Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 iLibrieleNotti - Lino Angiuli poeta intero - Rubriche : Fulmini e Saette
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iLibrieleNotti : Lino Angiuli poeta intero
di fulmini , Sat 7 March 2020 4:00
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Lino Angiuli poeta intero

Tieni d’occhio le librerie, fratello lettore, sta per arrivare ADDIZIONI di Lino Angiuli, il suo quindicesimo libro di poesia – edito a Torino da Nino Aragno, come meglio non si può.

L’ho letto per intero in anteprima e ne rileggo spesso una poesia – tengo come tutti un cellulare, per le comunicazioni urgenti, ma leggo e rileggo i grandi libri, per le espressioni commoventi.

E questo libro ne è colmo, perché questo settantenne poeta pugliese e italiano e mediterraneo non si decide a invecchiare una volta per tutte, anzi sta rifiorendo come ogni primavera fanno le sue amate sorelle piante – non per caso l’ho nominato in un documentario che trovate su youtube ‘Lino Angiuli poeta del vegetalesimo.’

Di-cosa-e-come parla il libro (essendo l’arte quell’attività in cui forma e contenuto sono una sola cosa) leggerai nella esemplare Postfazione di Daniele Maria Pegorari – dico leggere dopo aver letto il libro: le postfazioni, come le prefazioni, sono quelle cose che si scrivono dopo e si leggono dopo, come il poetare dopo l’amare.

Io qui aggiungo qualcosa su Lino Angiuli intellettuale tutto intero. Poeta. Scrittore. Curatore. Saggista. Antologizzatore. Ideatore e organizzatore e direttore di riviste.

Non basta: Lino, che ho avuto la fortuna di conoscere da qualche anno – in uno di quei luoghi di perdizione che sono i festival di poesia -, gioca con le parole non solo sulla carta, ma anche nella vita, parlando, epistolando, emailando, telefonando, conviviando.

Fattelo amico, lettore, e parlaci e ascoltalo, esistono ancora persone tutte d’un pezzo, e sai cosa li tiene interi, in questo mondo di uomini a metà? La volontà di bellezza. Che non è la pelle della cosa, il suo vestito, bensì la sua testa-cuore, il suo respiro.

Come? Almeno un assaggio di questi versi? Eccolo:

Trapassare dalla carne al verde che vuole giustizia / oppure pettinarmi i capelli come fossero di miglio / per questo continuo a dissodare gli alba pratalia / a sparpagliare vocali per raccogliere verbi di carta / tra il concime stallatico e gli inchiostri di giornata

Tra il concime stallatico e gli inchiostri di giornata / quando viene il tempo che il sole ce la mette tutta / allora io corteggio la zucchina vergine in calore / allora io scrivo pure per l’animella del cetriolo / lo preferisco al canto funebre del callo sinistro

Pasquale Misuraca

(Alias, supplemento culturale de 'il manifesto', rubrica Fulmini e Saette)


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iLibrieleNotti : Le Teorie del Tutto
di fulmini , Sat 15 February 2020 4:00
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strada e passanti

20. Roma, Viale di Trastevere, gennaio 2008


Ci sono persone che cercano di costruire per sé e per altri una Teoria del Tutto, per darsi e dare ragione di cosa stia succedendo nel mondo grande e terribile, e persone che tirano a campare, che agiscono come tronchi nel fiume, e adottano una qualche teoria del tutto bella e pronta, come nel campo religioso ed etico il cristianesimo o il buddismo, o nel campo sociale e politico il comunismo o il fascismo.

Facciamo qualche nome di questi costruttori di una Teoria del Tutto in diversi terreni culturali: sono i grandi religiosi, come Gesù o Buddha, Maometto o Bahá'u'lláh. i grandi filosofi, come Platone o Hegel, Plotino o Giordano Bruno, i grandi scienziati, come Einstein o Hawking, Darwin o Marx, i grandi scrittori, come Dante o Kafka, Omero o Cervantes.

Anche Luis Razeto ed io apparteniamo (tutte le proporzioni rispettate) a questa compagnia, e da mezzo secolo andiamo proponendo una Teoria del Tutto sul terreno delle scienze economiche e sociali e politiche e storiche.

Secondo questa Teoria del Tutto, che chiamiamo con Gramsci "scienza della storia e della politica", gli umani vivono non in un unico tempo indeterminato, dall'apparizione dell'Homo Sapiens e fino ad oggi e fino alla sparizione dell'essere umano, ma dentro civiltà determinate geograficamente e storicamente, che nascono una dopo l'altra, e nascono una dopo l'altra in dissolvenza incrociata.

Queste dissolvenze incrociate le chiamiamo 'crisi di civiltà', e questa crisi di civiltà che stiamo vivendo dall'inizio del Novecento è la 'crisi della civiltà moderna', nel senso della morte della civiltà che è nata in Europa tra Quattrocento e Cinquecento e della nascita della nuova civiltà degli umani creativi e autonomi e solidali.

Uno dei libri più recenti nei quali questa nostra Teoria del Tutto è dispiegata in un linguaggio chiaro e tondo è un ebook illustrato da foto e disegni e brani di film e documentari, La Vita Nuova: http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/196-la-vita-nuova-versione-multimediale.html

Buona lettura, buona visione.

(La foto / copertina de La Vita Nuova l'ho scattata in Viale Trastevere, nel gennaio 2008.)

Da oggi sabato 15 febbraio 2020 il sito-rivista Fulmini e Saette diventa settimanale. Prendetevi tutto il tempo di lettura e scrittura e statevi bene.

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iLibrieleNotti : Le personagge di Laura Ricci
di fulmini , Thu 6 February 2020 4:00
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Le personagge secondo Laura Ricci

Cos’è un ‘saggio’, in letteratura? Un breve testo critico su un argomento. Laura Ricci ha scelto come argomento del suo libro più recente le personagge letterarie: Sempre altrove fuggendo. Protagoniste di frontiera in Claudio Magris, Orhan Pamuk, Melania G. Mazzucco (Vita Activa 2019).

È un libro di genere, è un libro degenere. Libro di genere nel senso che propone “un gentile pacato femminismo della differenza”. Libro degenere nel senso che – sono ancora d’accordo con lei – è “un saggio non convenzionale”, una combinazione di generi.

E se è vero, come è vero, che “un personaggio, una personaggia, sono tanto più riusciti quanto più invadono la vita di chi legge”, vi avverto che leggendolo sarete vitalmente invase invasi dalle “protagoniste di frontiera” di Magris e Pamuk e Mazzucco.

Descrivere un libro che descrive e riassumere un libro che riassume sarebbe per me divertente, divertito ammiratore come sono delle Descrizioni di descrizioni di Pier Paolo Pasolini e delle Tesi di filosofia della storia di Walter Benjamin. Preferisco spendere le poche parole che restano di questa ‘saetta’ sul carattere “degenere” dell’opera saggistica della Ricci.

All’interno della quale sento circolare la benedetta aria indisciplinata e sperimentale che soffia oggi, in Italia, in molti ambiti, in molte arti, e in letteratura come nel cinema – per tirare in ballo un’arte che pratico per professione e per passione. Rendo testimonianza.

Nel giugno del 2019, alla 55esima Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro, si è provato a santificare il genere ‘commedia all’italiana’, tentativo rintuzzato da alcuni critici e storici presenti, primo fra tutti Adriano Aprà, ideatore del movimento cinematografico Fuorinorma. Come autore del cinema cappuccino (che non si capisce dove finisce il genere documentario e comincia il genere film) e per oppormi al fascismo venato di razzismo e nazismo dei salviniani e meloniani e casapoundiani di vario ordine e grado, in quella sede ho apologizzato il cinema fuorinorma in quanto arte degenere.

Non a caso, nella mostra dell’arte degenerata allestita dal regime nazista nel 1937 c’erano anche opere di Paul Klee, autore dell’Angelus Novus della nona tesi di filosofia della storia di Benjamin. E Angelus Novus si intitola il mio primo film, sulla vita e la morte di Pasolini – noto degenerato come uomo e come artista.

Pasquale Misuraca

(Alias, sabato 1 febbraio 2020)

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iLibrieleNotti : L'amore inclusivo
di fulmini , Tue 14 January 2020 4:00
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Discutevo l'altro ieri fa con un amico molto amico e molto religioso di nome Simone, e sostenevo questo: sia nel rapporto amore tra amici che nel rapporto d'amore tra amanti si tratta di qualcosa di inclusivo, e non di esclusivo. Un amico non esclude un altro amico, e allora perché un amante dovrebbe escludere un altro amante? Per ragioni giuridiche, cioè di proprietà? O per ragioni teoriche, cioè di verità?

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iLibrieleNotti : Lino Angiuli storico della letteratura italiana
di fulmini , Fri 13 December 2019 4:00
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Ieri, giovedì 12 dicembre, presso il Centro polifunzionale degli Studenti, a cura del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Bari ‘A. Moro’, si è tenuto un convegno dedicato ai venti anni di attività della rivista letteraria «incroci».

rivista


Dopo i saluti del Rettore, prof. Stefano Bronzini, del Direttore del Dipartimento, prof. Paolo Ponzio, e dell’editore Giacomo Adda, sono state lette le relazioni dal prof. Salvatore Ritrovato, dell’Università di Urbino, e dal prof. Pietro Sisto, dell’Università di Bari, che hanno riguardato la condizione odierna delle riviste letterarie. Sono seguiti gli interventi di alcuni studenti, e le conclusioni dei direttori della stessa, Lino Angiuli e Daniele Maria Pegorari. Per l’occasione «la Gazzetta del Mezzogiorno» ha pubblicato due articoli dedicati all’attuale realtà delle riviste letterarie italiane, a firma di uno dei direttori.

Li ripropongo qui per i lettori del sito-rivista.


I

Oltre che “secolo breve”, il Novecento potrebbe chiamarsi anche il secolo delle riviste, considerate la quantità e qualità di periodici cosiddetti militanti, prodotti soprattutto nei primi decenni del secolo scorso sul versante della ricerca letteraria e dell’impegno culturale.
L’elenco potrebbe essere lunghissimo, a testimonianza di un notevole fermento che ‒ tolto il periodo del ventennio fascista (che pure ebbe le sue riviste, come «Il Convegno», «Pégaso», «Occidente», «Quadrivio», «Primato») ‒ si avvalse di pagine e pagine per alimentarsi e svilupparsi. In genere si ricordano, per prime, le testate fiorentine «La Voce», «Leonardo», «Solaria», «Lacerba», «Campo di Marte», «Il Frontespizio», «Letteratura» o la romana «La ronda» quali capisaldi di un temperie che coinvolse tutte le migliori menti del tempo. Noi, qui, preferiamo ricordare «Il Baretti», così chiamata dal fondatore, il giovane nonché geniale, coraggioso, torinese Piero Gobetti, in omaggio a un originale figura di letterato italiano, che, stimolato da esempi attivi in Inghilterra, dove era vissuto per alcuni anni, al suo rientro in Italia aveva fondato a Venezia, in pieno Settecento, «La frusta letteraria», un foglio quindicinale quasi interamente da lui scritto con lo pseudonimo ‘polemista’ di Aristarco Scannabue e con l’intento di svecchiare la cultura italiana per scuoterla dal torpore classicista. Pur essendo vissuta solo due anni, dal 1763 al 1765, la rivista diventò un modello per tutti coloro che, in seguito, avrebbero scelto di coniugare militanza e polemica.
Il secolo attuale, almeno in questo suo primo scorcio, pare viaggiare in controtendenza, tanto che, per le riviste letterarie contemporanee degne di questo nome, accanto alla nozione di militanza è necessario utilizzare anche quella di resistenza. Sarà per l’imporsi dell’informazione digitale, per il crescente disinteresse verso la letteratura e la riduzione del numero dei lettori, per i dictat imposti dalle leggi dell’economia, sta di fatto che nel 2012, dopo altre nobili testate (si pensi per tutte a «Letture»), ha dovuto chiudere i battenti anche la prestigiosa «Belfagor», la quale ha avuto anche Bari come postazione operativa, essendo stata diretta da Carlo Ferdinando, figlio del fondatore e primo direttore Luigi Russo, oltre che insigne docente dell’Università barese.
Proviamo quindi a registrare qualche presenza sorta nel secondo Novecento, muovendoci da nord a sud ed escludendo sia le riviste accademiche che quelle pugliesi (a queste ultime sarà dedicato un intervento a parte). Notiamo subito, anche in questo campo, una certa distanza tra le aree geografiche, così come notiamo che non risulta poi essere così esiguo il numero delle riviste dette “letterarie”, il che ci costringe a compiere il classico volo d’uccello con abbondanti omissioni ma con l’intento di segnalare, sia pure en passant, presenze a loro modo significative ed emblematiche, per una ragione o per l’altra.
Partiamo dalla Lombardia lodigiana ovvero da «Kamen’», fondata e diretta da Amedeo Anelli, giunta al 28° anno di vita. Il sottotitolo «rivista di poesia e filosofia» la rende particolare, se si considera che ancora oggi pesa la distanza, attribuita a Platone, tra i due ambiti oggetto della rivista. A Milano si pubblica dal 1988 «Poesia», mensile che riesce ad essere distribuito nelle edicole: una scommessa davvero coraggiosa, considerato lo scarso appeal editoriale della poesia. A Milano esce anche «Il segnale», nata nel 1981. Notevole è pure l’impegno di «Anterem», rivista semestrale di ricerca letteraria, nata a Verona nel 1976 e da allora diretta da Flavio Ermini.
Scendendo in area fiorentina, dove sono cadute non poche testate sorte nel secondo Novecento («Paragone», «Quartiere», «Tèchne», «Collettivo R» e altre), sventolano la bandiera della resistenza, tra le altre, «Il portolano», «Erba d’Arno», «Gradiva», che grazie a Luigi Fontanella mette in relazione l’Italia con gli Stati Uniti, dove egli insegna italianistica, «L’area di Broca», erede della “sessantottesca” «Salvo imprevisti», entrambe dirette da Mariella Bettarini.
Scendendo velocemente al Centro Italia, non si può non ricordare la storica «Nuovi Argomenti», fondata a Roma nel 1953 da Alberto Carocci e Alberto Moravia, attualmente edita da Mondadori con la direzione responsabile di Dacia Maraini. Altre donne, nel Lazio, hanno dato vita nel 1997 a «Leggendaria», “una vetrina dell’intelligenza femminile”, come dice la presentazione on line. Romane sono pure «Periferie», ventitré annate, quasi interamente dedicata alla poesia dialettale e diretta da Vincenzo Luciani, di origine garganica, e «Fermenti» attiva dal 1971 per iniziativa di Velio Carratoni. A Cervaro, nel frusinate, si pubblica dalla fine del secolo scorso, a cura dell’omonimo Centro culturale, «Paideia: quaderni di poesia», diretta da Francesco De Napoli ‒ radici pugliesi ‒ la cui particolarità è quella di essere “pubblicazione fuori commercio, riservata a Biblioteche, Istituti di Cultura e Associazioni culturali”.
Facciamo infine un salto in Sicilia per segnalare una testata che ben rappresenta la mutazione informatica di molte riviste. Dopo tanti anni di vita cartacea, infatti, pur di non morire, «Arenaria» è approdata alla rete, dove sono disponibili ben 17 «Quaderni di Arenaria», allestiti alla stregua di fascicoli cartacei sotto la guida di Lucio Zinna, uno dei fondatori storici.
Inutile dire che, sempre sul web, come ‘pendent’ della versione cartacea, abbondano le fanzine, i blog, i siti che garantiscono la sopravvivenza di quella forma di impegno culturale chiamata “rivista letteraria”. Solo qualche nome: «Minima & moralia» «Versante ripido», «Atelier», «Nazione Indiana» e tanti altri (circa un centinaio), rintracciabili… sul web!


II

Fatte le dovute proporzioni, anche la Puglia del primo Novecento può vantare una presenza in grado di entrare nel novero delle riviste più intelligenti e aperte. Fondata e diretta in Mola di Bari da Piero Delfino Pesce, padre del repubblicanesimo pugliese, «Humanitas» costituì negli anni della sua pubblicazione (1911‒1924) una notevole e vivace palestra d’impegno politico e di crescita culturale. Essa, peraltro, contribuiva a ridurre quella distanza storica che aveva reso la nostra Regione, tutto sommato, una periferia provinciale, a rimorchio delle vicende culturali che si svolgevano altrove, tra Napoli, Roma, Firenze, Milano. (Una curiosità: nel 1946 a Brescia nasceva una rivista intitolata pure «Humanitas»!)
Del resto, nei primi decenni del Novecento (e anche dopo) gli intellettuali pugliesi andavano generalmente a formarsi fuori dai confini regionali e facevano riferimento ad altre realtà. Un esempio per tutti può essere rappresentato dal poeta barese Luigi Fallacara, formatosi nella Firenze di primo Novecento, dove aveva collaborato con alcune delle più importanti riviste colà attive.
Bisognerà attendere gli anni Cinquanta per incontrare un trimestrale ideato e “fatto” dall’ispanista Vittorio Bodini: «L’esperienza poetica», stampato a Bari dall’editore Cressati. Durerà dal 1954 al 1956; raccoglierà presenze importanti del calibro di Caproni, Pasolini, Sinisgalli, Volponi, Zanzotto; contribuirà a fare della provincia un’intrigante metafora anzi che la “periferia dell’impero” e accorcerà le distanze con il nord della poesia, allungando lo sguardo fino alla Spagna delle “generation del ‘27”. Una sfida ‒ questa ‒ che sarà raccolta e sviluppata intorno agli anni Settanta dalla generazione successiva, quella che si sarebbe affacciata a dire la sua proprio attraverso lo strumento della rivista letteraria. Lecce e Bari furono le teste di ponte di questo clima e di questi esperimenti, quasi tutti ingoiati dal tempo. Tra questi ricordiamo, a Bari, «Interventi culturali» e a Lecce «Il pensionante de’ Saraceni». A realizzarli erano stati scrittori iperattivi come Daniele Giancane per Bari e Antonio Verri per il Salento: quest’ultimo si spinse a ideare e avviare persino un «Quotidiano dei poeti», oltre al periodico «Caffè Greco». Il seme era stato gettato e si deve agli stimoli prodotti da queste avanguardie se oggi abbiamo realtà che indicheremo lungo un veloce viaggio dalla Capitanata al Salento, segnalando quelle più significative, per una ragione o per l’altra.
Per l’area foggiana, raccogliendo la lezione di Franco Marasca e avvalendosi di talune presenze intellettuali facenti capo all’Università degli Studi del capoluogo dauno, va citata «Carte di Puglia», diretta da Antonio Ventura, attiva da decenni. Da diciannove anni vede la luce a San Marco in Lamis «Frontiere», guidata da Sergio D’Amaro, che ha puntato l’attenzione sulla cultura della migrazione, potendo contare su un esempio assai rappresentativo, nella persona di Joseph Tusiani, il sammarchese emigrato giovanissimo negli USA, dove è stato italianista e dove ha dato il meglio di sé utilizzando quattro lingue per la sua copiosa produzione poetica, narrativa, saggistica: l’italiano, il dialetto di San Marco, l’inglese, il latino.
La Terra di Bari, troppo levantina per potersi occupare seriamente di letteratura, durante il clima postsessantottesco ha conosciuto un risveglio letterario che si è espresso proprio attraverso lo strumento della rivista. Negli anni Settanta vede la luce, aperiodicamente, «Fragile», ideato da Lino Angiuli e Raffaele Nigro e stampato dai fratelli Cavalli della editrice Levante. Da «Interventi culturali» nascerà «La Vallisa», diretta sempre dal “movimentista” Giancane, che rimane a tutt’oggi la più longeva, avendo tagliato il traguardo delle XXXVII annate (altro che resistenza!). Si cerca di sviluppare anche la valorizzazione delle risorse territoriali, come ha mostrato egregiamente «Fogli di periferia», voluta e diretta da Pietro Sisto, che ha purtroppo smesso da poco le pubblicazioni dopo un paio di decenni di attività.
Generalmente si pensa che la provincia di Brindisi sia una cenerentola nel settore che stiamo perlustrando. Ma se guardiamo agli anni in cui a Fasano l’editrice guidata dal compianto Nunzio Schena è stato un faro dell’editoria territoriale, e non solo, dobbiamo annotare tra le riviste non più attive quella diretta da Lino Angiuli, Giovanni Dotoli e Raffaele Nigro: «in oltre» (1988 – 1998). Negli stessi anni, a Cisternino, Adriana Notte, lì atterrata, fondava «Spazio verticale».
Quando si scende nel Salento leccese, è d’obbligo avvistare subito la bandiera resistenziale che sventola orgogliosa sulla sede della Manni editori, dove la direttrice editoriale Anna Grazia D’Oria cura con passione e competenza «L’immaginazione», mensile fino a qualche anno addietro, oggi bimestrale. Vi sono state e vi sono ospitate firme importanti del panorama letterario, da Sanguineti a La Capria, giusto per farsi un’idea. Nel 2019 la rivista ha compiuto trentacinque anni.
Infine, è necessario fare retromarcia verso Bari per parlare del semestrale «Incroci», che in questi giorni compie venti anni di vita, sotto la direzione di Lino Angiuli, Daniele Maria Pegorari e Raffaele Nigro. Per evitare ineleganti “conflitti di interesse”, ci fermiamo qui, invitando gli interessati e i curiosi nella Sala intitolata all’indimenticabile ‘Alessandro Leogrande’, nel Centro polifunzionale degli Studenti dell’Università ‘A. Moro’, giovedì 12 dicembre, alle ore 16.30, per saperne di più sulla condizione delle riviste letterarie come oggi si presenta in Italia e in Puglia.
Solo un’ultima e importante notazione. Le due citate riviste baresi recano dei sottotitoli entrambi emblematici, perché postulano la necessità di evitare il recinto autoreferenziale in cerca di alterità extraletteraria: «Semestrale di Letteratura ed altro», per «La Vallisa», e «Semestrale di letteratura e altre scritture», per «Incroci». Difatti le due riviste hanno aperto varchi non solo verso diversi linguaggi artistici ma anche verso altri orizzonti geoculturali, dai Balcani all’America latina, declinando al meglio il concetto di globalizzazione. Di conseguenza, anche la distanza con il mondo culturale del Nord ha continuato a ridursi.

Lino Angiuli

Per chi conosca ancora poco Lino Angiuli, ecco il ritratto autoritratto che ho realizzato con la sua complicità nell'estate del 2018: https://www.youtube.com/watch?v=yCp_vzmOlls&t=19s

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