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Gramsci : Che fine ha fatto la sociologia?
di fulmini , Tue 6 December 2011 11:50
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La sociologia, che fino a trenta anni fa maramaldeggiava, credendo d’essere la scienza del migliore dei mondi possibili, oggi si è ridotta miserevolmente ai sondaggi d’opinione, alle domandine al telefono e per strada al cittadino-consumatore. Ma, dico io, come scienza, la sociologia non dovrebbe provare a costruire concetti, teorie scientifiche, spiegazioni del mondo squassato da una crisi organica?

Non so a voi, a me non può non venire in mente la storiella raccontata da Orson Welles: Un vecchio ebreo in fin di vita è sdraiato su un letto, la testa rivolta contro il muro. Arriva un prete cattolico e si rivolge a lui con queste parole: ‘Credi nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo?’ Il vecchio, senza girarsi, dice tra sé e sé: ‘Io sto morendo e questo mi fa le domande.’

Ecco, la vecchia civiltà moderna sta morendo, le persone sono sempre più povere e sempre più inquiete, e questi, i sociologi, fanno loro le domande.

Pasquale Misuraca

Post Scriptum
Negli anni Settanta Luis Razeto e io abbiamo pubblicato un libro che metteva in luce la reale ‘crisi della sociologia’ nel bel mezzo del suo apparente trionfo – ora potete trovare sulla Rete la sua edizione critica, completa di ‘note di attualizzazione’: La Traversata. Libro Primo.


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Gramsci : Scienza della storia e della politica (3)
di fulmini , Mon 3 October 2011 6:00
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{Ri-pubblico per i lettori del sito-rivista il 'fulmine' uscito su ALIAS (supplemento culturale del quotidiano 'il manifesto' - dove tengo la rubrica mensile 'Fulmini e Saette') il 1 ottobre 2011.}

Scienza della storia e della politica (3)

Il marxismo è in crisi, vabbene, ma non è questo il problema. Il problema è che Antonio Gramsci, dal 1929 al 1935, pensando e scrivendo i Quaderni del carcere, è andato oltre il marxismo, ma i marxisti non lo sanno. Gramsci critica radicalmente il marxismo da Bucharin a Marx e la sociologia da Comte a Weber, e avvia una nuova scienza: la scienza della storia e della politica.

Abbiamo detto nelle precedenti puntate che la scienza della storia e della politica parte dall’esperienza e procede attraverso la filologia vivente. Facciamo ora un altro passo e individuiamo la necessità della nascita di una vera e propria scienza.

“La filologia è una struttura conoscitiva che non raggiunge da sé il livello della conoscenza scientifica. È un’organizzazione dell’esperienza che può attingere un alto grado di precisione nell’accertamento empirico dei fatti storico-sociali, che produce consapevolezza pratica dei processi collettivi immediati; non elabora però concetti e teorie scientifiche, e perciò non giunge alla spiegazione dei processi che constata. Per giungere a questo serve la scienza della storia e della politica.

Questa nuova scienza non prende le mosse da categorie filosofiche generali (il materialismo storico o dialettico che sia), e neppure direttamente dai ‘dati empirici’ (psicologici o sociologici che siano), ma dall’esperienza storica stessa. Quando nei processi storici concreti si manifestano situazioni problematiche, cioè determinate difficoltà storicamente decisive la cui soluzione non può emergere dallo sviluppo lineare degli automatismi economici-sociali-politici dominanti, ma richiede la creazione di una razionalità storica nuova, matura la necessità di una nuova scienza. Non solo: queste situazioni problematiche esigono la formazione di una nuova scienza in quanto fuoriescono dall’ambito teorico delle scienze date, vale a dire in quanto l’irresoluzione dei nuovi problemi denuncia l’insufficienza delle risposte che si possono ottenere attraverso l’analisi di essi con gli strumenti teorici di cui dispongono le scienze date. Insufficienza delle risposte nel senso che l’azione organizzabile mediante i concetti propri delle scienze date non permette di risolvere praticamente le difficoltà concentrate e annodate in situazioni di crisi strutturali.

Da questo punto di vista l’affermazione marxiana che “l’umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione” {K. Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica} va “svolta criticamente” (Q, 1774). Se è vero che un problema diviene reale e attuale quando esistono le forze sociali che possono affrontarlo, ciò non vuol dire che queste siano da sé in condizione di risolverlo, poiché per ciò è necessario costruire anche una nuova struttura conoscitiva in grado di organizzarne la soluzione intellettuale e morale.”

Pasquale Misuraca – Luis Razeto Migliaro, La Traversata. Libro Primo - Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una nuova scienza della storia e della politica.


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Gramsci : Scienza della storia e della politica (2)
di fulmini , Sun 2 October 2011 6:00
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{Ri-pubblico per i lettori del sito-rivista il 'fulmine' uscito su ALIAS (supplemento culturale del quotidiano 'il manifesto' - dove tengo la rubrica mensile 'Fulmini e Saette') nel mese di settembre 2011.}

Scienza della storia e della politica (2)

Il marxismo è in crisi, vabbene, ma non è questo il problema. Il problema è che Antonio Gramsci, dal 1929 al 1935, pensando e scrivendo i Quaderni del carcere, è andato oltre il marxismo, ma i marxisti non lo sanno. Gramsci critica radicalmente il marxismo da Bucharin a Marx e la sociologia da Comte a Weber, e avvia una nuova scienza: la scienza della storia e della politica.

Abbiamo detto - vedi il ‘fulmine’ del 2 luglio 2011 -, con Gramsci, riscoprendo e sviluppando i Quaderni, che la scienza della storia e della politica prende l’avvio dall’ esperienza.

“Però, nel fare questa affermazione, Gramsci si rende conto che tale esperienza richiede di essere prima elaborata intellettualmente ad un certo livello per poter essere trattata scientificamente, perché si costituisca come oggetto di studio dal quale passare al livello scientifico. Ma Gramsci non è empirista nel senso in cui lo era la sociologia del suo tempo (‘frammento subordinato del positivismo’), di modo che non considera i ‘dati’ empirici processati statisticamente come espressione congrua di quella necessaria esperienza. E tuttavia non può disconoscere che le sociologie abbiano fornito certe conoscenze utili, identificato certe tendenze statistiche, dimostrato una certa capacità di riassumere i criteri di arte politica e anche di prevedere certi fatti a venire in quelle situazioni pratiche in cui predominano i comportamenti indotti dai gruppi dominanti. Queste ‘tendenze’, questi ‘riassunti’, queste ‘previsioni’, sono dunque elementi di conoscenza che – sottoposti alla critica - possono essere impiegati e servire alla costruzione della nuova scienza.

Non sono però sufficienti, in quanto lasciano fuori dell’orizzonte di visione ciò che per Gramsci è più importante: le ‘iniziative’, e cioè le esperienze politiche emergenti capaci di alterare lo svolgimento regolare della storia e della politica, e far nascere il nuovo. È questa la ‘esperienza’, nuova e anche espressiva della “infinita varietà e molteplicità” storica e politica, la quale deve essere raccolta e posta alla base della nuova scienza. In questa nuova esperienza Gramsci crede di scoprire ‘la base sociale e politica’ – che non è altro dall’espressione dello ‘spirito popolare creativo’ – di una conoscenza nuova in grado di elaborare scientificamente quella complessa esperienza. La chiama filologia vivente e, conforme alla sua esperienza politica particolare e del suo tempo, la identifica nell’azione delle masse, dei partiti e dei gruppi dirigenti.

Oggi però (nei primi decenni del Duemila), diversamente che nel tempo di Gramsci (i primi decenni del Novecento), non sono le grandi masse, né i partiti e i loro dirigenti le fonti delle nuove iniziative in grado di creare una ‘nuova situazione pratica’. Sono le associazioni politico-culturali, i gruppi e i movimenti alternativi, le comunità solidali, le reti informatiche, e in generale le persone e le organizzazioni sociali che sperimentano nuovi modi di vivere, relazionarsi, consumare, comunicare ad esprimere il nuovo ‘spirito popolare creativo’, e che possono essere i soggetti della ‘filologia vivente’ attuale.”

Pasquale Misuraca – Luis Razeto Migliaro, La Traversata. Libro Primo - Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una nuova scienza della storia e della politica.


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Gramsci : Scienza della storia e della politica (1)
di fulmini , Sat 1 October 2011 6:00
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{Ri-pubblico per i lettori del sito-rivista il 'fulmine' uscito su ALIAS (supplemento culturale del quotidiano 'il manifesto' - dove tengo la rubrica mensile 'Fulmini e Saette') il 2 luglio 2011.}

Scienza della storia e della politica (1)

Il marxismo e la sociologia sono in crisi, vabbene, ma non è questo il problema. Il problema è che Antonio Gramsci, nei Quaderni del carcere, ha criticato il marxismo da Bucharin a Marx e la sociologia da Weber a Comte, e avviato una nuova scienza: la scienza della storia e della politica - ma i marxisti e i sociologi non lo sanno.

"Per Gramsci la conoscenza scientifica dei processi storico-politici non prende l’avvio da alcuna concezione generale del mondo e della storia, bensì dall’esperienza. Il contrario, cioè partire da una filosofia, produce necessariamente una subordinazione che impedisce il raggiungimento dell’autonomia della nuova scienza. Come abbiamo visto nella critica delle sociologie, la caduta teorica del marxismo – il suo deterioramento – è contenuta nella assunzione del materialismo filosofico come fondamento dell’analisi ‘scientifica’ dei processi storici e naturali.

Ma cosa è questa ‘esperienza’ che fonda il processo conoscitivo? Non si tratta dei dati empirici, poiché questi sono già ordinamenti della realtà elaborati sulla base di concezioni teoriche determinate esplicite o implicite. Per esperienza Gramsci intende i processi storici concreti, ‘la storia stessa nella sua infinita varietà e molteplicità’; esperienza che ‘non può essere schematizzata’ proprio per il fatto che non è costituita di ‘dati’ (classificabili), ma di azioni, di processi complessi singolari. In tal modo Gramsci si oppone simultaneamente tanto ad una fondazione di carattere speculativo, quanto ad una fondazione di carattere empirista della conoscenza scientifica. (…)

Sconfitto politicamente, Gramsci aveva individuato la causa della propria sconfitta (che prevedeva si sarebbe estesa a tutto il movimento comunista) nella mancanza di una cultura scientifica indispensabile per guidare il processo storico-politico di sostituzione del vecchio mondo con uno nuovo (che concepisce come la creazione di una nuova civiltà). Aveva realizzato la critica delle teorie esistenti (il marxismo e la sociologia) e identificato il bisogno di una nuova scienza. Come costruirla? Da dove prendere le mosse?

Il punto di partenza non si poteva trovare in nessuna filosofia esistente, e ancor meno la nuova scienza poteva trarsi deduttivamente da una concezione i cui fondamenti teorici e metodologici aveva già criticato. La conclusione a cui giunge è chiara: l’unico punto di partenza possibile è ‘la storia stessa nella sua infinita varietà e molteplicità’.

Ma l’esperienza storico-sociale nella sua infinita varietà e molteplicità non è disponibile né raggiungibile – se non in modo frammentario - da alcun individuo o gruppo particolare. Tale esperienza richiede di essere prima elaborata intellettualmente ad un certo livello per poter essere trattata scientificamente, perché si costituisca come oggetto di studio dal quale passare al livello scientifico.”

Pasquale Misuraca – Luis Razeto Migliaro, La Traversata. Libro Primo - Dalla critica del marxismo e della sociologia alla proposta di una nuova scienza della storia e della politica.

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Gramsci : Gramsci e Bauman
di fulmini , Thu 11 August 2011 2:50
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Fabrizio Falconi, amico di Facebook e per la precisione uno di quegli amici che rendono Facebook un social network degno di essere partecipato – tanto vero è che sono andato a conoscerlo personalmente di persona alla presentazione di un suo libro sui Fantasmi a Roma-, ha accettato di partecipare al Gruppo AMICI DI GRAMSCI, che ho proposto come ‘luogo di elaborazione filologica e scientifica’ da pochi giorni e, generoso com’è, m’ha fatto conoscere una recente intervista a Zygmunt Bauman, chiedendomi di seguito cosa, secondo me, ne avrebbe pensato Gramsci.

Chi lo sa cosa ne avrebbe pensato un uomo creativo come Gramsci? Forse, avanzo una congettura fomentata dalla nostra lunga frequentazione (lo leggo e lo rileggo da 40 anni, Gramsci di Ales), si sarebbe da un lato rallegrato della libertà di pensiero di questo vecchio sociologo-filosofo, e dall’altro stupito della sua superficialità: Bauman di Poznań, infatti, parla di questa crisi come una “crisi ciclica” e non coglie, in profondità appunto, il suo carattere di crisi organica.

Pasquale Misuraca


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