| leOpereeiGiorni : Edipo eroe vittorioso |
| di fulmini , Sun 4 April 2010 4:00 |
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Anche Károly Kerényi, nel suo Gli dei e gli eroi della Grecia.2 – grande e profondo studio critico della mitologia greca, cade nella trappola del conformismo e scrive che Edipo è “disgraziato”.
Vorrei di seguito mantenere ciò che promettevo nel giugno 2008 intorno alla messa in scena di Edipo Tiranno, e cioè mostrare che Edipo è tutto sommato un “eroe vittorioso”.
Intanto non doveva nascere, ed è nato. Doveva restare nel mondo dei desideri ed è comparso. Suo padre Laio rapitore di Crisippo era condannato a non avere figli...
Secondo poi non doveva vivere, ed è vissuto. Laio decide di esporlo, farlo uccidere – niente. Anche la madre ci prova, assecondando il padre, niente di niente.
Sopravvissuto a padre e madre, diventa figlio amato del re e della regina di Corinto, e conduce una vita principesca.
Fino a che, spinto dalla diceria dell’essere un bastardo, interroga i genitori adottivi, i quali negano di essere adottivi, ma Edipo va sempre fino in fondo, va dall’oracolo, scopre che diventerà assassino del padre e amante della madre, evita per ciò di tornare a Corinto, devia, incontra nello stretto passo fatale il padre, è provocato, lo uccide, procede verso Tebe, incontra la Sfinge, risolve l’enigma, - vittoria -, sposa la regina di Tebe – vittoria -, comincia una nuova vita di re di Tebe, una vita regale – vittoria – ha quattro figli – quattro vittorie.
Dopo diversi anni di sua grande e bella e comoda vita ecco la peste, a Tebe. Edipo affronta la questione e vince di nuovo, scopre chi è l’assassino. Un intellettuale vittorioso dall’inizio alla fine.
D’accordo: diventa cieco, abbandona la città di Tebe, va ramingo – ma ricordate anche la conclusione della sua vita nell’Edipo a Colono? Un’apoteosi. Diventa infatti un eroe eponimo. |
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| leOpereeiGiorni : Esempi di perfezione (2) |
| di fulmini , Tue 30 March 2010 4:00 |
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Quando un essere umano ha superato la maggiore età, vissuto le esperienze fondamentali, pensato e fatto tutto ciò che sapeva e poteva per sé e gli altri, tiene il diritto (ed in un certo senso il dovere) di suicidarsi.
Ma c’è modo e modo. Ne segnalo due, ciascuno a suo modo perfetti: un gesto e una canzone.
Il gesto è di Alan Turing matematico – nel 1954, a 42 anni, morsicò volontariamente una mela avvelenata e morì (era stato processato due anni prima per omosessualità e condannato alla castrazione chimica).
La canzone è di Violeta Parra, cantautrice - nel 1967, a 50 anni compone e canta Gracias a la vida e si toglie la vita.
(Testo)
Gracias a la vida que me ha dado tanto me dio dos luceros que cuando los abro perfecto distingo lo negro del blanco y en el alto cielo su fondo estrellado y en las multitudes el hombre que yo amo.
Gracias a la vida, que me ha dado tanto me ha dado el oido que en todo su ancho graba noche y dia grillos y canarios martillos, turbinas, ladridos, chubascos y la voz tan tierna de mi bien amado.
Gracias a la Vida que me ha dado tanto me ha dado el sonido y el abedecedario con él las palabras que pienso y declaro madre amigo hermano y luz alumbrando, la ruta del alma del que estoy amando.
Gracias a la Vida que me ha dado tanto me ha dado la marcha de mis pies cansados con ellos anduve ciudades y charcos, playas y desiertos montañas y llanos y la casa tuya, tu calle y tu patio.
Gracias a la Vida que me ha dado tanto me dio el corazón que agita su marco cuando miro el fruto del cerebro humano, cuando miro el bueno tan lejos del malo, cuando miro el fondo de tus ojos claros.
Gracias a la Vida que me ha dado tanto me ha dado la risa y me ha dado el llanto, asi yo distingo dicha de quebranto los dos materiales que forman mi canto y el canto de ustedes que es el mismo canto y el canto de todos que es mi propio canto.
Gracias a la vida, que me ha dado tanto.
(Traduzione italiana)
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato due astri che quando li apro perfettamente distinguo il nero dal bianco, e nell'alto cielo il suo sfondo stellato, e tra le moltitudini l'uomo che amo.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato l'udito che in tutta la sua ampiezza cattura notte e giorno grilli e canarini, martelli turbine latrati burrasche e la voce tanto tenera di chi sto amando.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato il suono e l'abbecedario con lui le parole che penso e dico, madre, amico, fratello luce illuminante, la strada dell'anima di chi sto amando.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi, con loro andai per città e pozzanghere, spiagge e deserti, montagne e piani e la casa tua, la tua strada, il cortile.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato il cuore che agita il suo confine quando guardo il frutto del cervello umano, quando guardo il bene così lontano dal male, quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto, così distinguo gioia e dolore i due materiali che formano il mio canto e il canto degli altri che è lo stesso canto e il canto di tutti che è il mio proprio canto.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
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