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edifici contemporanei : Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia
di guidoaragona , Thu 4 April 2019 4:00
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disegno di architettira


Una presentazione del curatore del Padiglione Italia per la prossima Biennale d’architettura a Venezia.

Alessandro Melis è stato nominato curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Architettura di Venezia 2020. Si tratta di un outsider, un nome credo sconosciuto a molti, se non altro perché questo architetto cagliaritano, classe 1969, formatosi alla facoltà di architettura di Firenze, ha sempre svolto la sua attività accademica all’estero (negli ultimi anni, in Nuova Zelanda ed oggi Inghilterra), mi sembra opportuno farne una presentazione per chi non lo conosce.
Melis coniuga, nella sua ricerca e nella sua attività di architetto, il rigore della scientificità ad una visionarietà sia di scenari teorici che di immaginazione figurativa.
Per esempio, nel 2013, docente di Sustainable Design ad Aukland, diede agli studenti come tema di progettazione un insediamento urbano per uno scenario proiettato al 2050 secondo le previsioni di cambiamento climatico meno ottimistiche, cioè in presenza di un aumento di temperatura e di eventi climatici violenti e frequenti. Inoltre (e lì scatta la visionarietà) tali insediamenti avrebbero dovuto tener conto della mutazione epigenetica, dovuta alle alterazioni atmosferiche di una parte della popolazione, in Zombie veloci e aggressivi. Questa esperienza didattica è stata poi documentata nel volume “Lezioni dalla fine del Mondo” (D editore, 2014, con Emmanuele Pilia).
Il cuore della ricerca di Melis è dunque la sostenibilità delle strutture urbane e architettoniche, ma non intese come un fatto statico ma in vista di un adattamento “autopoietico” ai mutamenti climatici, questi ultimi attesi in base alle effettive proiezioni degli studiosi per i prossimi decenni in assenza di efficaci politiche di contenimento. Tema questo rilanciato di recente dalla manifestazione internazionale Fridays for Future
Questo approccio segna una differenza sostanziale con l’approccio “protocollare” alla sostenibilità, che si limita a fare rispettare, in un processo di progettazione ordinario, una serie di parametri prestabiliti in base ad indici puramente quantitativi. L’approccio di Melis coinvolge il costruito visto come organismo. La differenza èrimarcata nei disegni a mano libera di Melis, che risultano appunto visionari, ribollenti di immaginazione figurativa organica, sulla scia di Gunther Domenig o Coop Himmelblau, Asymptote (con i quali ha peraltro collaborato), e in linea con le ricerche figurative di H.Diaz Alonso, T. Wiscombe ed altri.
Sarebbe tuttavia un errore inquadrare Melis come un personaggio tutto teorico e visionario, un architetto teorico e “distopico”. Infatti, con lo studio Hierapolis21 svolge una concreta attività professionale, in cui, dalla vittoria di numerosi concorsi di progettazione negli scorsi anni sono in corso o quasi ultimati numerosi lavori pubblici di rilievo quali fra numerose altre il Palazzetto dello Sport di Riva del Garda, l’Ospedale di Neuropsichiatria infantile Stella Maris a Pisa, il campus Ex Guidotti a Pisa.
La scelta dunque sembra innovativa, in discontinuità con quelle degli ultimi anni, spesso centratesull’establishmentitaliano che manifesta ormai troppi segni di autoreferenzialità e staticità.
Una cosa è certa: dopo la visita al padiglione il pubblico avrà ben chiara la differenza fra il “greenwashing” e la sostenibilità. Uno scritto di Melis rubato da Facebook: “Per quelli che pensano che il problema sia nella definizione. Chiamatela architettura, chiamatela ecologia, o non chiamatela proprio. Tanto non cambia: il problema resta la crisi climatica (e l'incapacità di dare risposta al problema). Per cortesia: non mi si risponda parlando del problema del green washing. La ricerca ci ha insegnato a distinguere le due cose. Parecchio tempo fa. E chi parla di moda, dopo il superamento delle 400ppm di emissioni di CO2 (per la metà dovute alle costruzioni), non se la prenda con me, ma con la matematica, e la fisica. E si ricordi che io non c'entro: quella moda l'hanno iniziata i fighetti come Galileo, Foley e Mann.”

Guido Aragona

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edifici contemporanei : E' la foto che fa la grafia
di guidoaragona , Fri 7 December 2018 4:00
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facciata

Guido Aragona, Torino, dicembre 2018

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edifici contemporanei : Le Roi - Lutrario
di guidoaragona , Thu 1 November 2018 4:00
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Era la prima volta che vedevo un concerto al Le Roi (Lutrario), night club disegnato da Carlo Mollino con Carlo Bordogna sul finire degli anni '50 del secolo scorso, ancora in buona parte conservato. Ecco, al di là del particolare genio di Mollino, trovo che sia bello passare la serata in un locale colorato, ridondante, pazzoide, incoerente ma nello stesso tempo tenuto insieme, demodé, comodo e avvolgente come una pantofola di velluto imbottita. E quanto sia brutto passarla in stanzoni neri, duri, colorati da luci violente e meccaniche, quali le orribili discoteche in cui alla mia generazione post-sessantotto è toccato in sorte di andare a ballare. Dove l'unico scampo è andar fuori di testa.
http://www.leroi.torino.it/index2.htm?fbclid=IwAR27bkebJ-mbTEEhvsRE88-B0tV2Nmgt7bVA4pbWNIJWdBLEZVh8UxHsGDc

dettaglio architettonico

Sala da ballo Lutrario, parapetto scala elicoidale


dettaglio architettonico

Sala Lutrario. Dettaglio bordo palco con scaletta.

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edifici contemporanei : Liberty torinese
di fulmini , Tue 9 October 2018 4:00
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edificio liberty

Guido Aragona, Torino - 2018

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edifici contemporanei : Intervista alla Cavallerizza
di guidoaragona , Sat 24 March 2018 4:00
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INTERVISTA ALLA CAVALLERIZZA / BOUNCE PRESSO “I VIALI”, NICHELINO

La rivedo in un sabato di pioggia di fine inverno.

“Ma è Lei, signora Cavallerizza di GabettieIsola? Da quant’è che non la vedo? Saranno quasi 10 anni!”

architettura


“No frate, io sono la Bounceinc del centro commerciale “I Viali” di Nichelino. Offro una vasta gamma di aree dedicate ai trampolini e la zona X-Park per il parkour e l’obstacle race. Per tutti: bambini dai 3 anni, adulti e appassionati di fitness. Immagina un mondo dove la parete diventa pavimento e la forza di gravità non è più un limite. Scopri la Free-JumpingRevolution! Yeah!”

architettura


La guardo perplesso, mentre, entrando, scopro il nuovo allestimento interno. Tappeti elastici di vario genere, con colori base piatti secondo il “corporate” della Bounce (cyan, magenta, giallo, nero), catena australiana emergente che dal 2012 ha piazzato 25 sedi in tutto il mondo ed ora qui come prima sede italiana. Continuo a fissarla finché un cedimento del suo sguardo la libera dalla maschera, ed emerge l’accento piemontese della madamina non più nel fiore degli anni.

“ehsi … prima ero una Cavallerizza. Ma i tempi cambiano. Non è più come quando ero ragazza, e qui era tutta campagna, a due passi dalla palazzina di caccia di Stupinigi.

architettura


Poi hanno fatto la tangenziale, la zona artigianale e commerciale, il Carrefour … E ora il rilancio, con il nuovo centro commerciale “I Viali”, con piano e disegno esterno del nuovo studio di una delle mie mamme ancora in vita, Isola Architetti. L’altra mamma, sa, è mancata che appena era cominciato il nuovo millennio.”

Noto che la scelta del nuovo allestimento minimizza il più possibile le caratteristiche spaziali dell’edificio, annerendo l’interno dell’involucro, per fare risaltare i colori corporate del contenuto, i tappeti e le varie attrezzature, fra cui i grandi ventilatori. All’esterno mi pare si sia fatto il minimo possibile, lasciando la vecchia copertura bianca e quindi non integrandola con le nuove, di color verzolino, evocante il rame ossidato della splendida copertura disegnata da Juvarra, non a contatto visivo ma non lontana.

Sul complesso, ricordo la terrificante distesa di asfalto e capannoni grezzi che era questo posto, e devo dire che oggi è senz’altro migliorato, e più allegro nonostante la pioggia.

architettura


Le chiedo: “Mi parla un po’ di questo nuovo intervento qui attorno, “i Viali”?”

“Certamente!”

Dal suo tono, dal suo accento, da quel che dice, vedo che si è rimessa addosso la maschera del comunicato stampa, parlando col ritmo e il tono di una telescrivente.

“Si tratta di un investimento di oltre 65 milioni di euro che ha coinvolto in maniera importante aziende e addetti del territorio. Il progetto architettonico è stato firmato dallo Studio Isola Architetti, guidato dal Prof. Aimaro Isola. Il progetto di architettura degli interni è stato firmato dallo studio milanese Mygg Architecture, guidato da Giovanni Feltrin, Yolanda Velasco e Gerardo Sannella.
I Viali Shopping Park si caratterizza per il forte collegamento con il verde circostante e il territorio limitrofo, grazie alle numerose aree attrezzate esterne collegate alle attività di ristorazione e al potenziamento di tutte le piste ciclabili, che faranno del nuovo polo commerciale il punto di partenza per escursioni e visite al Palazzo Reale di Caccia di Stupinigi, patrimonio dell’UNESCO. I Viali, grazie alle specifiche del progetto edilizio complessivo, è uno dei primi Centri Commerciali in Italia certificati secondo il Protocollo ITACA e IISBE, certificazione che consente di stimare il livello di sostenibilità ambientale …”


“BASTA, SI FERMI!” esclamo seccato. Il lavoro però sembra riuscito. I progettisti sono di qualità e han lavorato bene, il risultato risulta accattivante sia dentro che fuori. Certo, sempre con un senso di impersonalità, e spesso un po’ di “già visto”.

Mi lascio catturare infantilmente dal gioco del graduale passaggio fra alberi stilizzati (forse troppo) posti a rallegrare la grigia costruzione prefabbricata, e la struttura della pensilina d’ingresso.

architettura


Riguardo la Bounce già Cavallerizza. Ha quasi sessant’anni, nemmeno tanto vecchia insomma. Specie se si pensa che, dopotutto, è un edificio.

Mi dice, questa volta con parole sue:
“So cosa stai pensando. È già buono che io stia ancora in piedi. Conta il brand, e l’allestimento, e il tutto dura una stagione, se necessario. Uguale qui come a Bangkok, a Londra come Dubai. E l’architettura è secondaria, figuriamoci i loro progettisti; le loro pretese autoriali sono sempre meno rilevanti, a questo mondo. Eccomi, ci sono ancora… dai, scopri la Free-JumpingRevolution!”, dice infine ridendo.

Si, pensavo a quello, sotto la pioggerellina di marzo. Ma anche alle cose scritte da Giovanni Durbiano (che di Isola è stato delfino) e Alessandro Armando, che hanno affrontato – mi pare fra pochi – di petto e con razionalità la questione della fine, o quantomeno la crisi, dell’architettura d’autore e gli scenari attuali nei processi di progettazione. E penso al canto del cigno della Cavallerizza, nel videoclip musicale di pochi anni fa della Soulful orchestra di “Se bruciasse la città”, così nostalgico e torinese.

https://www.youtube.com/watch?v=LnEIqexIJMo

P.S.
In questo scritto riprendo la modalità della “intervista all’edificio”, che usavo soprattutto come espediente per rendere meno noiosi gli scritti sull’architettura ai non addetti, a cui tali scritti erano indirizzati. La logica, e il perché Gabetti e Isola sono definiti madri e non padri, la potete leggere qui.

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