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Gramsci : Gramsci e la psicoanalisi
di fulmini , Fri 5 January 2018 4:00
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Pubblico due lettere dal carcere di Gramsci intorno alla psicoanalisi, per far conoscere (meglio), ai lettori del sito-rivista, il Gramsci delle Lettere dal carcere che va oltre le lettere ai figli, quelle dell'Albero del Riccio - per intenderci.

1...15 febbraio 1932, lettera a Tania

Non scrivo neanche questa settimana a Giulia, per parecchie ragioni: perché mi sento poco bene e non riesco a concentrare come vorrei il corso dei miei pensieri e perché non riesco a trovare l'atteggiamento più opportuno e più proficuo nei confronti della sua posizione e del suo stato psicologico. Tutto ciò mi pare terribilmente difficile e complicato; cerco il bandolo della matassa, ma non so trovarlo e non sono sicuro di trovarlo. Voglio un po' discorrere con te di queste cose, perché cerchi di aiutarmi. È vero che dovrei scriverti un intero volume per raccogliere tutti gli elementi (ricavati, però, solo dalle mie impressioni e dalle mie esperienze che non possono essere che parziali), necessari ma si farà ciò che si potrà. La mia impressione centrale è questa: che il sintomo più grave delle condizioni di squilibrio psichico di Giulia non sono i fatti, molto vaghi, ai quali ella si riferisce e che sarebbero la ragione per la cura psicanalitica, quanto il fatto che ella sia ricorsa a questa cura e abbia tanta fiducia in essa. Non ho certo vaste e precise conoscenze sulla psicanalisi, ma da quel poco che ho studiato mi pare di poter concludere almeno su alcuni punti che possono essere ritenuti saldamente acquisiti dalla teoria psicanalitica, dopo averla sfrondata di tutti gli elementi fantasmagorici e anche stregoneschi. Il punto più importante mi pare questo: che la cura psicanalitica possa essere giovevole solo per quella parte di elementi sociali che la letteratura romantica chiamava «umiliati e offesi» e che sono molto più numerosi e vari di quanto non appaiano tradizionalmente. Cioè di quelle persone che prese nei ferrei contrasti della vita moderna (…) non riescono con mezzi propri a farsi una ragione dei contrasti stessi e quindi a superarli raggiungendo una nuova serenità e tranquillità morale, cioè un equilibrio tra gli impulsi della volontà e le mete da raggiungere. La situazione diventa drammatica in determinati momenti storici e in determinati ambienti, quando cioè l'ambiente è surriscaldato fino a una tensione estrema, quando vengono scatenate forze collettive gigantesche che premono sui singoli individui fino allo spasimo per ottenerne il massimo rendimento di impulso volitivo per la creazione. Queste situazioni diventano disastrose per i temperamenti molto sensibili e affinati, mentre sono necessarie e indispensabili per gli elementi sociali arretrati, per esempio i contadini, i cui nervi robusti possono tendersi e vibrare a un più alto diapason senza logorarsi. Forse ti ho raccontato qualche volta lo stupore provato al Sanatorio di Serebriani Bor, dove conobbi Genia e Giulia, allo spettacolo di ammalati che giungevano in condizioni di estremo deperimento e che dopo 3-4 mesi di un nutrimento mediocre, ma superiore al livello normale della loro esistenza, e di riposo, aumentavano di 16-18 chili di peso, rifiorivano, ridiventavano capaci di una nuova alta tensione vitale. Ma queste persone non avevano in sé neanche un briciolo di fanatismo romantico, o almeno di una certa specie di fanatismo romantico: erano moralmente sani ed equilibrati, non si creavano problemi insolubili per poi disperarsi di non poterli risolvere e quindi disperare di se stessi e delle proprie forze, credersi inetti, abulici, senza personalità, insomma «sputarsi addosso» come si dice in Italia. Giulia appunto, mi pare, soffre di «problemi insolubili», irreali, combatte contro fantasmi suscitati dalla sua fantasia disordinata e febbrile, e siccome, come è naturale, non può risolvere da sé ciò che non ha soluzione possibile per nessuno, ha bisogno di appoggiarsi ad una autorità esterna, ad uno stregone o a un medico psicanalitico. Io credo, dunque, che una persona di cultura (nel senso tedesco di questa parola), un elemento attivo della società, come è certamente Giulia e non solo per ragioni ufficiali, perché nella sua borsetta ha una tessera che la suppone socialmente attiva, debba essere e sia il solo e migliore medico psicanalitico di se stesso. Cosa significa, per esempio, ciò che ella scrive, che cioè deve studiare ecc. Ognuno deve, sempre, studiare e migliorare se stesso teoricamente e professionalmente, come esplicatore di una attività produttiva; perché credere che questo sia un problema personale, un indice della propria inferiorità? Ognuno elabora e sgomitola ogni giorno la propria personalità e il proprio carattere, lotta con istinti, impulsi, tendenze deteriori e antisociali e si conforma a un sempre superiore livello di vita collettivo. Non c'è in ciò nulla di eccezionale, di individualmente tragico. Ognuno impara dai suoi prossimi e affini, cede e acquista, perde e guadagna, dimentica e accumula nozioni, tratti e abitudini.

2...7 marzo 1932, lettera a Tania

Voglio precisare meglio una mia affermazione a proposito della psicanalisi, che non è stata da me spiegata sufficientemente perché ha determinato un equivoco, come appare dalla tua lettera del 23 febbraio. Io non ho detto sia accertato che la cura psicanalitica non si adatti che ai casi di elementi così detti «umiliati e offesi»; non so nulla in proposito e non so se qualcuno abbia finora posto la quistione in questi termini. Si tratta di alcune mie riflessioni personali, non controllate sulla critica più attendibile e scientificamente concepita della psicanalisi, che io ho presentato per spiegarti il mio atteggiamento verso la malattia di Giulia: questo atteggiamento non è poi così pessimistico come ti è sembrato e specialmente non è basato su fenomeni di ordine così primitivo e così basso come ti ha indotto a credere l'espressione «umiliati e offesi» che ho adoperato per brevità e solo come riferimento generico. Ecco il mio punto di vista: – Io credo che tutto ciò che di reale e di concreto si possa salvare dall'«échaffaudage» psicanalitico si possa e debba restringere a questo, all'osservazione delle devastazioni che determina in molte coscienze la contraddizione tra ciò che appare doveroso in modo categorico e le tendenze reali fondate sulla sedimentazione di vecchie abitudini e vecchi modi di pensare. Questa contraddizione si presenta in una molteplicità innumerevole di manifestazioni, fino ad assumere un carattere strettamente singolare in ogni individuo dato. In ogni momento della storia, non solo l'ideale morale, ma il «tipo» di cittadino fissato dal diritto pubblico è superiore alla media degli uomini viventi in un determinato Stato. Questo distacco diviene molto più pronunziato nei momenti di crisi, come è questo del dopoguerra, sia perché il livello di «moralità» si abbassi, sia perché più in alto si ponga la meta da raggiungere e che viene espressa in una nuova legge e in una nuova moralità. Nell'un caso e nell'altro la coercizione statale sugli individui aumenta, aumenta la pressione e il controllo di una parte sul tutto e del tutto su ogni suo componente molecolare. Molti risolvono la quistione facilmente: superano la contraddizione con lo scetticismo volgare. Altri si attengono esteriormente alla lettera delle leggi. Ma per molti la quistione non si risolve che in modo catastrofico, poiché determina scatenamenti morbosi di passionalità repressa, che la necessaria «ipocrisia» sociale (cioè l'attenersi alla fredda lettera della legge) non fa che approfondire e intorbidare. – Questo è il nucleo centrale delle mie riflessioni, che intendo io stesso quanto sia astratto e impreciso se preso così alla lettera: si tratta però solo di uno schema, di un indirizzo generale, e se capito così mi pare abbastanza chiaro e perspicuo. Come ho detto, nei singoli individui e nei vari strati culturali, occorre distinguere gradazioni molto complesse e numerose. Ciò che nei romanzi di Dostoievsky è indicato col termine di «umiliati e offesi» è la gradazione più bassa, il rapporto proprio di una società in cui la pressione statale e sociale è delle più meccaniche ed esteriori, in cui il contrasto tra diritto statale e diritto «naturale» (per usare questa espressione equivoca) è dei più profondi per l'assenza di una mediazione come quella che nell'occidente è stata offerta dagli intellettuali alle dipendenze dello Stato; Dostoievscky certo non mediava il diritto statale, ma egli stesso ne era «umiliato e offeso». – Da questo punto di vista devi comprendere ciò che io intendo dire quando ho accennato a «falsi problemi» ecc. Io penso che senza cadere nello scetticismo volgare o nell'adagiarsi in una comoda «ipocrisia», nel senso che dice l'adagio che «l'ipocrisia è un omaggio reso alla virtù», si può trovare una serenità anche nello scatenarsi delle più assurde contraddizioni e sotto la pressione della più implacabile necessità, se si riesce a pensare «storicamente», dialetticamente, e a identificare con sobrietà intellettuale il proprio compito o un proprio compito ben definito e limitato. In questo senso, per questo ordine di malattie psichiche, si può e quindi si deve essere «medici di se stessi».

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Gramsci : Gramsci di Ales, Partito, Francesco d'Assisi, Chiesa
di fulmini , Tue 14 November 2017 4:00
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Studia studia ho riletto la lettera di Gramsci a Tania del 10 marzo del 1930, dove chi ha occhi per vedere può constatare quanto Gramsci prevedesse bene che sarebbe successo per opera del Partito alla sua riforma del marxismo ciò che già era successo per opera della Chiesa alla riforma del cristianesimo tentata da Francesco. (come al solito, ai piedi del breve post trovate un link che conduce ad un testo di chiarimento ulteriore e approfondimento della questione)
"Non ho capito nella tua cartolina del 7 l’osservazione che fai sui fioretti di S. Francesco. Credo che essi possano molto interessare secondo il punto di vista da cui il lettore si colloca e anche secondo l'estensione delle conoscenze sulla storia della cultura del tempo. Artisticamente sono bellissimi, freschi, immediati; essi esprimono una fede sincera e un amore infinito per Francesco, che era ritenuto da molti una nuova incarnazione di dio, una riapparizione del Cristo. Perciò essi sono più popolari nei paesi protestanti che nei paesi cattolici. Storicamente essi provano che organismo potente fosse la Chiesa cattolica e sia ancora rimasta. Francesco si pose come iniziatore di un nuovo cristianesimo, di una nuova religione, sollevando enorme entusiasmo come nei primi secoli del cristianesimo. La Chiesa non lo perseguitò ufficialmente, perché ciò avrebbe anticipato di due secoli la riforma, ma lo immunizzò, disgregò i suoi discepoli e ridusse la nuova religione a un semplice ordine monastico ai suoi servizi."

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Gramsci : Mostra dei Quaderni
di fulmini , Fri 29 July 2016 4:00
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Mostra dei Quaderni di Gramsci a Genova

Vedendo come è allestita questa mostra che si apre oggi, e leggendo le dichiarazioni dei responsabili, mi veniva in mente che la mia idea di Gramsci che coi Quaderni è andato oltre il marxismo e il comunismo non ha scalfito minimamente la cultura italiana. Almeno fino ad oggi.

Ma l'idea ha un fondamento, come provano i post che ho pubblicato in questi dieci anni di vita del sito-rivista. Proseguirò, con argomenti sempre più chiari e più profondi. Come mi ha indicato Gramsci fratello maggiore, attraverso i Quaderni - si capisce: "Meglio avanzare e morire che fermarsi e morire."

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Gramsci : La verità qual è?
di fulmini , Wed 30 March 2016 4:00
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Ho appena finito di realizzare il mio sesto film. Si intitola Voi non la conoscete e si svolge quasi tutto in un negozio di ottica. È centrato sulla visione, su ciò che vediamo, su ciò che vogliamo vedere, su ciò che non vediamo e non vogliamo vedere.

Al centro del film c’è una scena che rappresenta l’incapacità di molti di noi qui e ora, immersi nella crisi di civiltà che stiamo vivendo da un secolo, e che Gramsci ha individuato prima di tutti (nei Quaderni del carcere, la chiamava “crisi organica”), e poi Pasolini ha descritto (negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane, la chiamava “scomparsa delle lucciole” e “fine del mondo”), e Luis Razeto ed io analizziamo da quaranta anni nei nostri libri di scienza della storia e della politica, ed io tratteggio da dieci anni su questa rubrica, (se sono arrabbiato) coi miei “fulmini” e (se sono allegro) con le mie “saette”.

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Gramsci : Bauman, Pasolini, Gramsci
di fulmini , Sat 11 April 2015 4:00
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Bauman, Pasolini, Gramsci

Zygmunt Bauman è un sociologo esperto, ma non conosce Pasolini, e non conosce bene Gramsci – di conseguenza non riesce a spiegare questa crisi che stiamo vivendo, nonostante ci scriva sopra un libro dopo l’altro.

L’ultimo l’ha scritto con Carlo Bordoni sociologo pure lui, s’intitola Stato di crisi (Einaudi 2015), e non solo non spiega la crisi intera, ma nemmeno la crisi dello Stato, sulla quale è incentrato - sebbene sia pieno di descrizioni dei fenomeni che la caratterizzano.

Ma nella scienza non bastano i come, le fotografie, servono i perché, servono i concetti. Lo Stato “non ha i mezzi” per affrontare la crisi. Giusto, ma perché? “Seriamente svuotati di potere e sempre più indeboliti, i governi degli Stati sono costretti a cedere una dopo l’altra le funzioni un tempo considerate monopolio naturale e inalienabile degli organi politici statali”. Vero, ma perché?

Il come, nel caso di Bauman, è costantemente riferito alla metafora che l’ha reso celebre: la modernità liquida. Siamo passati dallo stato solido (modernità) allo stato liquido (postmodernità). Ma dove stiamo andando, dice Bauman, non si sa: “Nei nostri tempi si accumulano prove su prove che i vecchi, familiari e comprovati modi di fare le cose non funzionano più, mentre di nuovi che li possano sostituire non se ne vedono”. Non si sa e non si può sapere: “L’inizio o la fine di un’era non sono conoscibili da chi vi si trova immerso.”

Ma perché si è passati dallo “stato solido” allo “stato liquido” nell’economia, nella politica, nella morale, nella cultura? Il perché è per Bauman quello che l’uva è per la volpe (che non riesce a raggiungerla): nondum matura est, nolo acerbam sumere - non è matura, non voglio mangiarla acerba.

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