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Gramsci : Gramsci di Ales, Partito, Francesco d'Assisi, Chiesa
di fulmini , Tue 14 November 2017 4:00
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Studia studia ho riletto la lettera di Gramsci a Tania del 10 marzo del 1930, dove chi ha occhi per vedere può constatare quanto Gramsci prevedesse bene che sarebbe successo per opera del Partito alla sua riforma del marxismo ciò che già era successo per opera della Chiesa alla riforma del cristianesimo tentata da Francesco. (come al solito, ai piedi del breve post trovate un link che conduce ad un testo di chiarimento ulteriore e approfondimento della questione)
"Non ho capito nella tua cartolina del 7 l’osservazione che fai sui fioretti di S. Francesco. Credo che essi possano molto interessare secondo il punto di vista da cui il lettore si colloca e anche secondo l'estensione delle conoscenze sulla storia della cultura del tempo. Artisticamente sono bellissimi, freschi, immediati; essi esprimono una fede sincera e un amore infinito per Francesco, che era ritenuto da molti una nuova incarnazione di dio, una riapparizione del Cristo. Perciò essi sono più popolari nei paesi protestanti che nei paesi cattolici. Storicamente essi provano che organismo potente fosse la Chiesa cattolica e sia ancora rimasta. Francesco si pose come iniziatore di un nuovo cristianesimo, di una nuova religione, sollevando enorme entusiasmo come nei primi secoli del cristianesimo. La Chiesa non lo perseguitò ufficialmente, perché ciò avrebbe anticipato di due secoli la riforma, ma lo immunizzò, disgregò i suoi discepoli e ridusse la nuova religione a un semplice ordine monastico ai suoi servizi."

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Gramsci : Mostra dei Quaderni
di fulmini , Fri 29 July 2016 4:00
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Mostra dei Quaderni di Gramsci a Genova

Vedendo come è allestita questa mostra che si apre oggi, e leggendo le dichiarazioni dei responsabili, mi veniva in mente che la mia idea di Gramsci che coi Quaderni è andato oltre il marxismo e il comunismo non ha scalfito minimamente la cultura italiana. Almeno fino ad oggi.

Ma l'idea ha un fondamento, come provano i post che ho pubblicato in questi dieci anni di vita del sito-rivista. Proseguirò, con argomenti sempre più chiari e più profondi. Come mi ha indicato Gramsci fratello maggiore, attraverso i Quaderni - si capisce: "Meglio avanzare e morire che fermarsi e morire."

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Gramsci : La verità qual è?
di fulmini , Wed 30 March 2016 4:00
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Ho appena finito di realizzare il mio sesto film. Si intitola Voi non la conoscete e si svolge quasi tutto in un negozio di ottica. È centrato sulla visione, su ciò che vediamo, su ciò che vogliamo vedere, su ciò che non vediamo e non vogliamo vedere.

Al centro del film c’è una scena che rappresenta l’incapacità di molti di noi qui e ora, immersi nella crisi di civiltà che stiamo vivendo da un secolo, e che Gramsci ha individuato prima di tutti (nei Quaderni del carcere, la chiamava “crisi organica”), e poi Pasolini ha descritto (negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane, la chiamava “scomparsa delle lucciole” e “fine del mondo”), e Luis Razeto ed io analizziamo da quaranta anni nei nostri libri di scienza della storia e della politica, ed io tratteggio da dieci anni su questa rubrica, (se sono arrabbiato) coi miei “fulmini” e (se sono allegro) con le mie “saette”.

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Gramsci : Bauman, Pasolini, Gramsci
di fulmini , Sat 11 April 2015 4:00
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Bauman, Pasolini, Gramsci

Zygmunt Bauman è un sociologo esperto, ma non conosce Pasolini, e non conosce bene Gramsci – di conseguenza non riesce a spiegare questa crisi che stiamo vivendo, nonostante ci scriva sopra un libro dopo l’altro.

L’ultimo l’ha scritto con Carlo Bordoni sociologo pure lui, s’intitola Stato di crisi (Einaudi 2015), e non solo non spiega la crisi intera, ma nemmeno la crisi dello Stato, sulla quale è incentrato - sebbene sia pieno di descrizioni dei fenomeni che la caratterizzano.

Ma nella scienza non bastano i come, le fotografie, servono i perché, servono i concetti. Lo Stato “non ha i mezzi” per affrontare la crisi. Giusto, ma perché? “Seriamente svuotati di potere e sempre più indeboliti, i governi degli Stati sono costretti a cedere una dopo l’altra le funzioni un tempo considerate monopolio naturale e inalienabile degli organi politici statali”. Vero, ma perché?

Il come, nel caso di Bauman, è costantemente riferito alla metafora che l’ha reso celebre: la modernità liquida. Siamo passati dallo stato solido (modernità) allo stato liquido (postmodernità). Ma dove stiamo andando, dice Bauman, non si sa: “Nei nostri tempi si accumulano prove su prove che i vecchi, familiari e comprovati modi di fare le cose non funzionano più, mentre di nuovi che li possano sostituire non se ne vedono”. Non si sa e non si può sapere: “L’inizio o la fine di un’era non sono conoscibili da chi vi si trova immerso.”

Ma perché si è passati dallo “stato solido” allo “stato liquido” nell’economia, nella politica, nella morale, nella cultura? Il perché è per Bauman quello che l’uva è per la volpe (che non riesce a raggiungerla): nondum matura est, nolo acerbam sumere - non è matura, non voglio mangiarla acerba.

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Gramsci : La favola di Gramsci
di fulmini , Thu 23 October 2014 4:00
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{Sabato 4 ottobre su Alias, settimanale culturale del quotidiano 'il manifesto', sul quale tengo una rubrica mensile, è uscito questo 'fulmine', che ripubblico qui per i lettori e le lettrici del sito-rivista. Pasquale Misuraca}

Il comunismo è morto, il marxismo prende lucciole per lanterne, e intanto i sinistri si baloccano con i centri sociali e il neo-neokeynesismo.

E allora, cosa diversamente fare? Vi ho contato e cantato, in questi ultimi otto anni, la mia modesta proposta in molti linguaggi. Oggi vi racconto una favola.

C’era una volta un uomo che da giovane era marxista e aveva fondato un partito comunista. Poi da grande era andato teoricamente oltre i pensamenti del barbuto di Treviri, e criticato spietatamente le azioni del baffuto di Gori e tutta la baracca e i burattini del Paradiso in Terra. E aveva fondato una nuova scienza, la scienza della storia e della politica – quella che oggi ci serve come il pane per spiegare teoricamente e superare praticamente la crisi mondiale, finendola di litigare sull’articolo 18 come i polli di Renzo (Tramaglino).

Piano. Calma e gesso. Siamo più precisi.

Il nostro giovane cent’anni fa aveva trent’anni, fonda un partito comunista, ne diventa segretario, fonda un giornale, è eletto deputato, e scrivendo e parlando e facendo diffonde il marxismo e il comunismo. Per cinque anni. Finché viene arrestato dai fascisti e messo in carcere. E in carcere muore, dopo undici anni.

E che fa, in questi anni di carcere, quest’uomo che non ha avuto il tempo di invecchiare? I primi tre anni pensa e ripensa, in carcere ha molto tempo per pensare. Si fa domande come questa: ma perché i comunisti sono stati sconfitti dai fascisti?

Altri marxisti, altri comunisti, danno la responsabilità di questa sconfitta agli altri, ai fascisti e alla loro violenza, ai padroni e al loro egoismo, alle masse e alla loro ignoranza. Gli altri. Lui no. Lui in carcere riflette sulle responsabilità proprie, alle responsabilità dei marxisti e dei comunisti, responsabilità politiche, responsabilità culturali soprattutto. Comincia a pensare che il mondo nuovo non possa nascere attraverso una rivoluzione, una dittatura, un partito, ma attraverso una cosa che chiama Rinascimento+Riforma, e che richiede tanto per cominciare la fondazione e lo sviluppo di una nuova scienza. E, tenete in mente la data: siamo nel 1929, la fonda e comincia a svilupparla, questa nuova scienza, e la chiama “scienza della storia e della politica”.

E sapete dove e come precisamente la fa questa cosa? Scrivendo i Quaderni del carcere, cari amici vicini e lontani. Questo sono i Quaderni, altro che un raffinamento del marxismo e una apologia del comunismo!

Insomma, quel giovane, diventando grande, capisce e mostra e dimostra che i suoi sogni di marxista e comunista erano stati sconfitti non dalla violenza del fascismo e l’egoismo dei padroni e l’ignoranza delle masse, ma dalla insufficienza del marxismo come teoria e del comunismo come pratica. E conseguentemente cerca di superare questa doppia insufficienza, fondando questa nuova scienza. E qual è la prima scoperta di questa scienza? Che stiamo vivendo una crisi di civiltà, che lui chiama “crisi organica”.

Crisi di civiltà? Questa che stiamo vivendo è una crisi di civiltà? E lui, negli anni Trenta del Novecento, come faceva a comprendere in anticipo ciò che sta succedendo oggi, ottanta anni dopo? Ma quale anticipo? Ma quale dopo! Allora, quando lui scriveva i Quaderni, era in atto la fase iniziale di questa crisi di civiltà. Oggi ci rotoliamo e balocchiamo nella fase terminale di quella stessa crisi, che è una e una sola crisi, una crisi di civiltà.

Come come? Questa crisi non è nata negli Stati Uniti nel 2006 con la faccenda finanziaria dei subprime? No, cari amici vicini e lontani, fatevene una ragione – scientifica. Non siate disfattisti. “Non è puro disfattismo trovare che tutto va male e non indicare criticamente una via d’uscita da questo male? Un 'intellettuale' ha un modo d’impostare e risolvere il problema: lavorando concretamente a creare quelle opere scientifiche di cui piange amaramente l’assenza, e non limitarsi a esigere che altri (chi?) lavori.” (Antonio Gramsci, Quaderni del carcere – la pagina trovatevela voi)


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