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Gramsci : Mostra dei Quaderni
di fulmini , Fri 29 July 2016 4:00
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Mostra dei Quaderni di Gramsci a Genova

Vedendo come è allestita questa mostra che si apre oggi, e leggendo le dichiarazioni dei responsabili, mi veniva in mente che la mia idea di Gramsci che coi Quaderni è andato oltre il marxismo e il comunismo non ha scalfito minimamente la cultura italiana. Almeno fino ad oggi.

Ma l'idea ha un fondamento, come provano i post che ho pubblicato in questi dieci anni di vita del sito-rivista. Proseguirò, con argomenti sempre più chiari e più profondi. Come mi ha indicato Gramsci fratello maggiore, attraverso i Quaderni - si capisce: "Meglio avanzare e morire che fermarsi e morire."

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Gramsci : La verità qual è?
di fulmini , Wed 30 March 2016 4:00
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Ho appena finito di realizzare il mio sesto film. Si intitola Voi non la conoscete e si svolge quasi tutto in un negozio di ottica. È centrato sulla visione, su ciò che vediamo, su ciò che vogliamo vedere, su ciò che non vediamo e non vogliamo vedere.

Al centro del film c’è una scena che rappresenta l’incapacità di molti di noi qui e ora, immersi nella crisi di civiltà che stiamo vivendo da un secolo, e che Gramsci ha individuato prima di tutti (nei Quaderni del carcere, la chiamava “crisi organica”), e poi Pasolini ha descritto (negli Scritti corsari e nelle Lettere luterane, la chiamava “scomparsa delle lucciole” e “fine del mondo”), e Luis Razeto ed io analizziamo da quaranta anni nei nostri libri di scienza della storia e della politica, ed io tratteggio da dieci anni su questa rubrica, (se sono arrabbiato) coi miei “fulmini” e (se sono allegro) con le mie “saette”.

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Gramsci : Bauman, Pasolini, Gramsci
di fulmini , Sat 11 April 2015 4:00
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Bauman, Pasolini, Gramsci

Zygmunt Bauman è un sociologo esperto, ma non conosce Pasolini, e non conosce bene Gramsci – di conseguenza non riesce a spiegare questa crisi che stiamo vivendo, nonostante ci scriva sopra un libro dopo l’altro.

L’ultimo l’ha scritto con Carlo Bordoni sociologo pure lui, s’intitola Stato di crisi (Einaudi 2015), e non solo non spiega la crisi intera, ma nemmeno la crisi dello Stato, sulla quale è incentrato - sebbene sia pieno di descrizioni dei fenomeni che la caratterizzano.

Ma nella scienza non bastano i come, le fotografie, servono i perché, servono i concetti. Lo Stato “non ha i mezzi” per affrontare la crisi. Giusto, ma perché? “Seriamente svuotati di potere e sempre più indeboliti, i governi degli Stati sono costretti a cedere una dopo l’altra le funzioni un tempo considerate monopolio naturale e inalienabile degli organi politici statali”. Vero, ma perché?

Il come, nel caso di Bauman, è costantemente riferito alla metafora che l’ha reso celebre: la modernità liquida. Siamo passati dallo stato solido (modernità) allo stato liquido (postmodernità). Ma dove stiamo andando, dice Bauman, non si sa: “Nei nostri tempi si accumulano prove su prove che i vecchi, familiari e comprovati modi di fare le cose non funzionano più, mentre di nuovi che li possano sostituire non se ne vedono”. Non si sa e non si può sapere: “L’inizio o la fine di un’era non sono conoscibili da chi vi si trova immerso.”

Ma perché si è passati dallo “stato solido” allo “stato liquido” nell’economia, nella politica, nella morale, nella cultura? Il perché è per Bauman quello che l’uva è per la volpe (che non riesce a raggiungerla): nondum matura est, nolo acerbam sumere - non è matura, non voglio mangiarla acerba.

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Gramsci : La favola di Gramsci
di fulmini , Thu 23 October 2014 4:00
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{Sabato 4 ottobre su Alias, settimanale culturale del quotidiano 'il manifesto', sul quale tengo una rubrica mensile, è uscito questo 'fulmine', che ripubblico qui per i lettori e le lettrici del sito-rivista. Pasquale Misuraca}

Il comunismo è morto, il marxismo prende lucciole per lanterne, e intanto i sinistri si baloccano con i centri sociali e il neo-neokeynesismo.

E allora, cosa diversamente fare? Vi ho contato e cantato, in questi ultimi otto anni, la mia modesta proposta in molti linguaggi. Oggi vi racconto una favola.

C’era una volta un uomo che da giovane era marxista e aveva fondato un partito comunista. Poi da grande era andato teoricamente oltre i pensamenti del barbuto di Treviri, e criticato spietatamente le azioni del baffuto di Gori e tutta la baracca e i burattini del Paradiso in Terra. E aveva fondato una nuova scienza, la scienza della storia e della politica – quella che oggi ci serve come il pane per spiegare teoricamente e superare praticamente la crisi mondiale, finendola di litigare sull’articolo 18 come i polli di Renzo (Tramaglino).

Piano. Calma e gesso. Siamo più precisi.

Il nostro giovane cent’anni fa aveva trent’anni, fonda un partito comunista, ne diventa segretario, fonda un giornale, è eletto deputato, e scrivendo e parlando e facendo diffonde il marxismo e il comunismo. Per cinque anni. Finché viene arrestato dai fascisti e messo in carcere. E in carcere muore, dopo undici anni.

E che fa, in questi anni di carcere, quest’uomo che non ha avuto il tempo di invecchiare? I primi tre anni pensa e ripensa, in carcere ha molto tempo per pensare. Si fa domande come questa: ma perché i comunisti sono stati sconfitti dai fascisti?

Altri marxisti, altri comunisti, danno la responsabilità di questa sconfitta agli altri, ai fascisti e alla loro violenza, ai padroni e al loro egoismo, alle masse e alla loro ignoranza. Gli altri. Lui no. Lui in carcere riflette sulle responsabilità proprie, alle responsabilità dei marxisti e dei comunisti, responsabilità politiche, responsabilità culturali soprattutto. Comincia a pensare che il mondo nuovo non possa nascere attraverso una rivoluzione, una dittatura, un partito, ma attraverso una cosa che chiama Rinascimento+Riforma, e che richiede tanto per cominciare la fondazione e lo sviluppo di una nuova scienza. E, tenete in mente la data: siamo nel 1929, la fonda e comincia a svilupparla, questa nuova scienza, e la chiama “scienza della storia e della politica”.

E sapete dove e come precisamente la fa questa cosa? Scrivendo i Quaderni del carcere, cari amici vicini e lontani. Questo sono i Quaderni, altro che un raffinamento del marxismo e una apologia del comunismo!

Insomma, quel giovane, diventando grande, capisce e mostra e dimostra che i suoi sogni di marxista e comunista erano stati sconfitti non dalla violenza del fascismo e l’egoismo dei padroni e l’ignoranza delle masse, ma dalla insufficienza del marxismo come teoria e del comunismo come pratica. E conseguentemente cerca di superare questa doppia insufficienza, fondando questa nuova scienza. E qual è la prima scoperta di questa scienza? Che stiamo vivendo una crisi di civiltà, che lui chiama “crisi organica”.

Crisi di civiltà? Questa che stiamo vivendo è una crisi di civiltà? E lui, negli anni Trenta del Novecento, come faceva a comprendere in anticipo ciò che sta succedendo oggi, ottanta anni dopo? Ma quale anticipo? Ma quale dopo! Allora, quando lui scriveva i Quaderni, era in atto la fase iniziale di questa crisi di civiltà. Oggi ci rotoliamo e balocchiamo nella fase terminale di quella stessa crisi, che è una e una sola crisi, una crisi di civiltà.

Come come? Questa crisi non è nata negli Stati Uniti nel 2006 con la faccenda finanziaria dei subprime? No, cari amici vicini e lontani, fatevene una ragione – scientifica. Non siate disfattisti. “Non è puro disfattismo trovare che tutto va male e non indicare criticamente una via d’uscita da questo male? Un 'intellettuale' ha un modo d’impostare e risolvere il problema: lavorando concretamente a creare quelle opere scientifiche di cui piange amaramente l’assenza, e non limitarsi a esigere che altri (chi?) lavori.” (Antonio Gramsci, Quaderni del carcere – la pagina trovatevela voi)


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Gramsci : Cari nemici
di fulmini , Mon 29 July 2013 4:00
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E' nata 35 anni fa, dalle ceneri del marxismo e della sociologia, in forma di libro cartaceo, ora è adulta ed è disponibile in forma di libro elettronico o ebook, una nuova scienza, la scienza della storia e della politica.

I marxisti e i sociologi non se ne sono resi conto, occupati come sono a rimproverare la realtà - che si ostina a confutare le loro teorie e a disattendere le loro previsioni.

Gli amici tacciono. Martin Luther King ha detto: "Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici." Discordo. Il disprezzo degli amici lo avevo messo in conto (vedi Mc 6, 4) e l'ho già dimenticato.

Quanto ai nemici, a coloro che non credono nella scienza (vale a dire nella comprensione della realtà non fine a se stessa ma al fine di assumerne il controllo e di trasformarla), spero ancora in qualche loro argomento memorabile.

LA TRAVERSATA. Libro Primo.

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