| iLibrieleNotti : Risposte a una domanda di Nietzsche |
| di fulmini , Sat 1 August 2009 4:00 |
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Nel 1882, a trentotto anni, Nietzsche pubblica Die Fröliche Wissenschaft - ('La gaia scienza' - in italiano), libro dal quale rivolge a tutti coloro che leggono e scrivono questa domanda:
"Se un giorno o una notte un demone strisciasse dentro la tua più solitaria solitudine e ti dicesse: 'Questa vita, questa che adesso tu vivi ed hai vissuto, dovrai viverla ancora una volta e un numero infinito di volte; e non vi sarà niente di nuovo, ma tutto ritornerà, ogni dolore e ogni piacere, ogni pensiero e ogni sospiro, ogni cosa piccola o grande, e tutto nello stesso ordine... anche questo ragno, e questo chiaro di luna tra gli alberi, ed anche questo momento, ed io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza sarà sempre di nuovo rovesciata, e tu con essa, piccolo granello di polvere'. Non ti getteresti per terra digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai vissuto una volta un momento meraviglioso, in cui potresti rispondergli: 'Tu sei un dio, e non ho mai udito voce più divina.'?"
La mia risposta è: "La seconda che hai detto, Friedric, perché molte volte ho vissuto momenti meravigliosi, e desidero riviverli un numero infinito di volte."
La tua risposta qual è? |
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| iLibrieleNotti : Ogni artista è unico |
| di fulmini , Wed 22 July 2009 6:00 |
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Quali rapporti intercorrono tra la vita e le opere degli artisti? Sono rapporti di riflessione? di condizionamento? E chi riflette chi, chi condiziona chi? La vita l’arte? L’arte la vita?
L’altra sera leggevo a voce alta, con la mia complice, il capitolo ‘Emily Dickinson’ de Il genio (Rizzoli 2002), nel quale Harold Bloom ci esorta a “modificare completamente i nostri abituali metodi di indagine, e concentrarci sull’influenza del suo lavoro [il lavoro poetico della Dickinson] sulla vita, piuttosto che il contrario”. Osservazione non generica, e non generalizzabile. Ogni artista (quando lo è) è unico.
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| iLibrieleNotti : Teologia degli animali |
| di fulmini , Thu 18 June 2009 5:00 |
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(Pubblico di nuovo qui il 'fulmine' uscito su Alias sabato 6 giugno 2009, e lo dedico a 'Peso', il cane pastore tedesco della casa tra gli alberi al lago. Pasquale Misuraca.)
Non conosco una buona giustificazione teologica, filosofica, etica, della sofferenza degli esseri viventi sul pianeta Terra. Ma non dispero. Perciò ho ringraziato di testa e di cuore don Mario De Santis parroco di Monterocchetta e di San Marco ai Monti e Rettore della Basilica di san Bartolomeo Apostolo di Benevento - un uomo illuminato da un misericordioso sorriso e coronato da una nuvola di zucchero filato/capelli bianchi - mentre mi regalava qualche giorno fa il libro che aveva appena finito di leggere: Paolo De Benedetti, Teologia degli animali, Morcelliana 2007. (Paolo De Benedetti è docente di Giudaismo e Antico Testamento nelle università di Milano, Urbino e Trento.)
Ed ho cominciato a leccarmi i baffi ben presto leggendolo a mia volta: a metà della sua seconda pagina l’autore (colloquiando con Gabriella Caramore – curatrice del libro) dichiara di aver passato la vita “anche e soprattutto a meditare su quell’enorme problema, che non esiterei a definire come il più grande che la teologia ha da affrontare, che è la sofferenza degli animali”. Il problema della sofferenza degli animali umani – per restare nei dintorni della cultura madre e padre di De Benedetti – il giudaismo ed il cristianesimo hanno creduto di risolverlo con l’ideazione del peccato originale di Eva e Adamo. Ma gli animali non umani, in tutta la Bibbia, risultano innocenti – e allora? |
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| iLibrieleNotti : Non è il buono nel molto, ma il molto nel buono |
| di fulmini , Tue 12 May 2009 6:00 |
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(Ripubblico qui il 'fulmine' uscito su 'Alias' il 3 maggio scorso - in memoria di tutte le rivoluzioni fallite, e anche di tutte le riuscite partite di caccia alla quaglia condotte, negli anni cinquanta - quando ancora aveva un senso andare a caccia, essendoci ancora cacciagione - con mio padre e i nostri setters inglesi, a Caulonia, davanti al mare colore del vino.)Pier Paolo Pasolini, a un passo dalla fine della sua vita mortale, ha lasciato a futura memoria questa massima anti-populista: “Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà.” E questo libro di Alessandro Cavallaro: Operazione ‘armi ai partigiani’. I segreti del Pci e la Repubblica di Caulonia (Rubbettino 2009) ne offre, facendo un po’ di storia, una straziante illustrazione. Grazie. Ne abbiamo bisogno come il pane di libri come questi, oggi, in una Italia irretita dalla demagogia a tutti i costi, dal ridere-ridere-ridere, dal populismo, appunto. Vi si racconta la breve vicenda della Repubblica Rossa di Caulonia (paese della costa ionica della Calabria) e la lunga vita del suo protagonista, Pasquale Cavallaro (padre di Alessandro). Vengo al suo punto cruciale, per trarne una magistrale lezione storica (“historia magistra vitae” – ha scritto Cicerone). I primi giorni di marzo del 1945 una manifestazione politica stava per trasformarsi in insurrezione popolare. Pasquale Cavallaro, del comune di Caulonia eletto sindaco “a furor di popolo”, “s’accorse che la maggior parte dei manifestanti erano armati con i fucili mitragliatori che tra il 1942 e il 1943 gli angloamericani avevano sbarcato tra Roccella e Caulonia e consegnato a lui personalmente, perché li facesse pervenire ai partigiani.” Egli dapprima contrastò l’iniziativa domandata a gran voce dalla folla armata, ma poi cedette, mettendosene a capo. Così, quell’uomo ribelle forte e colto che fino a quel momento aveva seguito pazientemente, accortamente, realisticamente la via politica, avviando riforme (ristrutturazione democratica degli uffici e delle attività comunali, redistribuzione delle terre demaniali), intraprese impulsivamente la via militare. Nacquero così il Consiglio della Rivoluzione, il Consiglio del Popolo, il Tribunale del Popolo, il Campo di Concentramento, e si avviò una esperienza comunarda rivelatasi rapidamente “nemica della realtà”. Durò infatti meno di una settimana. Morirono un bracciante e un parroco, i rivoltosi furono isolati, disarmati, accusati davanti al tribunale di Locri di costituzione di bande armate, estorsione, violenza a privati, usurpazione di pubblico impiego e omicidio. |
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