| edifici contemporanei : Un inedito, o apocrifo, di J.G. Ballard |
| di guidoaragona , Mon 27 April 2009 6:00 |
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James Graham Ballard è morto pochi giorni fa. Che c’entra con l’architettura contemporanea? Qualcosa. Ballard è uno dei pochissimi autori che ha riflettuto sull'ambiente generato dalla urbanistica moderna, e su quella forse più importante e ben realizzata del mondo, quella inglese; uno dei pochissimi che lo ha fatto in modo non retorico, direi quasi oggettivo, sebbene caricato fanta-scientificamente; che ne ha fatto sfondo e anche un po' soggetto per le sue narrazioni. La sua particolare sensibilità, il suo approccio, nel percepire le relazioni fra gli spazi, l’ambiente sociale e le persone singole, fanno delle sue ultime opere, in particolare “Regno a venire” (Kingdom come) una lettura probabilmente più interessante per gli architetti e per chi sia interessato alla architettura contemporanea, di tante opere accademiche di sociologia o antropologia urbana. Ad esempio, a mio parere molto più stimolante di Marc Augè e della sua teoria dei “non luoghi”. Tutto questo ha pure attinenza con il dibattito sulle “new town”, riesumato da Silvio Berlusconi in tempi recenti.
Questo per introdurre, quale nostro piccolo omaggio alla sua carriera, un inedito scritto – forse apocrifo, ma che comunque è verosimile sia suo – inviato nei commenti all’articolo di Dezeen riguardante la vittoria del premio Stirling 2008. Premio accordato dal Royal Institute of British Architects al recente insediamento residenziale Accordia presso Cambridge in Inghilterra, opera di Feilden Clegg Bradley Studios, con interventi di Alison Brooks Architects e Macreanor Lavington.
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| edifici contemporanei : Il 'piano casa' sì. Se. |
| di guidoaragona , Fri 27 March 2009 5:50 |
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Numero, speciale, dedicato al “piano casa” del governo, ed in particolare ad alcune implicazioni. Non sarà una disamina sistematica, anche perché al momento nulla è chiaro. Ma semplicemente, riporto un commento fatto “di getto” sul blog del prof. Giorgio Muratore (http://www.archiwatch.it/), che insegna storia della architettura alla Sapienza di Roma. Muratore, come potete leggere nel suo blog, prende di mira soprattutto la questione della proposta dell’incremento di “cubatura” del 20% degli edifici esistenti. Io sostengo invece che, questi “bonus una tantum” potrebbero essere una occasione per migliorare alcuni assetti delle nostre città, se pensati in termini urbanistici strategici. Ecco il commento, integrato e talvolta corretto:
Rischi del 20%, sì. Però: a Torino, ad es., per il programmi ‘50, si fecero un mucchio di sopraelevazioni di edifici, in genere nati a cavallo fra ‘800 e ‘900. E vi posso assicurare che la prevalenza di tali sopraelevazioni sono cose ordinate e dignitose, ed alcune sono cose anche belle. Penso ai due “classici” dell’intervento di Gino Becker su corso M. D’Azeglio, e quello di Passanti fra corso Matteotti e corso Re Umberto. Il punto, è un altro: a voler usare intelligentemente il 20%, entrano in gioco i Piani Regolatori, e le strategie urbanistiche. E’ una occasione che può essere usata male o bene. Faccio esempio: |
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| edifici contemporanei : Edifici torinesi contemporanei |
| di guidoaragona , Fri 27 February 2009 6:00 |
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Mi scuso, signori. Impegni di lavoro e di famiglia mi hanno reso impossibile una bella intervista ad un edificio recente che non fosse nella mia solita Torino (che peraltro, come diceva un cantautore torinese non più conosciuto, “non è New York”). Però vi voglio dire una cosa: tutti gli edifici in piedi sono contemporanei.
Saranno forse come nonni: ma forse che mia nonna, che era nata ancora nel XIX secolo, fino a qualche anno fa non era viva? A Torino, sono vivi gli edifici di Juvarra, di Guarini, ecc. A Roma, quelli di Borromini, di Bernini, ecc. Ma non solo loro, divi conosciuti ed illustri, ma anche tutti gli altri, più comuni, meno conosciuti. E parlano. Accidenti se parlano. Basta degnarli di uno sguardo, fissare per un attimo su di loro la nostra attenzione. Ed esempio, passavo l’altro giorno da un incrocio fra due larghi corsi, da cui passo praticamente tutti i giorni. I quattro edifici di questo incrocio sono nettamente diversi, eppure le loro date di nascita non si distaccano nemmeno di un secolo. Non solo sono contemporanei a noi (ci sono), ma anche più o meno della stessa “generazione”, se la vediamo nella “lunga durata” dei secoli, come in qualche modo occorre fare per gli edifici. Questo signore, perdonate il controluce,
 è un borghese conservatore inizio secolo scorso. Ha avuto una buona educazione classica, forse un po’ retorica e polverosa. Ordinato, un nonno che rispetto con un pizzico di tenerezza. |
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