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leOpereeiGiorni : Little Miss Sunshine
di fulmini , Fri 17 November 2006 7:00
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Non avrei visto e sentito il film Little Miss Sunshine se una donna molto giovane e molto bella (mia figlia) non me lo avesse proposto. Sono irritato dal prepotere distributivo del cinema statunitense. Cosa ne penso criticamente, dopo? Tutto il bene possibile e tutto il male possibile. Il film “funziona” (uso apposta questo orribile verbo che mai uso), tutti sono bravi, si ride, si piange, si digerisce. Ma cosa c’è di inedito, di inaspettato, di inenarrabile, nel contenuto-e-forma di questo film? Niente di niente. E’ un normale-e-spietato film manieristico, fatto della stessa materia di cui sono fatti, no, non gli umani, no, non i loro sogni, ma di cui sono fatti il cinema la radio la televisione il videoclip la pubblicità.

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leOpereeiGiorni : Peter Brook
di fulmini , Fri 10 November 2006 7:00
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Vado, vedo e sento “Sizwe Barzi est mort”, una messinsena di Peter Brook da un testo di autori sudafricani (Athol Fugard, con John Kani e Winston Ntshona), nel contesto di un quartiere periferico. Prima della rappresentazione, osservo gli spettatori. Molti giovani – abitanti del centro di Roma, e niente abitanti di Tor Bella Monaca. Il decentramento non riesce ancora a portare al teatro di periferia gli abitanti della periferia, ma già gli abitanti del centro in periferia: è già qualcosa (conoscere in anticipo l’inferno). Tanti, scroscianti, crepitanti, calorosi applausi, alla fine. Più di quanti e quali la rappresentazione meritasse. Mi domando perché e da dove questa dismisura, questa commozione. Il testo è poco più che mediocre, trattando prevedibilmente la questione della povertà proletaria nel Sudafrica. Meglio i due attori, Habib Dembelé e Pitcho Womba Konga, grillo parlante e danzante l’uno, buona spalla matta l’altro. Piccolo e grande, veloce e lento, una coppia ben assortita, ma insomma. La scenografia è disadorna senza essere essenziale, agile ma approssimativa. Le luci descrivono senza lampi di immaginazione. La regia… Ecco, è la regia che commuove e trascina. Naturalmente semplice e leggermente inventiva come una spremuta di limone col sale, fatta come sanno fare certi vecchi quando è finalmente finita l’ansia dell’affermazione a tutti i costi, della dimostrazione della bravura con tutti gli effetti, e sei morto (perché sei diventato un monumento o niente) e dopo morto, in questo anticipo di paradiso, mostri senza dimostrare. Quei giovani e quelle giovani non sapevano per ciò se stavano a teatro o ascoltavano in piazza, volevano piangere ed hanno applaudito.

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leOpereeiGiorni : Bellitalia e Mediterraneo
di fulmini , Mon 6 November 2006 7:00
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Ogni sabato non riesco a digerire la prima parte del pranzo, sono deliziato però dalla seconda. Le prime portate le assumo vedendo-e-sentendo su RaiTre i servizietti di “Bellitalia”, esteriore e conformista fin dal titolo. L’intento dichiarato di questa rubrica televisiva è mostrare “con un linguaggio accessibile a tutti ”le “meraviglie del nostro paese”, ma il risultato è inginocchiato, con la bella statuina curatrice, i giornalisti fuorusciti dal ‘Dizionario dei luoghi comuni’ di Flaubert, gli esperti sussiegosi, le riprese dozzinali, i montaggi taglia e cuci, e le musiche da ascensore al patibolo. Ma di seguito - per fortuna? o per scherzo del destino? - (l’accostamento ossimorico mi meraviglia e mi strazia ogni volta) fluiscono sul medesimo canale RaiTre i documentari-inchiesta della rubrica “Mediterraneo”, e si comprende a cosa e a chi serve la televisione fatta in piedi: a coloro che hanno occhi e orecchie e vogliono vedere e sentire. Digerisco, dunque, infine. Voi direte che la televisione, la conoscenza, l’arte, non sono fatte per digerire. Dipende dallo stomaco che tenete, “cari amici vicini e lontani”.

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