vuota di uomini, piena di macchine:
https://www.youtube.com/watch?v=lKj4FEEXFSs


***

L'insieme del libro multimediale, mano a mano che saranno resi pubblici i suoi singoli capitoli, andrà componendosi nel sito-rivista Fulmini e Saette e precisamente qui: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=5067

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